Roma, 16 agosto 2025 - Benché ritenga sia stato positivo il vertice in Alaska tra Trump e Putin, il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare e attuale presidente della Fondazione Icsa, alla fine dà ragione agli analisti che vedono un successo annunciato dello zar.
"Tre dilettanti contro tre professionisti ad Anchorage il 15 agosto. Professionisti del calibro di Lavrov di fronte ad immobiliaristi goffamente calati nelle vesti di diplomatici di rango. Con queste premesse il primo round non poteva che essere appannaggio dei russi rientrati a Mosca nella rinnovata postura di grande potenza e di ago della bilancia per i precari equilibri internazionali" ha detto Tricarico, sottolineando che "tutto questo senza che Putin assumesse alcun impegno vincolante, o quantomeno concreto, rispetto alle aspettative della intera comunità internazionale e degli attori coinvolti nella disputa Russo-Ucraina".
Una mancanza dovuta all'amministrazione americana, ancora impreparata per questioni internazionali di questo calibro, cosa che potrebbe costare caro all'Ucraina e non solo. "E se questa disparità di standing dovesse essere messa in luce, magari con irrisione o ben fondata malizia dagli analisti della geopolitica corrente, le reazioni scomposte e scontate di Trump potrebbero essere la vera variabile destabilizzatrice dello stallo perdurante da oltre tre anni".
L'ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare ha sottolineato come lo zar abbia semplicemente rilanciato la sua 'versione' delle motivazioni alla guerra, dandogli con l'aiuto involontario di Trump una sorte di richiesta legittima: "Nel concreto le dichiarazioni di Putin dopo l'incontro, in massima parte di circostanza, sono suonate invece piuttosto preoccupanti laddove ha ripetuto che occorre 'eliminare le cause profonde di quel conflitto' richiamando con questo alla memoria la sua pretesa di 'denazificare' l'Ucraina o, in aggiunta, di fermare l'espansione della Nato a cominciare dalla prospettiva della partnership di Kiev. Su questo Putin non ha mai mostrato di voler fare concessioni e pertanto egli si metterebbe certamente di traverso nel possibile percorso negoziale che volesse mutuare a beneficio di Zelensky l'articolo 5 del Trattato, ossia la solidarietà occidentale in caso di minaccia russa".
Ma "è proprio questo che Putin teme e non vuole, più che un potenziamento delle capacità militari ucraine che pure la Russia vuole scongiurare nei possibili accordi futuri". "Insomma, è stato certamente positivo l'incontro in Alaska" ha continuato l'ex generale, "in quanto per la prima volta si è fatto nella volontà comune di mettere fine conflitto, ma inconcludente sotto ogni altro aspetto in quanto non ha spostato di un millimetro le posizioni dei due contendenti, perlomeno quelle russe, al momento ancora troppo distanti per una possibile piattaforma di conciliazione".
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