mercoledì 22 aprile 2020

Ridurre il pendolarismo e gli spostamenti di massa giornalieri al tempo del Coronavirus

"In Italia attualmente, ogni mattina, 29 milioni di persone lasciano il proprio comune di residenza per recarsi al lavoro. Di queste, secondo un rapporto di Legambiente, solo 5,7 milioni utilizzano treni o metropolitane, con la rimanente parte che viaggia su gomma. Il tempo medio impiegato per andata e ritorno è di circa 72 minuti, che corrispondono a circa 33 giornate lavorative annue. Se i lavoratori potessero scegliere quando recarsi a lavoro si potrebbe ridurre la congestione del traffico nelle città e, di conseguenza, l’inquinamento da polveri sottili. Per l’individuo, quindi, meno tempo trascorso a bordo e in attesa dei mezzi."

                                               ***

Ancora pochi anni fa, di coloro che non accettavano di andare a lavorare lontano da casa, si diceva che erano 'mammoni' e 'pigroni'. Naturalmente si parlava di coloro ai quali era stato assegnato un lavoro lontano da casa, con il necessario trasferimento della propria residenza. Ma questo non è il problema che l'emergenza Coronavirus pone oggi.

Ora si parla dei 29 milioni di italiani che ogni mattina lasciano il loro comune di residenza per recarsi al lavoro,  e vi fanno ritorno ogni sera. Quasi  6 milioni di essi utilizzano mezzi pubblici ( treni o metropolitane), mentre i restanti 23 milioni si spostano con mezzi privati.

Al tempo del Coronavirus, e dopo la chiusura totale del paese, ora alla vigilia delle prime riaperture, il pendolarismo pone problemi enormi che vanno ad aggiungersi ad altri, e cioè quello del  necessario distanziamento sui mezzi pubblici e del movimento di masse di lavoratori negli stessi orari, sia in entrata  che in uscita.

Tralasciamo di considerare il problema  specifico dei costi  di tali trasferimenti giornalieri,  reso ancora più grave in Italia dove gli stipendi sono bassi e fermi a molti anni fa, quanto ad aumenti.

Per certi tipi di lavoro, specie quelli di ufficio, si è rimediato attraverso il 'lavoro da casa'. Ma si tratta di una percentuale molto bassa.

Alla  riapertura di fabbriche ed industrie, che dovrà necessariamente avvenire dopo due mesi di chiusura nella maggior parte dei casi,  quello del lavoro da casa rappresenterà una  goccia  'risolutrice', ma solo una goccia nel mare dei problemi.

Permetteteci ora una parentesi. Sul pendolarismo noi abbiamo una personale e pluriennale esperienza che desideriamo raccontare, per capire il problema.

Per trent'anni buoni abbiamo insegnato 'Storia ed estetica musicale' in vari Conservatori italiani: Firenze, Perugia e L'Aquila, in quest'ultima abbiamo insegnato ininterrottamente per  quasi 25 anni. 

Dunque conosciamo bene il fenomeno del pendolarismo, nel nostro caso agevolato perché, per la gran parte dei casi, le lezioni si svolgevano in due giornate, dunque il pendolarismo era ristretto a due viaggi a settimana. Per Firenze viaggiando in treno, ma per Perugia e L'Aquila viaggiando in macchina, fino a quando non abbiamo deciso di fermarci  in quelle città, dormire in albergo,  fare lezione in due giorni  consecutivi e poi fare ritorno a casa.

Tralasciamo di annotare che se non fosse stato per un nostro secondo lavoro, quello giornalistico, e per il lavoro di nostra moglie,  non avremmo potuto sopportare le spese dii viaggio e residenza in albergo.  Praticamente avremmo dovuto lavorare per pagarci le spese, non indifferenti, che il lavoro comportava.Tanto assurdo ed impensabile che i figli hanno sempre pensato che le spese di viaggio e soggiorno ci venissero rimborsate.

Limitandoci ai Conservatori, ci siamo sempre chiesti perchè il Ministero non pone mano ad una riorganizzazione generale della geografia dell'insegnamento, avvicinando il più possibile il lavoro degli insegnanti al luogo di residenza, onde evitare spostamenti settimanali nella migliore delle ipotesi, comunque sempre costosi?
 Non si risolverebbero tutti i problemi, ma siamo convinti che con l'accresciuto numero dei Conservatori in Italia, molti di questi trasferimenti potrebbero essere evitati. Ma si sa le cose ragionevoli sono le ultime ad essere prese in considerazione.

Sempre a proposito di spostamenti , in questo caso giornalieri, ci viene alla memoria  lo spettacolo di prima mattina che ogni giorno vedevamo sui mezzi pubblici che ci portavano all'Aquila. I pullman del servizio veloce, via Autostrada,  erano pieni di persone che lavoravano a L'Aquila  negli uffici giudiziari, all'Università ed altrove.  Quelle persone, si alzavano all'alba, ogni mattina per esser in ufficio poco dopo le otto, lavoravano tutto il giorno, ed erano di ritorno a casa verso l'ora di cena o poco prima.

Naturalmente qualche vantaggio a noi l'ha offerto quella vita da pendolare, benchè costosa; e che, se non avessimo insegnato lungo tutta la nostra vita professionale, oggi non avremmo avuto. Parliamo della pensione che, dunque, ci siamo doppiamente meritata, con il versamento dei contributi e le spese enormi che abbiamo dovuto sopportare per poter insegnare fuori Roma. Perchè la nostra attività giornalistica, benché svolta  per lunghi anni sempre per la stessa testata ( come nel caso della nostra collaborazione a Il Giornale, per 11 anni consecutivi, sempre retribuita, con partita Iva; ma non è stata l'unica), oggi non avremmo avuto neanche un soldp di pensione e saremmo perciò morti di fame.

Tornando a parlare del pendolarismo al tempo del Coronavirus, dei suoi costi, pericoli, insostenibilità, va anche tenuto a mente che la pandemia che ci ha oggi colpiti, non sarà certo l'unica nel mondo globalizzato, dunque governi e settori produttivi devono fare uno sforzo per ripensare una  organizzazione del  lavoro compatibile con le  ricorrenti pericolose emergenze sanitarie o di altro genere, se non si vogliono vedere riflessi drammatici di esse sul mondo del lavoro e della produzione.

Nessun commento:

Posta un commento