mercoledì 10 settembre 2025

Starlink. Musk l'ha proposto al Governo Meloni, ancora senza risposta. Difficile per Giorgia districarsi fra amici non raccomandabili ed inaffidabili ( da Lettera 43, di Poalo madorn)

 

Starlink in stallo: l’Italia rimanda e Musk sbotta (via Stroppa)

Fatti e misfatti. Da una parte c’è un Elon Musk bramosamente pronto a darti una rete satellitare chiavi in mano, capace di connettere ministeri, caserme e persino le più sperdute baite di montagna. Dall’altra un governo che non ha ancora trovato il tempo di decidere che fare, preferendo nel dubbio buttare la palla in tribuna e dare la colpa alla proverbiale “complessità del dossier”. Traduzione: nessuno vuole prendersi la responsabilità di firmare, perché poi chi se lo scrolla di dosso il sospetto di aver “svenduto i cieli italiani al miliardario col razzo”?

Giorgia Meloni con Elon Musk (Imagoeconomica).

Le bordate di Stroppa contro il governo

E allora succede che Andrea Stroppa, la voce italica di Musk, sbotti come un adolescente lasciato in panchina alla partita decisiva. Martedì, su X, ha mitragliato contro il governo come se fosse una guarnigione nemica. Il motivo è proprio la mancata decisione sul dossier Starlink, un affare da almeno 1,5 miliardi di euroAdolfo Urso, il ministro del Mimit che tutto fa tranne che decidere, si era impegnato entro l’estate. Peccato che l’estate, come recita la nota canzone, sta finendo, e i 12 giorni che sul calendario ci separano dal suo addio non promettano di meglio. Fiutata l’aria, Stroppa ha rotto gli argini e anticipato la fine della commedia: «È un sollievo non aver più a che fare con questi cazzari». Voilà, il tweet tombale. Parrebbe anche sull’amicizia speciale fin qui vantata con Giorgia Meloni.

La bombetta collaterale sul possibile acquisto di media tradizionali

Il giorno prima, Stroppa aveva sganciato pure una bombetta collaterale: «Elon dice che potrebbe essere un’idea interessante comprare dei media tradizionali». Un colpo di frusta: CorriereRepubblicaIl Fatto Quotidiano? Elon non specifica, ma basta l’allusione per mandare in tilt redazioni già in apnea tra crisi pubblicitarie e paywall che si sgretolano.

Lo stallo italiano su Starlink

Il fatto è che il giovane nerd non emana certo simpatia, ma stavolta la sua furia non è campata in aria. In Parlamento la vicenda è degenerata in farsa da oratorio: nel Ddl Spazio qualcuno ha infilato un emendamento “anti-Musk” e da lì sono partite risse da cortile. La maggioranza accusa l’opposizione di sabotare il futuro digitale, l’opposizione ribatte che i meloniani fanno da valletti a Musk. Risultato: lo stallo più totale. Tutti patrioti, nessuno che decide, e intanto i satelliti Starlink sfrecciano sopra le nostre teste, indifferenti alla pantomima terrestre. Stroppa, fedele alla regia del suo datore di lavoro, ha allora fatto ciò che meglio gli riesce: bypassare i palazzi e chiamare a raccolta la platea social. Tweet, repost, like compulsivi: non solo per il nutrito ma anonimo gruppo dei followers della premiata ditta, ma soprattutto per gli addetti ai lavori che leggono X più dei dossier ministeriali. È la classica minaccia velata: «Se non decidete voi, vi ci penseranno gli elettori quando resteranno offline durante il prossimo blackout».Il nodo politico è presto detto: tutti, ma proprio tutti, sanno che alla fine Starlink verrà adottato. Perché la fibra è in ritardo cronico, perché l’Europa la sua costellazione ce l’ha solo nelle slide di Bruxelles, perché i blackout ci sono e ci saranno. Ma intanto si balla il valzer del rinvio: «Manca l’ok europeo», «serve lo spettro radio», «ci pensiamo con la legge di bilancio». Tradotto: tirare a campare.

Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Nella maggioranza nessuno vuole irritare Trump

Musk se la ride: la sua costellazione cresce, funziona, macina utili più di quanto facciano le sua automobili. Roma invece resta inchiodata alle sue tribali micro-guerre. Nessuno vuole passare alla storia come quello che «ha regalato i cieli italiani al magnate sudafricano». Ma nemmeno come quello che, per non decidere, ha spento l’Italia alla prima calamità. E poi, goccia che fa traboccare il vaso dell’indecisione: i rapporti tra Musk e l’inquilino della Casa Bianca, che s’erano tanto amati, sono al culmine del loro repentino deterioramento, e nella maggioranza c’è chi si nasconderebbe sotto la sabbia piuttosto che irritare Donald Trump. Così si rinvia, si cincischia, si temporeggia. In fondo l’immobilismo è una comfort zone, l’unico terreno dove nessuno perde mai la faccia.

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