venerdì 6 febbraio 2026

Milano-Cortina 2026. n.6. Note a margine

 Chi ha seguito in tv la fastosa lunga cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali, nella doppia sede di Milano e Cortina, si sarà chiesto se il rinomato studio di Balich, autore di questa come di numerose altre aperture sportive in ogni parte del mondo, abbia dovuto fornire agli inesperti cronisti Rai un manuale di istruzioni -  forse più lungo del già lunghissimo (oltre 50 pagine) Decreto sicurezza  licenziato dal Consiglio di ministri poche ore prima della cerimonia di apertura dei giochi - senza il quale neanche loro ci avrebbero capito una mazza dei numerosi eccessivi simbolismi  nascosti fra le pieghe dello spettacolo: troppo cerebrale per essere seguito e compreso dal pubblico televisivo che si sarà limitato a guardarlo e forse ad indovinare i nomi dei numerosi ospiti e delle star dello sport.

 La giovane donna ( DE Angelis) in abito da sera, che con la bacchetta dirige la  musica e lo spettacolo, nel momento in cui appaiono le sagome ' in stile carnevale', di Rossini Verdi e Puccini, ci ha fatto pensare ad un omaggio che Balich, autore della kermesse, ha voluto fare a Giorgia Meloni. Non avrebbe voluto sia lui che la Premier, affidare quel ruolo alla direttrice d'orchestra B.V. che Meloni ha voluto imporre in Laguna, a dispetto delle sue scarsissime capacità direttoriali,  e che non potrebbe incarnare il genio italiano, semmai le strane vie che portano al successo, anche effimero, senza averne i  numeri? e che è tutto il contrario dello spirito olimpico che impone qualità, fatica e lealtà per partecipare e vincere nelle gare?

 Quanta italica tradizione sgrammaticata! a partire dalla celebre canzone di Modugno cantata da una americana che  ha storpiato canzone e lingua. 

E la Pausini che canta l'Inno italiano nella maniera che peggio non si può. Non è la prima volta che la Politica analfabeta chiama una star della musica 'leggera'- chiamiamola con il suo vero nome - a sporcare l'Inno nazionale:  accade da anni anche alla Festa della Repubblica del 2 giugno, durante la parata ai Fori Imperiali.

 E le 'markette', prima fra tutte il Nessun dorma/Vincerò affidato a chi? Ma a Bocelli. 

 Infine l'esibizione, quella sì una vera esibizione, lì solo oratoria, di Malagò, presidente dei giochi, alla sua ultima grande occasione per amministrare montagne di neve e di soldi.

 Su tutto l'offesa alla lingua italiana di quegli analfabeti che si ostinano a dire 'venti ventisei', parlando dell'anno in corso che la lingua italiana, vuole  sia detto 'duemila ventisei'.

 Via ai giochi!


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