martedì 28 aprile 2026

USA. Re Carlo al Congresso americano: risoluti ad aiutare Kiev ( da Quotidiano.Net, di Giampaoli Pioli)

 

Il discorso del re. Carlo arringa il Congresso: "Risoluti ad aiutare Kiev"


Solenne e sorridente, con la regina Camilla al suo fianco, re Carlo III di Gran Bretagna ha arringato il Congresso americano richiamando le radici comuni della democrazia anglo-americana e i valori condivisi tra i due Paesi. Ma soprattutto il sovrano ha sottolineato il legame speciale che unisce Stati Uniti e Regno Unito, definito "unico e resiliente" nonostante la differenza di storia e di età tra le due nazioni.

Davanti a un Congresso entusiasta, ieri Carlo ha ricevuto lunghi applausi in un clima di ritrovata sintonia, smussando le tensioni che degli ultimi mesi. E ironicamente ha citato Oscar Wilde: "Non abbiamo nulla in comune tranne la lingua".

Un’accoglienza davvero regale, in un’atmosfera ottimista: il re ha ricordato di essere alla sua ventesima visita negli Stati Uniti, ma alla prima da sovrano. Il suo intervento a Capitol Hill è stato il primo di un monarca britannico da quello della regina Elisabetta II nel 1991. Il discorso si è concentrato sul ruolo che Stati Uniti ed Europa hanno costruito insieme e che devono continuare a difendere, invocando "riconciliazione e rinnovamento" del partenariato tra Londra e Washington, fondato su libertà, tolleranza e uguaglianza. In tempi di grandi sfide internazionali, ha sottolineato, è "più che mai necessario restare uniti". Non sono mancati passaggi letti come indirettamente critici verso alcune posizioni dell’amministrazione Trump, in particolare il richiamo all’impegno collettivo nella difesa e alla necessità di sostenere l’Ucraina con "risolutezza incrollabile".

Alla Casa Bianca, Donald Trump ha tenuto un discorso dai toni insolitamente concilianti, celebrando la profondità dei legami tra i due Paesi: "Gli americani non hanno avuto amici più stretti dei britannici", ha detto, ricordando radici comuni, lingua e valori condivisi. Non sono mancate le sue consuete divagazioni, tra battute sull’accento del re e ricordi personali legati alle origini scozzesi della madre. Dietro le quinte restano tuttavia alcune ombre. La visita si è svolta in una Washington blindata, a pochi giorni dall’attacco alla cena dei corrispondenti. Il colloquio a porte chiuse nello Studio Ovale tra Trump e Carlo, durato oltre due ore, è stato incentrato su dossier caldi come Iran e Ucraina. A pesare sul viaggio anche il caso Epstein. Il re e la regina hanno scelto di non incontrare le vittime, suscitando critiche contenute ma significative. Il fratello di Virginia Giuffre ha ricordato l’importanza, per le istituzioni, di schierarsi apertamente dalla parte delle vittime, anche quando sono coinvolti membri della famiglia reale, come il principe Andrea. Un’altra nota stonata è arrivata dalla diffusione di un audio privato dell’ambasciatore britannico a Washington, sir Christian Turner, che avrebbe definito ormai superata la storica special relationship, sostenendo che gli Usa hanno "una relazione speciale solo con Israele".

Nonostante ciò, la visita sembra aver centrato l’obiettivo principale: ricucire i rapporti tra Londra e Washington dopo una fase delicata. Una missione fortemente simbolica, proseguita con la cena di Stato alla Casa Bianca e destinata a continuare a New York, con una visita a Ground Zero. Resta il segnale politico di fondo: il tentativo di rilanciare, in un mondo sempre più frammentato, un rapporto speciale che, pur cambiato, continua a essere uno dei pilastri dell’equilibrio occidentale.

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