Visualizzazione post con etichetta scala santa ceiclia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scala santa ceiclia. Mostra tutti i post

sabato 11 ottobre 2014

Solidarietà da Berlino all' orchestra e coro dell'Opera di Roma, alla faccia di Fuortes e Marino.

Loro, Fuortes e Marino - mettiamoci anche Franceschini che li ha seguiti a ruota - l'avevano detto: a Berlino si fa come vorremmo fare noi a Roma, e cioè - avevano detto - i teatri berlinesi, ben tre, fra i più famosi del mondo, in uno dei quali comanda Barenboim, hanno orchestre esterne. E facevano anche l'esempio dei Berliner che sono costituiti in fondazione ecc... ecc... A parte il paragone sacrilego fra orchestra dell'Opera di Roma e Berliner - checchè ne dica Muti - sacrilego in ogni senso, dalla grande storia mai interrotta alla sublime qualità alla teutonica moralità professionale che a Roma non sanno dove siano di casa, e a Berlino sì; il bello è che a Berlino mai e poi mai si sognerebbero di fare come vogliono fare quegli ignoranti barbari di Fuortes, Marino e Franceschini . manovrati da dietro le quinte da quell'omone  burattinaio che di nome fa Nastasi.  Fanno così anche a Vienna. Puntualmente arriva la smentita prima da Vienna, da dove il sovrintendente della Staatsoper, grida allo scandalo della cosiddetta esternalizzazione: un teatro che fa opera  almeno per un centinaio di sere l'anno - ma nei progetti di Fuortes l'Opera aprirà le sue porte almeno 465 giorni su 365; sull'esempio di quel che fa all'Auditorium dove da ora alla prossima estate, dunque in  poco più di 200 giorni farà 600 spettacoli, oltre manifestazioni, convegni, fiere o ristoranti - non può ricorrere ad una o più orchestre esterne: complicherebbero la vita, anzi la renderebbero impossibile , e alla fine costerebbero di più, oltre che economicamente, anche in termini di qualità (mancante!).
Dopo Vienna sono arrivate le attestazioni di Scala e Santa Cecilia, dello stesso tenore, ancora più importanti proprio perché hanno ricevuto l'autonomia e dunque potevano farsi i fatti loro. No, hanno capito che con questa decisione scellerata - che tutti  suggeriscono di ritirare prima che sia troppo tardi - il sistema  del melodramma in Italia rischia grosso. E' curioso che solo Fuortes e Marino non lo capiscano e che ora, pur di non far marcia indietro, preferiscano attirarsi le critiche, ragionate, di mezzo mondo musicale.
 Infatti da Berlino prontamente, i tre teatri d'opera, la Staatsoper, la Deutsche Oper e la Komische Oper mandano a dire: attenti a quel che fate, questa decisione  segna l'inizio della fine, e, così dicendo, solidarizzano con gli orchestrali, ma non per ragioni sindacali, semplicemente perchè sanno bene che con il sistema di 'salvataggio' che Fuortes e amici barbari vogliono mettere in atto,  in breve tempo tutto andrà in malora. Siete ancora in tempo, aggiungono, fate marcia indietro.
Certo Fuortes, Marino e Franceschini - ed anche l'omone burattinaio Nastasi - vengono ogni giorno sbugiardati e sbeffeggiati a causa delle loro ignoranza e incompetenza, e sarebbe ora che  ritirassero il licenziamento e si mettessero intorno ad un tavolo con gli orchestrali per accordarsi, oppure, come ultima saggia decisione,  si ritirassero in buon ordine, lasciando il campo ad altri.
 Resta tuttora aperta la questione 'Aida' dell'inaugurazione. Ma è mai possibile che, mancando Muti, non si possa inaugurare la stagione con un altro direttore, stante la volontà degli orchestrali di lavorare regolarmente? Come stanno facendo in questi giorni con il balletto, e come  avrebbero dovuto fare  nelle occasioni in cui hanno scioperato, costringendo con la forza, se necessario, Fuortes a  discutere con loro?

martedì 7 ottobre 2014

Opera di Roma.Sarebbe stato il mancato apporto degli sponsor a costringere Fuortes ad esternalizzare orchestra e coro. All'orizzonte di sponsor non se ne sono mai visti all'Opera di Roma

I sindacati, giustamente per una volta, hanno rimproverato a Fuortes il voltafaccia di chi a fine settembre dice che, con il pano di risanamento votato a maggioranza e con l'accesso ai benefici della Legge Bray, l'Opera di Roma può riprendere tranquillamente il suo cammino, anche senza Muti - se ne faranno una ragione visto se non c'è ripensamento  e se ne è andato non lasciando un recapito dove fargli pervenire la posta, e due giorni dopo dice che  l'Opera può ripartire solo  con un licenziamento collettivo dell'orchestra e del coro - come fossero una entità unica, e non fatta di singoli, artisti, come li chiama lui, quando serve - che poi torneranno - tutti si precipitano ad assicurarlo -a lavorare all'Opera di Roma, in forma di cooperativa e non è detto che sia l'unica ad essere scritturata dal teatro. Dove si vede che la confusione è grande sotto la volta del Costanzi e nella mente di Fuortes e di chi lo sostiene, ormai contro tutto e tutti ed ogni pur minima logica lavorativa.
 La cosiddetta esternalizzazione dell'orchestra e del coro porterà al teatro un risparmio - ma solo sulla carta se anche nella realtà staremo a vedere a suo tempo - di 3.500.000 Euro, all'incirca  la somma che l'arrivo degli sponsor in fila avrebbe portato, a dire di Fuortes - è sempre lui che fa e disfa, ed ora millanta nel caso degli sponsor che non si sono mai visti all'Opera di Roma, dai tempi di Alemanno - forse per giustificare la decisione drastica del licenziamento collettivo, che deve comunque ancora spiegarci che cosa vuol dire. Perchè una cosa è assumere alcuni musicisti riuniti in cooperativa, e  dunque stipulando un contratto con un ente giuridico cooperativistico, altra cosa è licenziare un orchestra che non è un soggetto giuridico, finché non si costituisce come tale, bensì la somma di tanti soggetti, con ciascuno dei quali il teatro ha fatto un contratto che con il licenziamento interromperà. Fuortes non può inviare una lettera di licenziamento all'Orchestra ed una seconda al Coro, non c'è indirizzo cui farla pervenire. Le lettere saranno 182 quanti sono i musicisti di orchestra e coro. Senza che ancora abbia spiegato la ragione del licenziamento, che non può essere quella del fallimento perché di fatto il teatro non chiude; potrebbe essere discriminatoria, visto che si licenziano solo  coloro i quali nelle cui fila ci sono state le defezioni ben note,  gli amministrativi ed i tecnici non si toccano. Illecito, perchè anche nell'attesa riforma dell'art. 18, tale tipo di licenziamento  non è consentito e il giudice del lavoro, qualora chiamato in causa, può sentenziare la riassunzione. Già c'è anche il rischio che i sindacati dei licenziati - che hanno i loro bei torti, in relazione alla tragedia - si decidano ad adire le vie legali, il che farebbe veramente piombare  l'Opera di Roma nel baratro più nero. Ora la valanga procurata da Fuortes è solo  al punto di partenza, dove arriverà seminando distruzione dappertutto non è dato ancora sapere. Certamente nella sua forza distruttrice, per quanto possa fare i salti mortali per evitarla, il primo ad esserne travolto sarebbe - dovrebbe essere - Fuortes che non è stato capace di trattare all'inizio della  protesta, figuriamoci se sa farlo ora che la situazione si è ancor più aggravata.
 Ma forse la tragedia dell'Opera di Roma riuscirà per una volta a ricompattare il settore che negli ultimi anno è andato avanti in ordine sparso. Ne siamo quasi certi, dopo la presa di posizione anche di Scala e Santa Cecilia che avrebbero potuto tenersi fuori dalla mischia, un volta ottenuta l'autonomia di gestione che le diversifica nettamente dalle altre fondazioni che , in coro hanno protestato.