La presidente ad interim della Columbia University Katrina Armstrong si è dimetta. La dottoressa, che era stata protagonista nel 2013 dei soccorsi dopo l'attentato alla maratona di Boston, lascia nel mezzo dello scontro fra il prestigioso ateneo di New York e l'amministrazione Trump, che chiede agli atenei di combattere l'antisemitismo pena il blocco dei fondi pubblici.
Il braccio di ferro con Trump
Il duro braccio di ferro ha spinto Armstrong ad accettare nelle scorse settimane alcune delle condizioni imposte dalla Casa Bianca per rilanciare il dialogo e cercare di evitare la perdita di 400 milioni di dollari di finanziamenti pubblici per l'università. Fra le condizioni accettate dalla ex presidente della Columbia ci sono state la limitazione delle mascherine, il rafforzamento della polizia nel campus e la nomina di un rettore con ampia autorità per supervisionare il dipartimento degli studi mediorientali, ritenuto dall'amministrazione uno dei motori dell'antisemitismo nel campus.
La decisione di Armstrong di piegarsi alle precondizioni imposte da Trump è stata accolta con scetticismo dall'università, che l'ha accusata - nel corso di un incontro a porte chiuse - di minimizzare le concessioni effettuate e di presentare messaggi divergenti alla facoltà e al governo. I contenuti dell'incontri sono stati pubblicati costringendo Armstrong nei giorni scorsi a chiarire la propria posizione e ribadire il suo impegno all'accordo raggiunto con il governo.
Il dibattito su Gaza
Un chiarimento che però non ha calmato le critiche e si è tradotto alla fine nelle sue dimissioni. Armstrong è la seconda presidente in sette mesi a lasciare la Columbia. La dottoressa era stata nominata lo scorso agosto al posto di Minouche Shafik ed era stata accolta come una moderata in grado di poter calmare le tensioni all'interno del campus, animato da un accesso dibattito sulla guerra a Gaza.
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Il suo posto sarà ora preso Claire Shipman. La Columbia non è comunque l'unico ateneo dell'Ivy League sotto pressione dell'amministrazione Trump e che rischia di perdere fondi pubblici. Per rispondere al crescente pressing dell'amministrazione Trump per combattere l'antisemitismo, Yale e Harvard hanno rimosso alcuni dei loro dipendenti.
La Law School di Yale ha cacciato la ricercatrice Helyeh Doutaghi, accusata di aver legami con un gruppo soggetto alle sanzioni americane. Harvard ha invece rimosso dai loro incarichi i professori Cemal Kafadar e Rosie Bsheer, del centro studio sul Medio Oriente, responsabili - secondo le accuse - di corsi antisemiti.
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