La Biennale di Venezia la lasciamo fuori da questa breve riflessione su due festival di musica contemporanea in pieno svolgimento, l'uno milanese ( Milano Musica), venticinquenne, l'altro romano ( Nuova Consonanza) che deve aver già superato la cinquantina. Due modalità e logiche molto diverse di oganizzazione artistica.
Nuova Consonanza, festival 'romano' in ogni senso, organizzato come una società di mutuo soccorso fra musicisti di area romana e di diverse generazioni, senza intromissioni ingombranti. Si passano il testimone della presidenza fra loro e a turno, quando scendono da quello scranno si omaggiano, eseguendosi le musiche gli uni degli altri. Naturalmente ci sono anche alcune eccezioni che dovrebbero far assumere respiro più ampio, a quello che si configura come un mercatino cittadino, per non dire rionale, perché anche fra i musicisti romani, che sono tanti e di diverse generazioni, ci sono gruppi e sottogruppi, e se comanda uno non c'è trippa per gli altri.
Si obietterà che Nuova Consonanza prima di essere un festival era un 'gruppo' di improvvisazione interessato a far progredire il linguaggio musicale, e prima ancora anche una associazione, dunque normale che debba tutelare gli associati. Sarebbe anche normale se l'entrata in associazione non fosse dettata dalla tutela di interessi professionali, piuttosto che da effettivo valore e merito acquisiti sul campo. Sì, ma chi esamina valore e merito, se per entrare non v'è nessun esame e vaglio delle opere, ed a decidere sono altri compositori che sono entrati con lo stesso sistema?
La conclusione è quella cui accennavamo: il Festival si risolve, in ogni edizione, come un mercatino dove gli associati, salvo rare eccezioni, mettono in mostra le loro opere, senza che ci sia qualcuno che decida compositori ed opere.
Non denunciamo questo da ora, lo abbiamo fatto in infinite occasioni; alla lettura del programma abbiamo sempre gridato alla sua 'quasi' inutilità.
Specie, come accade in questa edizione, nel cui cartellone leggiamo che una intera serata è dedicata a festeggiare, anzi celebrare, i 60 anni di un grandissimo compositore che da qualche anno ha un grande potere, ai vertici dell'Accademia di Santa Cecilia, mentre prima, ancora un potere altrettanto grande, aveva in Rai. Parliamo di Michele dall'Ongaro il quale, per essere celebrato come compositore non ha proprio i numeri, che invece vedono consistere i componenti della sua corte, da quand'era alla Rai, al periodo in cui fu presidente di Nuova Consonanza, e, in misura ancora maggiore, ora che comanda a Santa Cecilia.
Tutt'altra musica a Milano Musica, associazione per la musica contemporanea animata, fino alla sua morte, da Luciana Pestalozza, alias Ricordi, che dal 1992 organizza un omonimo festival, talvolta come rassegna di compositori, talaltra, come accade nella edizione in corso, in versione monografica, in onore dei 70 anni di Salvatore Sciarrino, del quale proprio ieri è andata in scena alla Scala, con notevole successo, la sua nuova opera, coprodotta dal Teatro milanese e da Berlino.
Milano Musica è il festival di Casa Ricordi. e che la cosa sia chiara a tutit la direzione artistcia del festival è affidata a un dirigente di Ricordi ( Mario Mazzitelli), e i compositori presenti appartengono quasi tutti al catalogo Ricordi. Anche Sciarrino? Sì anche Sciarrino, fino al 2004 circa, e dopo a Rai Trade, che ha successivamente assunto la denominazione societaria di Rai.com.
Che ha fatto Milano Musica? Ha colto l'occasione per ripercorrere la ormai lunga gloriosa carriera di compositore di Sciarrino, attingendo a piene mani al catalogo Ricordi, assai ricco già fino al 2004, cioè fino a quando ha pubblicato anche la sua musica. In detto catalogo sono comprese anche Luci mie traditrici, la sua opera più conosciuta e fortunata e che vanta già sei regie differenti, come anche Morte di Borromini, con Fabrizio Gifuni recitante, ambedue ascoltate in questi giorni alla Scala o anche altrove a Milano.
Naturalmente non potevano mancare opere più recenti del catalogo di Sciarrino nel cartellone del festival, come quelle commissionate per l'occasione e perciò edite da Rai.com, ma ciò era funzionale a coprire la fisionomia tutta 'ricordiana' del festival milanese. E anche questo, per un altro verso, non è certo quel che ci si aspetta da un festival di musica contemporanea, il cui cartellone deve comporsi andandosi a cercare le vere novità, ovunque siano, qualunque ne sia l'editore.
Certo qualche novità c'è, e, forse, una fa il verso ad un altro avvenimento della programmazione della Scala, e cioè l'esecuzione diretta da Chailly, della Messa da requiem per Rossini, voluta da Giuseppe Verdi, e finita nel dimenticatoio, senza neanche vedere la luce, nel 1869, quando era stata programmata e doveva contemplare brani scritti da compositori italiani, come omaggio al grande musicista scomparso l'anno prima.
Nel programma di 'Milano Musica' c'è anche un somigliante, curioso esperimento: quello di un collettivo di musicisti, cinque, riuniti sotto la sigla Nu/ Thing, e di una loro composizione/ sperimentazione improvvisazione di gruppo.
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mercoledì 15 novembre 2017
Festival di musica contemporanea. Da Milano Musica a Nuova Consonanza, escludendo la Biennale di Venezia
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mercoledì 13 settembre 2017
Salvatore Sciarrino racconta il suo 'Stradella', prossimamente alla Scala, nella patria del musicista, NEPI, che in queste settimane ospita un bellissimo festival dedicatogli
Ieri sera abbiamo preso la macchina per raggiungere Nepi, ad un tiro di schioppo da Roma. L'occasione era davvero preziosa. Perchè Salvatore Sciarrino, che fra breve vedrà rappresentata la sua nuova opera alla Scala, nata da un vero 'incantamento' per la musica di Alessandro Stradella ( la cui famiglia era originaria di Nepi, dove in questi giorni si sta svolgendo un prezioso quanto originale festival dedicato al 'genius loci', al quale, solo nel 2000, la sua città natale ha deciso di indicare con una lapide sulla facciata, la casa che abitò, nei periodi in cui visse a Nepi - si pensa, però, che Stradella sia nato e battezzato a Roma), ha deciso di impreziosire ancora di più il bel festival stradelliano, in pieno svolgimento, regalandogli, in anteprima, la presentazione dell'opera, nella accogliente sala 'nobiliare' del Palazzo comunale, dove fra pareti e soffitto è narrata, da affreschi ottocenteschi, la storia della cittadina romana, e sono effigiati i prelati ai quali, nei secoli di maggiore splendore, Nepi ha dato i natali.
Da alcuni anni, Andrea De Carlo si sta dedicando alla sistematica scoperta della sua musica che, oltre che eseguendo, va anche incidendo - di prossima uscita la Doriclea ed Ester - anche nell'ambito del festival, da lui inventato, animato e diretto, che da quest'anno si è consorziato con il Festival Barocco di Viterbo, da alcuni anni muto e che ora potrà risorgere, complice Stradella.
Sciarrino ha voluto riservare alla preziosissima manifestazione la primizia dell'illustrazione dettagliata della sua nuova opera che in novembre si rappresenterà alla Scala - Ti vedo, ti sento, mi pento, il titolo - e successivamente, anche a Berlino che l'ha coprodotta con il Teatro milanese, che gliel'ha commissionata.
Chi conosce il teatro musicale di Sciarrino, ormai ricco di molti numeri, a partire dalla sua opera più rappresentata nel mondo, Luci mie traditrici, e che quest'anno, in occasione dei suoi settant'anni, viene rappresentato dappertutto, deve sapere che la sua nuova opera è qualcosa di molto diverso da tutte le altre già in catalogo. La musica, naturalmente, è sempre quella che conosciamo bene, perchè Sciarrino non intende rinunciare alla sua identità musicale per allettare le orecchie e l'intelligenza del pubblico che troppi oggi si prestano ad assecondare, per un facile immediato successo. L'impianto, invece, è del tutto nuovo. E, sinceramente, c'era da aspettarselo. Perchè ad ogni nuovo titolo per il palcoscenico del suo ricco catalogo, egli ripensa, in base al contenuto dell'opera stessa, l'impianto stesso dell'opera. Che , lo ripetiamo, nel caso di Ti vedo, ti sento, mi pento, sorprenderà non poco tutti
Sappiamo intanto che oltre l'orchestra in buca, ci sarà un ensemble anche in palcoscenico, dove agirà anche il coro, e che la scena si aprirà in un palazzo nobiliare dove una cantatrice sta provando una nuova 'cantata' di Stradella; e sappiamo anche che l'opera si snoderà in venti scene. Sciarrino ha dato anche un assaggio del libretto che, come la musica, reca la sua firma
La visita alla cittadina ci ha fatto scoprire anche una novità che niente a che fare con la musica, ma con la civiltà di una società sì, e per questo ci ha colpiti. E cioè che esistono anche le strisce 'rosa', oltre quelle blu o gialle, a seconda dei casi, a segnare i parcheggi. Nelle vicinanze della piazza centrale dove svetta il Palazzo Comunale, ci sono due parcheggi segnati dalle strisce 'rosa' e riservate a 'mamme in attesa o in compagnia di figli piccoli' - come si legge. Magari qualche altro piccolo Comune e pure qualche Comune di grandi dimensioni potrebbe imitare l'esempio della piccola Nepi.
P.S. All'indomani del nostro 'fuoriporta' stradelliano, leggiamo sui giornali delle 'strisce rosa' che non sono una esclusiva di Nepi, avendole già adottate un Comune, a guida leghista, della bergamasca. Ma con una particolarità di alto profilo. Nell'ordinanza comunale si legge che quelle strisce sono ad esclusivo uso delle donne in attesa, ma si specifica: solo se italiane o comunitarie, non extracomuntarie e neppure omosessuali - ha fatto bene il sindaco a chiarirlo con la sua ordinanza. Per una questione di civiltà.
Da alcuni anni, Andrea De Carlo si sta dedicando alla sistematica scoperta della sua musica che, oltre che eseguendo, va anche incidendo - di prossima uscita la Doriclea ed Ester - anche nell'ambito del festival, da lui inventato, animato e diretto, che da quest'anno si è consorziato con il Festival Barocco di Viterbo, da alcuni anni muto e che ora potrà risorgere, complice Stradella.
Sciarrino ha voluto riservare alla preziosissima manifestazione la primizia dell'illustrazione dettagliata della sua nuova opera che in novembre si rappresenterà alla Scala - Ti vedo, ti sento, mi pento, il titolo - e successivamente, anche a Berlino che l'ha coprodotta con il Teatro milanese, che gliel'ha commissionata.
Chi conosce il teatro musicale di Sciarrino, ormai ricco di molti numeri, a partire dalla sua opera più rappresentata nel mondo, Luci mie traditrici, e che quest'anno, in occasione dei suoi settant'anni, viene rappresentato dappertutto, deve sapere che la sua nuova opera è qualcosa di molto diverso da tutte le altre già in catalogo. La musica, naturalmente, è sempre quella che conosciamo bene, perchè Sciarrino non intende rinunciare alla sua identità musicale per allettare le orecchie e l'intelligenza del pubblico che troppi oggi si prestano ad assecondare, per un facile immediato successo. L'impianto, invece, è del tutto nuovo. E, sinceramente, c'era da aspettarselo. Perchè ad ogni nuovo titolo per il palcoscenico del suo ricco catalogo, egli ripensa, in base al contenuto dell'opera stessa, l'impianto stesso dell'opera. Che , lo ripetiamo, nel caso di Ti vedo, ti sento, mi pento, sorprenderà non poco tutti
Sappiamo intanto che oltre l'orchestra in buca, ci sarà un ensemble anche in palcoscenico, dove agirà anche il coro, e che la scena si aprirà in un palazzo nobiliare dove una cantatrice sta provando una nuova 'cantata' di Stradella; e sappiamo anche che l'opera si snoderà in venti scene. Sciarrino ha dato anche un assaggio del libretto che, come la musica, reca la sua firma
La visita alla cittadina ci ha fatto scoprire anche una novità che niente a che fare con la musica, ma con la civiltà di una società sì, e per questo ci ha colpiti. E cioè che esistono anche le strisce 'rosa', oltre quelle blu o gialle, a seconda dei casi, a segnare i parcheggi. Nelle vicinanze della piazza centrale dove svetta il Palazzo Comunale, ci sono due parcheggi segnati dalle strisce 'rosa' e riservate a 'mamme in attesa o in compagnia di figli piccoli' - come si legge. Magari qualche altro piccolo Comune e pure qualche Comune di grandi dimensioni potrebbe imitare l'esempio della piccola Nepi.
P.S. All'indomani del nostro 'fuoriporta' stradelliano, leggiamo sui giornali delle 'strisce rosa' che non sono una esclusiva di Nepi, avendole già adottate un Comune, a guida leghista, della bergamasca. Ma con una particolarità di alto profilo. Nell'ordinanza comunale si legge che quelle strisce sono ad esclusivo uso delle donne in attesa, ma si specifica: solo se italiane o comunitarie, non extracomuntarie e neppure omosessuali - ha fatto bene il sindaco a chiarirlo con la sua ordinanza. Per una questione di civiltà.
giovedì 4 maggio 2017
Rai 5. 'NESSUN DORMA', che a dormire ( e a far dormire) ci penso io - dice Massimo Bernardini
Ieri, in attesa che andasse in onda, su Rai 5, l'ultima delle quattro straordinarie 'Lezioni di musica' di Salvatore Sciarrino, tenute in uno storico palazzo padovano, per iniziativa della Orchestra di Padova e del Veneto e del suo direttore Marco Angius, abbiamo seguito Nessun dorma, trasmissione settimanale condotta dal censore della tv, Massimo Bernardini, promosso ad esperto musicale della rete, in ricordo dei suoi inizi musicali - sì, si interessava della musica cosiddetta leggera e ne scriveva pure: ma nessuno gli ha preventivamente spiegato che avrebbe avuto a che fare con una musica diversa, molto diversa da quella che aveva costituito la sua passione giovanile. Con la quale si è già misurato in tv, con una trasmissione che hanno visto lui ed i suoi parenti e, della quale, nel suo programma di critica tv (Tv Talk) non ha mai parlato. Ovvio. Che cosa succede a Nessun dorma, dove mentre invita tutti a non dormire, ci pensa lui a dormire per tutti?
Nessun dorma è la fotocopia povera di Amici della De Filippi, e per giunta senza che Bernardini sia fotocopia neanche poverissima della Maria. Soldi pochi per cui, registrandosi a Torino, lo studio è affollato da studenti delle classi di canto del locale conservatorio.
Ha invitato due cantanti in carriera, Maria Josè Siri e Cristina Zavalloni( che stanno a dimostrare come per essere brave non occorre necessariamente essere belle e sexy - come si va stupidamente insinuando quasi ogni giorno su gazzette dozzinali) che dovrebbero fare da coach alle giovani leve del canto e belcanto, le quali si esibiscono in repertori che vorrebbero stizzare l'occhio ai giovani ai quali la trasmissione si rivolgerebbe.
Cantano anche le coach, ognuna nel repertorio che pratica, con l'immancabile sottolineatura del dormiente Bernardini: 'succedono cose meravigliose in questo studio' che fa il verso a ciò che ogni settimana sentiamo dal fighetto Fazio, quando ci vuole convincere che a 'Che tempo che fa' arrivano solo e sempre vedettes internazionali, con merce di primissima qualità.
Ciò che colpisce di più di Nessun dorma è la banalità degli interventi ed ancor più delle domande che Bernardini, il bravo presentatore, che è anche autore ( ma questo non deve meravigliare) fa ai suoi ospiti.
Per 'pararsi il culo' - come direbbero i letterati italiani - la trasmissione si avvale anche di una consulenza professionale: per fargli dire tutte quelle banalità?
Nessun dorma è la fotocopia povera di Amici della De Filippi, e per giunta senza che Bernardini sia fotocopia neanche poverissima della Maria. Soldi pochi per cui, registrandosi a Torino, lo studio è affollato da studenti delle classi di canto del locale conservatorio.
Ha invitato due cantanti in carriera, Maria Josè Siri e Cristina Zavalloni( che stanno a dimostrare come per essere brave non occorre necessariamente essere belle e sexy - come si va stupidamente insinuando quasi ogni giorno su gazzette dozzinali) che dovrebbero fare da coach alle giovani leve del canto e belcanto, le quali si esibiscono in repertori che vorrebbero stizzare l'occhio ai giovani ai quali la trasmissione si rivolgerebbe.
Cantano anche le coach, ognuna nel repertorio che pratica, con l'immancabile sottolineatura del dormiente Bernardini: 'succedono cose meravigliose in questo studio' che fa il verso a ciò che ogni settimana sentiamo dal fighetto Fazio, quando ci vuole convincere che a 'Che tempo che fa' arrivano solo e sempre vedettes internazionali, con merce di primissima qualità.
Ciò che colpisce di più di Nessun dorma è la banalità degli interventi ed ancor più delle domande che Bernardini, il bravo presentatore, che è anche autore ( ma questo non deve meravigliare) fa ai suoi ospiti.
Per 'pararsi il culo' - come direbbero i letterati italiani - la trasmissione si avvale anche di una consulenza professionale: per fargli dire tutte quelle banalità?
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giovedì 26 gennaio 2017
'Piano delle arti' nella scuola: Luigi Berlinguer esulta. Non sarà un altro imbroglio
Lugi Berlinguer gongola perchè quella commissione istituita molti anni fa, oltre dieci, presso il Ministero dell'Istruzione e tenuta in vita da qualunque ministro si sia insediato nel tempo a Viale Trastevere, una commissione con lo scopo di introdurre la pratica musicale nella scuola italiana, finalmente ha avuto un primo consistente risultato, quasi una vittoria, sancita dal recente Consiglio dei Ministri che, in attuazione del decreto cosiddetto della 'Buona scuola' ha dato via libera al 'Piano delle arti'. Quel piano formativo, cioè, che sollecita negli studenti lo sviluppo della creatività, attraverso l'educazione al bello, e soprattutto la pratica artistica - che sarebbe il vero fatto nuovo.
Negli stessi giorni, la tv (Tg3) mostrava cosa si era riusciti a fare in una scuola media, ad indirizzo musicale, della periferia romana, attraverso il piccolo concerto della sua orchestra di musicisti in erba, soddisfatti e felici di esserlo.
Ora, stando al decreto governativo, dal prossimo settembre dovrebbero cominciare ad arrivare nelle scuole italiane, comprese la scuola dell'infanzia, più di duemila docenti di musica, scelti fra diplomati dei Conservatori ( che brutto nome per una scuola che dovrebbe stimolare e sviluppare la creatività in campo musicale - faceva notare in una intervista Salvatore Sciarrino a Valerio Cappelli del Corriere), fra musicisti con diploma, che sanno suonare e che quindi sarebbero in grado di far praticare la musica ai loro studenti.
Dopo un simile decreto attuativo Berlinguer potrebbe finalmente gioire e vedere coronato il suo sogno, al quale però non aveva dato il minimo impulso negli anni in cui fu a capo del ministero dell'Istruzione - meglio tardi...
Senonchè c'è anche un trucco. Lo rileva il presidente dei Presidi italiani, prof. Giorgio Rembado, costretto a smorzare gli entusiasmi di Berlinguer, perchè - fa notare - l'art. 17 - non potevano dargli un altro numero, visto che quello porta jella ?- recita che il nuovo 'Piano delle arti', bellissimo, fighissimo, da lungo atteso, non 'deve comportare oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica', oltre i Due milioni che, ogni anno, a partire dal presente, verranno destinati alla sua attuazione. Due milioni devono bastare per dotare di nuovi mezzi e persone, sette milioni circa di studenti.
Insomma, bello il 'Piano delle arti', ma chissà quando verrà attuato e come. Un' altra 'incompiuta' con la ratifica governativa.
Negli stessi giorni, la tv (Tg3) mostrava cosa si era riusciti a fare in una scuola media, ad indirizzo musicale, della periferia romana, attraverso il piccolo concerto della sua orchestra di musicisti in erba, soddisfatti e felici di esserlo.
Ora, stando al decreto governativo, dal prossimo settembre dovrebbero cominciare ad arrivare nelle scuole italiane, comprese la scuola dell'infanzia, più di duemila docenti di musica, scelti fra diplomati dei Conservatori ( che brutto nome per una scuola che dovrebbe stimolare e sviluppare la creatività in campo musicale - faceva notare in una intervista Salvatore Sciarrino a Valerio Cappelli del Corriere), fra musicisti con diploma, che sanno suonare e che quindi sarebbero in grado di far praticare la musica ai loro studenti.
Dopo un simile decreto attuativo Berlinguer potrebbe finalmente gioire e vedere coronato il suo sogno, al quale però non aveva dato il minimo impulso negli anni in cui fu a capo del ministero dell'Istruzione - meglio tardi...
Senonchè c'è anche un trucco. Lo rileva il presidente dei Presidi italiani, prof. Giorgio Rembado, costretto a smorzare gli entusiasmi di Berlinguer, perchè - fa notare - l'art. 17 - non potevano dargli un altro numero, visto che quello porta jella ?- recita che il nuovo 'Piano delle arti', bellissimo, fighissimo, da lungo atteso, non 'deve comportare oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica', oltre i Due milioni che, ogni anno, a partire dal presente, verranno destinati alla sua attuazione. Due milioni devono bastare per dotare di nuovi mezzi e persone, sette milioni circa di studenti.
Insomma, bello il 'Piano delle arti', ma chissà quando verrà attuato e come. Un' altra 'incompiuta' con la ratifica governativa.
domenica 10 aprile 2016
In morte di Paola Galardi, farmacista a Sansepolcro, con la passione per la musica. Addio carissima amica mia
L'altro ieri, in forma strettamente privata, si sono svolti a Sansepolcro, i funerali di Paola Galardi, nata Baschetti, che una brutta ed ingiusta malattia, ci ha tolti, dopo il calvario, durato qualche anno, delle intermittenze continue fra speranze e delusioni, sopportato con forza, tenacia ed apparente leggerezza e superiorità. Farmacista di professione, la passione per la musica l'aveva spinta da molti anni a realizzare un concorso pianistico per aiutare i giovani a proseguire e perfezionarsi negli studi.
A noi, proprio per quella sua grande incondizionata passione per la musica piace qui ricordarla, anche perchè fu alla base della nostra conoscenza, a seguito della quale abbiano realizzato insieme almeno due bei progetti che vogliamo ricordare mettendo da parte la naturale commozione ed il dolore per la immatura scomparsa.
Ci eravamo conosciuti poco appresso la nostra uscita dalla direzione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, nel 2004, dopo una sola edizione ben riuscita, che andò di traverso agli amministratori tifernati, nei quali il successo ottenuto aveva generato meschine invidiuzze ed il timore di perdere l'osso dal quale speravano di rosicchiare ancora quel pò di ciccia restante.
Da allora Paola si era adoperata per far nascere a Sansepolcro, la patria di Piero della Francesca, un festival, organizzando numerosi incontri con l'allora sindaco della cittadina; tutto andò in fumo, quando si era ormai ad un passo dalla sua realizzazione, per la cronica indecisione del primo cittadino.
Quella delusione non fece arretrare e scoraggiare Paola, che qualcosa, oltre il 'suo' concorso, voleva realizzare a tutti i costi. Noi invece sì, arretrammo, non avendo mai riposto eccessiva fiducia in coloro che governano. Paola ci coinvolse in due progetti, dei quali andiamo fieri.
Per i 120 anni della 'Filarmonica dei Perseveranti' di Sansepolcro, nel 2009, realizzammo insieme, per sua richiesta, una giornata di festa, noi per la parte artistica, lei per quella organizzativa, nella quale fu impossibile riscontrare smagliature, o il benchè minimo segno di disorganizzazione ed incapacità. Al suo occhio attento nulla sfuggiva. Per lei tutto o quasi si poteva fare e per quel che da Lei dipendeva, nessuno ostacolo era insormontabile.
La mattina organizzammo un incontro al Teatro Dante con i massimi vertici delle organizzazioni bandistiche e di musica popolare nazionali; poi la sfilata di una quindicina di bande che vennero a rendere omaggio alla sorella maggiore di Sansepolcro che aveva raggiunto il traguardo dei 120 anni, e il pomeriggio, nel bel teatro di Anghiari, un concerto di chiusura, assai singolare nel programma.
Paola dopo quel primo esperimento ben riuscito, intese proseguire nel proporre iniziative volte a dare alla sua città una notorietà anche musicale. E, ancora una volta, si diede tanto da fare presso la nuova amministrazione perché quell'antico progetto del festival naufragato avesse finalmente a realizzarsi. Non c'è riuscita per la ben nota crisi che ha offerto giustificazione a chiunque per qualsiasi progetto naufragato.
Ma, se un altro singolare progetto ebbe a realizzarsi, del quale purtroppo non ebbe a godersi i frutti a causa dell'affacciarsi minaccioso della malattia, fu per la sua incrollabile tenacia.
In occasione della celebrazione del millenario della fondazione di Sansepolcro, nel 2012, sotto l'ala protettrice della Resurrezione di Piero, nella sala museo dove troneggia, si eseguì il nuovo Quartetto per archi (Nono della serie) di Salvatore Sciarrino, appositamente commissionato dal Comune per l'occasione, preceduto dal racconto commovente, ad opera di Fabrizio Gifuni, del capitano inglese che per salvare l'affresco di Piero - 'la più bella pittura del mondo'- non bombardò la città, alla fine del secondo conflitto mondiale. Ma quel 29 settembre del 2012 Paola non era con noi a Sansepolcro. Il mostro l'aveva già minacciata, incatenandola ad un letto d'ospedale.
Del valore e della unicità di Paola, della sua determinazione e del suo stile, saremo ancor più coscienti ora che manca a tutti noi, ed al suo adorato Bruno ancora di più; perchè ciò che prima con Lei sembrava, semplice, normale, quasi naturale, senza di lei sarà d'ora in avanti assai complicato, quasi impossibile. Ciao, Paola.
A noi, proprio per quella sua grande incondizionata passione per la musica piace qui ricordarla, anche perchè fu alla base della nostra conoscenza, a seguito della quale abbiano realizzato insieme almeno due bei progetti che vogliamo ricordare mettendo da parte la naturale commozione ed il dolore per la immatura scomparsa.
Ci eravamo conosciuti poco appresso la nostra uscita dalla direzione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, nel 2004, dopo una sola edizione ben riuscita, che andò di traverso agli amministratori tifernati, nei quali il successo ottenuto aveva generato meschine invidiuzze ed il timore di perdere l'osso dal quale speravano di rosicchiare ancora quel pò di ciccia restante.
Da allora Paola si era adoperata per far nascere a Sansepolcro, la patria di Piero della Francesca, un festival, organizzando numerosi incontri con l'allora sindaco della cittadina; tutto andò in fumo, quando si era ormai ad un passo dalla sua realizzazione, per la cronica indecisione del primo cittadino.
Quella delusione non fece arretrare e scoraggiare Paola, che qualcosa, oltre il 'suo' concorso, voleva realizzare a tutti i costi. Noi invece sì, arretrammo, non avendo mai riposto eccessiva fiducia in coloro che governano. Paola ci coinvolse in due progetti, dei quali andiamo fieri.
Per i 120 anni della 'Filarmonica dei Perseveranti' di Sansepolcro, nel 2009, realizzammo insieme, per sua richiesta, una giornata di festa, noi per la parte artistica, lei per quella organizzativa, nella quale fu impossibile riscontrare smagliature, o il benchè minimo segno di disorganizzazione ed incapacità. Al suo occhio attento nulla sfuggiva. Per lei tutto o quasi si poteva fare e per quel che da Lei dipendeva, nessuno ostacolo era insormontabile.
La mattina organizzammo un incontro al Teatro Dante con i massimi vertici delle organizzazioni bandistiche e di musica popolare nazionali; poi la sfilata di una quindicina di bande che vennero a rendere omaggio alla sorella maggiore di Sansepolcro che aveva raggiunto il traguardo dei 120 anni, e il pomeriggio, nel bel teatro di Anghiari, un concerto di chiusura, assai singolare nel programma.
Paola dopo quel primo esperimento ben riuscito, intese proseguire nel proporre iniziative volte a dare alla sua città una notorietà anche musicale. E, ancora una volta, si diede tanto da fare presso la nuova amministrazione perché quell'antico progetto del festival naufragato avesse finalmente a realizzarsi. Non c'è riuscita per la ben nota crisi che ha offerto giustificazione a chiunque per qualsiasi progetto naufragato.
Ma, se un altro singolare progetto ebbe a realizzarsi, del quale purtroppo non ebbe a godersi i frutti a causa dell'affacciarsi minaccioso della malattia, fu per la sua incrollabile tenacia.
In occasione della celebrazione del millenario della fondazione di Sansepolcro, nel 2012, sotto l'ala protettrice della Resurrezione di Piero, nella sala museo dove troneggia, si eseguì il nuovo Quartetto per archi (Nono della serie) di Salvatore Sciarrino, appositamente commissionato dal Comune per l'occasione, preceduto dal racconto commovente, ad opera di Fabrizio Gifuni, del capitano inglese che per salvare l'affresco di Piero - 'la più bella pittura del mondo'- non bombardò la città, alla fine del secondo conflitto mondiale. Ma quel 29 settembre del 2012 Paola non era con noi a Sansepolcro. Il mostro l'aveva già minacciata, incatenandola ad un letto d'ospedale.
Del valore e della unicità di Paola, della sua determinazione e del suo stile, saremo ancor più coscienti ora che manca a tutti noi, ed al suo adorato Bruno ancora di più; perchè ciò che prima con Lei sembrava, semplice, normale, quasi naturale, senza di lei sarà d'ora in avanti assai complicato, quasi impossibile. Ciao, Paola.
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giovedì 7 aprile 2016
La musica contemporanea non la premia nessuno?
Tempi duri per la musica in Italia, ancor più duri per la musica contemporanea. E, per questo, per darle cioè un pò di sollievo, Giorgio Battistelli ed il suo capo Fuortes hanno voluto impiantare una nuova iniziativa, che sa di premio per Battistelli prima che per la musica contemporana, e cioè il festival dedicato agli esperimenti di teatro musicale contemporaneo, che si inaugura il prossimo mese a Roma, l'FFF, di cui ci siamo già occupati, e che va ad aggiungersi alla stagioncina contemporana, curata dallo stesso Battistelli nella sua (anche quella! ) Orchestra della Toscana; al festivalino dell'Orchestra nazionale della RAI, alla Biennale Musica di Venezia ed al Festival di Nuova Consonanza, a Roma ed a Milano Musica.
Non sono un granché, ma tutti insieme fanno qualcosa, e occorre accontentarsi.
Stessa magra situazione sul fronte dei premi riservati alla musica contemporanea, per la quale non esiste un 'Nobel' che abbia, pur con altro nome, la stessa dotazione, che risolleverebbe il morale ma anche il fisico dei musicisti - lamenta Giorgio Battistelli a Simona Antonucci del Messaggero.
Tuttavia. C'è un premio a Salisburgo, di recente istituzione da parte del Land (vinto alla prima edizione, 2006, da Salvatore Sciarrino), che ha una certa dotazione che il vincitore deve spartire, in parte, con un altro compositore giovane da lui stesso indicato e prescelto.
Ma un premio con una dotazione di rilievo esiste, ed è quello del Banco di Bilbao, che si intitola: ' Frontiere della conoscenza', e prevede, nelle discipline, unica fra le arti, la musica, ed ha una dotazione di 400.000 Euro circa.
Pochissimi anni fa, 2011, l'ha vinto, anche questo, Salvatore Sciarrino.
Soltanto per aggiornare le conoscenze di Simona Antonucci sull'argomento, perchè Battistelli queste cose le conosce bene.
Non sono un granché, ma tutti insieme fanno qualcosa, e occorre accontentarsi.
Stessa magra situazione sul fronte dei premi riservati alla musica contemporanea, per la quale non esiste un 'Nobel' che abbia, pur con altro nome, la stessa dotazione, che risolleverebbe il morale ma anche il fisico dei musicisti - lamenta Giorgio Battistelli a Simona Antonucci del Messaggero.
Tuttavia. C'è un premio a Salisburgo, di recente istituzione da parte del Land (vinto alla prima edizione, 2006, da Salvatore Sciarrino), che ha una certa dotazione che il vincitore deve spartire, in parte, con un altro compositore giovane da lui stesso indicato e prescelto.
Ma un premio con una dotazione di rilievo esiste, ed è quello del Banco di Bilbao, che si intitola: ' Frontiere della conoscenza', e prevede, nelle discipline, unica fra le arti, la musica, ed ha una dotazione di 400.000 Euro circa.
Pochissimi anni fa, 2011, l'ha vinto, anche questo, Salvatore Sciarrino.
Soltanto per aggiornare le conoscenze di Simona Antonucci sull'argomento, perchè Battistelli queste cose le conosce bene.
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