venerdì 10 ottobre 2025

Anche Hitler fu nominato per il Nobel 'per la Pace'.( da Quotidiano.Net, di Maddalena DE Bernardi). Alla stessa maniera di Salvini che ha nominato Trump

 Roma, 9 ottobre 2025 – Nel 1939, pochi mesi prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale, il nome di Adolf Hitler comparve tra le candidature al Premio Nobel per la Pace. L’episodio, che ha dell’incredibile, accadde davvero e in realtà fu il risultato di una provocazione politica, di cui oggi restano i documenti conservati negli archivi ufficiali della Fondazione Nobel.

Il contesto: un’Europa sull’orlo del conflitto

All’inizio del 1939, l’Europa viveva un fragile equilibrio dopo gli accordi di Monaco del settembre 1938, firmati da Neville Chamberlain, primo ministro britannico, insieme a Francia, Italia e Germania.

La situazione in Europa stava per vivere un rapido cambiamento. Meno di un anno dopo, nel settembre 1939, la Germania avrebbe invaso la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale.

Nel frattempo, diversi accademici e parlamentari proposero Chamberlain per il Nobel per la Pace 1939.

German Fuhrer Adolf Hitler takes the salute at the Berlin Olympic Games in 1936 World History Archive (Photo by Ann Ronan Picture Library / Photo12 via AFP)

Perché Adolf Hitler

Fu in questo clima di tensione che il politico svedese Erik Gottfrid Christian Brandt, membro socialdemocratico del Riksdag (il parlamento svedese), inviò una candidatura per Adolf Hitler al Premio Nobel per la Pace.

Brandt, politico, era nato a Borrby nel 1884, noto e per le posizioni antifasciste: aveva proposto la candidatura a Hitler come forma di protesta contro la nomina di Chamberlain. L’intenzione era svelare l’assurdità di un premio per la pace a un leader espressione dell’appeasement europeo, la politica di concessioni e condiscendenza che stava contribuendo a legittimare l’espansionismo nazista.

Il documento ufficiale fu registrato il 27 gennaio 1939 dal Comitato norvegese per il Nobel: il nome di Brandt compare tuttora negli archivi dell’istituzione. Tuttavia lo spirito fortemente satirico dietro la candidatura di Adolf Hitler non venne colto nell’immediato.

Al centro dell'immagine Adolf Hitler, leader del Partito Nazista e Fuhrer della Germania dal 1934 al 1945 (Afp)

Il ritiro e le conseguenze

La candidatura di Hitler suscitò forte sdegno in Svezia. Brandt ritirò ufficialmente la candidatura il 1° febbraio 1939, pochi giorni dopo la presentazione. Nella lettera di ritiro spiegò che il suo intento era stato frainteso e che il gesto avrebbe dovuto essere interpretato come una critica ironica all’eccessiva indulgenza europea nei confronti del nazismo.

Un gesto che resta nella memoria

L’ombra della guerra stava già calando, sull’Europa e sul mondo intero. Brandt, con la sua provocazione, volle denunciare la miopia delle democrazie occidentali e il rischio di confondere la pace con la resa. Un atto disubbidiente, rimasto impresso nella memoria collettiva come uno degli episodi più controversi legati al Premio Nobel per la Pace.

Il Nobel, con le sue vicissitudini, rappresenta un documento storico in grado di riflettere il clima politico e le contraddizioni del momento. Un anno che si ricorda è il 1973, quando Le Duc Tho, rivoluzionario e negoziatore vietnamita, avrebbe dovuto condividere il Premio Nobel per la Pace con Henry Kissinger, allora segretario di Stato degli Stati Uniti sotto la presidenza di Richard Nixon. Tho rifiutò il riconoscimento, dichiarando che la pace in Vietnam non era ancora stata realmente raggiunta. Nonostante la firma degli accordi di Parigi dello stesso anno, il conflitto proseguì fino al 1975, con la caduta di Saigon.

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I conflitti nel mondo

La pace continua a essere materia difficile. Anche oggi. Attualmente non esiste un conteggio unico delle guerre in corso del mondo, ma le stime sono alte. Il Peace Research Institute Oslo (PRIO) nel suo report Conflict Trends 2023 ha registrato 59 conflitti attivi nel 2023, il numero più alto dalla fine della Guerra Fredda, nel 2024 saliti a 61 conflitti armati “state-based” in 36 paesi, il numero più alto dal 1946, come emerge secondo l’Uppsala Conflict Data Program.

La Geneva Academy of International Humanitarian Law and Human Rights, nata nel 2007 a Ginevra per lo studio dei conflitti e del diritto internazionale umanitario, attualmente monitora oltre 110 conflitti armati attivi nel mondo.

La mappa dei conflitti armati nel mondo è estremamente frammentata, ma mostra alcune aree calde ricorrenti e un’espansione delle guerre “ibride”, in cui si intrecciano cause politiche, etniche, religiose ed economiche.

L’Africa resta il continente con il maggior numero di conflitti attivi, in particolare nell’area del Sahel (Mali, Niger, Burkina Faso) e nel Corno d’Africa (Etiopia, Somalia, Sudan, Sud Sudan). Insieme all’Africa, alcuni dei conflitti più visibili e geopoliticamente sensibili sono concentrati in Medio Oriente e Asia, oltre a Caucaso e Ucraina, mentre l’America Latina subisce le devastanti conseguenze non di una guerra, bensì di una condizione di violenza armata costante.

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Premio Nobel per la Pace 2025

Chi sono i candidati per il Nobel per la Pace 2025? Non si conoscono pubblicamente i nomi ufficiali: una delle regole del Regolamento ufficiale della Fondazione Nobel prevede il vincolo assoluto di segretezza sui nomi dei candidati e dei proponenti per i 50 anni successivi. Sappiamo che nel 2025 sono state avanzate 338 candidature, di cui 244 individui e 94 organizzazioni.

La regola dei 50 anni di segretezza, valida fin dalla prima edizione del Premio, esisteva anche nel 1939, quando Adolf Hitler venne formalmente nominato. Ma nel suo caso la notizia trapelò subito per volontà stessa del responsabile della candidatura, che diffuse pubblicamente la notizia proprio per sottolineare il tono satirico del gesto. La stampa agì da cassa di risonanza: come una miccia, il dissenso accese uno scandalo e il resto divenne storia.

Il difficile obiettivo della pace mondiale

Alexei Gorinov, politico e attivista russo, potrebbe essere uno dei candidati del 2025, secondo i rumors. Detenuto per aver denunciato pubblicamente la guerra in Ucraina, la sua candidatura è considerata da molti osservatori un atto di protesta morale più che una reale possibilità di assegnazione.

Tra i nomi che circolano nelle indiscrezioni sul Premio Nobel per la Pace 2025 compare anche quello di Donald Trump. La notizia è stata riportata da Reuters il 1° agosto 2025, quando il vice primo ministro cambogiano Sun Chanthol ha annunciato l’intenzione del suo governo di proporre la candidatura del presidente degli Stati Uniti, motivandola con il “contributo al dialogo e alla stabilità internazionale”.

La segnalazione cambogiana non sarebbe l’unica, né la prima perché già in passato si sarebbe sostenuto una candidatura di Trump al Nobel. Nonostante ciò, gli esperti di geopolitica e di diritto internazionale ritengono che le possibilità di un’assegnazione restino basse.

Nell’assegnazione del premio, il Comitato di Oslo tende a privilegiare figure e organizzazioni impegnate nel lungo periodo in cause umanitarie o di mediazione pacifica. Ma il Nobel per la Pace rappresenta comunque una questione spinosa. Come ha spiegato in occasione di un’intervista a Reuters Asle Sveen, storico del premio Nobel: “È sempre rischioso promuovere qualcuno. Non si è in grado di prevedere cosa può accadere in futuro. È questo ciò che rende il Nobel per la pace diverso da tutti gli altri. Altrimenti lo si assegnerebbe solamente a chi è ormai in punto di morte”.

Esempio emblematico è Mohandas Karamchand Gandhi, simbolo mondiale della Nonviolenza. Candidato al Premio Nobel per la Pace più volte, non lo ricevette mai. Nell’anno in cui venne assassinato a Nuova Delhi, il 30 gennaio 1948, il Comitato Nobel decise di non assegnare il premio a nessuno, spiegando che “non esisteva un candidato vivente all’altezza dell’eredità morale di Gandhi”. Decenni dopo, i membri del comitato ammisero pubblicamente che quella fu una delle omissioni più grandi nella storia del Nobel.

Un riconoscimento mai dato, ma che resta — come scrisse il presidente del Comitato nel 1999 — “la più grande assenza mai scritta nell’elenco dei Nobel per la Pace”. Tracciare il cammino verso la pace è difficile quanto riuscire a vederla e riconoscere la sua direzione in anticipo: in fondo, il Nobel per la Pace, resta emblema delle tensioni ideologiche del nostro tempo, indicatore del clima globale, simbolo della coscienza storica, ma anche della nostra capacità di interrogare il presente tenendo alto il valore di una responsabilità collettiva, ricordando ciò che l’umanità è stata e ciò che potrebbe essere. Esattamente ciò che aveva in mente Alfred Nobel quando, seduto al tavolo di un club in una Parigi di fine Ottocento, per la terza volta riscriveva il suo testamento dando origine al celebre premio. L’impegno per il bene dell’umanità.

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