La vera storia di Bella Ciao: significato e valore della canzone simbolo della Resistenza
Perché Bella Ciao viene cantata ogni 25 aprile? Conosciamo il vero significato e il valore storico di questa canzone simbolo della Resistenza.
“Una mattina mi son svegliato, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! Una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor. O partigiano, portami via….”. So che la state canticchiando mentre leggete perché se c’è una canzone che conoscono i bambini e anche i nonni è questa: Bella Ciao.
È una delle canzoni italiane più famose e da almeno 60 anni fa parte della storia del nostro paese. Ma qual è la vera storia? Che significato ha il suo testo? E perché la sentiamo in ogni piazza in occasione del 25 aprile quando anche le scuole chiudono?
La vera storia di Bella Ciao
Al contrario di quello che spesso si pensa, Bella ciao non fu la canzone più cantata dai partigiani. Solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, infatti, divenne l'inno della Resistenza contro il nazifascismo.
Devi sapere infatti che l'inno delle Brigate Garibaldi, che costituivano la maggioranza delle forze della Resistenza, si chiamava Fischia il vento. Era una canzone adattata sulla melodia di un brano russo, Katiuscia.
Il testo di Fischia il vento conteneva diversi riferimenti ai valori del comunismo, dal momento che le stesse Brigate Garibaldi erano formazioni del Partito comunista italiano. Ma una volta finita la guerra, con l'Italia da ricostruire, serviva un inno in grado di riunire le diverse anime della Resistenza di cui avevano fatto parte, ad esempio, anche i partigiani cattolici. Bella ciao, dunque venne adottata perché esprimeva genericamente valori di libertà, sacrificio e lotta contro l'oppressore.
Le origini di Bella ciao
Le origini di Bella ciao sono incerte. La tesi più accreditata è che derivi da un canto scritto nell'Ottocento da Costantino Nigra, in piemontese. Il primo verso dice infatti Sta mattina, mi sun levata. A sua volta, è possibile che questa canzone avesse preso spunto da una melodia diffusa in Francia nel Quattrocento, dove compare il tema di un fiore che cresce sulla tomba di una persona morta per amore. Alcuni storici, vi hanno ritrovato anche influenze yiddish, cioè legate alla comunità ebraica dell'Europa centrale e orientale.
Ci sono poi diverse canzoni popolari italiane, diffuse in varie regioni, che avevano un ritornello costruito sulla ripetizione del "ciao". Come in Bella ciao, appunto. Si pensa quindi che Bella ciao abbia preso spunto da un brano cantato dalle mondine durante il lavoro nei campi.
Il testo completo di Bella ciao
Ecco il testo completo della versione più diffusa di Bella ciao:
«Una mattina mi son svegliato
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.
O partigiano portami via
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.
Seppellire lassù in montagna
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.
E le genti che passeranno
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior.
E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.»
Il significato di Bella ciao
Bella ciao rimane comunque il simbolo della Resistenza italiana contro il nazifascismo ed è proprio questo il significato del testo. Leggendolo, si capisce subito come sia la storia di un ragazzo che saluta la sua amata per unirsi ai partigiani e combattere contro l'invasore.
Non ci sono altri significati politici e Bella ciao non esprime valori legati al comunismo come a volte si crede. E non contiene nemmeno riferimenti religiosi. È semplicemente la lotta di un popolo oppresso contro il suo oppressore.
Anche la melodia e il ritornello ripetitivo di Bella ciao sono pensati per indurre tutte le persone a cantare, sentendosi unite in un unico coro.
Bella ciao: quando diventa la canzone della Resistenza
Non è possibile rintracciare un momento preciso in cui Bella ciao diventa la canzone simbolo della Resistenza italiana contro il nazifascismo. Probabilmente è accaduto poco per volta, grazie anche alla sua melodia orecchiabile, su cui si può persino ballare, e al testo semplice e ripetitivo. Nel 1964, Bella ciao fu cantata al Festival musicale e artistico di Spoleto, nella versione in cui la conosciamo oggi. Da quel momento, si diffuse sicuramente in tutta Italia.
L'Anpi, l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani, ha confermato che Bella ciao è diventata l'inno della Resistenza almeno vent'anni dopo la fine della guerra. Non è dato sapere, invece, se fosse già cantata dai partigiani durante il conflitto. Secondo lo storico Cesare Bermani, la Brigata Maiella, in Abruzzo, aveva già adottato questo inno che piano piano di diffuse ad altre regioni. Ma non divenne mai la canzone più cantata dai partigiani.
Il contesto storico: un'Italia da liberare
Facciamo ora un passo indietro e capiamo in che contesto nacque la Resistenza italiana. Dal 1925, il fondatore del partito fascista, Benito Mussolini, aveva instaurato una di dittatura in Italia. Da solo al comando, il “Duce” (così si sarebbe fatto chiamare qualche anno dopo) aveva imposto le “Leggi fascistissime”: in pratica nessuno poteva opporsi al regime e nemmeno criticare le decisioni di Mussolini.
Nel 1939, il capo del partito nazista, il tedesco Adolf Hitler, diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale: l'anno successivo, il Duce decise di scendere in campo al suo fianco.
Ma è solo nel 1943 che entrano in gioco i nostri bisnonni. Il nostro Paese si trovò diviso in due: le truppe americane e inglesi cominciarono dal Sud a liberare l'Italia dai fascisti e dalle truppe tedesche che avevano occupato il territorio. Al Nord, invece, Mussolini fondò uno Stato, la Repubblica Sociale Italiana, per governare i territori sotto il controllo tedesco.
Ed è soprattutto qui che molti italiani decisero di opporsi a questa occupazione: ogni partigiano aveva un suo compito, un nome di battaglia e una propria brigata.
Si nascondevano fra i monti, soprattutto sugli Appennini, mentre le donne tenevano i contatti, portando in bici o a piedi i messaggi e gli ordini. Erano gente comune: contadini, operai, studenti, parroci, persone di ogni tipo che si organizzarono nel movimento di Resistenza agli “invasori” di cui parla Bella Ciao, diventata la canzone simbolo di quella lotta.
La testimonianza
Armando Gusiani, scomparso nel 2021 a 94 anni, è stato uno di loro, catturato e sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, in Austria: «Io e mio fratello avevamo deciso che non avremmo mai ammazzato nessuno. Andavamo a lavorare per la Todt, un’azienda tedesca e, la sera, oltre al latte e al pane, portavamo alle brigate, le notizie dei nemici che raccoglievamo di giorno in fabbrica».
Nel 1945, a metà aprile, i partigiani proclamarono l'insurrezione generale e cominciarono una serie di attacchi per liberare le maggiori città. I combattimenti proseguirono fino all’inizio di maggio, ma fin dal 1946 la Festa della Liberazione si celebra il 25 aprile, cioè il giorno in cui Milano e Torino furono liberate dall'occupazione straniera.

Nessun commento:
Posta un commento