venerdì 24 aprile 2026

La musica nell'Italia fascista. In una nuova edizione il saggio di Harvey Sachs (da Il Giornale, di Alex Pietrogiacomi)

 

Non fu tutta un'altra musica nell'Italia del fascismo

In La musica nell'Italia fascista, Harvey Sachs entra nel vivo di una stagione fatta di rinnovamento, consenso obbligato, qualche buona intenzione e indottrinamento costante

Non fu tutta un'altra musica nell'Italia del fascismo

Durante il regime fascista l'Italia ha subito una scossa epocale, che ha segnato tutti i settori sociali in modo indelebile. L'arte, e in particolar modo la musica, non poterono esimersi dall'essere oggetto del Regime e del Duce, che provò a dare una svolta alla tradizione musicale contemporaneo offrendo naturalmente la propria visione dell'organizzazione degli istituti musicali e dei generi da proporre.

In La musica nell'Italia fascista (con una nuova introduzione dell'autore, Il Saggiatore), Harvey Sachs entra nel vivo di una stagione fatta di rinnovamento, consenso obbligato, qualche buona intenzione e indottrinamento costante. Nell'Italia post Verdiana, dove il grande compositore è il vero protagonista del Risorgimento, emergono compositori come Puccini, Mascagni, Leoncavallo con un grande successo internazionale. La penisola, costellata di conservatori, istituti, teatri e accademie, viene investita dal regime fascista, con Benito Mussolini innalzato a mecenate, musicista istintivo e grande intenditore, che attraverso direttive contraddittorie abbatte (quasi) qualunque opposizione di pensiero libero, lasciando una sola scelta: essere pro regime per poter continuare a professare la propria arte.

Si instaura quindi un intricato e spesso fallimentare percorso di corporazioni, ministeri, sindacati che avrebbero dovuto controllare il panorama musicale e artistico, promuovendo festival, iniziative e artisti che fossero conformi al Regime, andando a toccare anche le istituzioni scolastiche, con una strumentalizzazione della cultura tesa a rafforzare gli ideali fascisti.

Tra i vari musicisti ce ne furono alcuni che si opposero fermamente come Mila e Foa, che subirono arresti e persecuzioni, così come altri ebbero modi ambigui, collaborativi come ad esempio Casella, Puccini, Mascagni e Gui. L'unico a ergersi contro Mussolini e le sue idee fu Toscanini che rifiutò diktat, simboli e ordini dal regime, trovandosi nonostante i tentativi di sorveglianza voluti da Mussolini a restare integro nella sua moralità artistica e di pensiero. Eclatanti restano la sua aggressione a Bologna con un tardivo intervento della polizia e il rifiuto milanese di suonare Giovinezza. ( alla 'prima' di Turandot, alla Scala, nel 1926, P.A.) 

Nessun commento:

Posta un commento