martedì 23 settembre 2025

Perchè Meloni non riconosce la Palestina ( da Quotidiano.Net, di Marta Ottaviani)

 Una posizione scomoda, che diventa sempre più delicata con il passare dei giorni. L’Italia è rimasto uno dei pochi Paesi a non riconoscere la Palestina, dicendosi favorevole alla soluzione ‘due popoli, due Stati’, che però, con le operazioni militari di Tel Aviv a Gaza e in Cisgiordania diventa sempre meno realizzabile.

Il governo Meloni, pur criticando, con sempre maggiore forza, il massacro in corso nei confronti della popolazione gazawi e le violazioni del diritto internazionale, ha sempre comunque aggiunto che il riconoscimento dello Stato palestinese, in queste condizioni, non porterebbe alcun effetto positivo e forse potrebbe essere anche controproducente.

Italian Prime Minister Giorgia Meloni attends a commemorative ceremony for the 07 October Hamas attacks in Israel, at the Tempio Maggiore in Rome, Italy, 07 October 2024. 07 October 2024 marks one year since the Palestinian militant group Hamas launched a surprise attack on Israel, killing 1,200 and abducting over 250, and one year since Israel began its war on Gaza, killing more than 41,000 and destroying the Palestinian enclave. ANSA/ETTORE FERRARI

Indipendentemente dalle singole opinioni di ognuno su questa posizione, l’esecutivo ha almeno cinque motivi per portare avanti la sua posizione, dove i primi cinque che si andranno ad elencare sono i meno importanti.

Il primo è che l’Italia, sul riconoscimento della Palestina, ha sempre ritenuto opportuno muoversi in sede europea e non gettarsi in avanti con iniziative individuali. Il secondo è che si vuole mantenere un ruolo di equidistanza per favorire poi eventuali mediazioni, posto che, però, proprio a causa di questo atteggiamento, la diplomazia italiana ha perso molto del terreno che aveva qualche anno fa.

Veniamo ora ai motivi più importanti che frenano Roma.

Ce n’è  uno di ordine storico. L’Italia, insieme con la Germania, è ancora legata al ricordo della persecuzione delle comunità ebraiche, delle leggi razziali e dell’Olocausto. Un atto dovuto nei confronti degli ebrei di tutto il mondo, perché quanto successo nel secolo scorso non si ripeta, ma del quale il governo Netanyahu sta approfittando come salvacondotto per fare quello che vuole, mettendo Roma e Berlino in posizione di grande imbarazzo.

Un altro è relativo alla sicurezza nazionale. Il rapporto con Israele è importante perché con lo Stato ebraico è attiva una forte cooperazione a livello di difesa, tecnologia, ricerca. Oltre all’indiscusso primato di Tel Aviv nel settore della ricerca scientifica e medica. Una relazione proficua e che dura da decenni, che l’esecutivo teme di incrinare.

Il quinto e ultimo motivo si chiama Eastmed e rappresenta il gasdotto che dovrebbe trasportare in Europa le riserve di gas del Mediterraneo orientale. Il progetto prevede circa 1.900 chilometri di tubi sottomarini da Israele alla Grecia, con una profondità che in alcuni tratti raggiungerebbe addirittura i 3 mila metri. Se ne parla da anni, ma a causa delle tensioni geopolitiche al largo di Cipro che vedono protagonista la Turchia, non si è mai passati alla fase attuativa. L’Unione Europea lo ha rimesso in cima alle priorità. E il ruolo di Israele sarà fondamentale. 

Nessun commento:

Posta un commento