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sabato 26 marzo 2016

Il professore licenziato per una pisciatina notturna non dichiarata è stato graziato. Ma dal tribunale

Il professor Rho finalmente può cantare vittoria, gliel'ha riconosciuta, riammettendolo  alla titolarità della sua cattedra, al pagamento degli stipendi sospesi da quell'infame e 'pisciato'  giorno di gennaio scorso ( il 26 ?), il tribunale, al quale ovviamente lui s'è rivolto.
Perché, fosse dipeso dalla ex rettora Giannini, ora ministro, al povero prof. Rho che non poteva più trattenerla, quella pisciatina del lontano 2004, sarebbe costata l'allontanamento da tutte le scuole del regno e della repubblica, nonostante per quel 'reato' avesse già pagato la relativa multa, intorno ai 200 Euro. Dal che si deduce che mai pisciatina fu più cara. Forse per l'aggravante di averla fatta su un cespuglio, al chiarore della luna, ai bordi di un paesino che non erano che le tre di notte e non notte fonda,  e che una pattuglia di carabinieri, trattenendola anch'essi fino all'inverosimile, stessero girando con la macchina di servizio in cerca di un cespuglio, al buio, alle tre di notte, per farla. E, non potendola fare di fronte al malcapitato professore, si erano vendicati, multandolo.
 Se la Giannini leggesse, dovrebbe sentirsi in grave imbarazzo, costretta ad ammettere che nella 'sua scuola' una pisciatina può influire sulla permanenza in servizio di un insegnante.

sabato 6 dicembre 2014

L'Accademia di danza di Roma nel pallone. E Giannini, il ministro, che fa?

La storia è nota. Dopo l'uscita di scena di Margherita Parrilla, direttrice per qualche secolo dell'Accademia romana, a seguito di irregolarità riscontrate, il Ministero ha nominato Bruno Carioti, già direttore del Conservatorio dell'Aquila e presidente della Conferenza dei direttori dei Conservatori, commissario dell'Accademia.  Carioti ha lavorato bene per un anno riportando la normalità in Accademia.
 Al termine dell'anno da commissario, viene sollecitato dal ministero ad indire le elezioni per il nuovo direttore. Carioti stila un regolamento, giacché non ne esisteva uno;  si fanno le elezioni ed egli, a seguito ed in virtù della  sua gestione da tutti apprezzata, viene eletto a larghissima maggioranza direttore dell'Accademia.
  La legge vuole che il Ministro prenda atto dei  risultati dell'elezione e ratifichi la nomina. In questo caso non è accaduto, perchè un professore battuto sonoramente, ma di professione ballerino, ha contestato quella elezione, avanzando che Carioti non è un ballerino nè un coreografo, dunque non può dirigere l'Accademia di Danza. E non contento della contestazione ha fatto ricorso al TAR, opponendo la medesima motivazione. Il TAR che naturalmente non ha un molto da fare, ha accettato il ricorso ed ha fissato l'udienza al prossimo 4 aprile, cioè fra cinque mesi. Nel frattempo?
 Nel frattempo  Carioti non è più commissario, essendo scaduto l'anno del commissariamento, ma non è ancora, dal punto di vista formale, direttore, perchè il Ministro ha preso in considerazione il ricorso del ballerino contestatore, per quel cavillo, e ha bloccato la nomina. Dunque, ad oggi, sebbene eletto a stragrande maggioranza, Carioti non è ancora direttore e l'Accademia non ha più il commissario e non ancora il direttore. Che fa allora l'Accademia da qui ad aprile? Ecco dove il ministro dorme.
 L'Accademia, a stragrande maggioranza, le chiede di intervenire per  risolvere questa anacronistica situazione, perché non può restare senza guida ancora per cinque mesi.
Perché il ministro o il capo dipartimento dell'AFAM, attraverso decreto, non chiariscono che la contestazione del ballerino non eletto non ha senso? E che la funzione di dirigente di una Accademia di danza può essere ricoperta onorevolmente ed efficacemente anche da un musicista, come del resto , meritoriamente, ha fatto Carioti in quest'anno di commissariamento e che non si può pensare che i ballerini devono essere amministrati  soltanto da ballerini, i musicisti  solo da musicisti, i politici da ladri a maneggioni, pardon, c'è sfuggito, come molti casi stanno dimostrando che accade?
 Per ora anche il Ministero, come il TAR, se la prende comoda.

mercoledì 15 ottobre 2014

Le cantonate del ministro Giannini e del prof. Marco Mancini, capo dipartimento AFAM

Ambedue, il ministro ed il capo dipartimento, AFAM ( che governa il settore della formazione artistica) provengono dall'Università, quindi nulla hanno mai avuto a che fare con i Conservatori o le Accademie. Ma  ambedue sanno anche che se una università vuole avere un professore, del quale ha immensa stima, il modo di farlo insegnare in quella università si trova: un contratto ad hoc. Il problema è trovare questi insegnanti  fuoriclasse, visto che  molti sono fuggiti nelle università straniere, che il talento e la bravura tengono in grande considerazione, stante la situazione viziata di concorsi  universitari in Italia.
 E' accaduto che  per il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, coordinato da Paolo Damiani - non ditemi: chi è; vi basti sapere che è un jazzista, bravo organizzatore, e dunque segnatevi il nome e basta - in base alle decisioni ministeriali un gruppo di famosi musicisti che ora insegna per chiamata diretta o per qualche altro marchingegno finora possibile, deve lasciare l'insegnamento a favore di altri che certamente non godono della meritata fama degli espulsi, ma che hanno un punteggio superiore a causa del sevizio già maturato. Ciò significa privare gli studenti dell'apporto di docenti che sono attivi nel campo e conosciuti per la loro bravura, e non perchè insegnano da tempo e magari  sono inattivi come musicisti.
 Si tratterebbe della seconda ondata di spoliazione dei nostri conservatori di personale docente ultraquilificato. La prima avvenne  qualche decennio fa, con l'assenso suicida dei sindacati, allorchè si fece divieto di  insegnamento in conservatorio ai musicisti che suonavano in orchestra  e quindi esercitavano la professione che insegnavano ai giovani. Il risultato fu che molte cattedre furono occupate  da musicisti strumentisti che non avevano mai suonato in orchestra o nell'esercizio della libera professione, lo strumento che insegnavano.
 Ora si vuole nuovamente, per cecità di chi governa, rifare quella strada piena di  trappole che ha portato in molti casi alla dequalificazione dell'insegnamento musicale nei conservatori.
 Colpisce vedere che quando si muove, il Ministero lo fa per creare guai o almeno pasticci, mentre mai per risolvere situazioni anomale proibite dalla legge , e che , di conseguenza ministro e capo dipartimento ben conoscono, o dovrebbero.
 Da tempo adiamo denunciando  come molti insegnanti  di conservatorio svolgano mansioni, non occasionali, di operatori musicali ( direttori artistici, presidenti o consiglieri di amministrazione, sovrintendenti ecc...). Sul bimestrale Music@, finchè ne eravamo il direttore, abbiamo anche proposto una prima lista di nomi con incarichi incompatibili; su questo il Ministero non interviene e neppure il capo dipartimento; anche nei casi in cui è intervenuta la magistratura a seguito di rapporto della Guardia di Finanza che ne ha sancito l'illegalità. Se il Ministro ed il Capo dipartimento non ci credono, meglio non lo sanno, basta che leggano il bilancio di previsione del Conservatorio dell'Aquila del corrente anno accademico, per  trovarvi messe a bilancio somme che derivano dalla condanna di un insegnante che si trovava appunto in una situazione di  incompatibilità, come vuole la legge  cosiddetta 'brunetta': professore in conservatorio e sovrintendente di un teatro di provincia. Che aspettano dunque ad agire?
Nel frattempo farebbero bene a pretendere da tutti i nuovi insegnanti di discipline musicali, oltre che il diploma di fine studio, anche l'esercizio della professione che vanno ad insegnare: questa sarebbe una vera rivoluzione, ministrro Giannini e prof. Mancini.