Bufera su Guido Verrocchia, assessore della Lega a Pescina: sui social propone di sostituire gli idranti con “mitragliatrici a nastro”. Il sindaco valuta provvedimenti.
Il post social di Guido Verrocchia
Una frase destinata a far discutere ha acceso lo scontro politico a Pescina. Protagonista è Guido Verrocchia, assessore comunale eletto nelle fila della Lega con delega al Patrimonio, finito al centro delle critiche per un commento pubblicato sui social in riferimento ai cortei di protesta contro le Olimpiadi invernali.
Nel messaggio, l’amministratore ha elencato una serie di mobilitazioni e movimenti, per poi concludere con un passaggio che ha suscitato reazioni immediate: la proposta, espressa in termini provocatori, di sostituire gli idranti dei mezzi antisommossa con “mitragliatrici a nastro”. Parole che hanno rapidamente superato i confini locali, rilanciate e commentate a livello nazionale.
La reazione del sindaco Mirko Zauri
Di fronte alla polemica, il sindaco Mirko Zauri, esponente di Fratelli d’Italia, ha fatto sapere di voler approfondire la vicenda e valutare eventuali provvedimenti. La posizione dell’amministrazione comunale è ora al centro dell’attenzione, mentre le opposizioni e diversi utenti sui social hanno chiesto un intervento formale.
Il post di Verrocchia faceva riferimento ai disordini registrati durante alcune manifestazioni, sostenendo la necessità di una risposta più incisiva contro chi si rende responsabile di violenze. L’espressione utilizzata, tuttavia, è stata giudicata eccessiva da molti osservatori.
La precisazione: “Rivedo i termini, non il concetto”
Dopo le critiche, l’assessore è tornato sull’argomento con un nuovo intervento online. Nel messaggio ha definito la precedente uscita una “colorita esternazione”, riconoscendo che chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe mantenere toni più misurati.
Pur ammettendo l’opportunità di abbassare il livello dello scontro verbale, Verrocchia ha ribadito la sostanza della propria posizione, spiegando di aver voluto richiamare il principio della legittima difesa di fronte a episodi che, a suo dire, non possono più essere considerati semplici atti simbolici di protesta.
L’assessore ha quindi precisato di poter riformulare le parole utilizzate, ma di non voler modificare il concetto espresso. La vicenda resta aperta, mentre l’amministrazione comunale è chiamata a decidere come procedere.


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