Bertolaso e Gabrielli li conosciamo bene, dai tempi del terremoto aquilano, quando insegnavamo al Conservatorio della città e dirigevamo la rivista, da noi inventata, Music@, edita dal Conservatorio. Nelle loro mani, ESPERTE, si pensa di mettere le sorti della disastrata Roma, in perenne emergenza. Non si può ripetere il disastro di Marino che, con la faccia tosta che si ritrova, vuole riprovarci, per affossare del tutto Roma.
Subito dopo il terremoto del 2009, nel corso della diaspora delle classi di studio e mentre fervevano i lavori per la costruzione del nuovo conservatorio 'A.Casella', gli incontri in Conservatorio, con Bertolaso, capo della Protezione civile, e Gabrielli, prefetto a L'Aquila, furono frequenti. E noi stessi difendemmo il capo della Protezione civile su Music@, e per questo ci ringraziò personalmente, quando tutti gli davano addosso, dimenticando che il problema principale dell'emergenza abitativa lui lo risolse senza far passare troppi mesi. Poi il cosiddetto progetto CASE si è rivelato un furto ma Bertolaso il suo dovere l'aveva fatto. Indagare ora su quell'eventuale furto spetta alla magistratura.
Noi non potevamo dimenticare che il Conservatorio, unico fra le istituzioni scolastiche, ebbe una sede 'provvisoria' nuova (fondamentale l'azione intelligente e tempestiva dell'allora direttore del Conservatorio, Bruno Carioti, ora alla guida dell'Accademia nazionale di danza a Roma), che rischia di diventare definitiva, anche quando non sarà più all'altezza del compito, e questo per lo scaricabarile dei responsabili, anche comunali, e forse - perché non dirlo - per l'incapacità della nuova direzione del Conservatorio - nonostante faccia di tutto per apparire che si sbracci sulla questione del nuovo Conservatorio - di perseguire l'obiettivo della nuova sede che , di anno in anno, diventa sempre più impellente.
Perciò Berlusconi ha fatto bene a pensare a Bertolaso che di emergenze ne ha affrontate; mentre - lo si dica chiaramente - la proposta di Rita Dalla Chiesa, avanzata dalla povera Meloni, fa capire in quale dispregio ella tenga il governo della città. E lo stesso dicasi per i leghisti che conosciamo per le sole imprese folcloristiche cui danno vita in Parlamento e per gli scandali che ogni giorno li stanno investendo, mai per una corretta gestione della cosa pubblica, nel quale giudizio accomuniamo anche il movimento dell'ex Grillo, che alla vigilia di possibili responsabilità - che dio voglia scamparci da una simile sciagura - ha pensato bene di tirarsi fuori e tornare a fare il comico, presagendo che, arrivando dopo gli scandali, nessuno più gli presterà attenzione neanche come comico. Ora fanno le 'comunarie', alle quali si presenta gente di ogni risma e velleità, ma preparazione ed esperienza nulle.
Questi buffoni che abbiamo mandato in Parlamento, pensano che governare una città sia come fare spettacoli in pubblico. Non è la stessa cosa. E loro fingono che lo sia, tirando in ballo il popolo della rete.
Bertolaso, che sa cosa vuol dire risolvere una emergenza, quando gli è stato chiesto per chi avrebbe votato, lui ha detto Giachetti, perchè lo conosce bene dai tempi di Rutelli e perchè ha già esperienza amministrativa e conosce la città.
La semplice ipotesi della candidatura di Rita Dalla Chiesa è un insulto che andrebbe sancito con l'accusa di 'vilipendio alla Repubblica'. Ed invece la piccola Meloni continua a sbraitare, come fosse una vera statista.
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giovedì 18 febbraio 2016
mercoledì 15 ottobre 2014
Le cantonate del ministro Giannini e del prof. Marco Mancini, capo dipartimento AFAM
Ambedue, il ministro ed il capo dipartimento, AFAM ( che governa il settore della formazione artistica) provengono dall'Università, quindi nulla hanno mai avuto a che fare con i Conservatori o le Accademie. Ma ambedue sanno anche che se una università vuole avere un professore, del quale ha immensa stima, il modo di farlo insegnare in quella università si trova: un contratto ad hoc. Il problema è trovare questi insegnanti fuoriclasse, visto che molti sono fuggiti nelle università straniere, che il talento e la bravura tengono in grande considerazione, stante la situazione viziata di concorsi universitari in Italia.
E' accaduto che per il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, coordinato da Paolo Damiani - non ditemi: chi è; vi basti sapere che è un jazzista, bravo organizzatore, e dunque segnatevi il nome e basta - in base alle decisioni ministeriali un gruppo di famosi musicisti che ora insegna per chiamata diretta o per qualche altro marchingegno finora possibile, deve lasciare l'insegnamento a favore di altri che certamente non godono della meritata fama degli espulsi, ma che hanno un punteggio superiore a causa del sevizio già maturato. Ciò significa privare gli studenti dell'apporto di docenti che sono attivi nel campo e conosciuti per la loro bravura, e non perchè insegnano da tempo e magari sono inattivi come musicisti.
Si tratterebbe della seconda ondata di spoliazione dei nostri conservatori di personale docente ultraquilificato. La prima avvenne qualche decennio fa, con l'assenso suicida dei sindacati, allorchè si fece divieto di insegnamento in conservatorio ai musicisti che suonavano in orchestra e quindi esercitavano la professione che insegnavano ai giovani. Il risultato fu che molte cattedre furono occupate da musicisti strumentisti che non avevano mai suonato in orchestra o nell'esercizio della libera professione, lo strumento che insegnavano.
Ora si vuole nuovamente, per cecità di chi governa, rifare quella strada piena di trappole che ha portato in molti casi alla dequalificazione dell'insegnamento musicale nei conservatori.
Colpisce vedere che quando si muove, il Ministero lo fa per creare guai o almeno pasticci, mentre mai per risolvere situazioni anomale proibite dalla legge , e che , di conseguenza ministro e capo dipartimento ben conoscono, o dovrebbero.
Da tempo adiamo denunciando come molti insegnanti di conservatorio svolgano mansioni, non occasionali, di operatori musicali ( direttori artistici, presidenti o consiglieri di amministrazione, sovrintendenti ecc...). Sul bimestrale Music@, finchè ne eravamo il direttore, abbiamo anche proposto una prima lista di nomi con incarichi incompatibili; su questo il Ministero non interviene e neppure il capo dipartimento; anche nei casi in cui è intervenuta la magistratura a seguito di rapporto della Guardia di Finanza che ne ha sancito l'illegalità. Se il Ministro ed il Capo dipartimento non ci credono, meglio non lo sanno, basta che leggano il bilancio di previsione del Conservatorio dell'Aquila del corrente anno accademico, per trovarvi messe a bilancio somme che derivano dalla condanna di un insegnante che si trovava appunto in una situazione di incompatibilità, come vuole la legge cosiddetta 'brunetta': professore in conservatorio e sovrintendente di un teatro di provincia. Che aspettano dunque ad agire?
Nel frattempo farebbero bene a pretendere da tutti i nuovi insegnanti di discipline musicali, oltre che il diploma di fine studio, anche l'esercizio della professione che vanno ad insegnare: questa sarebbe una vera rivoluzione, ministrro Giannini e prof. Mancini.
E' accaduto che per il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, coordinato da Paolo Damiani - non ditemi: chi è; vi basti sapere che è un jazzista, bravo organizzatore, e dunque segnatevi il nome e basta - in base alle decisioni ministeriali un gruppo di famosi musicisti che ora insegna per chiamata diretta o per qualche altro marchingegno finora possibile, deve lasciare l'insegnamento a favore di altri che certamente non godono della meritata fama degli espulsi, ma che hanno un punteggio superiore a causa del sevizio già maturato. Ciò significa privare gli studenti dell'apporto di docenti che sono attivi nel campo e conosciuti per la loro bravura, e non perchè insegnano da tempo e magari sono inattivi come musicisti.
Si tratterebbe della seconda ondata di spoliazione dei nostri conservatori di personale docente ultraquilificato. La prima avvenne qualche decennio fa, con l'assenso suicida dei sindacati, allorchè si fece divieto di insegnamento in conservatorio ai musicisti che suonavano in orchestra e quindi esercitavano la professione che insegnavano ai giovani. Il risultato fu che molte cattedre furono occupate da musicisti strumentisti che non avevano mai suonato in orchestra o nell'esercizio della libera professione, lo strumento che insegnavano.
Ora si vuole nuovamente, per cecità di chi governa, rifare quella strada piena di trappole che ha portato in molti casi alla dequalificazione dell'insegnamento musicale nei conservatori.
Colpisce vedere che quando si muove, il Ministero lo fa per creare guai o almeno pasticci, mentre mai per risolvere situazioni anomale proibite dalla legge , e che , di conseguenza ministro e capo dipartimento ben conoscono, o dovrebbero.
Da tempo adiamo denunciando come molti insegnanti di conservatorio svolgano mansioni, non occasionali, di operatori musicali ( direttori artistici, presidenti o consiglieri di amministrazione, sovrintendenti ecc...). Sul bimestrale Music@, finchè ne eravamo il direttore, abbiamo anche proposto una prima lista di nomi con incarichi incompatibili; su questo il Ministero non interviene e neppure il capo dipartimento; anche nei casi in cui è intervenuta la magistratura a seguito di rapporto della Guardia di Finanza che ne ha sancito l'illegalità. Se il Ministro ed il Capo dipartimento non ci credono, meglio non lo sanno, basta che leggano il bilancio di previsione del Conservatorio dell'Aquila del corrente anno accademico, per trovarvi messe a bilancio somme che derivano dalla condanna di un insegnante che si trovava appunto in una situazione di incompatibilità, come vuole la legge cosiddetta 'brunetta': professore in conservatorio e sovrintendente di un teatro di provincia. Che aspettano dunque ad agire?
Nel frattempo farebbero bene a pretendere da tutti i nuovi insegnanti di discipline musicali, oltre che il diploma di fine studio, anche l'esercizio della professione che vanno ad insegnare: questa sarebbe una vera rivoluzione, ministrro Giannini e prof. Mancini.
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mercoledì 30 luglio 2014
Le pronunce dell'arcano direttore del Conservatorio dell'Aquila
Ogni tanto torno a mirare il sito del Conservatorio dove ho insegnato per oltre vent'anni, L'Aquila, e dove oggi ho letto una dichiarazione, perfetta nella logica (analisi) e nei contenuti. E mi sono chiesto, sorpreso positivamente anzi sinceramente ammirato, perchè mai non mi sia mai accorto in tutti gli anni di mia permanenza al Conservatorio, della verve del futuro direttore, con il quale ho, per sua grazia e concessione, spesso collaborato, quando nei primi anni di Music@, lui faceva il grafico ed io il direttore (di Music@, naturalmente) e dietro mie indicazioni e sotto la mia diretta supervisione, con me sempre al suo fianco, lui impaginava al computer. In quegli anni stava sempre zitto, e forse per questo non mi sono mai accorto di tanta eloquente, dotta oratoria. Col seno di poi devo ammettere che in tutto quel tempo, lui meditava e si preparava al grande passo: la direzione del Conservatorio che un concertista come lui avrebbe meritato da molto prima.
La dichiarazione aveva a che fare con un festival dei Conservatori, altra idea gigantesca (ma non c'è già il Premio delle Arti il quale, proprio perché gestito dai conservatori e dal ministero non produce nulla di nulla?) organizzato dal Conservatorio di Frosinone, nel corso del quale ha vinto un premio un Trio, composto da studenti di tre conservatori, uno dei quali aquilano, il quale esprimerebbe 'ampliamente la cultura e tradizione afro-latinoamericana'. Proclama gigantesco!“L'incontro dei tre studenti dei conservatori dell'Aquila, Fermo e Perugia - commenta in una nota il conservatorio dell'Aquila - è segno di un chiaro obiettivo perseguito dai musicisti, volto a promuovere una comune identità legata alla tradizione afro-latino americana, cultura ampliamente espressa proprio dal chitarrista argentino Martin Diaz Gonzalez”.
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