venerdì 3 ottobre 2025

Piccinni ritrovato di Pierfranco Moliterni

                                                         PICCINNI RITROVATO


Si stanno pian piano organizzando le varie manifestazioni che ci

avvicinano al triennio delle celebrazioni, curate dalla Fondazione

Petruzzelli in onore di Nicolò Piccinni (Bari 1728-Parigi 1800): il più

celebre musicista barese ‘colto’ di sempre, il quale ebbe i suoi natali a

ridosso della attuale piazza Mercantile. Egli era figlio di Onofrio anch’egli

musicista presso la curia barese; suo figlio (Nicola-Nicolò) venne scoperto

dal vescovo di quel tempo, Muzio Gaeta, il quale ne intuì il talento e lo

mandò a studiare a Napoli al S. Onofrio, uno dei famosi conservatori che

nel ‘700 formavano generazioni di grandi compositori che poi emigravano

e si imponevano, come maestri di musica, presso le maggiori corti

europee; a tacer d’altri pensiamo a Paisiello, Cimarosa, Traetta,

Insanguine. Così avvenne anche per il nostro Nicolò chiamato a Parigi nel

1776 come maestro alla corte di Luigi XVI e di Marie Antoniette, ma poi

precipitosamente tornato a Bari, poco prima della Rivoluzione Francese,

laddove restò in esilio e agli ‘arresti domiciliari’ per quattro anni accusato

dalla corte napoletana di giacobinismo, fino a quando non riuscì a tornare

a Parigi, la sua seconda patria, accolto da Napoleone da sempre

innamorato della musica italiana. Il musicista di casa nostra lo si rilancia a

Bari (teatro Kursal- da martedi a giovedi, h 20,30: ingresso libero previa

prenotazione) con la opera quasi sconosciuta LE VICENDE DELLA

SORTE.

Piccinni era nipote di un altro interessante musicista barese del tempo,

Gaetano Latilla, il quale fece da tramite con il suo amico veneziano Carlo

Goldoni perché il nipote componesse la musica su un suo libretto dal titolo

Cecchina ossia La buona figliola. Un’opera comica, ma ‘lagrimevole’

(larmoyante) che si impose su tutti i palcoscenici europei rendendo il

barese Piccinni uno dei più acclamati musicisti del suo tempo. Persino

Mozart, che a quel tempo era a Parigi con sua madre, cercò di avvicinarlo

e conoscerlo da vicino, cosa che non gli riuscì perché il musicista barese-

napoletano era circondato da fedeli allievi ed estimatori in una specie di

splendido isolamento.


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