Chi è Andrea Pucci, l'ex tabaccaio e gioielliere diventato comico
Prima tabaccaio nel negozio di famiglia, poi gioielliere, quindi la svolta da comico, Andrea Baccan (vero nome di Andrea Pucci che ha rinunciato al ruolo di co-conduttore al festival di Sanremo) è nato a Milano il 23 agosto 1965. I suoi numi tutelari sono la Valtur, Tiberio Timperi e Pippo Franco (che ingrato, l’ha pure paragonato a Elly Schlein). La prima perché gli apre le porte come animatore dei viaggi turistici; il secondo perché lo nota a una cena e poi lo presenta a un autore della trasmissione La sai l’ultima? dove partecipa come barzellettiere; il terzo perché si inventa il cognome d’arte, Pucci, «il ganassa», uno dei personaggi milanesi delle sue barzellette.
E' stato premiato con il riconoscimento milanese più alto, l’Ambrogino d’oro («un onorificenza per me», aveva scritto, senza apostrofo, su Instagram) grazie all’onorevole Silvia Sardone.
Per lanciare la sua partecipazione a Sanremo aveva postato una foto con il mare azzurro sullo sfondo del suo fondoschiena in bella vista. Pucci tutto nudo, di tre quarti che guarda l’orizzonte. Una immagine su Instagram che è quasi il riassunto della comicità di Pucci. Di pancia, o forse qualcosa più giù, a seconda dei gusti, perché il pubblico si divide in due: faccia perplessa tendente al «meglio morto che a un suo spettacolo» o risate convinte (i suoi show sono spesso sold out).
Palco e moschetto, Pucci perfetto. «Io sono l’unico comico di destra». E lo ribadisce quando scrive sui social «spiace zecche» inneggiando alla vittoria di Fratelli d’Italia come fosse un bullo di Roma nord — o Ponte Lambro, zona di Milano meno ricca ma ugualmente «fascia», direbbero le zecche. Che poi il problema non è essere di destra, ma come esserlo. Basta vedere le battute rivolte qualche tempo fa a Elly Schlein di cui prendeva le foto venute così così e poi aggiungeva: «Già che ci sei dentista e orecchie no? Ridicola». Oppure: «Alvaro Vitali e Pippo Franco insieme». Insomma, nessun appunto ai contenuti politici, ma solo battutacce da scuola dell’obbligo. Il bello è che si è pentito senza pentirsi: «In un momento di follia ho fatto una battuta sull’aspetto di Elly Schlein. Non mi sono trattenuto perché non mi è simpatica e l’ipocrisia di certa sinistra non la reggo». Pentito? «Rifarei la battuta». Ecco, punto e a capo. Ci arriva ma non fino in fondo. Del resto anche con Rosy Bindi uguale: «Sei più bella che intelligente». Matte risate.
E ancora battute omofobe in un in uno show in cui chiedeva se a Tommaso Zorzi (ex vincitore del Grande Fratello) il tampone per il Covid lo facessero «nel cu**». Qui per lo meno era chiaro: «La sessualità va vissuta in libertà. Mi hanno attribuito battute omofobe contro Zorzi che io nemmeno ricordo. Ribadisco per l’ennesima volta: se si è sentito offeso, mi scuso».
Il suo forte sono i monologhi in cui prova a far ridere sulle dinamiche di coppia, pescando in un repertorio che appartiene al secolo scorso. Comicità da maschio bianco eterosessuale, da boomer che fatica a tenere la frizione (boia chi la molla). Anche a Zelig pochi giorni fa si è presentato con un monologo così. L’incipit dantesco: «Le donne nascono stitiche ma quando devono cagare il c... sono bravissime». E via di stereotipo: la moglie in cucina che lava e stira e il marito che si vede tarpate le ali, per volare chissà dove. E pensare che la sua carriera era partita in salita, i primi spettacoli un flop. Non riusciva a far ridere, poi ha avuto successo.


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