sabato 4 ottobre 2025

Puccini e Caruso di Laura Valente, presentato sul Corriere del Mezzogiorno, direttore Enzo D'Errico ( Corriere del Mezzogiorno, di Dario Ascoli)

 


Puccini e Caruso, 

grande amore non a prima vista:

 il libro di Laura Valente


La prefazione è di Pierluigi Ledda. La post fazione di Federico Enrico Caruso, pronipote del tenore

Puccini e Caruso, grande amore non a prima vista: il libro di Laura Valente

Due dei quattro italiani più celebrati nella prima metà del secolo scorso sono tra loro legati da un amore reciproco e per una stessa musa che generosamente ha ricambiato entrambi: Enrico Caruso e Giacomo Puccini.
Al napoletano, tenore per antonomasia e al lucchese gigante dell’Opera è dedicata la recente fatica letteraria di Laura Valente, musicologa ed esperta di arti performative che - tra i molteplici incarichi artistici e da manager culturale - è ideatrice del Museo Caruso al Palazzo Reale di Napoli, il primo «nazionale», inaugurato nel 2023 su incarico del ministero della Cultura. Vuoi perché New York è stata città dei comuni trionfi dei due artisti, vuoi, soprattutto per la formazione e la propensione all’ internazionalizzazione culturale che è propria dell’autrice, l’elegante volume Puccini e/and Caruso , per i tipi Guida Editore, è come altri precedenti suoi lavori (come ad esempio «Caruso», per Marsilio) scritto in doppia lingua a fronte, italiana e inglese.

Significativa la prefazione di Pierluigi Ledda, direttore dell’Archivio Storico Ricordi, ma per molti altri versi è notevole e capace di disegnare nella memoria del lettore e del melomane un ritratto tenero e privato la postfazione di Federico Enrico Caruso, pronipote del mitico tenore e cresciuto tra i racconti familiari su un antenato amato e idolatrato. Tra le tavole del polittico di Laura Valente, che si muove con puntualità, rigore e intelligenza tra emozioni private e fonti storiche, anche l’introduzione del già direttore del festival pucciniano di Torre del Lago Franco Moretti, una premessa della Fondazione Simonetta Puccini e un articolato e interessante contributo dell’archivista di casa Ricordi, Maria Pia Ferraris (che ha collaborato alla stesura del volume con Ledda).

La grande esperienza di curatrice di mostre ha probabilmente suggerito a Valente di corredare il volume di numerose e pertinenti immagini dell’Archivio Ricordi, del Museo Caruso di Palazzo Reale e non solo, riferite alla carriera, a momenti vita del tenore, ai suoi spiritosi e allegorici disegni e al suo fortunato rapporto con Puccini; ne viene fuori una narrazione capace di evocare quell’idea cinematografica che fu spesso associata ai melodrammi pucciniani e che destò interesse nel curiosissimo tenore, proiettato verso le tecnologie allora in ascesa, il cinema, l’automobile, soprattutto il grammofono, media che, come riporta l’autrice citando le aspettative newyorkesi per «La Fanciulla del West», suggerirono a Caruso di proporsi in promozioni pubblicitarie che anticipavano le moderne strategie degli influencer.

Velocità, cinema, grammofono sono, insieme con quella per le belle donne, le passioni che accomunano i due artisti. E l’amore per una Toscana non patinata ma intima e rurale. L’episodio del folgorante incontro dei due protagonisti dello scritto è riportato tanto da Valente che da Caruso junior junior: chissà se le espressioni del Maestro siano state davvero quelle passate alla storia («Chi ti manda, Dio?»), ma nei cento e più anni trascorsi dalla prematura dipartita dei due artisti, in tanti hanno lodato come un dono del Cielo un incontro che ha segnato la storia dell’Opera. 

E quindi, scrive l’autrice, che sia vero o no, che importanza ha? Alcuni documenti testimoniano che i primi tre anni, 1897-1900 abbiano visto una relazione di stima tra Puccini e Caruso, ma non ancora un vero amore, almeno non prima del «tradimento» consumato dal compositore con la scrittura, per la prima di «Tosca», del tenore rivale Emilio De Marchi. Poi l’amore per tutta una vita, malauguratamente spezzata quando Caruso, novello papà, aveva solo quarantotto anni, mentre Puccini gli sopravvivrà appena altri tre anni. Nel futuro? Caruso canterà e darà di certo voce a Puccini, magari con l’aiuto di intelligenze artificiali, evocando sentimenti senza tempo.

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