martedì 10 febbraio 2026

Graffiti che raccontano la vita nell'antica Pompei ( da Storica National Geographic)

 

Scritte elettorali su una parete dell’antica Pompei.

Una delle cose che più colpiscono i visitatori di Pompei sono i graffiti visibili su molte delle pareti tuttora conservate nella città romana. Queste iscrizioni murarie offrono preziose indicazioni sulla vita quotidiana della città.

Ora, grazie a un nuovo progetto, è possibile conoscere ancora meglio i pompeiani attraverso questi messaggi spontanei lasciati sui muri.

Il progetto Bruits de couloir

Lo studio Bruits de couloir è un progetto di ricerca guidato da due professori della Sorbona, in Francia, e da una professoressa di storia romana dell’Università del Québec a Montréal, in Canada.

Per interpretare i graffiti, il gruppo di ricerca, che ha coinvolto anche altri collaboratori, ha combinato metodi propri dell’epigrafia, dell’archeologia e della filologia con strumenti innovativi.

L’indagine si è concentrata sui graffiti del corridoio che collegava il Teatro grande di Pompei con il theatrum tectum, il Teatro piccolo. Le conclusioni dimostrano che queste iscrizioni costituiscono qualcosa di molto più complesso di quanto si ritenesse in precedenza.

I social network dell’antichità

L’idea alla base della ricerca può essere riassunta affermando che i muri di Pompei funzionavano in modo analogo ai social network di oggi. I messaggi analizzati formano, secondo gli studiosi, una vera e propria rete di comunicazione sociale legata a uno spazio specifico della città.

In particolare, è stato reinterpretato uno dei complessi di graffiti più ricchi di Pompei, visibile nel corridoio che collegava i due teatri. Grazie alle nuove tecnologie di analisi digitale e a una lettura spaziale e storica, queste pareti parlano oggi con una chiarezza senza precedenti.

Un corridoio con una vita propria

Questa rete sociale si sviluppava in un passaggio lungo circa ventisette metri che univa i due teatri cittadini. Era un corridoio coperto, dove la gente passeggiava, attendeva prima degli spettacoli, conversava e trovava riparo dal sole e dalla pioggia.

Le pareti, originariamente dipinte in tonalità di rosso e giallo, offrivano una superficie ideale per scrivere e disegnare. Inoltre, è noto che il lato nord del corridoio veniva utilizzato come latrina, come indica la presenza di una canaletta in muratura larga circa sessanta centimetri. Questo dettaglio, che potrebbe apparire marginale, conferma in realtà che le persone sostavano lì per un certo periodo di tempo.

Secondo lo studio, i graffiti compaiono a diverse altezze. Nella zona nord, delimitata dalla canaletta, le iscrizioni non superano il metro, mentre sulla parete sud raggiungono il metro e mezzo, la massima estensione del braccio umano.

Una bacheca collettiva

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è l’analisi delle relazioni tra i messaggi presenti sulle pareti e il rapporto che essi intrattengono con lo spazio. La conclusione è che i muri funzionavano come una bacheca pubblica, sulla quale le persone interagivano con i messaggi scritti in precedenza da altri.

I ricercatori hanno documentato fino a trecento legami tra le iscrizioni. Hanno individuato sovrapposizioni intenzionali, risposte, contrasti, giochi visivi. Alcuni graffiti dialogano persino tra pareti opposte.

Un esempio curioso è quello di tre disegni di labirinti, due sulla parete sud e uno su quella nord, collocati esattamente uno di fronte all’altro. Secondo gli autori dello studio, questi labirinti potrebbero imitare la disposizione delle gradinate del teatro coperto adiacente.

Amore e sesso

Il contenuto dei graffiti parla con grande chiarezza delle preoccupazioni degli abitanti di Pompei, non molto diverse da quelle odierne. Le questioni amorose e sentimentali ricorrono spesso. Una donna di nome Methè dichiara, per esempio, il suo affetto per Chrestus. Un altro graffito inizia con «Erato amat…», una formula semplice ma carica di intenzione.

Si parla anche di sesso, si menziona l’attività di prostitute come Tychè e compaiono commenti ironici e scherzosi.

Cronache di spettacoli

Tra gli altri contenuti degni di nota figurano i disegni di gladiatori, comprensibili se si considera la vicinanza del corridoio ai teatri. In particolare, un graffito si distingue per la rappresentazione dettagliata e dinamica di un gladiatore, e i ricercatori ritengono che l’autore stesse fissando la propria esperienza di spettatore.

L’uso della lingua

Attraverso questi messaggi, gli studiosi hanno potuto analizzare anche le caratteristiche linguistiche dei pompeiani e osservare la presenza d’iscrizioni appartenenti a epoche diverse. È stata inoltre rilevata la presenza di nomi scritti in safaitico, una lingua protosemitica estremamente rara nell’Occidente antico. Si tratta di un caso unico a Pompei e quasi privo di attestazioni in altre località della regione.

Leggere l’invisibile

Molti graffiti non sono visibili a occhio nudo, poiché l’erosione dell’intonaco dipinto ha cancellato le incisioni. Per recuperarli, i ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate come l’RTI (Reflectance Transformation Imaging). Questo metodo impiega un’illuminazione variabile per mettere in evidenza i micro-rilievi delle superfici. Nel corridoio sono state scattate circa 15mila fotografie nel corso di cinque notti di lavoro. Integrate con modelli 3D e fotogrammetria, queste immagini hanno consentito di leggere iscrizioni cancellate e di collocarle con precisione nel loro contesto spaziale.

Inoltre, confrontando fotografie del 1957 con quelle attuali, i ricercatori hanno constatato la scomparsa o il grave deterioramento di numerosi graffiti. Il rilievo digitale rappresenta quindi oggi il mezzo più efficace per conservare la memoria di questi messaggi.

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