Il Vaticano non lo ha mai chiamato genocidio e il cardinale Pietro Parolin spiega, citando il diritto internazionale, che quel che sta succedendo a Gaza – tecnicamente parlando – non si può definire tale anche se quattrocendo sacerdoti e vescovi stanno firmando un appello nazionale per il Parlamento il cui titolo è eloquente: «Preti contro il genocidio, rete di sacerdoti e vescovi». Si tratta di una piattaforma partita dal mondo cattolico di base e che piano piano si è estesa con obiettivi ben precisi. Per esempio la sensibilizzazione nelle parrocchie di fronte alla tragedia umanitaria della «popolazione civile palestinese nella Striscia e negli altri Territori Palestinesi Occupati. Questa rete non nasce per fomentare odio o divisione, ma per dare voce unitaria alle tante iniziative personali che già esprimono denuncia e richiamo alla giustizia, nella fedeltà al Vangelo e alla Costituzione Italiana.Beati gli operatori di pace”».
Chi ha firmato la petizione
Finora hanno aderito quasi quattrocento tra preti di ogni regione italiana, compreso tanti missionari e religiosi. Gesuiti, scalabriniani, saveriani, cappuccini. Il loro numero è destinato ad aumentare. Tra i vescovi spicca il nome conosciuto del responsabile dell'Anatolia, padre Bizzeti, di don Luigi Ciotti, di padre Massimo Nevola. Per lo più sono parroci sconosciuti che lavorano quotidianamente nelle migliaia di parrocchie a stretto contatto con il territorio. Sono loro che si associano alla gente per chiedere «un impegno concreto alla pace». Dicono di non essere contro qualcuno, ma a favore di ogni vita umana. «Questa presa di posizione contro il genocidio del popolo palestinese non ha finalità partitiche, ma nasce dalla consapevolezza di “esseri umani” e dall’esigenza di vivere coerentemente la nostra fede, anche quando comporta il coraggio di pronunciare verità scomode. Vogliamo essere profeti per la pace che, alla scuola di Gesù, denunciano l’ingiustizia, consolano le vittime, invocano la cessazione delle ostilità e promuovono una pace giusta». Il documento sta girando sulle chat di whatsapp, e a tutti viene chiesto di pubblicizzare e chiedere l'adesione online (https://forms.gle/p7PsBevDS2jnEvCY6).
Il testo
Nel testo si sottolinea l'apprezzamento alla tradizione giudaica «dalla quale abbiamo ricevuto gli insegnamenti di Gesù e da cui ancora attingiamo grazia e sapienza. Per questo respingiamo ogni possibile accusa di antisemitismo sia nella definizione sia nella sostanza: Nella definizione, perché l’antisemitismo consiste nell’odio, discriminazione e violenza contro gli ebrei in quanto ebrei, mentre non ricade sotto questa definizione la critica che portiamo avanti rispetto le scelte politiche dello Stato di Israele, come riconosce l’International Holocaust Remembrance Alliance: «le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite».
Il 22 settembre si sono dati come obiettivo un raduno a Roma (in una sede ancora da definire), una dichiarazione pubblica sottoscritta da sacerdoti, lettere ai parlamentari italiani per chiedere l’applicazione dell’art. 11 della Costituzione e la sensibilizzazione dei fedeli nelle parrocchie.
Il cardinale Segretario di Stato, Parolin oggi pomeriggio, a margine di un convegno in Vaticano sull'ecologia, ha commentato che questi sacerdoti «hanno di sicuro trovato in quello che sta succedendo a Gaza gli estremi per quella definizione», ha detto alludendo al termine “genocidio”. La Santa Sede in merito ha una posizione di cautela e finora non si è voluta sbilanciare. «bisogna studiare bene gli estremi per fare affermazioni del genere».
Il genocidio
Il termine genocidio fu usato per la prima volta dal giurista di origine ebraica Raphael Lemkin prendendo spunto dallo sterminio degli Armeni consumatosi sotto l’Impero Ottomano nel 1915, e costato la vita a due milioni di cristiani. A seguito della Shoah e con l’istituzione di un tribunale internazionale per punire lo sterminio di massa di sei milioni di ebrei pianificato con criteri meticolosi, la parola ideata da Lemkin iniziò a essere introdotta nel linguaggio giuridico a indicare un crimine specifico, recepito poi nel diritto internazionale. L’accordo siglato a Londra l’8 agosto 1945 tra Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e URSS, prevede, infatti, la categoria dei crimini contro l’umanità, che include il genocidio. Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale dell’ONU qualificava come genocidio “l’uccisione di membri di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, comprensive di lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; la sottomissione a condizioni di esistenza che ne comportino la distruzione fisica, totale o parziale; le misure tese a impedire nuove nascite in seno al gruppo, quali l’aborto obbligatorio, la sterilizzazione, gli impedimenti al matrimonio e, infine, il trasferimento forzato di minori da un gruppo all’altro. La definizione è stata accolta anche nell’art. 6 dello Statuto della Corte penale internazionale firmato a Roma il 17 luglio 1998.
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