Fra qualche giorno il festival che da una decina d'anni unisce idealmente Torino e Milano - nato dalle ceneri di Settembre Musica e gestito da Micheli/ Restagno/Colombo ( curiosamente il Corriere di oggi, nella presentazione, a pagamento, dimentica di fare il nome di Restagno, artefice della programmazione, mentre la coppia Michel/Colombo provvedevano alla 'questua') si presenta più nuovo di prima, con il vertice cambiato ( Gastel, Campogrande) ed affidato per l'organizzazione non ad una nuova fondazione - come si era pensato al momento del cambio per mettere in sicurezza il festival - ma a due organismi delle rispettive città ( I Pomeriggi musicali per Milano, La Fondazione per la musica e... a Torino, guidata fino all'arrivo dell'Appendino dalla signora Vergnano; ed ora? ).
Nuovo vertice, nuove intenzioni, nuove finalità ma meno soldi - che è stata secondo noi, assieme alla prospettiva di cambi al vertice delle due municipalità, la ragione vera del cambio della guardia, altro che ritorno agli studi, nel caso di Restagno, in compenso, più idee, ed ogni concerto a tema, secondo le dichiarazioni preliminari.
Se è per questo, tolte certe trasmissioni televisive che sarebbero da premiare per manifesta idiozia, a causa dei titoli giornalieri, la stessa idea - quella cioè di studiare un titolo per ogni concerto, un titolo che colpisca più del programma stesso e dei suoi interpreti - si vede spesso far capolino nei programmi di alcune istituzioni che si curano assai meno della qualità sia delle proposte che delle esecuzioni.
Senza voler mischiare fanti a santi, se si scorre la programmazione della Istituzioni sinfonica abruzzese, che da poco ha una nuova direzione artistica, si vedrà come tolti i titoli sempre curatissimi ed estratti dal cilindro magico dalla direzione, l'orchestra viene regolarmente affidata ad una schiera di giovani ( non abbiamo nulla contro i giovani, ma per un'orchestra che è rimasta 'giovane', nonostante vanti decenni di esistenza, si fa presto a farla precipitare in basso, ancora più in baso, molto in basso, lasciando brillare in alto solo quei titoli!).
Non è il caso di Mito, dove a Campogrande, compositore dalle mille trovate ( come quella degli inni delle nazioni che partecipavano all'EXPO), speaker radiofonico, i titoli vengono facili. Come altrettanto facile è venuto ordinare agli interpreti un programma che quei titoli illustri, almeno per non fare la figura di chi dice una cosa ed un'altra ne fa fare.
Vi sono naturalmente delle idee, e del resto avendo assunto come titolo generale, o tema, del festival 'padri e figli', ditemi voi quale autore o periodo o opera sarebbe esclusa a priori. Niente e nessuno può considerarsi fuori, ed è quello che ha pensato Campogrande, allestendo una grande mostra di musica con qualche pezzo forte, o nuovo se vogliamo.
Sulla reale utilità della nascita di MiTo abbiamo sempre nutrito seri dubbi, stando che Torino e Milano sono città che hanno diverse istituzioni musicali e sono servite, per la musica, da gennaio a dicembre, salvo settembre, che si è incaricato di riempire per anni il terzetto di cui all'inizio, ed ora il duo Gastel-Campogrande.
Ci piace, ad esempio, lo spettacolo importato dall'Olanda - se abbiamo letto bene - destinato ai bambini (destinato a porre ancora una volta il problema della educazione e pratica musicale nelle scuole italiane fin dall'infanzia) come anche le giornate in cui si esalta la pratica corale amatoriale in Italia, in collaborazione con la benemertia FENIARCO (alla quale quei delinquenti del Ministero di Franseschini hanno negato anche un finanziamento simbolico!); ci piace la presenza di tanti musicisti italiani (che al terzetto che ha guidato per anni il MiTo non andavano proprio a genio) anche se per chi è addentro alle premiate ditte non sfuggono rapporti e legami (anche pericolosi!), ci piace anche l'assenza delle compagini orchestrali estere che da sole svuotavano le casse del festival; mentre non ci piacciono gli studiosi che pretendono di far rivivere i geni ai quali si sono dedicati (vedi Sardelli con Vivaldi, ma accettiamo lo scherzo), e ci piace anche l'idea di far presentare ogni concerto da competenti, evitando che dicano le solite ovvietà ( Radio 3 ne presenta esempi preclari!), che si sbrodolino nella presentazione degli interpreti, ma che facciano in poche prole capire al pubblico, predisponendolo, quello che stanno per ascoltare e magari non conoscono.
In questa attività, fatta fuori l'onnipresente radiofonico Giovanni Bietti, che assieme a qualche compositore, anch'esso radiofonico, sta riducendo all'osso il pubblico di Radio 3, Campogrande si è affidato a due coppie, una per ogni città ( che magari parleranno tutti contemporaneamente, giacchè ci sono giorni in cui contemporaneamente, ma in luoghi diversi - per fortuna - ci saranno concerti), nelle quali due componenti li conosciamo bene per averli ascoltati assai spesso alla radio. Più che per il 'radiofonico' romano, in trasferta a Milano, temiamo per la milanese ' radiofonica', che sicuramente, come fa da anni ogni settimana, è bravissima a 'menare il can per l'aia'.
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domenica 28 agosto 2016
domenica 19 aprile 2015
Sul Fascismo e la cultura si getti tutto il fango possibile. Ad eccezione dei casi in cui la storia non lo consente. A margine di una recensione di Leonetta Bentivoglio a proposito di Vivaldi, su Repubblica
Una recensione del recente volumetto, edito da Sellerio, a firma Federico Maria Sardelli, dedicato alla riscoperta novecentesca di Vivaldi e della sua musica, che noi abbiamo già segnalato su questo blog, è apparso qualche giorno fa su 'Repubblica', a firma Leonetta Bentivoglio. La quale, curiosamente, quando tira in ballo il Fascismo, condivide le critiche espresse in una dichiarazione - pare solo presunta ( che vorrà dire? che se l'è lasciata scappare e poi ha finto di non averla mai detta?) - del presidente della Camera, Boldrini, la quale vorrebbe cancellata dall'obelisco del Foro Italico, della scritta 'Mussolini Dux'. Che avrà a che fare la musica di Vivaldi con Mussolini ed il suo regime?
Come ha scritto oggi Paolo Conti sul 'Corriere', le testimonianze del Fascismo in Italia sono numerose, e pensare soltanto di eliminarle, non si comprende a quale fine, sarebbe insensato. Conti si riferisce particolarmente alle testimonianza architettoniche di cui anche Roma, naturalmente, è seminata. Basti dire, sottolinea Conti che ha intervistato storici dell'architettura ed architetti di nome, che il 'Razionalismo' architettonico è oggi uno dei movimenti più studiati al mondo. Lo stesso Razionalismo che ha squadrato ed edificato il Quartiere Eur e mille altri palazzi. La storia non si può demolire, va tenuta in piedi e studiata, semmai per non fare gli errori del passato; che in questo caso errori non sono, bensì lasciti egregi di un regime totalitario e razzista, per fortuna lontano e definitivamente morto.
Se poi apriamo, in generale, il capitolo 'Fascismo e Musica', basterà solo ricordare che il Maggio Fiorentino, uno dei più antichi festival italiani fu inventato dal Fascismo, come pure la Stagione a Caracalla ecc...
Della riscoperta della musica di Vivaldi, scrive la Bentivoglio, "un tesoro gossolanamente manipolato dall'insipienza del fascismo" ( con la effe minuscola, così si scrive dalle parti di repubblica, con la erre minuscola). Bugia! Il Fascismo, secondo la ricerca di Sardelli viene tirato in ballo quando il poeta Ezra Pound e la sua compagna/amante Olga Rudge, violinista, che lavorava presso l'Accademia Chigiana di Siena, vennero a sapere del ritrovamento dell'immenso prezioso giacimento musicale conservato alla Nazionale di Torino. Viene tirato in ballo perché al diniego da parte del musicologo/catalogatore Gentili di fornire ai due - che stavano già studiando Vivaldi, sulla base dei manoscritti conservati a Dresda - il materiale manoscritto ritrovato, il poeta si sarebbe rivolto ai suoi amici camerati importanti a Roma che subito strigliarono il Gentili perchè desse al poeta ed alla violinista quel che chiedevano, e che il musicologo si rifiutava di fornire a causa di un contratto di esclusiva con Casa Ricordi, che ne sarebbe stato l'editore ufficiale.
Il regime, tolto questo episodio, fu felice dell'acquisto del fondo Vivaldi ( Foà-Giordano, i due benefattori che pagarono gli acquisti e regalarono il fondo alla Nazionale di Torino), e all'occasione se ne attribuì in qualche maniera il merito, senza aver tirato fuori un solo centesimo. Non solo, la riscoperta e la presentazione pubblica di Vivaldi, avvenne, in seguito, alla Chigiana di Siena per merito di Alfredo Casella, e con concorso dei due, Pound e Rudge, che per loro conto proseguirono gli studi della musica di Vivaldi. Che poi a Sardelli sia antipatico Pound ( come, inutilmente dichiara alla Bentivoglio), a noi interessa poco, anzi affatto, perchè amiamo di più il poeta Pound che il revisore, per quanto bravo, Sardelli.
Fra parentesi, giova anche ricordare che Casella scrisse su una rivista del regime, negli anni Trenta, un accorato appello a studiare le nostre radici musicali piuttosto che andare a beccare sempre all'estero; e quell'interessante articolo lo ripubblicammo, qualche anno fa, sulla nostra rivista Music@). Ma anche a Casella fu fatto pagare in seguito quella sua adesione, forse per semplice comodità, al regime, dimenticando i meriti dell'insigne musicista anche nei riguardi della musica del suo tempo (si chieda a chi, a sinistra, ha 'sinistramente' tenuto le redini della propaganda musicale nel secolo scorso). Dunque nel caso della musica di Vivaldi, Leonetta Bentivoglio scrive una colpevole falsità, o una imperdonabile idiozia.
Altra falsità scrive la Bentivoglio, sempre riguardo al Fascismo, nel caso delle leggi razziali emesse in seguito, e per colpa delle quali i due grandi benefattori del Fondo Vivaldi come pure l'illustre musicologo, tutti ebrei, furono costretti a scappare dall'Italia. Scrive. " L'idiozia del regime liquiderà gli artefici del progetto: fugge il professor Gentili, 'epurato' dalle leggi antisemitiche e scappano all'estero sia Foà che Giordano'. Secondo la Bentivoglio il regime si sarebbe dovuto ricordare dei due benefattori e dell'insigne studioso, al momento delle leggi razziali e graziarli, quando si dimenticherà colpevolmente e senza scusa alcuna di tante personalità del nostro paese. Quelle leggi insensate che gettano davvero una luce sinistra sul regime, quelle sì vanno duramente criticate. Ma è lecito in base a questo principio, gettare fango sull'architettura razionalista, che il regime promosse, come sul ritrovamento e sull'acquisizione della musica di Vivaldi, per la quale il regime nulla fece a favore ma neanche contro?
Come ha scritto oggi Paolo Conti sul 'Corriere', le testimonianze del Fascismo in Italia sono numerose, e pensare soltanto di eliminarle, non si comprende a quale fine, sarebbe insensato. Conti si riferisce particolarmente alle testimonianza architettoniche di cui anche Roma, naturalmente, è seminata. Basti dire, sottolinea Conti che ha intervistato storici dell'architettura ed architetti di nome, che il 'Razionalismo' architettonico è oggi uno dei movimenti più studiati al mondo. Lo stesso Razionalismo che ha squadrato ed edificato il Quartiere Eur e mille altri palazzi. La storia non si può demolire, va tenuta in piedi e studiata, semmai per non fare gli errori del passato; che in questo caso errori non sono, bensì lasciti egregi di un regime totalitario e razzista, per fortuna lontano e definitivamente morto.
Se poi apriamo, in generale, il capitolo 'Fascismo e Musica', basterà solo ricordare che il Maggio Fiorentino, uno dei più antichi festival italiani fu inventato dal Fascismo, come pure la Stagione a Caracalla ecc...
Della riscoperta della musica di Vivaldi, scrive la Bentivoglio, "un tesoro gossolanamente manipolato dall'insipienza del fascismo" ( con la effe minuscola, così si scrive dalle parti di repubblica, con la erre minuscola). Bugia! Il Fascismo, secondo la ricerca di Sardelli viene tirato in ballo quando il poeta Ezra Pound e la sua compagna/amante Olga Rudge, violinista, che lavorava presso l'Accademia Chigiana di Siena, vennero a sapere del ritrovamento dell'immenso prezioso giacimento musicale conservato alla Nazionale di Torino. Viene tirato in ballo perché al diniego da parte del musicologo/catalogatore Gentili di fornire ai due - che stavano già studiando Vivaldi, sulla base dei manoscritti conservati a Dresda - il materiale manoscritto ritrovato, il poeta si sarebbe rivolto ai suoi amici camerati importanti a Roma che subito strigliarono il Gentili perchè desse al poeta ed alla violinista quel che chiedevano, e che il musicologo si rifiutava di fornire a causa di un contratto di esclusiva con Casa Ricordi, che ne sarebbe stato l'editore ufficiale.
Il regime, tolto questo episodio, fu felice dell'acquisto del fondo Vivaldi ( Foà-Giordano, i due benefattori che pagarono gli acquisti e regalarono il fondo alla Nazionale di Torino), e all'occasione se ne attribuì in qualche maniera il merito, senza aver tirato fuori un solo centesimo. Non solo, la riscoperta e la presentazione pubblica di Vivaldi, avvenne, in seguito, alla Chigiana di Siena per merito di Alfredo Casella, e con concorso dei due, Pound e Rudge, che per loro conto proseguirono gli studi della musica di Vivaldi. Che poi a Sardelli sia antipatico Pound ( come, inutilmente dichiara alla Bentivoglio), a noi interessa poco, anzi affatto, perchè amiamo di più il poeta Pound che il revisore, per quanto bravo, Sardelli.
Fra parentesi, giova anche ricordare che Casella scrisse su una rivista del regime, negli anni Trenta, un accorato appello a studiare le nostre radici musicali piuttosto che andare a beccare sempre all'estero; e quell'interessante articolo lo ripubblicammo, qualche anno fa, sulla nostra rivista Music@). Ma anche a Casella fu fatto pagare in seguito quella sua adesione, forse per semplice comodità, al regime, dimenticando i meriti dell'insigne musicista anche nei riguardi della musica del suo tempo (si chieda a chi, a sinistra, ha 'sinistramente' tenuto le redini della propaganda musicale nel secolo scorso). Dunque nel caso della musica di Vivaldi, Leonetta Bentivoglio scrive una colpevole falsità, o una imperdonabile idiozia.
Altra falsità scrive la Bentivoglio, sempre riguardo al Fascismo, nel caso delle leggi razziali emesse in seguito, e per colpa delle quali i due grandi benefattori del Fondo Vivaldi come pure l'illustre musicologo, tutti ebrei, furono costretti a scappare dall'Italia. Scrive. " L'idiozia del regime liquiderà gli artefici del progetto: fugge il professor Gentili, 'epurato' dalle leggi antisemitiche e scappano all'estero sia Foà che Giordano'. Secondo la Bentivoglio il regime si sarebbe dovuto ricordare dei due benefattori e dell'insigne studioso, al momento delle leggi razziali e graziarli, quando si dimenticherà colpevolmente e senza scusa alcuna di tante personalità del nostro paese. Quelle leggi insensate che gettano davvero una luce sinistra sul regime, quelle sì vanno duramente criticate. Ma è lecito in base a questo principio, gettare fango sull'architettura razionalista, che il regime promosse, come sul ritrovamento e sull'acquisizione della musica di Vivaldi, per la quale il regime nulla fece a favore ma neanche contro?
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