“Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno", è stata la reazione di Israele all’assegnazione del Nobel per la Pace alla giurista sudafricana Navanethem "Navi" Pillay, 85 anni, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.
"Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l'odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno", è la nota incandescente del ministero degli Esteri israeliano. “Se esistesse un premio per le menzogne, l'odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell'incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente".
Ma a molti è sembrata una decisione giusta quella presa dalla Fondazione Nobel. Una "vittoria collettiva per i diritti umani", ha affermato Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Dello stesso avviso Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: “Si manda un messaggio chiaro: La giustizia internazionale è lo strumento irrinunciabile per sconfiggere l'impunità, garantire paci durature e assicurare il rispetto dei diritti umani", ha sottolineato l'attivista. "Speriamo che il messaggio arrivi chiaro a quei leader che cercano di smantellare il sistema internazionale di protezione dei diritti umani e, con esso, la giustizia internazionale". La relatrice speciale dell'Onu per i Territori occupati, Francesca Albanese, sul proprio profilo di X ha scritto: “Congratulazioni, giudice Pillay! Il comitato, nell'assegnarle il Premio Nobel per la Pace, ha dichiarato: 'Un sistema giuridico internazionale in cui i criminali di guerra vengono chiamati a rispondere delle proprie azioni e le vittime di abusi vedono resa giustizia è una precondizione per un mondo pacifico'. Che questa giustizia abbia inizio in Palestina".
In Italia il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha postato su X: “Un riconoscimento davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni. Il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto. L'Ue sostiene con fermezza questi valori". Una scelta apprezzata anche dalla senatrice Susanna Camusso, capogruppo del Pd nella Commissione Diritti umani: "Applaudiamo al premio Nobel per la pace a Navi Pillay, avvocata che ha dedicato l'impegno di una vita al rispetto dei diritti umani e che si è distinta nel contrasto ai crimini di guerra sia nella Corte penale internazionale, che come Alto commissario Onu per i diritti umani che nella Commissione internazionale contro la pena di morte. Questo riconoscimento è un segnale chiaro e forte al mondo sul rispetto dei diritti umani".
I parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Esteri di Camera e Senato hanno tirato in ballo la premier e Trump: “Ci spiace per Meloni che voleva dare il Nobel per la pace a Trump. E anche per Tajani convinto che il diritto internazionale valga fino a un certo punto. Questo premio alla giurista Navi Pillay è un riconoscimento importantissimo del ruolo delle Nazioni Unite e delle istituzioni di giustizia internazionali - come la Cpi contro cui Tajani ha perfino invocato un'inchiesta - nel denunciare e perseguire senza timore i criminali, per quanto potenti essi siano, come ha fatto Pillay riconoscendo il 'genocidio' di Gaza e raccogliendo migliaia di prove contro Netanyahu e i vertici militari israeliani. In un periodo storico in cui i buoni vengono puniti e infangati dai cattivi a cui danno fastidio e in cui, come prevedeva Orwell, i fautori delle guerre si proclamano costruttori di pace, fa piacere constatare che almeno in un caso la vera bontà venga riconosciuta".
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