giovedì 30 settembre 2021

Allentate le misure di distanziamento e aumentate le capienze per i luoghi di spettacolo. Disposizioni in arrivo

Adesso Franceschini si vanterà di aver ottenuto per il mondo dello spettacolo l'aumento della capienza per gli spettacoli dl vivo, anche  non gli servirà per candidarsi al Quirinale, come lui desidera, per cui si dà un gran da fare da tempo.

Il CTS, sollecitato dal ministro che è al fianco dello spettacolo e della cultura - così lui dice - avrebbe accettato di allentare le misure di distanziamento nei luoghi di spettacolo aumentando le capienze consentite, visto anche l'andamento positivo, espresso dall' abbassamento dei contagi da Covid.

Per gli spettacoli dal vivo - concerti, teatro, opera - nei luoghi all'aperto la capienza consentita é del 100% dei posti, al chiuso dell'80%. Naturalmente con le precauzioni da sempre raccomandate, prima fra tutte la mascherina indossata per l'intera durata deli spettacoli. 

Ed ora è lecito supporre che se le situazione epidemica migliorerà ancora, anche al chiuso si potrà tornare alla capienza al 100%.

 Il mondo dello spettacolo fra i più provati, perché penalizzato più di ogni altro, peggio solo le discoteche tuttora chiuse, ha spessissimo lamentato tale limite che è parso discriminatorio, avanzando che i luoghi di spettacolo sono sicuri, perché si sta seduti indossando la mascherina, e all'entrata viene controllato il Green Pass e la temperatura corporea. Più sicuri di così, dicono.

Ma ciò che Draghi va dicendo a proposito del cosiddetto 'patto di stabilità' che alla fine della pandemia va rivisto, si può applicare anche al mondo dello spettacolo.

 Che cosa si è pensato, facendo tesoro della pandemia, per il futuro?

 Si è forse giunti alla determinazione che onde evitare spostamenti durante gli spettacoli, questi non debbano durare più di un'ora, con conseguente abolizione dell'intervallo che, oltre tutto, allungherebbe di molto la permanenza in una sala, quando si tratta di spettacoli al chiuso? No. I concerti durano il tempo di prima e durante l'intervallo in quasi tutti i casi il pubblico dovrebbe restare seduto al proprio posto, magari parlottando, vis a vis, con i vicini.

Considerando anche l'enorme danno subito da coloro che in tale settore lavorano da intermittenti, quindi poco garantiti, si è pensato a costringere a più miti pretese 'economiche' gli artisti ospiti che, si sa,  non sono mai sazi di agi e privilegi? 

A coloro i quali avanzano che la loro è una vita stressante, taluni dicono 'd'inferno', vorremmo che qualcuno consigliasse di fare temporaneamente esperienza di una vita veramente dura, come purtroppo è quella di moltissimi cittadini. Dura e, il più delle volte,  non compensata adeguatamente. E poi vediamo che dicono, se continuano a lamentarsi.

 Il discorso potrebbe estendersi ai dirigenti di vertice delle istituzioni, con particolare riferimento a quelli delle Fondazioni liriche.

Ogni volta che  si pensa, ad esempio, che uno come dall'Ongaro , sovrintendente di Santa Cecilia - ma non è il solo, beninteso - guadagna quanto l'amministratore delegato della Rai, nel caso specifico Carlo Fuortes - e cioè 240.000 Euro, vien da pensare che il tempo delle rivoluzioni per produrre cambiamenti non è ancora esaurito e concluso.

Dall'Ongaro è strapagato - in nessun altro lavoro del suo settore avrebbe un compenso simile a quello che percepisce - si è dato!!! - a Santa Cecilia; e Carlo Fuortes, per la  grande responsabilità che condivide con la presidente, Antonella Soldi, è pagato una miseria. Il loro stipendio in Rai dovrebbe essere quanto meno il doppio.

Tornando allo spettacolo, durante la pandemia, osservatori avevano fatto notare che perdurando il limite dalla capienza con la conseguente riduzione degli incassi da botteghino, sarebbe  impossibile per tali istituzioni tener alta la qualità della loro offerta.

Una qualche ragione l'avevano, ma non hanno mai prospettato l'ipotesi che la diminuzione degli incassi poteva essere alleviata dal calmiere dei cachets degli artisti e degli stipendi dei dirigenti, oltre naturalmente che dal contenimento dei costi, nel caso dell'opera, degli allestimenti. 


 E poi c'è il capitolo degli artisti ospiti, fra i quali durante la pandemia, figuravano anche italiani - giustificandosi i direttori artistici con la riconosciuta bravura dei nostri artisti - mentre ora si è tornati a prima della pandemia, e cioè ad invitare più stranieri che italiani.

Ma allora pensano e credono i direttori artistici - che un qualche interesse certamente l'hanno a pescare nella agenzie straniere  per gli artisti ospiti - che il pubblico è soprattutto composto di fessi?

 Se un domani dovesse capitare a qualcuno di questi direttori artistici 'esterofili' di finire nelle maglie della giustizia, per un reato legato a tale tendenza  'anomala' ( come già  accaduto all'ex sovrintendente del Regio di Torino, il cui nome, Graziosi, non rende meno pesante il malaffare per cui è finito sotto processo) noi non staremo al loro fianco , né presteremo la nostra spalla per consolarli.

 Noi, ma non siamo i soli, da anni, andiamo combattendo questa battaglia, senza essere - ci pare - ascoltati, dunque 'uomo avvisato'... 'che è causa del suo mal pianga se stesso'.

 Ci sarebbero altre cose sulle quali interrogarsi  per il dopo pandemia. Abbiamo intravisto che l'ha fatto anche Piero Rattalino dalle pagine di una  rivista di musica sulla quale scrive abitualmente. Ma essendo quella sua riflessione  lunga una quaresima, abbiamo pensato di rinunciare alla lettura,  che,  ad occhio e croce,   ci è sembrato non saremmo riusciti a terminare entro la fine della pandemia. 


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