Sigfrido Ranucci non tornerà a Report: la decisione del giudice dà ragione alla Rai
Il Tribunale del lavoro di Roma ha rigettato l’istanza presentata dal giornalista Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione della trasmissione Report. La Rai aveva rimosso il giornalista dalla guida del programma di inchieste a fine agosto, dopo l’arresto dell’«amico fraterno» Valter Lavitola. Il faccendiere è indagato dalla procura di Roma come mandante dell’attentato proprio contro Ranucci nell’ottobre 2025.
Cosa aveva chiesto Ranucci al tribunale del Lavoro
Con il ricorso al giudice del Lavoro, l’avvocato Roberto De Vita che assiste Ranucci chiedeva «di accertare, in sede cautelare, l’illegittimità del provvedimento e di ordinare la revoca, con l’immediata reintegrazione di Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report». Ma il giudice del lavoro ha dato ragione ai vertici della Tv di Stato, che a Ranucci avevano offerto almeno tre alternative di pari grado per un cambio di ruolo nell’azienda.
Perché la Rai ha sospeso Ranucci per dieci giorni
Il verdetto arriva dopo settimane di tensione tra il giornalista e l’azienda, finite con un provvedimento disciplinare di dieci giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio. La sanzione poggiava su quattro contestazioni. La prima riguarda 50 ingressi negli edifici Rai, nell’arco di sette anni, dell’amica Laura Cianfoni, fatta passare dalla sicurezza aziendale. La seconda, alcune dichiarazioni rivolte al deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto a proposito di un approfondimento giornalistico sul parlamentare di Fratelli d’Italia Gerolamo Cangiano. La terza, l’aver girato a Lavitola alcune comunicazioni interne del direttore della Direzione Approfondimento Paolo Corsini, che chiedeva a Ranucci più equilibrio in certe puntate di Report. L’ultima, le presunte offese alla reputazione e alla professionalità di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, i due che l’azienda aveva inizialmente designato alla conduzione.
Cosa ha risposto la Rai alle accuse
I legali del giornalista avevano contestato le accuse e chiesto all’azienda di produrre prove specifiche. La replica della Rai era stata che «non vi è alcun obbligo di discovery probatoria nella presente sede». De Vita aveva già annunciato l’intenzione di impugnare anche la sospensione, facendo notare che era arrivata mentre il giudice stava ancora valutando la richiesta di reintegro. Sul possibile ritorno di Ranucci alla conduzione si era espresso Corsini: «Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia». Il direttore aveva poi difeso l’operato dell’azienda: «Io quello che dovevo fare l’ho fatto. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente». Il rigetto riguarda il ricorso urgente, e le motivazioni del giudice non sono ancora note nel dettaglio.

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