La canzone del Piave, con quell'avvertimento della barriera perchè lo straniero non passasse è solo un lontano inutile ricordo. Passando di palo in frasca...
...se ci soffermiamo a considerare le stagioni musicali più importanti del nostro Paese, vediamo i cartelloni letteralmente INONDATI di musicisti stranieri, mentre quelli italiani vi compaiono come 'mosche bianche'. E non si tratta naturalmente di emigrati, di quelli che fanno la gioia del ministro Salvini, intellettuale di genio.
Qualche anno fa, al tempo della pandemia, d'un colpo sembrò cambiare radicalmente la situazione: la difficoltà nei viaggi 'costrinse' - letteralmente - gli organizzatori a rinunciare a molti musicisti stranieri, a vantaggio di italiani. Dunque in quel periodo musicisti italiani se ne scoprirono e non fecero certo sfigurare le grandi istituzioni. Poi la pandemia passò, per fortuna, e tutto tornò come prima.
Insomma le nostre più importanti istituzioni musicali sembrano avere da tempo un occhio di riguardo verso gli stranieri. Un vecchio cruccio per chi come noi riflette da tempo e molte volte ha già scritto di questa anomalia tutta italiana. Perchè se si guardano le stagioni musicali di importanti istituzioni estere, diciamo europee, questo sbilanciamento a favore degli artisti stranieri vi è assente.
Un fatto personale. Io sono nato a Trinitapoli, nel Tavoliere pugliese. Il protettore della cittadina è Santo Stefano protomartire. Ma è convinzione degli 'indigeni' che il loro protettore sia più benevolo verso i non trinitapolesi (Salvini lo avrebbe già esiliato o fatto rimpatriare). Questa storia mi ha spesso portato a considerare perchè lo abbiano scelto e voluto come santo protettore. Ed anche da dove scaturisca tale convinzione anomala. La risposta fino ad oggi non l'ho trovata. Come del resto non riesco, sebbene ci rifletta da tempo, a trovare la risposta alla questione che qui sto ponendo, per l'ennesima volta: molti, troppi stranieri nei nostri cartelloni di concerti, pochi, pochissimi gli italiani.
Anni fa, posi ad Accardo, violinista insigne e insegnante anche alla Stauffer di Cremona da dove sono passati e passano ancora violinisti di tutte le scuole e nazionalità, la stessa domanda. La risposta fu chiarissima: di violinisti italiani bravi anzi bravissimi ve ne sono; e sono all'altezza di quelli stranieri; e hanno una cultura invidiabile, che gli stranieri se la sognano. Dunque perchè non sono presenti come dovrebbero nelle stagioni musicali italiane?
Oggi abbiamo fatto un rapido esame delle stagioni dell'Accademia di Santa Cecilia, sia sinfonica che cameristica, il cui cartellone è stato certamente stilato da dall'Ongaro in massima parte, giacché Massimo Biscardi che gli è succeduto alla Sovrintendenza, si è insediato solo a febbraio. Non vogliamo sottovalutare anche l'influenza della 'segreteria artistica', affidata da decenni alla stessa persona. Come anche il peso di certe agenzie che 'vendono' le star internazionali e con esse mollano anche altre che star ancora non sono - lo saranno? - quando non anche qualche 'scartina'.
E' storia vecchia. Molti anni fa, a proposito di agenzie, ci fu una retata con gravi accuse, a seguito di insistenti sospetti di traffici con risvolti di 'pizzi' e partecipazioni societarie (mai dimostrate e di conseguenza archiviate).
Allora a Santa Cecilia, nelle stagioni che stanno per iniziare la presenza di musicisti italiani si riduce a poche unità: Rana, Lucchesini, Alessandrini, Florio, Piovano, Gatti, Arciuli, Sollima, Vacchi ( tutti accademici ceciliani e perciò da 'ingraziarsi' pensando con largo anticipo alle future elezioni per la sovrintendenza; anche se c'è da dire che oltre due mandati a Santa Cecilia non si può andare, e non per ragioni anagrafiche bensì di statuto). E poi anche Prandi, Minasi, Taverna, Feola ( per la cui presenza in cartellone, andrebbe fatto un discorso a parte) Pochissimi a fronte di una enorme stuolo di ospiti stranieri.
Che si deve fare? Noi possiamo solo denunciare, e continueremo a farlo, tale anomala situazione. Chi, invece, ha la responsabilità di dette istituzioni (Santa Cecilia, sia chiaro, è in buona compagnia, come abbiamo dimostrato negli anni passati) occorre che rifletta e, se possibile - e noi siamo convinti sia possibile, anche abbandonando un pò di pigrizia - e che vi rimedi.
Per concludere, un esempio virtuoso che ci riguarda direttamente.
Nella nostra unica esperienza da direttore artistico ( Festival della Nazioni di Città di Castello), dedicammo l'edizione del 2004 all'Italia, come nazione ospite (!); meglio: alla 'giovane Italia'. Preparammo un cartellone di concerti e per ognuno di essi cercammo e invitammo i migliori esponenti della giovane generazione musicale italiane, tutte vere star, spesso purtroppo dimenticate altrove.
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