sabato 25 aprile 2026

Un nuovo minerale scoperto nelle cave di marmo a Carrara ( da Green Me, di Ilaria Rosella Pagliaro)

 

Nelle cave di marmo di Carrara spunta un nuovo minerale prezioso mai visto prima: è giallo, minuscolo e riscrive il catalogo della natura

A Carrara il marmo si guarda quasi sempre da fuori. Blocchi enormi, tagli netti, pareti bianche che sembrano neve rimasta attaccata alla montagna anche in piena estate. Poi esiste un’altra scala, più scomoda da immaginare: quella dei cristalli lunghi meno di un decimo di millimetro, infilati nelle cavità della roccia come minuscole firme chimiche. È lì, in uno spazio che sfugge all’occhio comune, che è stata identificata la delchiaroite, un minerale nuovo per la scienza e già abbastanza raro da costringere i mineralogisti ad aggiornare il catalogo della natura.

La scoperta arriva dalle cave di marmo di Carrara, nel bacino di Colonnata, sulle Alpi Apuane. Il minerale è stato descritto come Cu3I(CH3S)2, formula che a prima vista sembra roba da laboratorio e invece appartiene a un composto trovato nella roccia: il primo ioduro-metantiolato di rame mai osservato in natura. La pubblicazione scientifica lo colloca nella cava La Piana e ne descrive cristalli aciculari giallo chiaro, fragili, lunghi fino a 0,1 millimetri, con una struttura mai registrata prima tra le specie mineralogiche conosciute.

Dentro il marmo più famoso d’Italia

nuovo minerale

La delchiaroite porta un nome preciso, scelto in omaggio a Lorenzo Del Chiaro, cultore della mineralogia e collaboratore legato da decenni allo studio delle cavità mineralizzate dei marmi apuani. Il simbolo approvato è Dch. L’approvazione formale è arrivata dalla Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification dell’International Mineralogical Association, l’organismo internazionale che valuta e riconosce le nuove specie minerali. Nella scheda ufficiale compaiono località, formula, struttura ortorombica e deposito dei materiali di riferimento tra il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e il Museo Nazionale di Praga.

Alpi Apuane

La parte interessante, qui, sta tutta nella sproporzione. Da una parte ci sono le Alpi Apuane, montagne tagliate da secoli, conosciute nel mondo per il marmo usato dall’arte, dall’architettura, dall’industria lapidea. Dall’altra c’è un minerale quasi invisibile, un filo giallo infilato nella calcite insieme ad altri minerali, abbastanza piccolo da sembrare irrilevante e abbastanza singolare da aprire una finestra su processi chimici molto rari. La delchiaroite ha dentro rame, iodio e un gruppo organico, il metantiolato. Una combinazione del genere, dentro un minerale naturale, sposta la faccenda dal semplice ritrovamento curioso a qualcosa di più serio: mostra quanto la geologia sappia costruire architetture molecolari che la nostra enciclopedia ancora rincorre.

Nelle cave di marmo di Carrara spunta un nuovo minerale prezioso mai visto prima: è giallo, minuscolo e riscrive il catalogo della natura

Le cave di Carrara, del resto, sono un archivio più complicato della loro immagine turistica. La letteratura scientifica ricorda che le cavità dei marmi apuani sono note per esemplari mineralogici ben cristallizzati già dalla fine del Cinquecento. All’inizio del Novecento le specie censite erano poche, poi dagli anni Settanta in poi gli studi hanno fatto emergere una varietà molto più ampia: oggi nelle cavità del marmo di Carrara risultano identificate oltre 120 specie minerali, con diverse specie che hanno proprio qui la loro località tipo.

Le Alpi Apuane come laboratorio naturale


Per capire come si arriva a un cristallo simile bisogna scendere dentro la storia geologica delle Apuane, senza trasformarla in una cartolina. Circa 20-30 milioni di anni fa, durante le grandi fasi tettoniche legate alla costruzione dell’Appennino settentrionale, queste rocce sono state piegate, compresse, riscaldate, portate in condizioni molto diverse da quelle della superficie. Lo studio ricorda una fase compressiva intorno a 27 milioni di anni fa e successive fasi estensionali; alcune vene tardive si sarebbero formate a circa 250 °C e 0,2 GPa, cioè in condizioni compatibili con diversi chilometri di profondità.

Dentro quelle fratture e cavità, i fluidi hanno continuato a muoversi, trasportando elementi, modificando minerali già presenti, aprendo combinazioni nuove. La delchiaroite viene collegata all’alterazione supergenica dell’enargite, un minerale di rame, arsenico e zolfo, nelle cavità dei marmi liassici. Detto in modo meno da laboratorio: la roccia ha lavorato a lungo, poi l’acqua, l’ossigeno e i processi di alterazione più vicini alla superficie hanno completato una piccola alchimia naturale. Il risultato è un minerale giallo, minuscolo, con una formula che tiene insieme chimica inorganica e componente organica.

Questa è la ragione per cui il termine biodiversità minerale funziona, anche se sembra rubato al lessico della biologia. Ogni nuova specie minerale racconta una possibilità della Terra. Alcune possibilità sono comuni, altre compaiono soltanto quando luogo, tempo, pressione, temperatura, fluidi e disponibilità degli elementi si incastrano con una precisione quasi irritante. Nel caso della delchiaroite, l’incastro è particolarmente raro: rame, ioduro e metantiolato nello stesso edificio cristallino, con una struttura a strati elettricamente neutri descritta dagli autori dello studio.

Il valore della scoperta quindi va letto con attenzione. “Prezioso” qui significa prezioso per la scienza, per la mineralogia sistematica, per la comprensione di come la crosta terrestre possa produrre composti inattesi. Nessuno deve immaginare pepite gialle da estrarre o una nuova corsa mineraria sulle Apuane. La delchiaroite è un frammento da microscopio, conservato in collezioni scientifiche, studiato con microsonda elettronica, diffrazione a raggi X e analisi strutturali. La sua forza sta proprio in questo: occupa pochissimo spazio e obbliga comunque a rivedere un pezzo di mappa.

C’è anche un possibile interesse applicativo, da maneggiare con prudenza. Una struttura ibrida che mette in relazione rame, iodio e gruppi organici può suggerire idee per materiali sintetici, catalizzatori o composti con proprietà elettriche particolari. La scoperta, però, racconta prima di tutto un fatto naturale, poi eventuali piste tecnologiche. La ricerca sui materiali spesso procede così: trova nella natura una configurazione insolita, la studia, la imita, la forza, la semplifica. A volte nasce qualcosa. A volte resta una bellezza tecnica chiusa in una vetrina, e va benissimo anche così.

La delchiaroite aggiunge un tassello al prestigio mineralogico delle Alpi Apuane, già note per una varietà chimica che stride con l’immagine piatta del “solo marmo bianco”. Quelle montagne sono celebri per ciò che viene tolto a grandi blocchi, trasportato, lucidato, venduto. Questa scoperta sposta lo sguardo su ciò che resta nascosto nelle cavità, su dettagli che richiedono pazienza, strumenti, competenza e anche quella testardaggine da collezionisti e ricercatori che passano anni a guardare dove altri vedono soltanto scarto di cava.

È una scoperta piccola nelle dimensioni e grande nelle conseguenze culturali. Ricorda che la geologia italiana conserva ancora materiali da leggere, specie da nominare, processi da ricostruire. Nel marmo delle Apuane, la Terra ha lasciato una firma gialla lunga meno di un granello. Abbastanza per farsi notare.

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