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sabato 6 dicembre 2014

E' morto Manuel De Sica e ci dispiace molto. Però non era un grande musicista e non ha studiato con Bruno Maderna.

Papà, ma dove mettono i cattivi - chiese il bambino a suo padre visitando il cimitero del suo paesello e leggendo sulle tombe iscrizioni di lodi del defunto.
 Manuel De Sica, che è morto ieri, al contrario, era un uomo buono per davvero, schiacciato dalla figura di suo padre Vittorio, alla cui ombra egli viveva ed alla cui memoria aveva deciso di dedicarsi per tutta la vita. Lo frequentammo alcuni anni fa, al tempo in cui veniva restaurato, per conto del Casinò di Venezia, il capolavoro del neorealismo 'Ladri di biciclette' proiettato poi alla Mostra del Cinema  - un progetto che Anna Elena Averardi, 'consulente per l'immagine' dell'Istituzione veneziana, presentò all'allora presidente del Casinò, avv. Mauro Pizzigati che, immediatamente, lo sposò e finanziò. Manuel De Sica era persona amabile e fragile, consacrata alla memoria del padre, più che alla propria promozione. Oggi sui giornali leggiamo di lui il solito 'coccodrillo' troppo inesatto per essere vero, ed anche con evidenti falsità.
 'Grande musicista', titolava qualche giornale, fra tutti il quotidiano della Capitale che, come altri,  forniva oltre i titoli dei film per i quali egli aveva scritto il commento musicale, anche gli ensemble cameristici per i quali aveva composto musica, fuori degli schermi, soprattutto 'sonate' per strumenti solisti.Vero, tutto vero.
Ma che Manuel fosse un grande musicista,  ce ne corre. Faceva di professione il musicista, questo è vero, soprattutto  per commentare pièces teatrali, documentari e film, ed anche ciò corrisponde a verità; ma ancora un segno del suo genio musicale non è emerso, come forse potrebbe domani,  cercando fra i suoi lasciti non ancora resi pubblici.
 Ciò che  pure hanno scritto i giornali e che è del tutto falso, perchè privo di ogni fondamento, è  che Manuel abbia studiato  con Bruno Maderna al Conservatorio di Santa Cecilia. Primo perchè Maderna non ha mai insegnato, secondo perché Maderna non ha mai insegnato in una istituzione pubblica e tanto meno al Conservatorio di Santa Cecilia, dove, invece, si era diplomato.
   Forse per dire, innocentemente,  che aveva studiato al Conservatorio di  Santa Cecilia, dove pure s'era diplomato Bruno Maderna (ma anche una schiera infinita di ottimi musicisti), ci si è spinti ad affermare, per inciampo non del tutto innocente, che era stato allievo di Maderna. Conosciamo le infinite bugie dei musicisti, per crearsi un albero genealogico che non possono per nessuna ragione vantare.
 Per limitarci, esemplificativamente, ai direttori d'orchestra, nel curriculum di molti di loro leggiamo che hanno studiato con Franco Ferrara, il mitico direttore insegnante. Se fosse vero che egli abbia avuto tutti quegli allievi che si autoprofessano tali, non gli sarebbero bastati tutti gli anni che è vissuto ed ha insegnato, già solo per vederli sfilare davanti ai suoi occhi, senza neanche farli salire sul podio per guardarli in faccia all'orchestra.
 Senza considerare che essere stati allievi di qualche genio non può far diventare genio chi non lo è. Serve, nel caso, solo a dire che tizio o caio si sono formati in una buona scuola. E basta.
 Per tornare a 'Manuel De Sica allievo di Maderna', fra i due ci potrebbe essere stato un incontro, anzi ci sarà stato sicuramente, quando negli anni Sessanta suo padre figurò come recitante, in un disco diretto da Maderna  e dedicato a Brecht/ Kurt Weill. Alla realizzazione di quel disco Ricordi (1964) partecipò  come cantante anche Laura Betti.
In quell'occasione, figuriamoci se papà Vittorio non abbia colto l'occasione per dire a Maderna che aveva un figlio che studiava musica, e Maderna risposto che voleva conoscerlo e che anzi occasione più propizia di quella di assistere alla registrazione, forse non si sarebbe mai più presentata. Detto fatto. Semmai fu quella l'unica  indiretta ed informale lezione di Maderna a Manuel, che allora aveva 15 anni e frequentava il Liceo all'Istituto Nazareno.

mercoledì 15 ottobre 2014

Le cantonate del ministro Giannini e del prof. Marco Mancini, capo dipartimento AFAM

Ambedue, il ministro ed il capo dipartimento, AFAM ( che governa il settore della formazione artistica) provengono dall'Università, quindi nulla hanno mai avuto a che fare con i Conservatori o le Accademie. Ma  ambedue sanno anche che se una università vuole avere un professore, del quale ha immensa stima, il modo di farlo insegnare in quella università si trova: un contratto ad hoc. Il problema è trovare questi insegnanti  fuoriclasse, visto che  molti sono fuggiti nelle università straniere, che il talento e la bravura tengono in grande considerazione, stante la situazione viziata di concorsi  universitari in Italia.
 E' accaduto che  per il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, coordinato da Paolo Damiani - non ditemi: chi è; vi basti sapere che è un jazzista, bravo organizzatore, e dunque segnatevi il nome e basta - in base alle decisioni ministeriali un gruppo di famosi musicisti che ora insegna per chiamata diretta o per qualche altro marchingegno finora possibile, deve lasciare l'insegnamento a favore di altri che certamente non godono della meritata fama degli espulsi, ma che hanno un punteggio superiore a causa del sevizio già maturato. Ciò significa privare gli studenti dell'apporto di docenti che sono attivi nel campo e conosciuti per la loro bravura, e non perchè insegnano da tempo e magari  sono inattivi come musicisti.
 Si tratterebbe della seconda ondata di spoliazione dei nostri conservatori di personale docente ultraquilificato. La prima avvenne  qualche decennio fa, con l'assenso suicida dei sindacati, allorchè si fece divieto di  insegnamento in conservatorio ai musicisti che suonavano in orchestra  e quindi esercitavano la professione che insegnavano ai giovani. Il risultato fu che molte cattedre furono occupate  da musicisti strumentisti che non avevano mai suonato in orchestra o nell'esercizio della libera professione, lo strumento che insegnavano.
 Ora si vuole nuovamente, per cecità di chi governa, rifare quella strada piena di  trappole che ha portato in molti casi alla dequalificazione dell'insegnamento musicale nei conservatori.
 Colpisce vedere che quando si muove, il Ministero lo fa per creare guai o almeno pasticci, mentre mai per risolvere situazioni anomale proibite dalla legge , e che , di conseguenza ministro e capo dipartimento ben conoscono, o dovrebbero.
 Da tempo adiamo denunciando  come molti insegnanti  di conservatorio svolgano mansioni, non occasionali, di operatori musicali ( direttori artistici, presidenti o consiglieri di amministrazione, sovrintendenti ecc...). Sul bimestrale Music@, finchè ne eravamo il direttore, abbiamo anche proposto una prima lista di nomi con incarichi incompatibili; su questo il Ministero non interviene e neppure il capo dipartimento; anche nei casi in cui è intervenuta la magistratura a seguito di rapporto della Guardia di Finanza che ne ha sancito l'illegalità. Se il Ministro ed il Capo dipartimento non ci credono, meglio non lo sanno, basta che leggano il bilancio di previsione del Conservatorio dell'Aquila del corrente anno accademico, per  trovarvi messe a bilancio somme che derivano dalla condanna di un insegnante che si trovava appunto in una situazione di  incompatibilità, come vuole la legge  cosiddetta 'brunetta': professore in conservatorio e sovrintendente di un teatro di provincia. Che aspettano dunque ad agire?
Nel frattempo farebbero bene a pretendere da tutti i nuovi insegnanti di discipline musicali, oltre che il diploma di fine studio, anche l'esercizio della professione che vanno ad insegnare: questa sarebbe una vera rivoluzione, ministrro Giannini e prof. Mancini.