Uno scenario allarmante. Molto diverso da quello che era stato rappresentato nella corposa documentazione inviata al Quirinale. Che aveva indotto il presidente della Repubblica a firmare la richiesta di grazia «per motivi umanitari» per Nicole Minetti, l'ex igienista dentale ed ex consigliera della Regione Lombardia condannata a 3 anni e 11 mesi nel processo Ruby-bis. Si spiega così la lettera inviata dal Colle al ministero della Giustizia, nella quale il capo dello Stato chiede di verificare «con cortese urgenza» se le circostanze riportate dagli ultimi articoli di stampa, in particolare quelli del Fatto Quotidiano, siano vere. E se dunque la decisione sulla grazia si sia basata su elementi quantomeno incompleti.
Come già fatto nei giorni scorsi, quando i primi articoli avevano riportato nuove circostanze sullo stile di vita di Minetti, fonti del Quirinale precisano che il presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati. La decisione sulla grazia, in altre parole, si fonda esclusivamente sui documenti che gli vengono sottoposti, nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall'autorità giudiziaria e dal ministro della giustizia. Non su indagini e accertamenti autonomi, che il Colle non ha possibilità di compiere.
Tutti i dubbi del Qurinale
Ma quali sono questi elementi che hanno fatto scattare la richiesta di verifiche a via Arenula? L'ultimo è emerso in un articolo di oggi del Fatto. Secondo cui il figlio minore adottattivo di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani - gravemente malato e che necessita di cure negli Stati Uniti, secondo quanto affermato nelle carte della procura e del ministero, motivi per i quali è stata concessa la grazia – non sarebbe orfano, ma al momento dell'adozione aveva ancora i genitori, seppure in condizioni di indigenza: attualmente la madre risulta persona scomparsa in Uruguay. Il bimbo, insomma, non sarebbe stato "abbandonato". Tanto che Minetti, sempre secondo quanto riportato, avrebbe per adottarlo avrebbe dovuto intentare una causa legale.
«Il socio occulto»
Non è l'unica circostanza non riportata nelle carte che ha fatto scattare l'allarme al Quirinale. Secondo l'inchiesta infatti, Minetti non avrebbe cambiato vita, né si sarebbe pentita dei reati per cui era stata condannata. Secondo quanto riportato dal Fatto, che ha sentito diversi testimoni, il compagno di Minetti in Uruguay sarebbe stato "socio occulto" di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida in carcere. Sarebbe stata la stessa Minetti, sempre secondo quanto riportato, a selezionare le ragazze che avrebbero partecipato agli incontri, che si sarebbero svolti anche nella tenuta uruguayana di Cipriani.
C'è poi un ultimo elemento, anch'esso molto diverso da quanto appare nelle carte. Secondo i testimoni sentiti nell'articolo, dopo alcuni interventi negli Stati Uniti il bimbo di Minetti non sarebbe più gravemente malato, ma sarebbe in grado di correre e giocare in autonomia. Tanto che - riporta ancora il Fatto - lo stesso minore era stato immortalato, insieme a Minetti, in un servizio fotografico su "Chi", in cui gioca e corre ai giardini Montanelli di Milano. Insomma: la circostanza secondo cui avrebbe biosogno di frequenti cure negli Stati Uniti e dell'assistenza continua della madre adottiva Minetti (motivo che era stato alla base della grazia), stando a questi elementi potrebbe non corrispondere al vero. Ecco perché il Quirinale ora chiede di vederci chiaro.
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