Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha inviato una lettera al Presidente e al Consiglio di amministrazione della Fondazione Festival di Spoleto per indicare, alla scadenza del contratto di Monique Veaute, il noto impresario di danza, arte e balletto Daniele Cipriani quale Direttore Artistico del Festival di Spoleto.
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Per quel che è dato a noi sapere, è forse la prima volta in Italia che un impresario 'puro' venga nominato direttore artistico di un festival delle arti dalla storia lunga e gloriosa, purtroppo turbata, nel recente passato, da vicende familiari che sarebbero dovute restar fuori dal festival, come il Festival di Spoleto, fondato da Giancalo Menotti, e finito, per qualche anno, tragicamente nelle mani del figlio adottivo, fortunatamente ora fuori dai giochi.
Negli ultimi due decenni il Festival aveva vissuto qualche momento di gloria, prima con Giorgio Ferrara ( al comando per quasi 15 anni) e poi con Monique Veaute (fatta incoronare, agli inizi del Romaeuropa Festival, dall'intelligenza visionaria e comunicativa di Anna Elena Averardi, 'regina della danza' con grande disappunto di Vittoria Ottolenghi-" ed io allora che sono, l'imperatrice della danza se Monique è la regina - aveva detto seccata), che negli anni passati al festival romano ha acquisito conoscenze più approfondite in molti rami dello spettacolo, senza contare anche l'importante incarico veneziano nel settore delle arti plastiche.
Adesso Giuli ministro della Cultura che, con la riforma dello statuto della fondazione spoletina ha la maggioranza nel CDA, date le sue conoscenze e soprattutto la sua ( e quella delle sorelle Meloni) logica di potere, ha pensato bene di saltare un passaggio, così ragionando. Il direttore artistico - del quale la logica commerciale e amichettista di oggi sembra troppo spesso voler fare a meno - è colui che propone agli organi amministrativi di una istituzione una idea di programma. Accettato il quale, per la sua realizzazione fa i conti con i soldi che ha e si rivolge per questo o quello spettacolo che ha pensato ad un agente, il quale se non è Diaghilev ( a noi, per quel pochissimo, forse nulla oltre il suo nome, che abbiamo appena letto anche per uno spettacolo del prossimo Festival di Ravenna) non ci sembra sia la reincarnazione del celebre impresario dei 'Balletti russi', Parigi, inizio Novecento); egli, anche onestamente perchè no, espone la sua mercanzia ( artisti e spettacoli rappresentati) al direttore artistico richiedente, sperando che la domanda e l'offerta trovino un punto di raccordo.
Insomma Giuli ha pensato che saltare un passaggio - quello dal direttore artistico all'agente - e affidare a quest'ultimo la carica della direzione artistica, fosse più economico e facesse perdere meno tempo.
Alla destra al potere un solo colpo ben assestato è riuscito finora, quello di Buttafuoco alla Biennale; Colabianchi alla Fenice è una vergogna e un vergognoso ripiego ci sembra la nomina di Cipriani alla direzione artistica del Festival di Spoleto.
E' del tutto evidente che ora, su Venezia a Spoleto vedremo piovere le tante stelline spente dello spettacolo italiano, in primis musicale, care alla destra meloniana.
Passiamo sopra un particolare che però non è da poco e cioè che l'impresario Cipriani si occupa di danza, in esclusiva, e forse di musica come di teatro ecc... ecc... non sa un mazza; e che quindi sarà costretto a rivolgersi a consulernti ( c'è da mangiare per tutti o per lo meno per tanti) e a chi se non a fedelissimi dei suoi padrini e protettori politici?
Sia chiaro, in conclusione, che a noi, che sentiamo puzza di bruciato, non ci importa delle idee politiche e dell' appartenenza anche partitica di Daniele Cipriani.
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