giovedì 30 aprile 2026

Biennale di Venezia. Annunciate dimissioni collettive della giuria ( Rai News. it)

 61esima Esposizione internazionale d'Arte

Biennale Venezia, dimissioni shock della Giuria: è scontro con il Mic

La Fondazione annuncia le dimissioni collettive dopo la visita degli ispettori del ministero alla vigilia dell’inaugurazione del 9 maggio. Meloni: “Buttafuoco capacissimo, non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo”

Si è dimessa in blocco la Giuria internazionale della Biennale Arte 2026. Lo ha comunicato la Fondazione La Biennale di Venezia con una nota laconica il 30 aprile 2026, all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, inviati dal ministro Alessandro Giuli.

«A partire dal 30 aprile 2026, noi, la giuria internazionale selezionata da Koyo Kouoh, Direttore Artistico della 61esima edizione della Biennale di Venezia in Tonalità Minori, abbiamo rassegnato le nostre dimissioni. Lo facciamo in ottemperanza alla nostra Dichiarazione di Intenti rilasciata il 22 aprile 2026» si legge in una nota.

Tg3 di Enza Emira Festa su Biennale

La presidente Solange Farkas e le componenti Zoe ButtElvira Dyangani OseMarta Kuzma e Giovanna Zapperi hanno lasciato l’incarico. Una decisione senza precedenti che arriva in un clima di fortissima tensione tra la presidenza di Pietrangelo Buttafuoco e il governo.

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare indietro di oltre due anni, alla nomina di Buttafuoco. Nell’ottobre 2023 l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano – su indicazione dell’esecutivo Meloni – sceglie il giornalista e scrittore siciliano, figura di spicco della destra intellettuale (ex militante del Msi, poi convertito all’Islam), per guidare la Fondazione Biennale al posto di Roberto Cicutto.

La "Biennale della tregua" non convince nessuno: bufera sulla riapertura del padiglione Russia

Buttafuoco entra in carica nel 2024 e la Biennale Arte 2026 prende forma sotto la direzione artistica di Koyo Kouoh. Ma è proprio sulla gestione geopolitica che esplode il conflitto. Il nodo è il Padiglione Russo: nonostante la guerra in Ucraina e le sanzioni internazionali, la Fondazione decide di riaprirlo. Buttafuoco lo difende come “spazio di dissenso” e di dialogo, annunciando perfino iniziative parallele per commemorare il “Biennale del Dissenso” del 1977. La scelta però divide: proteste di artisti, petizioni internazionali, minacce di congelamento di fondi europei e durissima reazione del ministro Giuli, che a marzo chiede (invano) le dimissioni della consigliera di amministrazione indicata dal Mic, Tamara Gregoretti, che ha sostenuto la linea di apertura alla Russia.

Meloni: “Buttafuoco capacissimo, non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo”

"Non le so dire delle dimissioni della giuria, perché l'ho letto mentre scendevo, non so dire se sono collegate al tema dell'invio degli ispettori. Sulle dinamiche di questa vicenda mi sono leggermente persa, mi fermo alla posizione iniziale: la scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l'avrei fatta al suo posto". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, rispondendo a chi le domandava se l'invio degli ispettori alla Biennale sia stato un atto ostile verso il presidente presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco.   

"Sull'invio degli ispettori la persona giusta a cui chiedere credo sia il ministro Giuli, perché presumo lui abbia fatto questa scelta. Non ho avuto modo di parlarne con lui", ha aggiunto Meloni.

Biennale Arte, giuria esclude Russia e Israele da premi

La miccia finale è la decisione della Giuria internazionale: all’unanimità, Farkas e le sue colleghe annunciano che non saranno assegnati premi (Leoni d’oro e d’argento) a Russia e Israele, perché guidati da leader “accusati di crimini contro l’umanità” dalla Corte Penale Internazionale. Una presa di posizione netta e politica, mai vista prima con tale chiarezza. Il Mic reagisce inviando gli ispettori a Ca’ Giustinian per verificare il rispetto delle sanzioni, la correttezza amministrativa e, implicitamente, per mettere sotto torchio la gestione Buttafuoco.

La Biennale delle polemiche, il ministro Giuli diserta l'inaugurazione

Ventiquattr’ore dopo la visita, la giuria si dimette in blocco. Un gesto che sa di protesta contro quella che molti leggono come un’intromissione politica nella libertà artistica. La Biennale, a cinque giorni dall’apertura al pubblico, si ritrova senza giuria per i massimi riconoscimenti. Il presidente Buttafuoco e la Fondazione non hanno ancora commentato nel dettaglio.

Resta da vedere come si chiuderà questa crisi: se con un commissariamento, con una nuova giuria d’urgenza o con un’edizione che, nata sotto il segno della “libertà di espressione”, rischia di essere ricordata soprattutto per la contrapposizione tra politica e arte.

Il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia
Il Padiglione Russia alla Biennale di Venezia (ANSA/ANDREA MEROLA)

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