Rileggendo quanto andiamo scrivendo, da alcune settimane, del Concerto di Capodanno dalla Fenice, per difendere il quale siamo stati capaci anche di 'riprendere' bonariamente il Maestro Muti, al quale ci lega stima ed anche un pizzico di amicizia, siamo letteralmente sorpresi di noi stessi. Perché scopriamo di comportarci come se avessimo ancora un qualche interesse verso quell'iniziativa che, fin dalla prima edizione, abbiamo seguito e curato con passione, e con la quale da tre anni a questa parte non abbiamo più nulla da spartire. E ci domandiamo perché tanto interesse verso una creatura, anche nostra, alla quale dovremmo, se fossimo vendicativi, augurare l'insuccesso più cocente. E invece no.
Forse una qualche ragione l'abbiamo trovata, nonostante che la nostra collaborazione al Concerto veneziano si sia interrotta e non per nostra colpa (lo abbiamo detto e ridetto tante volte e i nostri lettori già conoscono la storia, che vogliamo tuttavia rinfrescare).
Tre anni fa, era il Capodanno del 2015, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, voleva ad ogni costo che il programma (sulla cui formulazione ci aveva sempre lasciato mano libera, appoggiandoci anche quando il direttore artistico Ortombina non condivideva le nostre proposte ) in diretta televisiva del Concerto si aprisse con un nuovo pezzo che lui per il teatro diceva di aver commissionato a Giorgio Battistelli, dal titolo EXPO. Noi ci opponemmo con tutte le nostre forze a tale proposito, senza però convincere Chiarot della bontà della nostra posizione, ben sapendo egli che anche quattro minuti di musica 'inusuale' in apertura di un concerto popolare televisivo in giorno di festa, durano quanto una eternità, distogliendo i telespettatori dal proseguire nell'ascolto. Il pezzo non si fece, ma Chiarot se la legò al dito, e ritenendo la nostra posizione un atto di lesa maestà del sovrintendente che la stampa unanime celebrava come il più bravo d'Italia, fece sì che la nostra collaborazione a quel concerto, voluta dalla Rai, e che durava da oltre dieci anni, si concludesse, traumaticamente, e senza una valida ragione.
Perché allora ci va di difenderne ancora le ragioni dell' esistenza, mentre sarebbe più naturale che ne augurassimo la débacle televisiva - come in parte si sta verificando da quando pensa a tutto Fortunato Ortombina - e la conseguente obbligata cancellazione dal palinsesto di Rai 1?
Soltanto perché lo abbiamo 'allevato' con cura, passione e dedizione assolute, quel Concerto, non preoccupandoci affatto di piacere o compiacere chicchessia, dal sovrintendente al direttore artistico ai colleghi giornalisti che spesso l'hanno bistrattato senza ragione. Non l'abbiamo fatto prima e non vogliamo cominciare a farlo ora, quando ci ostiniamo a difenderlo a tutti i costi, augurandoci che continui, non sfigurato, per cento anni ancora.
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domenica 31 dicembre 2017
sabato 30 dicembre 2017
Maestro Muti, per carità, non insista su certe banalissime idiozie, come quelle che va ripetendo in questi giorni a proposito dei Concerti di Capodanno da Vienna e da Venezia ed anche sul valzer viennese e sul melodramma itliano
Ancora. Quante volte dovremo sentire una simile idiozia, e cioè che il valzer viennese, specchio della fine del secolo e dell'Austria felix, sarebbe più idoneo a celebrare la fine di un anno e l'inizio di un anno nuovo, mentre i brani celebri del nostro melodramma, amatissimi anche a Vienna e nel mondo forse più del valzer viennese, sarebbero inopportuni per la stessa occasione.
Che lo dica un pincopalla qualsiasi passi, ma che a dirlo e ridirlo sia il Maestro Muti ci fa venire lo strano pensiero che il Maestro non abbia ancora mandato giù il fatto che la prima edizione del Concerto veneziano (2004) coincidesse con la precedente apparizione, la quarta, sul podio viennese, e che il Concerto del Capodanno 2018 che lo vede ancora sul podio di Vienna, avrebbe dovuto consigliare a Rai 1 di non mandare in onda in diretta quello veneziano. Secondo il pensiero dell'illustre direttore ( si dica 'direttore', che c'entra 'conduttore', 'guida'), Rai 1 doveva rescindere il contratto ormai quindicennale con La Fenice per tornare nella Sala d'oro del Musikverein, in omaggio alla sua presenza.
Non le sembra, maestro, di pretendere un pò troppo; e per uno dei rarissimi casi in cui una iniziativa musicale della nostra tv di Stato incontra il gradimento del pubblico, desiderare di affossarla?
Certo, la Rai potrebbe nei prossimi anni decidere di continuare con Venezia come anche di smetterla con il Concerto veneziano, a Capodanno, spostando le sue telecamere verso altri teatri storici italiani, di ugual peso della Fenice - come Milano o Napoli, tanto per citarne due che hanno alle spalle una storia gloriosa e secolare - e nessuno potrebbe avere nulla da ridire. Come potrebbe anche dire basta definitivamente al Concerto di Capodanno 'italiano', ma non per accontentare quei quattro snob che da anni dichiarano la loro inconsolabile vedovanza/astinenza da Vienna. Quale che sia la decisione futura ci auguriamo che si ragioni soltanto in termini di audience, e che fino a quando sarà soddisfacente - mentre purtroppo da tre anni a questa parte è sceso sensibilmente: 800.000 telespettatori in meno - nulla cambierà. Nonostante qualche maldestro tentativo di 'captatio benevolentiae' degli anni scorsi, come fece Giancarlo Leone, appena insidiato alla direzione di Rai 1; il quale, avendo ricevuto qualche 'cinguettio' da quei vedovi, 'cinguettò' anche lui, rassicurandoli che il loro pianto era stato raccolto e sarebbe stato tenuto nel debito conto. Ma poi non fece nulla. C'era da immaginarselo!
Torniamo alla diatriba ricorrente. Venezia o Vienna? Tornare al Capodanno viennese non c'era ragione per farlo ora, cogliendo l'occasione della presenza di Muti a Vienna, o per la sopraggiunta convinzione che il melodramma non è per nulla adatto alla circostanza. Perchè ambedue queste ragioni non hanno fondamento nè di opportunità, nè di logica.
Il melodramma è opportuno quanto lo fu all'inizio il valzer. Le novità non sono sempre ben accette immediatamente, con il tempo invece, sembrano le cose più naturali che si siano potute immaginare e guai a toccarle per introdurne delle altre.
Perciò si mettano l'anima in pace tutti, Muti compreso. Se un giorno la Rai vorrà tornare a Vienna o spostarsi dalla Fenice in qualche altro teatro, ha soltanto una ragione: cambiamento. Nessun' altra.
E, infine una domanda al Maestro Muti, che a Leonetta Bentivoglio, come ha fatto l'altro ieri a Valerio Cappelli, oggi ha ripetuto: " Vorrei sapere che c'entrano con la nascita del nuovo anno un coro di ebrei prigionieri e la tragedia di Violetta. Se Verdi si affacciasse dalla tomba si morderebbe le mani dalla rabbia".
Maestro ci spieghi allora che c'entrano con l'inizio del nuovo anno, la Marcia di Radetzki e il Bel Danubio blu. Non ci risponde? Rispondiamo noi per Lei. I due brani, che da sempre chiudono il concerto veneziano, Va pensiero e Libiam nei lieti calici ( così come volemmo noi dalla prima edizione in avanti), riprendono il modello dei due brani che da sempre chiudono quello viennese. Come anche sul modello viennese abbiamo da sempre tenuto il programma del concerto, finché ce ne siamo occupati.
Per assurdo, se a Vienna decidessero un giorno di fare il repertorio del melodramma italiano ed a Venezia quello del valzer viennese, il mondo non cascherebbe ed i due concerti avrebbero ciascuno ancora diritto di esistere e di farsi apprezzare da moltissimi. Se Muti e qualche altro continueranno a pensarla diversamente, dovranno farsene una ragione - come si dice in questi casi.
Che lo dica un pincopalla qualsiasi passi, ma che a dirlo e ridirlo sia il Maestro Muti ci fa venire lo strano pensiero che il Maestro non abbia ancora mandato giù il fatto che la prima edizione del Concerto veneziano (2004) coincidesse con la precedente apparizione, la quarta, sul podio viennese, e che il Concerto del Capodanno 2018 che lo vede ancora sul podio di Vienna, avrebbe dovuto consigliare a Rai 1 di non mandare in onda in diretta quello veneziano. Secondo il pensiero dell'illustre direttore ( si dica 'direttore', che c'entra 'conduttore', 'guida'), Rai 1 doveva rescindere il contratto ormai quindicennale con La Fenice per tornare nella Sala d'oro del Musikverein, in omaggio alla sua presenza.
Non le sembra, maestro, di pretendere un pò troppo; e per uno dei rarissimi casi in cui una iniziativa musicale della nostra tv di Stato incontra il gradimento del pubblico, desiderare di affossarla?
Certo, la Rai potrebbe nei prossimi anni decidere di continuare con Venezia come anche di smetterla con il Concerto veneziano, a Capodanno, spostando le sue telecamere verso altri teatri storici italiani, di ugual peso della Fenice - come Milano o Napoli, tanto per citarne due che hanno alle spalle una storia gloriosa e secolare - e nessuno potrebbe avere nulla da ridire. Come potrebbe anche dire basta definitivamente al Concerto di Capodanno 'italiano', ma non per accontentare quei quattro snob che da anni dichiarano la loro inconsolabile vedovanza/astinenza da Vienna. Quale che sia la decisione futura ci auguriamo che si ragioni soltanto in termini di audience, e che fino a quando sarà soddisfacente - mentre purtroppo da tre anni a questa parte è sceso sensibilmente: 800.000 telespettatori in meno - nulla cambierà. Nonostante qualche maldestro tentativo di 'captatio benevolentiae' degli anni scorsi, come fece Giancarlo Leone, appena insidiato alla direzione di Rai 1; il quale, avendo ricevuto qualche 'cinguettio' da quei vedovi, 'cinguettò' anche lui, rassicurandoli che il loro pianto era stato raccolto e sarebbe stato tenuto nel debito conto. Ma poi non fece nulla. C'era da immaginarselo!
Torniamo alla diatriba ricorrente. Venezia o Vienna? Tornare al Capodanno viennese non c'era ragione per farlo ora, cogliendo l'occasione della presenza di Muti a Vienna, o per la sopraggiunta convinzione che il melodramma non è per nulla adatto alla circostanza. Perchè ambedue queste ragioni non hanno fondamento nè di opportunità, nè di logica.
Il melodramma è opportuno quanto lo fu all'inizio il valzer. Le novità non sono sempre ben accette immediatamente, con il tempo invece, sembrano le cose più naturali che si siano potute immaginare e guai a toccarle per introdurne delle altre.
Perciò si mettano l'anima in pace tutti, Muti compreso. Se un giorno la Rai vorrà tornare a Vienna o spostarsi dalla Fenice in qualche altro teatro, ha soltanto una ragione: cambiamento. Nessun' altra.
E, infine una domanda al Maestro Muti, che a Leonetta Bentivoglio, come ha fatto l'altro ieri a Valerio Cappelli, oggi ha ripetuto: " Vorrei sapere che c'entrano con la nascita del nuovo anno un coro di ebrei prigionieri e la tragedia di Violetta. Se Verdi si affacciasse dalla tomba si morderebbe le mani dalla rabbia".
Maestro ci spieghi allora che c'entrano con l'inizio del nuovo anno, la Marcia di Radetzki e il Bel Danubio blu. Non ci risponde? Rispondiamo noi per Lei. I due brani, che da sempre chiudono il concerto veneziano, Va pensiero e Libiam nei lieti calici ( così come volemmo noi dalla prima edizione in avanti), riprendono il modello dei due brani che da sempre chiudono quello viennese. Come anche sul modello viennese abbiamo da sempre tenuto il programma del concerto, finché ce ne siamo occupati.
Per assurdo, se a Vienna decidessero un giorno di fare il repertorio del melodramma italiano ed a Venezia quello del valzer viennese, il mondo non cascherebbe ed i due concerti avrebbero ciascuno ancora diritto di esistere e di farsi apprezzare da moltissimi. Se Muti e qualche altro continueranno a pensarla diversamente, dovranno farsene una ragione - come si dice in questi casi.
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domenica 10 dicembre 2017
Concerto di Capodanno dalla Fenice in diretta su Rai 1. Che aspetta il teatro a rendere noto il programma?
Conosciamo bene quel Concerto con i suoi problemi, che conosce bene anche Ortombina, ora nel doppio incarico di sovrintendente e direttore artistico. Li conosce perchè da una decina d'anni egli è stato direttore artistico del teatro, e il nostro più diretto referente nella formulazione del programma per Capodanno, per il quale avevamo uno specifico incarico di consulenza dalla Rai.
Ogni anno una lotta impossibile per convincere Ortombina che quello era un concerto particolare e che, come tale, richiedeva un programma particolare. Ortombina è sempre stato un osso duro, almeno per noi, ma ogni anno alla fine della trattativa riuscivamo a portare a casa il risultato - come si dice ora - di un programma particolare che ha dato sempre i suoi frutti.
Quando abbiamo lasciato quell'incarico - fummo noi a costituire la tradizione dei pezzi d'obbligo in chiusura ( Va pensiero e Libiam) - anche perchè La Fenicie ritenne di poter fare da sè, i telespettatori di quel concerto particolare erano 4.400.000. Il concerto in assoluto più visto della storia della tv, perfino più visto del Concerto da Vienna, quando era trasmesso prima e al posto di quello veneziano.
Dopo la nostra uscita, finalmente, Ortombina ha avuto mano libera. Di sbagliare, senza il badante - noi, modestamente - che era lì per fare gli interessi della Rai ma anche e soprattutto della Fenice e della musica più in generale.
Nei tre anni successivi gli spettatori televisivi del Concerto di Capodanno dalla Fenice su Rai 1, sono andati calando VISTOSAMENTE: in tre anni il Concerto ha perso 800.000 telespettatori. I dirigenti Rai hanno sempre cantato vittoria e lo steso ha fatto La Fenice.
Il primo anno affidato interamente alla direzione di Ortombina, a causa del programma 'inadatto' ci fu un calo vistoso di 400.000 telespettatori. L'allora direttore di Rai 1, Giancarlo Leone, anche quella volta cantò vittoria: siamo soddisfatti, disse, siamo al di sopra di 4.000.000. Sì, è vero, e i 400.000 persi in un solo colpo? Poi ancora perdite fino agli 800.000 in tre anni.
Perchè? Forse che noi facevamo miracoli? No, semplicemente perchè riuscivamo sempre, dopo discusioni anche feroci con Ortombina, a spuntarla sul programma costruito su criteri semplici , gli stessi che avevano decretato il successo mondiale del Concerto di Vienna ma che non avevano mai convinto Ortombina.
Ora, a meno di venti giorni dal prossimo Concerto di Capodanno dalla Fenice, ancora non è noto il programma; ed uno degli interpreti, il tenore, è cambiato qualche settimana fa.
Ortombina, pensa che il pubblico televisivo accende l'apparecchio e guarda ed ascolta il Concerto per tutta la sua durata, quale che sia il programma, anche se non gli piace? Ortombina si illude, la vistosa perdita di telespettatori dovrebbe farlo riflettere. E convincerlo che il pubblico non compra, a scatola chiusa, perchè è la Fenice.
Del resto s'è visto anche con Chenier di Giordano, dalla Scala, pochi giorni fa.
Anche in questo caso la Rai ha esultato per i 2.000.000 circa di telespettatori, ma ha volutamente passato sotto silenzio che l'anno scorso, con Butterfly di Puccini, i telespettatori furono 2.600.000 circa. Una perdita secca di 600.000 telespettatori dovuta al titolo poco noto di quest'anno. Ci vuole moto a capirlo? Ortombina avrà capito la lezione? Attendiamo il programma per dirlo.
Ogni anno una lotta impossibile per convincere Ortombina che quello era un concerto particolare e che, come tale, richiedeva un programma particolare. Ortombina è sempre stato un osso duro, almeno per noi, ma ogni anno alla fine della trattativa riuscivamo a portare a casa il risultato - come si dice ora - di un programma particolare che ha dato sempre i suoi frutti.
Quando abbiamo lasciato quell'incarico - fummo noi a costituire la tradizione dei pezzi d'obbligo in chiusura ( Va pensiero e Libiam) - anche perchè La Fenicie ritenne di poter fare da sè, i telespettatori di quel concerto particolare erano 4.400.000. Il concerto in assoluto più visto della storia della tv, perfino più visto del Concerto da Vienna, quando era trasmesso prima e al posto di quello veneziano.
Dopo la nostra uscita, finalmente, Ortombina ha avuto mano libera. Di sbagliare, senza il badante - noi, modestamente - che era lì per fare gli interessi della Rai ma anche e soprattutto della Fenice e della musica più in generale.
Nei tre anni successivi gli spettatori televisivi del Concerto di Capodanno dalla Fenice su Rai 1, sono andati calando VISTOSAMENTE: in tre anni il Concerto ha perso 800.000 telespettatori. I dirigenti Rai hanno sempre cantato vittoria e lo steso ha fatto La Fenice.
Il primo anno affidato interamente alla direzione di Ortombina, a causa del programma 'inadatto' ci fu un calo vistoso di 400.000 telespettatori. L'allora direttore di Rai 1, Giancarlo Leone, anche quella volta cantò vittoria: siamo soddisfatti, disse, siamo al di sopra di 4.000.000. Sì, è vero, e i 400.000 persi in un solo colpo? Poi ancora perdite fino agli 800.000 in tre anni.
Perchè? Forse che noi facevamo miracoli? No, semplicemente perchè riuscivamo sempre, dopo discusioni anche feroci con Ortombina, a spuntarla sul programma costruito su criteri semplici , gli stessi che avevano decretato il successo mondiale del Concerto di Vienna ma che non avevano mai convinto Ortombina.
Ora, a meno di venti giorni dal prossimo Concerto di Capodanno dalla Fenice, ancora non è noto il programma; ed uno degli interpreti, il tenore, è cambiato qualche settimana fa.
Ortombina, pensa che il pubblico televisivo accende l'apparecchio e guarda ed ascolta il Concerto per tutta la sua durata, quale che sia il programma, anche se non gli piace? Ortombina si illude, la vistosa perdita di telespettatori dovrebbe farlo riflettere. E convincerlo che il pubblico non compra, a scatola chiusa, perchè è la Fenice.
Del resto s'è visto anche con Chenier di Giordano, dalla Scala, pochi giorni fa.
Anche in questo caso la Rai ha esultato per i 2.000.000 circa di telespettatori, ma ha volutamente passato sotto silenzio che l'anno scorso, con Butterfly di Puccini, i telespettatori furono 2.600.000 circa. Una perdita secca di 600.000 telespettatori dovuta al titolo poco noto di quest'anno. Ci vuole moto a capirlo? Ortombina avrà capito la lezione? Attendiamo il programma per dirlo.
venerdì 13 ottobre 2017
Angelo Teodoli direttore di Rai 1. Complimenti per la promozione e preghiera: rimetta in riga il 'Concerto di Capodanno' dalla Fenice
Angelo Teodoli, dirigente di lungo corso che ha fatto la sua carriera tutta all'interno della Rai, ha raggiunto ora il traguardo più alto al quale poteva aspirare, quello cioè di dirigere la rete ammiraglia della televisione pubblica. Noi, che lo abbiamo conosciuto e visto a Venezia, tutti gli anni (dal 2005 al 2015) in cui abbiamo avuto la 'consulenza artistica' Rai sul Concerto di Capodanno dalla Fenice - il concerto che su Rai 1 ha preso il posto che un tempo era del Concerto da Vienna - occupandoci direttamente della formulazione del programma del concerto, intendiamo rivolgergli una richiesta riguardante proprio il Concerto di Capodanno dalla Fenice, che possiamo considerare anche 'nostro', per alcune caratteristiche che gli abbiamo impresso fin dall'inizio, nonostante che la dirigenza del teatro veneziano non si sia mai voluta adeguare pacificamente.
La tipologia del programma: brani brevi, di diverso carattere, con prevalenza di brani leggeri e allegri (se così si può dire) alternando solisti, sola orchestra e coro e orchestra, e i due pezzi d'obbligo finali - Va pensiero e brindisi dalla Traviata - noi l'abbiamo difesa sempre a denti stretti, contro la direzione artistica del teatro che anche per la singolare occasione del concerto del primo dell'anno, voleva somministrare al pubblico italiano una lezione di musicologia. Ma anche - senza mai dirlo apertamente - perchè mal digeriva la nostra ingombrante 'consulenza', con la quale la Rai intendeva ribadire che quel concerto era un concerto del tutto speciale e secondo tale principio andava formulato il programma. Negli anni in cui avevamo quella consulenza 'artistica', siamo sempre riusciti, più o meno, a far valere le nostre ragioni, anche con qualche concessione, per evitare addirittura la rottura con la dirigenza.
Poi , verso la fine del 2014, la rottura ci fu. E la causa fu proprio il programma. Cristiano Chiarot, sovrintendente, ci chiese di aprire il programma del concerto trasmesso in diretta da Rai 1, con un brano di Giorgio Battistelli, di breve durata, dal titolo 'EXPO'. Noi gli dicemmo, prima con le buone, poi anche a muso duro che non era il caso. Lui se la prese e, passando sopra la nostra testa, si rivolse direttamente al direttore di Rai 1 dell'epoca, Giancarlo Leone, il quale cedette alle richieste del sovrintendente (Giancarlo Leone, con coraggio da coniglio a dispetto del suo cognome, cedette alle pressioni del sovrintendente Chiarot, ignorando di fatto il nostro contratto che lui stesso aveva autorizzato e firmato. E, di fronte ai risultati, per la prima volta deludenti in fatto di telespettatori e share, disse che comunque il Concerto era rimasto al disopra dei 4.000.000; sugli oltre 250.000 telespettatori persi in una sola botta, chiuse gli occhi, considerandoli irrilevanti, e ancora irrilevanti considerò anche il calo degli anni successivi).
Il brano di Giorgio Battistelli non fu trasmesso ( non abbiamo mai saputo se Battistelli lo avesse già scritto, nè mai capito per quale ragione Chiarot tenesse tanto a Battistelli), ma per la prima volta il concerto non portò più anche la nostra firma. E i risultati furono, PER LA PRIMA VOLTA, deludenti sotto il profilo dell'audience televisiva: in un solo anno 250.000 telespettatori in meno.
Fatto sta che da quell'anno, dal Capodanno 2015, con una concezione del programma che non si atteneva più ai principi da noi seguiti, i principi che lo avevano imposto anche agli 'orfani di Vienna', fino a farlo diventare il 'concerto in assoluto più seguito della televisione italiana', anche più seguito dello stesso concerto viennese - strano a dirsi, ma vero! - il concerto cominciò a perdere telespettatori e share.
In soli tre anni, dal 2015 al 2017 quel Concerto che quando l'abbiamo lasciato noi ( Capodanno 2014) faceva 4.400.000 telespettatori circa, con uno share del 27%, ha perso la bellezza di 800.000 telespettatori circa, calando anche lo share fino al 24% .
La ragione, in tutta evidenza, sta nel programma che la direzione della Fenice ha voluto seguisse una strada diversa da quella da noi tracciata, e che aveva assicurato al concerto veneziano una crescita lenta ma costante di pubblico televisivo e di share. Un esempio, per spiegarci. In un concerto di 45 minuti di musica, su un durata totale di un'ora circa, non si può inserire un brano che dura, da solo, oltre dieci minuti, come è accaduto quando il direttore artistico ha osato far eseguire: 'Che gelida manina' e 'mi chiamano Mimì' di seguito, da Bohème di Puccini. Brani notissimi, certo, ma inadatti a Capodanno, in giorno di festa e all'ora di pranzo.
Quest'anno, almeno per gli interpreti - come del resto in parecchie altre edizioni - il concerto promette bene, ma temiamo fortemente che proseguendo con un programma inadatto all'occasione, come è stato quello degli ultimi tre anni, il Concerto continui a perdere pubblico televisivo. Il calo che ha portato quel pubblico da 4.400.000 a 3.600.000, in tre anni - un calo consistente e continuo - non è da prendere sottogamba, anche perché se si prosegue sulla stessa linea, intrapresa dalla direzione della Fenice, il pubblico continuerà ancora a calare. Ma fino a quando Rai 1 è disposta, di fronte al calo costante, a mantenerlo in palinsesto, e a non ritornare a Vienna che comunque paga e trasmette, su Rai 2?
A Teodoli che questi problemi li conosce benissimo, come abbiamo detto per aver egli seguito le vicende del concerto dai primi anni, e perchè ogni anno, per svariate ragioni, accadeva che lo informassimo delle discussione sempre accese avute con i dirigenti della Fenice per far accettare le nostre scelte - CHE SI SONO SEMPRE RIVELATE VINCENTI - chiediamo una sola cosa, nell'interesse stesso della rete che ora è andato a dirigere e per l'affetto che nutriamo verso quel concerto al cui successo negli anni abbiamo contribuito.
Non certo di ridarci quella consulenza - non si preoccupi il direttore - ma che almeno riporti il concerto veneziano, per il programma, nuovamente sulla strada che noi avevamo tracciato e che lo ha imposto all'attenzione del pubblico televisivo italiano. Possiamo fargli il lavoro anche gratuitamente, se lo desidera e ce lo chiede.
Se il Teatro La Fenice con quel concerto, amplificato dalla diretta televisiva, ci guadagna - perché lo replica tre o quattro volte, i biglietti non sono a buon mercato e i posti sono sempre esauriti - non è una ragione sufficiente per disinteressarsi anche del suo successo televisivo che del successo economico per il teatro è la principale causa.
La tipologia del programma: brani brevi, di diverso carattere, con prevalenza di brani leggeri e allegri (se così si può dire) alternando solisti, sola orchestra e coro e orchestra, e i due pezzi d'obbligo finali - Va pensiero e brindisi dalla Traviata - noi l'abbiamo difesa sempre a denti stretti, contro la direzione artistica del teatro che anche per la singolare occasione del concerto del primo dell'anno, voleva somministrare al pubblico italiano una lezione di musicologia. Ma anche - senza mai dirlo apertamente - perchè mal digeriva la nostra ingombrante 'consulenza', con la quale la Rai intendeva ribadire che quel concerto era un concerto del tutto speciale e secondo tale principio andava formulato il programma. Negli anni in cui avevamo quella consulenza 'artistica', siamo sempre riusciti, più o meno, a far valere le nostre ragioni, anche con qualche concessione, per evitare addirittura la rottura con la dirigenza.
Poi , verso la fine del 2014, la rottura ci fu. E la causa fu proprio il programma. Cristiano Chiarot, sovrintendente, ci chiese di aprire il programma del concerto trasmesso in diretta da Rai 1, con un brano di Giorgio Battistelli, di breve durata, dal titolo 'EXPO'. Noi gli dicemmo, prima con le buone, poi anche a muso duro che non era il caso. Lui se la prese e, passando sopra la nostra testa, si rivolse direttamente al direttore di Rai 1 dell'epoca, Giancarlo Leone, il quale cedette alle richieste del sovrintendente (Giancarlo Leone, con coraggio da coniglio a dispetto del suo cognome, cedette alle pressioni del sovrintendente Chiarot, ignorando di fatto il nostro contratto che lui stesso aveva autorizzato e firmato. E, di fronte ai risultati, per la prima volta deludenti in fatto di telespettatori e share, disse che comunque il Concerto era rimasto al disopra dei 4.000.000; sugli oltre 250.000 telespettatori persi in una sola botta, chiuse gli occhi, considerandoli irrilevanti, e ancora irrilevanti considerò anche il calo degli anni successivi).
Il brano di Giorgio Battistelli non fu trasmesso ( non abbiamo mai saputo se Battistelli lo avesse già scritto, nè mai capito per quale ragione Chiarot tenesse tanto a Battistelli), ma per la prima volta il concerto non portò più anche la nostra firma. E i risultati furono, PER LA PRIMA VOLTA, deludenti sotto il profilo dell'audience televisiva: in un solo anno 250.000 telespettatori in meno.
Fatto sta che da quell'anno, dal Capodanno 2015, con una concezione del programma che non si atteneva più ai principi da noi seguiti, i principi che lo avevano imposto anche agli 'orfani di Vienna', fino a farlo diventare il 'concerto in assoluto più seguito della televisione italiana', anche più seguito dello stesso concerto viennese - strano a dirsi, ma vero! - il concerto cominciò a perdere telespettatori e share.
In soli tre anni, dal 2015 al 2017 quel Concerto che quando l'abbiamo lasciato noi ( Capodanno 2014) faceva 4.400.000 telespettatori circa, con uno share del 27%, ha perso la bellezza di 800.000 telespettatori circa, calando anche lo share fino al 24% .
La ragione, in tutta evidenza, sta nel programma che la direzione della Fenice ha voluto seguisse una strada diversa da quella da noi tracciata, e che aveva assicurato al concerto veneziano una crescita lenta ma costante di pubblico televisivo e di share. Un esempio, per spiegarci. In un concerto di 45 minuti di musica, su un durata totale di un'ora circa, non si può inserire un brano che dura, da solo, oltre dieci minuti, come è accaduto quando il direttore artistico ha osato far eseguire: 'Che gelida manina' e 'mi chiamano Mimì' di seguito, da Bohème di Puccini. Brani notissimi, certo, ma inadatti a Capodanno, in giorno di festa e all'ora di pranzo.
Quest'anno, almeno per gli interpreti - come del resto in parecchie altre edizioni - il concerto promette bene, ma temiamo fortemente che proseguendo con un programma inadatto all'occasione, come è stato quello degli ultimi tre anni, il Concerto continui a perdere pubblico televisivo. Il calo che ha portato quel pubblico da 4.400.000 a 3.600.000, in tre anni - un calo consistente e continuo - non è da prendere sottogamba, anche perché se si prosegue sulla stessa linea, intrapresa dalla direzione della Fenice, il pubblico continuerà ancora a calare. Ma fino a quando Rai 1 è disposta, di fronte al calo costante, a mantenerlo in palinsesto, e a non ritornare a Vienna che comunque paga e trasmette, su Rai 2?
A Teodoli che questi problemi li conosce benissimo, come abbiamo detto per aver egli seguito le vicende del concerto dai primi anni, e perchè ogni anno, per svariate ragioni, accadeva che lo informassimo delle discussione sempre accese avute con i dirigenti della Fenice per far accettare le nostre scelte - CHE SI SONO SEMPRE RIVELATE VINCENTI - chiediamo una sola cosa, nell'interesse stesso della rete che ora è andato a dirigere e per l'affetto che nutriamo verso quel concerto al cui successo negli anni abbiamo contribuito.
Non certo di ridarci quella consulenza - non si preoccupi il direttore - ma che almeno riporti il concerto veneziano, per il programma, nuovamente sulla strada che noi avevamo tracciato e che lo ha imposto all'attenzione del pubblico televisivo italiano. Possiamo fargli il lavoro anche gratuitamente, se lo desidera e ce lo chiede.
Se il Teatro La Fenice con quel concerto, amplificato dalla diretta televisiva, ci guadagna - perché lo replica tre o quattro volte, i biglietti non sono a buon mercato e i posti sono sempre esauriti - non è una ragione sufficiente per disinteressarsi anche del suo successo televisivo che del successo economico per il teatro è la principale causa.
martedì 27 dicembre 2016
I programmi dei Concerti natalizi vanno rivisti. Calo di pubblico per il Concerto di Natale da Assisi 2016 su Rai 1
Noi che per dieci anni e passa ci siamo battuti per mantenere nel Concerto di Capodanno dalla Fenice ( Rai 1) uno stile popolare ma di qualità, caratteristiche che ne hanno decretato il successo, dopo il distacco da Vienna, credendo fermamente che, al di là di normali oscillazioni verso l'alto o verso il basso, il programma conta e come, ci siamo ancora più convinti di essere nel giusto dopo aver assistito al Concerto di Natale da Assisi di quest'anno che ha avuto un notevole calo di telespettatori. Calo dovuto soprattutto al programma, i cui numeri erano in gran parte inadatti a quel concerto - ma di questo la direzione artistica del Concerto, che è quella della Orchestra sinfonica della Rai non si dà pena. Già. Mentre dovrebbe farlo, in considerazione del fatto che negli ultimi tre anni il Concerto ha perso quasi 800.000 telespettatori, con un calo considerevole anche dello share.
Quest'anno, cioè l'altro ieri, il Concerto da Assisi ha avuto uno share assai basso, e cioè il 17.66% con 1.920.000 telespettatori. L'anno scorso lo share era stato del 22,97% con 2.532.000 telespettatori: anche nel 2015 un calo rispetto all'edizione precedente, ma più ridotto rispetto a quello di quest'anno. Infatti nel 2014 lo share era stato del 23,22% e i telespettatori 2.700.000.
Altre ragioni che giustifichino tale calo progressivo ed eccessivo non ve ne sono oltre l'inadatto programma. Non conta, come si può desumere da altri concerti, la figura e notorietà del direttore o dei solisti, al grande pubblico non frega nulla, anche perché sono quasi tutti sconosciuti al grande pubblico; e poi è tradizione che ad Assisi non hanno mai diretto delle vere eccellenze ( noi che abbiamo seguito anche quel concerto per molti anni, scrivendo i testi di commento, possiamo testimoniarlo); la stessa direzione artistica e sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai a tale concerto non ha mai attribuito un grande valore.
Un discorso analogo abbiamo sempre fatto riguardo al Concerto di Capodanno dalla Fenice che naturalmente ha ascolti eccellenti, sopra i 4.000.000, da sempre, ma che da quando noi per conto della Rai, non seguiamo più la confezione del programma, ha perso telespettatori anche in maniera rilevante - in due anni, oltre 300.000 - quando invece negli anni precedenti gli ascolti sono stati SEMPRE crescenti.
Anche per il Concerto di Capodanno dunque il programma conta moltissimo; e infatti da due anni a questa parte, avendo la direzione artistica del concerto, dopo di noi, mutate le caratteristiche, l'ascolto è calato. E' semplice, non vi sono altre ragioni.
Ad Assisi come alla Fenice possono sempre invertire la rotta. Lo faranno? Oppure sia loro che la Rai in fondo se ne fottono di mantenere luccicanti certi gioielli musicali?
Quest'anno, cioè l'altro ieri, il Concerto da Assisi ha avuto uno share assai basso, e cioè il 17.66% con 1.920.000 telespettatori. L'anno scorso lo share era stato del 22,97% con 2.532.000 telespettatori: anche nel 2015 un calo rispetto all'edizione precedente, ma più ridotto rispetto a quello di quest'anno. Infatti nel 2014 lo share era stato del 23,22% e i telespettatori 2.700.000.
Altre ragioni che giustifichino tale calo progressivo ed eccessivo non ve ne sono oltre l'inadatto programma. Non conta, come si può desumere da altri concerti, la figura e notorietà del direttore o dei solisti, al grande pubblico non frega nulla, anche perché sono quasi tutti sconosciuti al grande pubblico; e poi è tradizione che ad Assisi non hanno mai diretto delle vere eccellenze ( noi che abbiamo seguito anche quel concerto per molti anni, scrivendo i testi di commento, possiamo testimoniarlo); la stessa direzione artistica e sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai a tale concerto non ha mai attribuito un grande valore.
Un discorso analogo abbiamo sempre fatto riguardo al Concerto di Capodanno dalla Fenice che naturalmente ha ascolti eccellenti, sopra i 4.000.000, da sempre, ma che da quando noi per conto della Rai, non seguiamo più la confezione del programma, ha perso telespettatori anche in maniera rilevante - in due anni, oltre 300.000 - quando invece negli anni precedenti gli ascolti sono stati SEMPRE crescenti.
Anche per il Concerto di Capodanno dunque il programma conta moltissimo; e infatti da due anni a questa parte, avendo la direzione artistica del concerto, dopo di noi, mutate le caratteristiche, l'ascolto è calato. E' semplice, non vi sono altre ragioni.
Ad Assisi come alla Fenice possono sempre invertire la rotta. Lo faranno? Oppure sia loro che la Rai in fondo se ne fottono di mantenere luccicanti certi gioielli musicali?
domenica 18 dicembre 2016
La musica delle feste. Si è cominciato,questa mattina, dal Senato con il Concerto di Natale su Rai 1. Tutto bene?
Ascoltando oggi il 'Concerto di Natale' dal Senato, su Rai 1, noi dovremmo gioire e basta. Gioire perchè il programma di quel concerto - pur con qualche licenza - altro non è che la riproduzione del format 'Capodanno dalla Fenice' che noi, per incarico Rai, abbiamo inventato nel lontano 2004, all'indomani dell'inaugurazione della Fenice restaurata, e che nei dieci anni e passa in cui ce ne siamo occupati abbiamo preservato, difendendolo a denti stretti anche dai nemici che si annidano nelle stesse istituzioni musicali. Della nostra lunghissima consulenza'artistica' a quel concerto siamo orgogliosi, anche perché fino al 2014, capodanno ultimo della nostra collaborazione, gli spettatori sono sempre aumentati, fino a superare la quota di 4.400.000. Poi le cose sono andate diversamente, anche in fatto di ascolti, da quando le regole di quel nostro format sono state in parte modificate. E forse anche per questa ragione gli spettatori di oggi ( edizione 2016) hanno superato di poco i 4.050.000: sempre tanti, ma calati rispetto a due anni prima, in misura sensibile.
E qui il nostro discorso potrebbe concludersi, sia sul Concerto di Capodanno dalla Fenice, che su quello di Natale dal Senato. Senonché l'ascolto di oggi a qualche riflessione aggiuntiva ci spinge.
Promossa a pieni voti la scelta - che andrebbe mantenuta anche negli anni a venire - di affidare il concerto ad una orchestra di ragazzi (e ad un coro multiplo, uno dei quali era quello, insostituibile, commovente delle 'mani bianche'), intitolata a Giuseppe Sinopoli, e formata dai frequentatori del cosiddetto 'Sistema' italiano delle orchestre e cori giovanili e infantili (fondato da Claudio Abbado e animato da Roberto Grossi,) nato su imitazione dell'originale venezuelano, inventato da Abreu. L'intitolazione a Sinopoli nasce dal ricordo che fu proprio il nostro direttore, scomparso prematuramente, a far ascoltare la prima volta a Roma un'orchestra del 'Sistema' venezuelano. Noi, però, vorremmo chiedere alle istituzioni di non dimenticarsi della grave situazione in cui versa la musica in Italia, passate le feste. Perchè non sono quattro concerti in tv a poterci far dire che l'Italia è un paese che rispetta la musica.
Il programma del concerto in Senato è costruito sulla falsariga di quello veneziano (anche per il ricorso a più d'un brano dal repertorio del melodramma, terreno privilegiato per quello di Capodanno, ma qui senza una vera, per ottenere varietà e mantenere alta l'attenzione del pubblico televisivo. ragione): pezzi di breve durata, di diversa provenienza ma tutti popolari, alcuni per sola orchestra, altri con coro, altri ancora con orchestra e solisti, alternandoli continuamente. Quello veneziano conserva sempre due pezzi d'obbligo finali (che noi decidemmo di fissare e che, da allora, sono mantenuti con immutato successo: 'Va pensiero' da Nabucco e 'Brindisi' da Traviata); a quello dal Senato non servono forse pezzi d'obbligo, anche se due brani celebri del Natale di ogni tempo e cultura, come in parte è stato fatto anche oggi, potrebbero diventare una sua cifra distintiva.
Ciò che però non ci piace - che è poi lo stesso difetto che abbiamo riscontrato ogni anno nel concerto del giorno di Natale da Assisi (negli anni in cui per quel concerto abbiamo scritti brevi testi di commento e presentazione) è l'eccessivo ricorso ad arrangiamenti ( per il concerto di Assisi affidato all'Orchestra Rai di Torino, sempre con il solito arrangiatore) e a manipolazioni spesso davvero indigesti, musicalmente. Come ci è parso l'inutile inopportuno intreccio di 'Jingle bells', un successo mondiale natalizio, con la Marcia di Radetzky.
Non ci è piaciuta neanche la scelta della direttrice, Giovanna Fratta, perchè dettata dall'imperativo modaiolo della musica di genere (femminile); come non ci è piaciuta la sua mise 'eccessiva', con quel fascione rosso in vita - sembrava dovesse esibirsi in Arena con il toro - e quel filo d'argento infilato nella lunga treccia. Avrebbe fatto meglio, ad esempio, a tenere più a bada (a tempo) i suoi pur bravi orchestrali, ed a scegliere, per il settore 'leggero', un brano più agevole per i giovani coristi, costretti a forzare, nel ritornello.
Come non abbiamo condiviso del tutto anche la presenza di Paolo Fresu, musicista ottimo, ma prezzemolino buono per ogni occasione. E neppure la scelta di far cantare a Paola Turci una canzone notissima, Halleluja, di Cohen, accompagnandosi con la sua chitarra e dalla tromba di Fresu, e facendo l'imitazione del celebre musicista canadese, anche nella pronuncia. La tv vive già di troppi imitatori, e di altri ancora non si sente davvero il bisogno. Lei è un'inteprete che non ha bisogno di fare il verso a nessuno, neppure a Cohen.
Per tutte queste ragioni la Rai fece bene ad affidarsi alla nostra competenza per la formulazione del programma del 'Concerto di Capodanno' dalla Fenice'; come farebbe oggi altrettanto bene Rai Cultura a scegliersi un consulente competente ed intransigente - non noi che siamo ormai fuori e non abbiamo nessuna intenzione di rientrare - anche per i Concerti della feste, che sono tanti e che non possono essere lasciati all'iniziativa di coloro che vengono chiamati ad eseguirli.
E qui il nostro discorso potrebbe concludersi, sia sul Concerto di Capodanno dalla Fenice, che su quello di Natale dal Senato. Senonché l'ascolto di oggi a qualche riflessione aggiuntiva ci spinge.
Promossa a pieni voti la scelta - che andrebbe mantenuta anche negli anni a venire - di affidare il concerto ad una orchestra di ragazzi (e ad un coro multiplo, uno dei quali era quello, insostituibile, commovente delle 'mani bianche'), intitolata a Giuseppe Sinopoli, e formata dai frequentatori del cosiddetto 'Sistema' italiano delle orchestre e cori giovanili e infantili (fondato da Claudio Abbado e animato da Roberto Grossi,) nato su imitazione dell'originale venezuelano, inventato da Abreu. L'intitolazione a Sinopoli nasce dal ricordo che fu proprio il nostro direttore, scomparso prematuramente, a far ascoltare la prima volta a Roma un'orchestra del 'Sistema' venezuelano. Noi, però, vorremmo chiedere alle istituzioni di non dimenticarsi della grave situazione in cui versa la musica in Italia, passate le feste. Perchè non sono quattro concerti in tv a poterci far dire che l'Italia è un paese che rispetta la musica.
Il programma del concerto in Senato è costruito sulla falsariga di quello veneziano (anche per il ricorso a più d'un brano dal repertorio del melodramma, terreno privilegiato per quello di Capodanno, ma qui senza una vera, per ottenere varietà e mantenere alta l'attenzione del pubblico televisivo. ragione): pezzi di breve durata, di diversa provenienza ma tutti popolari, alcuni per sola orchestra, altri con coro, altri ancora con orchestra e solisti, alternandoli continuamente. Quello veneziano conserva sempre due pezzi d'obbligo finali (che noi decidemmo di fissare e che, da allora, sono mantenuti con immutato successo: 'Va pensiero' da Nabucco e 'Brindisi' da Traviata); a quello dal Senato non servono forse pezzi d'obbligo, anche se due brani celebri del Natale di ogni tempo e cultura, come in parte è stato fatto anche oggi, potrebbero diventare una sua cifra distintiva.
Ciò che però non ci piace - che è poi lo stesso difetto che abbiamo riscontrato ogni anno nel concerto del giorno di Natale da Assisi (negli anni in cui per quel concerto abbiamo scritti brevi testi di commento e presentazione) è l'eccessivo ricorso ad arrangiamenti ( per il concerto di Assisi affidato all'Orchestra Rai di Torino, sempre con il solito arrangiatore) e a manipolazioni spesso davvero indigesti, musicalmente. Come ci è parso l'inutile inopportuno intreccio di 'Jingle bells', un successo mondiale natalizio, con la Marcia di Radetzky.
Non ci è piaciuta neanche la scelta della direttrice, Giovanna Fratta, perchè dettata dall'imperativo modaiolo della musica di genere (femminile); come non ci è piaciuta la sua mise 'eccessiva', con quel fascione rosso in vita - sembrava dovesse esibirsi in Arena con il toro - e quel filo d'argento infilato nella lunga treccia. Avrebbe fatto meglio, ad esempio, a tenere più a bada (a tempo) i suoi pur bravi orchestrali, ed a scegliere, per il settore 'leggero', un brano più agevole per i giovani coristi, costretti a forzare, nel ritornello.
Come non abbiamo condiviso del tutto anche la presenza di Paolo Fresu, musicista ottimo, ma prezzemolino buono per ogni occasione. E neppure la scelta di far cantare a Paola Turci una canzone notissima, Halleluja, di Cohen, accompagnandosi con la sua chitarra e dalla tromba di Fresu, e facendo l'imitazione del celebre musicista canadese, anche nella pronuncia. La tv vive già di troppi imitatori, e di altri ancora non si sente davvero il bisogno. Lei è un'inteprete che non ha bisogno di fare il verso a nessuno, neppure a Cohen.
Per tutte queste ragioni la Rai fece bene ad affidarsi alla nostra competenza per la formulazione del programma del 'Concerto di Capodanno' dalla Fenice'; come farebbe oggi altrettanto bene Rai Cultura a scegliersi un consulente competente ed intransigente - non noi che siamo ormai fuori e non abbiamo nessuna intenzione di rientrare - anche per i Concerti della feste, che sono tanti e che non possono essere lasciati all'iniziativa di coloro che vengono chiamati ad eseguirli.
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