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venerdì 21 luglio 2017

Leggi speciali dei ministeri dell'Economia e della Cultura per dar soldi agli amici degli amici, con trattamento di favore

L'Italia è anche il paese delle leggi speciali, senonché siccome siamo anche il paese di Pulcinella accade che di leggi speciali se ne facciano una al giorno, e forse più se ne vorrebbero, ad ogni nuovo inciampo; il fatto è che in Italia si inciampi sempre di più e sempre più persone vi incorrano. Vengono loro applicate leggi speciali ad hoc, ma non passa giorno che non venga individuata qualche eccezione per  la loro inefficacia.  Insomma nulla di nuovo.

Di nuovo, invece, c'è che se non con le leggi ordinarie si trova modo di favorire gli amici degli amici con leggi 'economiche' speciali.

Si sa che ne  hanno la Biennale di Venezia , come il Festival di Spoleto, e da tempo. Tali leggi speciali assicurano, piove o tira vento, in tempo di vacche grasse o magre, un finanziamento stabile per queste due istituzioni; e se la cosa appare del tutto normale per la Biennale, non si capisce perchè dovrebbe averlo Spoleto fra i festival italiani. Noi, ad esempio, lo daremmo un finanziamento speciale al Ravenna Festival o al Rossini Opera Festival, che invece non l'hanno. E perchè' ? Boh, anche se si può dire che l'amico festival ravvenate, in qualche modo trova sempre la strada per finanziamenti speciali. E ne sarà destinatario l'anno prossimo anche il Rossini Opera festival per il grande anniversario rossiniano, per il quale c'è già un comitato nazionale composto da chi è in grado di spremere sangue e soldi dallo Stato.

Ma se Venezia e Spoleto, perchè non anche Parma  per il suo Festival Verdi, e la Fondazione RomaEuropa per il suo festival? Detto fatto, dalla fine dell'anno scorso due leggi speciali - con relativi padrini sostenitori - assicurano ai due festival un contributo annuo di 1 milione di Euro - che andranno ogni anno a sommarsi ai finanziamenti  che attraverso il FUS  alle due istituzioni arrivano già e continueranno ad arrivare.

Venezia, Spoleto, Parma, Romaeuropa...non basta. E Umbria Jazz non merita altrettanto? certo che lo merita. E allora, questa primavera, col sostegno di un drappello di parlamentari umbri, si vara una legge speciale ad hoc. anche ad Umbria Jazz una legge speciale che gli assegna 1 milione di Euro ogni anno.

La storia di Barbareschi e del suo Teatro Eliseo, va considerata in un capitolo a parte, anche il noto attore ha trovato i deputati amici che l'hanno aiutato per non farlo finire in miseria. Gli avevano assicurato 8 milioni in due anni, un finanziamento speciale, senza legge speciale. C'è stata una sollevazione generale, anche perchè con tutta la storia che l'Eliseo ha alle spalle, si tratta pur sempre  di un teatro privato, a seguito della quale il finanziamento è stato ridotto, adducendo la scusa che  metà di esso andava ai terremotati. E Barbareschi, ha dovuto fare mosca, dopo aver cantato vittoria  prima che la guerra fosse davvero terminata. Comunque 4 milioni li prende, una tantum.

 Come 4 milioni, una tantum, stanno per arrivare nelle casse dell'Accademia di Santa Cecilia. E poi ci si chiede a che servono tutti quei mammasantissima nel suo consiglio di amministrazione, a cominciare da Letta e giù giù fino a Michele dall'Ongaro. Servono ad ottenere soldi e favori in casi di particolare necessità. Perchè legge vuole che per i ricchi i soldi si trovino sempre, per i poveri cristi, invece, neanche quelli per la sopravvivenza sono assicurati.
Per questo contributo speciale (sostenuto da Linda Lanzillota e Simona Vicari, dicono le cronache ) all'Accademia si è ricorsi al decreto governativo ' Piano per il mezzogiorno'- dove è a tutti chiaro che se non quello per il mezzogiorno, il finanziamento speciale sarebbe arrivato anche con il decreto sulle province o quello sullo smaltimento dei rifiuti, con decenza parlando. Non basta. Sempre all'Accademia arriveranno ogni anno 250.000 Euro per finanziare i corsi di perfezionamento, mettendo fine ad un contenzioso con il MIUR, quello della Fedeli. Probabilmente il MIUR ha finalmente riconosciuto - era ora, in questo caso - che l'Accademia è l'unica istituzione pubblica a rilasciare diplomi post laurea in discipline musicali come ora i Conservatori  sono autorizzati a rilasciare, sebbene il relativo iter legislativo abbia ancora dei punti in sospeso. Anche questa elargizione nel Decreto 'mezzogiorno' . E qualcuno ha ironizzato dicendo che tale collocazione è dovuta al fatto che nei corsi di perfezionamento accademici insegnano noti docenti di origini meridionali.  E poi dite che non è una farsa?


Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo contrari a questi finanziamenti in linea di principio. Affatto. E' che conosciamo quale calvario abbia dovuto sopportare l'Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, per vedersi riconosciuto lo status di ICO, dopo vent'anni di attività superlativa che non ha pari forse in nessuna altra orchestra italiana.

E a quale calvario  debba ancora sottoporsi il Sistema delle orchestre e cori infantili e giovanili d'Italia, fondato da Abbado che da anni fa richiesta di un finanziamento che gli viene regolarmente rifiutato.
 Eppure ieri come oggi nelle stanze del Ministero del Collegio romano  che oggi è affidato a Franceschini, si sono aggirati sempre gli stessi orchi. Chi? Un nome per tutti. Salvo Nastasi. Che è l'inventore dell'algoritmo infame che ha falcidiato infinite istituzioni musicali piccole e medie vanto del nostro Paese,  e che ha tenuto a stecchetto per anni ed anni l'Orchestra Verdi - peste lo colga già solo per questo! - e ha detto e ripetuto 'no' al finanziamento del Sistema

giovedì 18 maggio 2017

Accademia di santa Cecilia, Opera di Roma, RomaEuropa in corsa per annunciare le prossime stagioni con i giornali che fingono di interessarsene

Sembrano d'accordo tutti. Nella medesima settimana, le massime istituzioni musicali romane, nella speranza di guadagnarsi un pò di spazio sul palcoscenico della carta stampata, danno appuntamento per annunciare le prossime stagioni.
Come fa oggi Santa Cecilia, l'altro ieri RomaEuropa e, a distanza ravvicinata, farà anche l'Opera. Che,  comunque, di conferenze stampa  ne convoca una ogni quattro o cinque giorni. Ora per annunciare la locandina di un'opera, ora per l'apertura  del mercatino aziendale, ora  per illustrare il menu del nuovo ristorante interno  e le condizioni per prenotare i pasti da consumare fra un intervallo e l'altro di una rappresentazione - intervalli che  dovranno necessariamente essere sempre consistenti, non meno di mezz'ora; bandendo categoricamente gli 'atti unici' che vorrebbero dire chiusura forzata del ristorante.

Perchè, uno si domanda tutti, in una settimana? Perchè non avendo nulla o quasi di così eclatante e nuovo da annunciare, chi tardi arriva, sulle pagine dei giornali, male alloggia. Naturalmente non ci nascondiamo che possono sempre rimediare con le pagine a pagamento, come fanno ormai tutte le grandi istituzioni musicali italiane, con i più importanti giornali( Repubblica, Corriere e Sole 24 ore, senza essere riusciti a salvare dal naufragio il giornale di Confindustria).

Le Istituzioni ricorrono alle pagine a pagamento - nelle quali fanno scrivere quello che vogliono, come è tuttavia giusto in un avviso pubblicitario a pagamento - per due ragioni complementari. Prima ragione: rendere noto in Italia il calendario degli appuntamenti della stagione, la cui notizia altrimenti rimarrebbe ristretta al pubblico locale.

Seconda ragione: pagando, sperano di assicurarsi da parte dei giornali un occhio di riguardo.
Chi non crede a questo secondo fine, vogliamo rinfrescare la memoria ricordando un fatto accaduto a Parigi, anni fa. Quando l'Opéra, visto che Le Monde recensiva quasi sempre negativamente i suoi spettacoli, tolse la pubblicità al quotidiano, dichiarandone apertamente la ragione.

In Italia se una istituzione lo facesse forse non farebbe né freddo né caldo; come invece accadrebbe se analogo provvedimento adottasse un grande gruppo industriale. E' sempre un fatto di soldi e di quantità. E le Istituzioni musicali italiane, strette dalla crisi e dalla riduzione costante dei finanziamenti, contano  assai poco nei bilanci dei giornali che accusano anche una continua emorragia di lettori( a dispetto dei dati falsi forniti ufficialmente, come ha fatto in questi anni Il Sole 24 Ore, amministrato da Donatella Treu).

E comunque , per quel poco che possono, tentano di ungere le ruote, non potendo contare sul reale interesse dei giornali alla loro attività, non vendendosi all'orizzonte  finalmente la luce dopo il tunnel.  Che si brancoli ancor nel buio, l' ha confermato, proprio in questi giorni, una lunga intervista all'assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma, Luca Bergamo, il quale, in buona sostanza, ha detto: lasciateci lavorare - il mantra più recente della sua sindaca Raggi, di cui è vice - anche in relazione al  Teatro Valle, chiuso ormai da anni e che riaprirà 'parzialmente' a giugno, per poi richiudere e far partire i lavori di restauro. Quali? E quando, soprattutto?

mercoledì 2 novembre 2016

Due leggi speciali per il Festival Verdi di Parma e Romaeuropa di Roma

A che servono le leggi speciali per finanziare solo due festival (musicale il primo, di 'varia umanità' , perfino multimediale il secondo),  mentre la medesima cosa non  si fa ( perché si dovrebbe ?) con parecchi altri di ugual peso ed ugualmente finanziati attraverso il FUS, al capitolo 'Festival e Rassegne'?
Stiamo pensando -  mentre è approdata in Parlamento la legge speciale per il Festival Verdi e per il Romaeuropa - al Rossini Opera Festival di Pesaro, Ravenna Festival ( noto anche come Festival dei Muti, Cristina e Riccardo), Torre del Lago ( Puccini) e Donizetti (Bergamo), i cui finanziamenti attraverso l'apposito capitolo del FUS si sono ormai stabilizzati, salvo eventuali repentini e forti cambiamenti nella programmazione dell'uno o dell'altro?
 Esistono già in tale ambito leggi speciali:  ne è stata varata tanti anni fa una, specialissima, per la Biennale, e una ne ha anche Spoleto, per il festival che fu già di Giancarlo Menotti, fondatore e direttore geniale ed instancabile, finito ora, da anni, nelle mani  di Giorgio Ferrara, ma quanto diverso dall'originale.
 Una legge speciale riconosce ad un festival uno status particolare, in base al quale un paese si premura di metterlo al sicuro, salvo poi a farlo finire in mani sacrileghe, con la benedizione del potente di turno.
 Tale status speciale non è stato mai riconosciuto, ad esempio, al Rossini Opera Festival, certamente  finanziato a dovere, ma che per i meriti che ha avuto nella riscoperta, studio e diffusione dell'opera di Rossini, l'avrebbe meritato.
 Che non l'abbia avuto il Festival Puccini di Torre del Lago, al contrario, è abbastanza comprensibile se si pensa in quali mani sia finito e come  non si avvalga del lavoro degli studiosi pucciniani che con il festival sono in guerra. Si potrebbe anche aggiungere che se c'è un musicista le cui opere sono straconosciute, straamate e straeseguite e dunque affatto necessiti di un festival per raggiungere in maniera meno alta i medesimi risultati, si capisce come la scarsa considerazione di quel festival abbia ragioni e radici solide.
 Alla stessa maniera si potrebbe ragionare per un Festival Verdi a Parma. Verdi, come Puccini, è fra gli autori d'opera più eseguito al mondo; per lui la Ricordi, d'accordo con uno stuolo di studiosi, ha licenziato via via le edizioni critiche, e dunque perchè un Festival Verdi? Già, perchè? Per fare un favore a Parma che comunque negli ultimi anni ha offerto edizioni non degne di nota, compresa quella appena conclusasi, nonostante i canti di vittoria e gli squilli di tromba.
 Ritornando ai due festival, oggetto oggi della proposta di legge speciale, già passata in Senato ed ora all'esame del Parlamento, che assegna a ciascuno un finanziamento di 1 milione di Euro, per anno, a partire dal 2017, ci sembra di vedervi una appendice del cosiddetto decreto 'milleproroghe' di fine anno, quando  zitto zitto quatto quatto, si fanno passare regalie e privilegi che poi difficilmente scadranno, anche quando non sarebbero più meritate.
 Le leggi speciali - e le due che il Parlamento  sicuramente approverà (giacchè presentate da un senatore PD e favore di Festival che in quel partito ha fiancheggiatori e protettori, Romaeuropa, anche meritati, e di una cittadina, Parma, il cui sindaco s'è clamorosamente staccato dal movimento che l'ha eletto e forse dimostra aperture verso il partito di Renzi) - somigliano tanto alle 'accise' che da secoli per ragioni varie, talune anche nobili, continuiamo a pagare senza sapere ormai più che fine facciano, perchè i beneficiari, nel tempo, non sono più quelli per i quali erano state accese.
 Sarebbe stato molto più logico inserire a buon diritto tali festival fra quelli  nei finanziati dal FUS ( dal quale sicuramente ottengono altri soldi) e la cosa finiva così. Invece no, nei tempi che viviamo, fra disastri di ogni genere, si trova anche il tempo di far passare alla chetichella leggi speciali.
 Sbaglia naturalmente chi interpreta questa nostra posizione nel senso che i soldi per i due festival siano mal spesi. Certamente  sono meglio spesi che se andassero a tanti altri sentori nei quali il furto e il malaffare regna sovrano.
Però, il senatore PD Marcucci (pare si chiami così)   primo firmatario della proposta, dovrebbe spiegarci come mai ha fatto pressione perchè i due festival favoriti  non fossero meglio finanziati dal FUS, ma attraverso legge speciale,  e non ha avuto neppur un sussulto quando ha saputo - se l'ha saputo - che il dicastero del suo compagno Franceschini ha negato un finanziamento, anche minimo, al cosiddetto 'Sistema delle orchestre e cori giovanili ed infantili' in Italia, che ben altra attenzione avrebbe meritato. Chieda ragione, se gli interessa, al consigliere del premier Renzi, Nastasi che per molti anni  ha di fatto comandato al ministero della Cultura.

venerdì 1 aprile 2016

Carlo Fuortes prima ancora di essere trascinato in tribunale, se mai lo sarà, s'è ritrovato un avvocato difensore, ma anche un pubblico ministero

Nessuno glielo ha chiesto a Valerio Cappelli, giornalista del 'Corriere', di prendere le difese di Carlo Fuortes che - come lui stesso asserisce - non ha bisogno di un avvocato difensore, perchè saprebbe difendersi da sè; ed anche perchè finora non è stato accusato di nulla da nessuno. Allora perchè tanto tempismo da parte di Cappelli nel correre in difesa di Fuortes? Perchè ha avuto notizia della visita in teatro della candidata a sindaco di Roma del movimento di Grillo, l'avv. Raggi, la quale ha detto prima ancora di capire cosa sia un teatro, che vuole vederci chiaro nei conti,  eliminare gli sprechi, insomma... anche il manager Fuortes, portato in palmo di mano prima di quella fesseria dell'esternalizzazione di orchestra e coro, non sarebbe gradito alla Raggi sindaco - eventualmente - e dunque, nel caso in cui per nostra  disgrazia( perchè senza nessuna esperienza amministrativa!) vincesse le elezioni,  ci sarebbe da attendersi un cambio della guardia, come nella migliore tradizione capitolina e non solo capitolina.
Ora la Raggi si poteva risparmiare una tale visita con dichiarazioni al seguito, anche perché se Lei pensa a qualcuno del suo movimento per la guida del Teatro dell'Opera, a noi vengono i sudori freddi conoscendo l'intraprendenza, la voglia di crescere, ma anche l'ignoranza e l'inesperienza dei pentastellati, nei settori dello spettacolo e della cultura, pur essendo stato l'intero movimento generato dalla costola di un guitto, che solo da poco è tornato a fare il mestiere che meglio conosce.
 L'avvocato difensore, non richiesto, cita  l'eventuale unico neo della gestione Fuortes. la doppia direzione artistica, con conseguente doppio costo. Ma lo fa per difendere soprattutto uno dei due corni della direzione artistica e cioè l'amico Alessio Vlad.
Perchè altri, anche a cercarli attentamente non ve sono. E qui interviene il diretto interessato, Fuortes, a  ripetere che  i biglietti come le entrate sono aumentate e che il teatro è impegnato sul fronte della produzione e regia contemporanea, quella senza la quale  nessuna giustificazione avrebbe la compresenza di Giorgio Battistelli nella direzione artistica.
Secondo noi e  prima ancora, la permanenza di Vlad dopo l'uscita di scena di Muti, non ha nessun senso all'Opera come altrove.  E pure è ricercatissimo tanto da  fare contemporaneamente il direttore artistico a Roma, a Spoleto ( per la parte musicale) e da poco anche  a Ravello, in Campania. A noi sembra davvero uno smacco al buon senso, oltre che alla decenza. Ma per il resto del mondo, evidentemente, così non è. E noi non possiamo che accettarlo.
 Mentre invece ci riesce più difficile accettare il fatto che per capire che cosa fanno alcune istituzioni, ci viene richiesto di tornare sui banchi di scuola. Dovremo farlo e subito per capire cosa voglia dire l'intestazione del nuovo festival che proprio all'Opera di Roma, Battistelli, si accinge ad inaugurare, il 'Fast Forward Festival'. Perchè non chiamarlo 'Contemporaneo'? che sarebbe stato chiaro a tutti? Ci sembra una intestazione che avrebbe potuto mettere un suo predecessore, Nicola Sani, ora a Bologna e Siena ed altrove ( un altro dei miracolati e sopravvalutati dell'Italia di oggi), il quale ha rivoluzionato l'Accademia Chigiana, facendole parlare solo inglese, e facendo sembrare tutto più nuovo e più bello che pria.
 Battistelli però potrebbe dare fastidio ad un'altra istituzione romana che in fatto di linguaggio postuniversitario, tassativamente in inglese, e di spettacoli che nessuno ha mai visto, si fa un punto di orgoglio, e cioè la Fondazione RomaEuropa con l'annesso festival. Quello di Battistelli, all'Opera di Roma, sembra nato da una costola del RomaEuropa Festival, all' inglese naturalmente.  E qualche volta i figli scimmiottano maldestramene i padri, inutilmente.

Tornando al festival, il nome, tradotto in italiano da noi, artigianalmente, senza conoscere la lingua, potrebbe essere 'Festival avanti veloce'. Chissà cosa vorrà dire, e comunque a noi che amiamo l'andar lenti e lo sguardo al presente, questo festival potrebbe probabilmente incuriosire, ma, sicuramente, andare per traverso.