giovedì 30 aprile 2026

Hoara Borselli, capisco la solidarietà fra donne dello stesso partito, ma le sciocchezze non sono consentite neanche in questo caso. Il licenziamento è stato il modo più indolore per chiudere una storia nata malissimo. E B.V. vale poco( P.A.)

 Colpo di scena (o forse no) sia sul caso Venezi che sul caso dello storico Teatro delle Vittorie di Roma (che è in vendita). Il ministro Giuli, rispondendo a una domanda di Fiorello, ha detto che "se ci saranno i piccioli", cioè i soldi, lo Stato comprerà il Teatro delle Vittorie (per decenni protagonista della storia della Rai) e ne darà la direzione a Beatrice Venezi. Esultanza di Fiorello. Il quale poi però si è chiesto: "Sarà una cosa seria o una provocazione?". Probabile che sia solo una provocazione.

Ieri mattina era sceso in campo un gruppo di consiglieri comunali di Bari, appartenenti alla Lega. Con una proposta che ha l'obiettivo di riparare, almeno parzialmente, alla cacciata della Venezi, formalmente licenziata dalla Fenica per avere rilasciato un'intervista sgradita a un quotidiano argentino. In realtà la decisione di metterla alla porta è stata presa per una serie di ragioni più semplici ma indicibili: perché è donna, perché è brava, perché è bella, perché è giovane, e soprattutto perché è dichiaratamente di destra. Misoginia, invidia, e arroganza radical chic. Questa è la miscela.

I leghisti di Bari hanno preso carta e penna e hanno scritto una bella lettera al sovrintendente del Teatro Petruzzelli. Che è un musicista di grande esperienza e ottima fama: Nazzareno Carusi, designato da una maggioranza di sinistra e considerato al di sopra delle parti.

Scrivono i consiglieri baresi: "Le chiediamo di voler cortesemente valutare la possibilità di sottoscrivere collaborazioni artistico- professionali con la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi".

Adesso bisognerà aspettare la decisione del sovrintendente. E anche augurarsi che la solidarietà per Venezi si allarghi.

Lei stessa ieri ci ha confessato di averne ricevuta molto poca dal mondo politico. Solo Salvini le ha dimostrato vicinanza e affetto. Insieme però a migliaia di cittadini, di destra ma anche di sinistra, che l'hanno seppellita di messaggi amichevoli e di stima.

Il licenziamento di Beatrice Venezi dalla Fenice pone un problema serio al mondo musicale italiano. Possibile che sia un mondo che di fronte a una artista di indiscutibile valore internazionale non è in grado di fare altro che una operazione di rigetto in nome di un'ideologia di sinistra e di una difesa corporativa dei propri privilegi?

Su questo Beatrice Venezi ha idee molto chiare. Ed è molto polemica, soprattutto con il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, che è colui che ha firmato il suo licenziamento. Ma è anche polemica con la politica.

Le ho fatto notare che Colabianchi ha deciso di licenziarla perché sostiene che con l'intervista a La Nacion lei ha offeso l'orchestra. "Non ho offeso l'orchestra", mi ha risposto. "La verità è che io subisco da settembre un attacco continuo che viene da dentro la Fenice, una campagna diffamatoria e di bullismo che ha lo scopo di distruggere la mia carriera. La Fenice non mi ha difeso. La libertà di espressione da parte loro, certamente esiste. Come mai la mia no? Io chiedo: chi ha permesso che mi si attaccasse pubblicamente parlando dal palco? E le spillette contro di me, e il lancio di volantini, e le interviste su tutti i media nazionali e internazionali? La Fondazione ha mosso un dito in mia difesa? Non dico che dovesse prendere dei provvedimenti, ma almeno una lettera di richiamo. Lei capisce la sproporzione tra quello che ho detto io e le contumelie che sono state gettate addosso a me?".

È vero - le chiedo - che lei ha detto che il teatro è in mano ai sindacati? Mi risponde: "Mi pare che la mia cacciata dimostri che avevo ragione. Lo sa di che cosa aveva paura l'orchestra? Del nuovo. Sapevano che io ero arrivata per rinnovare. E non volevano nessun rinnovamento. Certo, è molto più facile fare tutti gli anni Traviata e Barbiere di Siviglia. Temevano che io rompessi gli equilibri". Di fronte a questa situazione come ha reagito il sovrintendente Colabianchi? "Si è adeguato - mi ha risposto Venezi - ha lasciato che il sindacato mantenesse il controllo artistico. Perché? Perché lui è interessato mantenere suoi due stipendi". In che senso - chiedo - due stipendi? "Sì, lui è sia sovrintendente che direttore artistico. E non ha rinunciato a uno dei due stipendi. Li somma". Però - chiedo - l'orchestra della Fenice è una orchestra di valore? Venezi sorride, risponde sottovoce: "La Fenice è una istituzione prestigiosissima in tutto il mondo. Per la sua storia. L'orchestra della Fenice non è nemmeno tra le 100 migliori orchestre del mondo. Faccia lei. Ho sentito che si sono paragonati alla Berliner Philharmoniker. Mi viene da ridere. Credo che non siano in grado neppure di allacciare le scarpe a quelli della Berliner Philharmoniker".


P.S.

 E poi  non  c'è una delle orchestra dirette da B.V.  nel corso della sua cosiddetta 'carriera internazionale' che possa rientrare fra le prime 500 al mondo. L'orchestra della Fenice rientra certamente fra le prime 100. E forse anche fra le prime 50, altrimenti non l'avrebbero diretta musicisti di grande valore. 

Io stesso l'ho difesa  ogni volta che, in occasione del Concerto di Capodanno (per il quale avevo ricevuto dalla Rai un incarico di 'consulenza artistica, durato oltre un decennio) qualcuno scriveva: l'Orchestra della Fenice non è certo paragonabile ai Wiener Philharmoniker. Paragone che via via è stato ragionevolmente dismesso, dopo il successo tv del suddetto Concerto ( un successo superiore a quello del fratello viennese) e dopo che a dirigerlo erano stati chiamati direttori fra i più grandi e noti del panorama internazionale.

 Ai quali - detto senza che lo abbia a sentire B.V. - la direttrice, prima nominata contro qualunque regola artistica, e poi licenziata dal suo stesso sponsor, Colabianchi (in nome delle Fratelle d'Italia, Giorgia e Arianna) non appartiene e chissà se apparterrà mai. Comunque nessuno vieta a nessuno di continuare a scrivere,  come fa l'ennesima Hoara Borselli, mendacemente, che B.V. è  una grandissima direttrice con una carriera internazionale.

 Per noi, è una che fa la direttrice, non per meriti professionali, ma in buona parte perchè è  DONNA, GIOVANE, BELLA E DI DESTRA. E continuerà almeno fino a quando questa destra sgangherata, analfabeta e affamata di poltrone sarà al governo. (Pietro Acquafredda)

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