lunedì 27 aprile 2026

Il licenziamento di B.V. dalla Fenice accolto in teatro con grande gioia, durante una recita di Lohengrin ( da Elle Italia, di Carlotta Sisti)

 Domenica 26 aprile al Teatro La fenice di Venezia era in programma il Lohengrin di Wagner. Si tratta di un ( una, cara Sisti, Matinée è femminile, consulta il dizionario!) matinée, con inizio previsto alle 15 e 30 e intervallo a metà dell'opera. Ed è stata proprio durante la pausa che è successo qualcosa di inaspettate: i professori d’orchestra hanno accolto con manifesto entusiasmo la notizia dello stop a tutte le future collaborazioni con la direttrice Beatrice Venezi.

Così anche il pubblico, da sempre vicino agli orchestrali, ha deciso di unirsi all'inusuale festeggiamento, applaudendo e gridando “bravi, bravi!”. A dimostrazione che quanto comunicato lo scorso marzo, ovvero che l'incarico assegnato alla 36enne, da sempre e notoriamente in ottimi rapporti con la premier Giorgia Meloni (e che proviene da una famiglia di estrema destra, con papà che è stato dirigente nazionale di Forza Nuova), come direttrice musicale, da ottobre 2026 e per quattro anni a seguire, era stato mal digerito dai lavoratori della Fenice. La decisione di nominarla direttrice dello storico teatro veneziano aveva, infatti, suscitato contestazioni da parte dei professori d'orchestra, che hanno più volte chiesto la revoca dell'incarico, arrivando a scrivere una lettera pubblica in cui criticavano la mancanza di trasparenza nella procedura e il curriculum artistico di Venezi.

Beatrice Venezi alla Mostra del Cinema di Venezia 2025© Stefania D'Alessandro - Getty Images

Non una questione di amicizie e vicinanze politiche, dunque, ma di competenze. I professori e le professoresse che compongono l'Orchestra avevano, infatti, scritto nella missiva indirizzata al sovrintendente Nicola Colabianchi, la loro contrarietà che “deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato”. Sono arrivati a chiedere la revoca immediata parlando un rapporto di fiducia “irrimediabilmente compromesso” e di una decisione presa in palese contrasto” con le promesse fatte pubblicamente e ai sindacati. Non era sembrato, però, che le loro contestazioni fossero state prese sul serio, almeno fino ad oggi, quando è arrivata la notizia che la Fondazione che gestisce il Teatro La Fenice di Venezia, che, ricordiamo, è uno dei più famosi al mondo, ha deciso di annullare tutte le collaborazioni future con Beatrice Venezi.

Dell’interruzione della collaborazione ha dato notizia in una nota il sovrintendente Nicola Colabianchi (lo stesso che poco più di un mese fa aveva definito "blindato" il contratto quadriennale della direttrice) specificando che la decisione è legata anche ad alcune dichiarazioni recenti di Venezi, che ha definito "gravi, offensive e lesive del valore artistico e professionale», e «incompatibili con i princìpi" della fondazione e della sua orchestra. Il riferimento è quello ad un’intervista, pubblicata giovedì scorso sul quotidiano argentino La Nación che era un po' sfuggita di mano a Venezi.

Quando le era stato, infatti, chiesto conto delle molte polemiche degli scorsi mesi, in cui lavoratori della Fenice e molti esperti avevano sostenuto che non avesse le necessarie qualità artistiche, e che fosse stata nominata direttrice musicale per la sua vicinanza ai partiti di destra attualmente al governo, Venezi aveva risposto di non aver protettori e di non provenire da una famiglia di musicisti, mentre i posti nell’orchestra del teatro veneziano, a suo dire, "praticamente si tramandano di padre in figlio". Colabianchi, che era stato a sua volta molto contestato per la nomina di Venezi, si era subito dissociato dalle sue parole. La fondazione della Fenice le aveva descritte come "gravi, false e offensive", e i sindacati avevano detto che commenti simili sono "incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua".

Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha detto che prende atto della decisione di Colabianchi e che spera che questa «possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado». Le improvvide parole di Venezi sono state dunque la classica goccia, talmente scomposte che c’è chi addirittura nel dietro le quinte sostiene che siano state volute per chiudere una faccenda che, per lei stessa, stava diventando complicatissima sul piano professionale.

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