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lunedì 20 febbraio 2017

Dallo stadio della Roma alle Terme di Caracalla. Storie che si ripetono

Premessa. A noi dello stadio della Roma, come di qualunque altro stadio di ieri, oggi e domani non frega assolutamente nulla, perché geneticamente estranei al mondo dello sport ed ancor più a quello del calcio.
 Perché occuparcene, allora? Semplicemente perché ci sono fatti che non possono esser ignorati, per la singolare tempistica ed anche  per il contenuto.
 Partiamo dallo stadio che l'A.S. Roma vuole costruire a Tor di Valle e per il quale da anni ha presentato un progetto, approvato in linea di massima da Marino,  ora rimesso in discussione dalla Raggi e dal suo ormai ex assessore Berdini.
 Perchè questo voltafaccia? Perchè la Raggi è incapace a governare ed anche, semplicemente,  a decidere, commissariata dal Movimento che l'ha candidata e sfiduciata  dagli stessi  ignari e disperati romani che l'hanno votata.

Anni fa, Raggi compresa, i Cinquestelle  si opposero a quel progetto, come succesivamente, una volta al governo della città, si sono opposti alle Olimpiadi ed a qualunque cosa venisse proposta, per il terrore di sbagliare ed aggiungere errore ed errori che possono costare al Movimento un forte arretramento nel gradimento degli elettori.
 Berdini, l'ex assessore,  un mastino messo a guardia del territorio per difenderlo dagli assalti dei cementificatori, dice no! a tutto; la Raggi non è dello stesso parere - perchè ha cambiato idea -  ed anche Grillo ed i suoi luogotenenti, Di Maio e Dibba, assicurano che lo Stadio si farà. Anche perchè sanno che, in caso contrario, avrebbero contro mezza Roma - non il costruttore - ma tutti i romanisti, esclusi ovviamente i laziali che rappresentano l'altra metà del pianeta cittadino. E avrebbero contro anche Totti, il nono re di Roma, soprannominato il 'pupone', al quale la sindaca  avrebbe assicurato, pubblicamente, almeno sembra, esito positivo al progetto dello  stadio.

Adesso, alla vigilia dell'esame  del progetto e del definitivo parere del Comune, che sembra tuttavia ancora titubante, arriva una tegola sulla testa dei Romanisti che potrebbe, eventualmente, salvare la faccia alla Raggi, qualora si riconvertisse al no. E cioè una specie di AVVISO DI GARANZIA della sovrintendenza che avverte: quella zona non va toccata e soprattutto non va toccato il manufatto delle gradinate coperte dell'antico ippodromo di Tor di Valle, emblema dell'architettura degli ani 50, dismesso definitivamente quattro o cinque anni fa, ed ora in totale abbandono. La palla passa nelle mani del Ministero che dovrebbe pronunciarsi tra breve. L'AVVISO DI GARANZIA, cosiddetto, giunge proprio alla viglia delle grandi decisioni comunali. E lo invia  la sovrintendente Eichberg, il cui fratello - e qui siamo nella fantascienza - è a capo di una società della Lazio.
 Sergio Rizzo, ha fatto oggi notare sul Corriere che quel manufatto dell'architetto Lafuente, è a rischio crollo e avrebbe dovuto anche essere da tempo abbattuto,  quantomeno bonificato dall'amianto. Perché, si domanda, se era così importante, non  lo si è restaurato in tempo né bonificato? Ed invece lo si fa ora, per entrare forzatamente in gioco, con una carta truccata, sul progetto 'stadio' della Roma?
 Le domande di Rizzo non sono fuori luogo, né si possono liquidare con la parentela della sovrintendente con il club avverso. Non scherziamo. Anche perchè Rizzo ricorda agli ignari Cinquestelle ed ai romani che li sostengono che in pieno centro c'è lo Stadio Flaminio, opera dell'arch.Nervi, in rovina, e che all'Eur, il velodromo è stato abbattuto con la dinamite e lì dove sorgeva, ora ci sono sterpaglie ed immondizie. Perchè, riflette Rizzo,  fervore e  tempistica sospetti  per Tor di Valle?

Ed ora che c'entra lo stadio della Roma con le Terme di Caracalla, se non per il fatto che la tradizione ed anche la rima vuole  che   a Caracalla gli antichi romani giocavano a palla?
C'entra con una storia vecchia di un quarto di secolo, legata all'agibilità delle Terme ed alla opportunità e capacità di ospitare spettacoli operistici con grande affluenza di pubblico.
 Le Terme ospitarono la prima volta spettacoli d'opera, negli anni Trenta, molti anni dopo Verona, per espressa volontà del Duce, e vi si rappresentò nella prima stagione Lucia di Donizetti. E si sa che di lì sono passati tutti i grandi nomi della lirica mondiale. Poi...poi negli anni Novanta, dopo la sovrintendenza Vlad, furono vietate agli spettacoli d'opera, esattamente negli anni in cui in quella stessa sovrintendenza, a Roman Vlad era succeduto Gian Paolo Cresci.
In  quegli stessi anni Licia Borrelli, sorella del procuratore capo milanese e moglie di Roma Vlad era una dirigente del Ministero e della Sovrintendenza dalla quale dipendeva anche la vigilanza sulle Terme. Recentemente Licai Borrelli è stata intervistata per Repubblica da Gnoli che ne ha lodato gli indiscussi meriti di studiosa e dirigente statale; proprio quell'intervista  ci ha fatto venire in mente il caso che stiamo per raccontarvi). Secondo la Borrelli, le Terme  non potevano più ospitare spettacoli d'opera, perchè bisognose di lavori urgenti  di manutenzione e consolidamento. E così a Cresci vennero inibite le stagioni estive dell'Opera a Caracalla, che qualche anno prima erano state concesse a Vlad; evidentemente con il passaggio di Vlad le Terme avevano subito gravi danni - verrebbe da pensare.
 Non è la prima volta che ne scriviamo. Lo facemmo anche all'epoca, notando che le cattive condizioni di stabilità delle terme erano tali anche sotto la sovrintendenza di suo marito. Ma lei non le chiuse. Lo fece dopo che suo marito era andato via all'Opera e gli era succeduto Cresci.
 Naturalmente nulla di penalmente rilevante e di formalmente irregolare nell'azione della Borrelli - esattamente come nel caso dell'intervento della Eichberg su Tor di Valle. Però a noi  qualche sospetto, tuttavia, desta il fatto della tempistica, tralasciando, nel caso di Tor di Valle, il fattore 'consanguineità'.

mercoledì 11 maggio 2016

Regio di Torino. C'è anche VIvaldi nella stagione 2016-17

Sarebbe anormale il contrario. E cioè che a Torino , sede del famosissimo Fondo( Foà-Giordano) vivaldiano, non  ci si occupasse della sua musica. E perciò ha fatto bene il Teatro Regio ad inserire nella sua stagione prossima un raro titolo vivaldiano. Non abbiamo tempo per controllare, ma temiamo si tratti di una prima volta, quantomeno una delle rarissime volte , mentre invece  gli Haendel o i Purcell vi comparirebbero - se la memoria non ci tradisce - con più regolarità.
 Ma il titolo in questione, l'Incoronazione di Dario, ci ha riportati indietro nel tempo, a molti anni fa quando assistemmo ad una delle prime riprese moderne a Siena, per la Chigiana, durante i corsi estivi nella famosa Accademia,  vanto del Conte Chigi.
 Erano gli anni 67-68 quando frequentammo i corsi alla Chigiana ( direzione di coro e musicologia) e la memoria ci diceva che vedemmo al Teatro dei Rinnovati proprio il titolo vivaldiano, assieme ad un nuovo balletto di Roman Vlad, Il gabbiano, con ballerini d'eccezione, dalla Yvette Chauvirée a Carla Fracci, i cui nomi ci vengono immediatamente in mente quando pensiamo a quella 'prima'.
Già, anche noi frequentammo la Chigiana negli anni di studio, giovanili; mentre  per far mettere piede all'attuale direttore della rinomata Accademia senese, l'hanno dovuto nominare direttore artistico ( parliamo di Nicola Sani, naturalmente); in quegli anni la dirigeva Mario Fabbri, musicologo - accusato di 'falso', per alcune sue finte scoperte scarlattiane.
 Il titolo vivaldiano era per noi associato alla memoria di quelle estati. Ed, invece, andando a rileggere la storia della Chigiana scritta da Pinzauti, abbiamo dovuto ammettere che l'opera che vedemmo in quegli anni a Siena fu la Julie di Spontini, e che l'Incoronazione di Dario l'abbiamo vista a Siena, ma nel 1978, in una delle estati passate con la famiglia in vacanza nella campagna senese. Scherzi della memoria.