lunedì 27 aprile 2026

B.V. via dalla Fenice. Scelta autonoma dl teatro? ( da IL Messaggero, di Gabriele Tommasi)

 

Beatrice Venezi licenziata dal teatro La Fenice: chi ha voluto far calare il sipario sulla direttrice d'orchestra vicina a Meloni

La "bacchetta" legata a FdI ha pagato pegno per un'intervista rilasciata a un quotidiano argentino. Ecco i motivi che hanno spinto il governo a non difenderla


Beatrice Venezi (foto di repertorio LaPresse)

Non sono le dimissioni di un membro di governo ma un addio pur sempre pesante per il mondo meloniano. La cacciata di Beatrice Venezi dal teatro "La Fenice" segna un punto di non ritorno per il centrodestra. La direttrice d'orchestra rappresentava una sorta di "bandiera culturale" per Fratelli d'Italia. Il suo allontanamento si inserisce lungo la scia di vari addii dall'esecutivo. La "pulizia primaverile" di Giorgia Meloni è arrivata all'indomani della sconfitta al referendum sulla giustizia, una battaglia politica su cui il governo si giocava molto.

La frase dietro alla rottura

Qualche parola di troppo ha fatto deflagrare in maniera definitiva il caso. Tutto è partito da un'intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación. In quell’occasione la direttrice aveva rivendicato il proprio percorso sottolineando di "non avere padrini". Ma c'è stato un passaggio in particolare che ha suscitato parecchie discussioni e determinato la fine del rapporto di stima e fiducia tra la direttrice d'orchestra e il mondo del centrodestra. "Questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio", ha affermato Venezi.

Beatrice Venezi durante la giornata conclusiva della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia al MiCo di Milano (foto LaPresse)
Beatrice Venezi durante la giornata conclusiva della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia al MiCo di Milano (foto LaPresse)

Le frasi pubblicate sul quotidiano argentino hanno indotto la fondazione del teatro "La Fenice" a chiudere ogni collaborazione futura con la direttrice d'orchestra. La decisione è stata comunicata dal sovrintendente Nicola Colabianchi con una nota in cui l'allontanamento è stato motivato per le "reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche" ritenute "offensive e lesive del valore artistico e professionale" del teatro veneziano e della sua orchestra. La scelta del sovrintendente ha ricevuto in qualche modo il beneplatico da parte del governo. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli infatti ha preso atto della decisione di Colabianchi, "assunta in autonomia e indipendenza" e ha confermato "al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia". Una scelta per "sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d'ogni ordine e grado nell'interesse del teatro e della città di Venezia". Una decisione che però ha determinato una rottura irreversibile tra Venezi e il mondo meloniano che l'ha sempre sostenuta nei suoi "momenti difficili".

Il legame con FdI

Già perché Venezi negli ultimi mesi si è dovuta difendere da molte polemiche. Nata a Lucca nel 1990 e tra le direttrici più note della nuova generazione, il suo nome era finito da un bel po' al centro di un acceso dibattito. La nomina alla Fenice aveva sollevato critiche di una parte dei lavoratori e del mondo musicale. Il motivo? Un curriculum ritenuto inadeguato rispetto ai direttori musicali del passato. Spesso le opposizioni hanno sostenuto che la sua ascesa fosse dovuta soprattutto alla vicinanza con Giorgia Meloni.


La direttrice d'orchestra ha un "pedigree politico" piuttosto definito. Suo padre, l'immobiliarista Gabriele Venezi, si era candidato nel 2007 come sindaco di Lucca nelle liste di Forza nuova. Nel 2021 Venezi ha partecipato al festival di Sanremo e rifiutato l'appellativo di "direttrice", chiedendo di essere chiamata piuttosto "direttore". Un gesto piaciuto molto a quella parte politica che sarebbe poi salita a Palazzo Chigi dopo le elezioni politiche del 2022. Il "licenziamento improvviso" porterebbe la firma di chi finora l'ha sempre sostenuta: Fratelli d'Italia. Venezi ha potuto fare sempre affidamento sulla sponda politica di soggetti rilevanti del mondo meloniano, come ad esempio il presidente della commissione Cultura alla Camera Federico Mollicone.

Il presidente della commissione Cultura alla Camera ed esponente di FdI Federico Mollicone (foto LaPresse)
Il presidente della commissione Cultura alla Camera ed esponente di FdI Federico Mollicone (foto LaPresse)

Secondo alcune ricostruzioni la parola "fine" è stata determinata da una giornata di interlocuzioni all'interno di FdI tra alcuni big come il responsabile nazionale dell'organizzazione Giovanni Donzelli, lo stesso Giuli e il coordinatore del partito in Veneto Raffaele Speranzon. L'allontanamento di Venezi sarebbe più da ricondurre a un cambio di passo nella strategia della presidente del Consiglio. Infatti dopo la sconfitta alle urne sulle giustizia la leader di FdI sembrerebbe intenzionata a non "difendere più nessuno". Palazzo Chigi però ha smentito qualsiasi ipotesi definendola "priva di ogni fondamento". La presidente del Consiglio non sarebbe stata coinvolta "in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun 'via libera'". Il riferimento è a un retroscena pubblicato sul Corriere della sera in cui si attribuivano alla presidente del Consiglio alcune parole all'allontanamento di Venezi. "È una scelta inevitabile, ormai è indifendibile", sono le dichiarazioni riportate dal quotidiano milanese.

Il rapporto speciale con Meloni

Il legame tra la presidente della Consiglio e la direttrice d'orchestra ha radici ben solide. In un'intervista a L'Espresso del 2022 Venezi ha espresso parole di apprezzamento verso la leader di FdI. "Ho molta stima di Giorgia Meloni, come donna, prima di tutto. Una donna del genere nel nostro panorama politico italiano, e non solo, non l’abbiamo ancora vista, sinceramente", aveva affermato. "Queste sono considerazioni personali che faccio, più che una vera e propria appartenenza a uno schieramento politico. Apro le braccia a una parte politica che finalmente riconosce l’importanza della cultura e della nostra tradizione come valore fondante di un Paese. Ed è la prima volta che lo vedo", aveva aggiunto Venezi.

Nel 2022 Meloni incensava la direttrice d'orchestra per un suo intervento sulla cultura come elemento identitario. Le sue parole venivano definite "orgogliose e coraggiose". Dal momento in cui la leader di Fratelli d'Italia è andata a Palazzo Chigi Venezi è diventata una figura di riferimento culturale. Nel novembre 2022 veniva nominata consigliere per la Musica dall'allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Un anno prima la direttrice d'orchestra riceveva dalle mani dello stesso Mollicone il premio Atreju 2021. Un riconoscimento che solitamente viene dato a personalità che si sono distinte in vari ambiti proprio in occasione della manifestazione organizzata dal partito di Giorgia Meloni. Attestati di stima che appaiono distanti anni luce dopo l'allontanamento dal teatro “La Fenice”.



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Beatrice Venezi licenziata dal teatro La Fenice: chi ha deciso l'allontanamento della direttrice d'orchestra vicina a Meloni
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