lunedì 27 aprile 2026

Fiorello contro la Rai che vende il Teatro delle Vittorie: è un crimine contro lo spettacolo italiano ( da Il Messaggero, di Mattia Marzi)

 

«Venderlo è un crimine contro lo spettacolo italiano». Fiorello difende il Teatro delle Vittorie: il blitz con i cartelli insieme a Biggio© Ansa

Fiorello scende in campo in prima persona per provare a bloccare la vendita del Teatro delle Vittorie da parte della Rai. Era stato Renzo Arbore, dalle pagine de Il Messaggero, a invocare l'intervento di Fiorello, considerato dallo showman l'unico in grado di bloccare l'operazione. E Fiorello ha raccolto l'appello.

La puntata

Ha aperto la puntata de La Pennicanza proprio da lì, dopo aver fatto un blitz fuori dal Teatro delle Vittorie, in via Col Di Lana a Roma, in mattinata, attaccando dei cartelli fuori dal teatro: «Non si vende», «Non è in vendita». «Questo è un crimine contro la storia dello spettacolo italiano», ha detto Fiorello, accompagnato da Biggio. «Questo è un teatro storico, glorioso, mitico per lo spettacolo italiano. Magari ci sono cose che non sappiamo. La Rai ha bisogno di soldi. Ma è proprio necessario vendere il Delle Vittorie, teatro di gesta dei nostri predecessori, da Mina a Pippo Baudo? Questo teatro non si doverebbe vendere. Leggevo oggi sul Messaggero che la Rai non ha più rinnovato il contratto per l'Auditorium del Foro Italico per costruire un nuovo studio a Saxa Rubra: Milly, fai Canzonissima e Ballando con le stelle dal Delle Vittorie», ha detto Fiorello.

La storia della televisione

E ancora: «Dicono che il Delle Vittorie non è abbastanza "tecnologicizzato". Ma allora diciamo allo Stato di vendere pure il Colosseo. A che serve? Ma ragazzi, parliamo della storia. il "Delle" è la storia dello spettacolo italiano, forse ragioniamo con i sentimenti. Ma biosogna rispettare il passato. Senza il passato non ci sarebbe il presente oggi e forse neanche il futuro. Mettiamoci una mano sul cuore». Infine, un appello ai colleghi: «Mobilitiamoci, salviamo il Delle Vittorie. Spero di non essere lasciato solo: Carlo ContiGiorgio PanarielloMilly Carlucci, fatevi sentire».

Gli interventi

Il Piano Immobiliare della RAI rappresenta un passaggio centrale nel processo di trasformazione dell’Azienda, con l’obiettivo di rendere il patrimonio più efficiente, funzionale e coerente con l’evoluzione del Servizio Pubblico. Si tratta di un intervento organico e pluriennale sull’intero territorio nazionale, su un patrimonio eccezionalmente ampio e caratterizzato in larga parte da edifici datati. Il Piano combina ristrutturazioni, ammodernamenti, rifunzionalizzazioni e dismissioni, con l’obiettivo di superare frammentazioni logistiche, ridurre superfici non più adeguate e ottimizzare i costi di gestione. In questo quadro si inseriscono anche le operazioni di valorizzazione e dismissione di immobili non più rispondenti alle esigenze operative, già previste dal Piano e funzionali a liberare risorse da reinvestire nello sviluppo industriale e tecnologico dell’Azienda.

Per quanto riguarda Roma, gli interventi mirano a razionalizzare la presenza immobiliare e a concentrare le attività in poli più moderni ed efficienti. È stata avviata la riqualificazione della sede di Viale Mazzini (attesa da decenni) affiancata dall’utilizzo della sede di Via Alessandro Severo durante i lavori, mentre prosegue il potenziamento del polo di Saxa Rubra e il completamento degli interventi a Via Teulada. Parallelamente, è prevista la dismissione di sedi non più strategiche e non sostenibili. Analoghi interventi riguardano le principali sedi produttive: a Milano con il nuovo Centro di Produzione MiCo Nord, a Napoli con la riqualificazione degli spazi produttivi, e a Torino con il rafforzamento del Polo Tecnologico e la razionalizzazione degli immobili.

Il Piano coinvolge anche le sedi regionali, introducendo un modello più flessibile e dimensionato alle reali esigenze produttive, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro. Nel complesso, il Piano Immobiliare - unico nella storia della Rai - consente di evolvere verso un modello organizzativo più moderno, favorendo integrazione, collaborazione e maggiore efficienza operativa, in linea con le sfide del settore e con la missione di Servizio Pubblico.

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