venerdì 17 aprile 2020

4 maggio.Il Governo non ha ancora un piano ( da HUFFPOST, di Pietro Salvatori)

La Francia e la Germania hanno un piano preciso: date e modalità, scadenze per le riaperture, noi non abbiamo nulla di tutto questo”. E’ una fonte ai vertici dei 5 stelle a certificare che, se la fase emergenziale ha visto il “tutti con Conte”, la programmazione dell’uscita ha scavato solchi e creato crepe. L’incertezza avvolge quel che succederà lunedì, quali attività produttive sbloccare. Sul 4 maggio è nebbia fitta. Sentite un altro dirigente: ”Manca totalmente un progetto di riapertura. La paura del premier non è un nuovo contagio. La paura è quella di fare errori, perché non ha un piano”.


Il paese inizia a mostrare divisioni fino a due settimane fa erano impensabili. Fuori e dentro il Palazzo. Fonti di Palazzo Chigi, informalmente, fanno trapelare “stupore”. Un eufemismo. Giuseppe Conte non ha proprio digerito l’offensiva leghista. Matteo Salvini si è messo a capofila dei suoi due alfieri, Attilio Fontana e Luca Zaia, e la grancassa del Carroccio ha iniziato a suonare lo spartito de “il 4 riapriamo tutto e subito”. “Fino a ieri erano i pasdaran delle chiusure - il ragionamento fatto dal premier - e ora ci attaccano dal versante totalmente opposto?”. Posizione condivisa da buona parte del Partito democratico, mentre sono tanti gli esponenti 5 stelle che, pur nascondendosi dietro i comunicati di prammatica, nella sostanza non sono affatto in disaccordo.


La pressione sulla presidenza del Consiglio è fortissima, un calderone in cui spesso è difficile distinguere la strumentalità dalle posizioni concrete e dalle esigenze reali, perché entrambe vi convivono. “L’effetto Bonomi”, lo chiamano in maggioranza. “O forse effetto rsa?”, dice maligno chi ha confidenza con il premier, alludendo malignamente alle centinaia di morti nelle strutture lombarde. La designazione di Carlo Bonomi alla presidenza di Confindustria è sicuramente una palla di piombo piazzata al centro del lenzuolo su cui gli interessati hanno scritto i propri desiderata. Perché l’attuale capo di Assolombarda, la potentissima filiale meneghina dell’associazione degli industriali, ha una linea molto più battagliera di Vincenzo Boccia. Nelle ore che hanno preceduto l’approvazione del dpcm 3 maggio, al governo era definitivamente maturata la convinzione che il presidente uscente non tenesse più i suoi, vista la mole impressionante di richieste pressanti indirizzate al ministero dello Sviluppo economico in ordine sparso dagli imprenditori del nord. Perché la linea di Boccia è stata sempre abbastanza conciliante con le mosse del governo. Bonomi si presenta così: ”Non abbiamo indagini a cluster sui contagi, non abbiamo mascherine distribuit in massa, non abbiamo tamponature a tappeto, non abbiamo test sierologici e tecnologie di contact tracing”. 

Un dito nell’occhio contro l’impreparazione e l’improvvisazione con la quale il paese si sta avvicinando alla fase 2. Se non fosse chiaro, il presidente designato ha rincarato la dose: ” I comitati di tecnici non possono essere uno scudo dietro cui nascondersi per rinviare le decisioni″.

Chi conosce Bonomi spiega che il nuovo leader confindustriale ha sì una posizione diversa dal suo predecessore, ma non per questo è assimilabile al treno leghista, una polemica derubricata a “mero politicismo”. Giusto per mettere le distanze giuste dagli auguri di buon lavoro di Salvini, che lo ha definito “imprenditore coraggioso”. 

Ma il suo piglio decisionista su aperture e riaccensione del motore economico d’Italia, unito alle posizioni dei governatori del nord, ai quali si è associato anche il siciliano Musumeci, stanno generando un clima nuovo, al punto che i sindacati hanno chiesto a Palazzo Chigi di “fermare le fughe in avanti” e a Conte di convocare subito un tavolo per fare il punto. 

Domani si intrecceranno le riunioni della task force economica presieduta da Vittorio Colao, che doveva avere luogo oggi ma che è stata rinviata, e quella voluta dal Pirellone che continua a studiare una propria road map. E che ha generato più di qualche perplessità in molti dei componenti della commissione voluta dal governo. Della serie: “Se ognuno fa per se, noi a cosa serviamo?”. Una confusione organizzata nella quale è difficile districarsi. Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, ha candidamente ammesso che prima di dare qualunque tipo di valutazione sulla fase 2 “aspetta le valutazioni” di tecnici e economisti.

Il cambio di clima a Palazzo lo si registra nei malumori di molti fra i 5 stelle. Un parlamentare di peso si sfoga: “Mi chiedi della fase 2? Se ne parla da due settimane, l’unica cosa concreta che abbiamo visto è Colao”. Il sentiment su Conte si sta riorientando, forse una fase, chissà, ma il monolite che era il Movimento 5 stelle oggi non lo è più. In molti non hanno visto come casuali le parole di Luigi Di Maio, che in audizione al Senato ha spiegato che “Con la fretta di ripartire si rischia di richiudere”. 

Arrivati a giovedì non è ancora stato deciso se e quali filiere ripartiranno, con gli industriali del nord in forte pressing sui settori tessili e dell’acciaio. Nebbia sul 4 maggio. Visto da quest’ultima angolazione il problema non è la fretta, ma che un piano, ancora, non c’è.

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