Dopo aver scritto come riportato da Paola Zonca ciò che segue:
Il critico musicale di Repubblica, Angelo Foletto, non usa giri di parole: «Difficile valutare consapevolmente il direttore Beatrice Venezi dovendosi fidare di qualche video preso a strascico su internet e di un paio di occasioni pubbliche con orchestre milanesi di consistenza media (o in formazione rimediata, perché non impegnate in concerti ufficiali di stagione)».
Ed entrando più nel merito aggiunge: «Certo, già il gesto con cui chiude l’accordo nella pubblicità “tricologica”, e che in esecuzione non sarebbe tecnicamente utile, può dare un’idea. Il braccio crea un disegno e la musica ne “suona” un altro, non insieme. Ma se non altro, rispetto ad altri spot che scomodano la figura del direttore d’orchestra – e in fiction tv recenti ambientate in Conservatorio s’è visto di peggio – il portamento nello spazio è fisicamente attinente».
Il problema è semmai che l’orchestra di fronte al direttore lucchese dia sempre l’impressione di procedere per conto suo.
«Dalle (poche ripetiamo) occasioni dal vivo, e sempre tenendo conto che il lavoro vero del direttore è in prova, si ricava la sensazione che il direttore Venezi non abbia del tutto in mano l’esecuzione. Ma si limiti ad assecondare le geometrie e le linee principali della partitura – i cantabili o il ritmo – senza orientarle. Da cui il movimento della bacchetta che non distingue con chiarezza i punti di riferimento obbligati come il battere/levare mentre fraseologia e accentazione del discorso musicale, affidati quasi solo al braccio destro, sembrano non anticipare intenzioni e suono degli strumentisti».
...può Angelo Foletto, dopo aver scritto quanto sopra riportato, può aver scritto anche ciò che riporta Colabianchi, e cioè:
"non posso che fare mie anche le parole di autorevoli critici musicali italiani come Angelo Foletto, che ha scritto a proposito del ruolo alla Fenice che `lo merita´ definendola `artista gentile e pragmatica´
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