In questi giorni in cui l'argomento 'corruzione all'Università' è stato denunciato anche da Cantone, è venuto alla luce una serie di fatti a riguardo.
Innanzitutto che, nel bailamme esistente, i nostri migliori studenti, sono fra i migliori in assoluto fra quelli usciti dalle nostre, come da tutte le altre università. Tanto che, quando inviano il loro curriculum alle università straniere, queste non perdono tempo, subito li convocano per accaparrarseli.
Dunque delle nostre migliori risorse umane nella ricerca e nello studio beneficiano sopratutto gli altri paesi, mentre non avviene in egual misura il cammino inverso e cioè che in Italia vengano assunte le migliori menti straniere. Perchè in Italia alle menti, le migliori, non si presta la dovuta attenzione, non ritenendole preziose per il futuro del paese. Infatti la ricerca in Italia langue, è sempre senza fondi, e un brillante studente italiano, se non per ragioni strettamente familiari o perchè non sa stare senza spaghetti e pomodoro fatti dalla mamma, appena laureato vola all'estero, ove viene apprezzato a dovere e meglio pagato. E dove sa che, a parte gli spaghetti con il pomodoro, farà quasi certamente carriera in base alle sue capacità al suo impegno ed ai risultati delle sue ricerche.
In Italia no.
Tutto questo era già noto e da tempo. Ma non riesce a smuovere le acque per nessuna ragione.
Perchè, si chiede Cantone, aggiungendo come si dice il 'carico da dieci' con l'ennesima sua denuncia?
Perchè in Italia nelle università, senza eccezione, sembra che non ve ne sia neppure una virtuosa, c'è corruzione. In che senso vien da chiedere?
Perché i ricercatori giovani ma brillanti, se restano in Italia ed hanno l'occasione di essere inseriti nell'Università, sebbene cosa rara, sono pagati malamente e la carriera, per farla, devono attendere che ci siano stravolgimenti terraquei o ecatombi.
Perchè per arrivare all'Università ci sono concorsi, ma di concorsi regolari forse nessuno. Ogni volta che se ne bandisce uno si sa già, preventivamente, chi ne sarà il vincitore, anzi qualche volta il concorso viene bandito proprio per quel candidato. Perché tanto potere a chi bandisce il concorso? Perché nelle Università italiane, senza eccezione - lo ripetiamo perché vorremmo che fosse chiaro - il familismno è di casa. E non potrebbe essere altrimenti, Se su oltre 60.000 docenti delle nostre università, il 10% circa, e cioè più o meno 6.000, hanno cognomi ricorrenti fra i docenti universitari. Che vuol dire che l'Università, una volta che un professore ha raggiunto il traguardo di insegnarvi, se acquisisce un certo potere ci porta dentro anche mogli, figli, amanti. Ecco dove l'ingranaggio del merito si blocca producendo tutto il male che conosciamo.
Anni fa, per curiosità personale, abbiamo spulciato - può farlo chiunque, tali atti si trovano in rete - fra gli atti di una commissione preposta ad esaminare i titoli di candidati ad una cattedra, in ambito musicologico. I candidati erano tre o quattro, uno di questi era strettamente imparentato con un musicista noto e potente. E la commissione composta da professori tutti competenti, ma istruiti e addomesticati per far vincere magari anche qualche altro, ma prima degli altri il candidato imparentato al noto musicista. Che è quel che accadde. Il presidente della Commissione fu, l'anno immediatamente seguente, premiato con una lauta ricompensa a seguito di conferenza. Lauta, anzi lautissima. Come per dire: grazie, non voglio avere più nulla a che fare con te, anche per evitare che qualcuno scopra l'imbroglio. Non non ci siamo mai nè visti nè parlati nè accordati.
Abbiamo visto le carte e lette le relazioni dei singoli commissari esaminatori. Alcune di dette relazioni sono imbarazzanti, perché costringono gli estensori ad arrampicarsi sugli specchi per dar peso a pubblicazioni ed attività che tanto peso, in diversa situazione, non avrebbero potuto meritare. A noi è venuto anche in testa il dubbio che qualche pubblicazione abbia avuto come autore effettivo il noto musicista, e pubblicato poi con il nome del congiunto.
In seguito ci capitò di parlarne con un membro di quella famigerata commissione ed alla nostra sottolineatura dell'evidente imbroglio, la risposta fu: c'era di peggio!
Sì di peggio c'è sempre qualcosa o qualcuno, perchè il peggio - come dice la sapienza popolare - non è mai morto.
Vogliamo dire anche di tanti cosiddetti 'professori' chiamati ad insegnare dal rettore o dal professore amico, per chiara fama, quando invece andrebbero messi dietro le sbarre, piuttosto che dietro una cattedra, perchè vanno ad insegnare materie riguardanti campi nei quali hanno fatto disastri. Uno di questi campi, alla moda, è quello della 'economia della cultura' che vede tanti cultori, molte volte inquisiti, proprio per questo loro mestiere. Che vanno ad insegnare allora? Come si può fottere anche nell'amministrare i pochi soldi che circolano nel mondo dell cultura?
Quante altre volte ci è capitato di leggere negli ordinamenti scolastici dei Conservatori, materie del tipo 'tecniche della comunicazione' affidate ad insegnanti che forse non hanno mai scritto una riga, anche perché non sarebbero stati in grado di scriverla. E ciò accade per gli ordinamenti dei corsi superiori post diploma, quelli di livello 'universitario' dei nostri Conservatori. Chiaro?
E poi ci sono gli infiniti casi di coloro che vanno ad insegnare all'Università solo perchè occupano un posto di responsabilità in campo amministrativo , ma nello steso distretto cui appartiene anche l'Università, dove magari sono arrivati secondo le modalità - vigenti anche fuori dalle Università - denunciate da Cantone. Perchè tutto il mondo è paese.
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martedì 27 settembre 2016
venerdì 22 luglio 2016
La cultura a Roma nei piani del sindaco Virginia Raggi
Dal piano quinquennale presentato ieri in Giunta capitolina dal nuovo sindaco, stralciamo il capitolo n.9 dedicato alla cultura e che si articola in diversi paragrafi tematici.
DIRITTO ALLA CULTURA
Roma Capitale ha un patrimonio enorme: non solo l’immensa eredità del passato ma intelligenze, voci, competenze, iniziative di donne e uomini, nuove imprese culturali che trovano la propria via alla vita contemporanea, nonostante i mille ostacoli eretti da una società impaurita dal futuro e da una pubblica amministrazione che troppo spesso preferisce il noto delle rendite di posizione all’ignoto dell’innovazione. Roma ha tutte le carte per essere protagonista della vita culturale mondiale. Per anni si è autocondannata ai margini, privando la maggioranza dei suoi abitanti del diritto fondamentale di godere della vita culturale e scientifica della città, del suo patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, delle nuove opportunità che la tecnologia rende possibili per la creazione, l’apprendimento, l’innovazione sociale, lo sviluppo del pensiero. Questo diritto deve essere riconosciuto a chiunque abiti Roma, ovunque si svolga la sua vita. È una condizione indispensabile a una cittadinanza critica e informata, al progresso sociale, all’emancipazione umana. É anche un volano straordinario per un’economia sana e sostenibile. Gli ostacoli alla fioritura della vita culturale e al pieno godimento del patrimonio di Roma vanno rimossi, con l’azione diretta per assicurare certezza e semplicità di regole e procedure, e con una decisa iniziativa a livello legislativo in coordinamento con altre amministrazioni locali. Cultura e Roma sono un sinonimo fuori dai confini nazionali; si lavorerà perché lo siano anche in casa nostra.
VALORE CULTURA
Esiste nelle attività culturali un indiscusso valore che non è misurabile in termini commerciali o monetari, ma ha un impatto forte sulla coesione e sul capitale sociale e dunque sulle condizioni per lo sviluppo dell’economia stessa. C’è un merito tecnico che deve essere affrontato per dare piena autonomia alla volontà politica di dispiegarsi. Si adotteranno misure convincenti di questo valore e si costruirà una disciplina diversa per l’uso del patrimonio pubblico che riconosca adeguatamente il contributo della partecipazione culturale alla crescita civile e sociale.
UNA STRATEGIA CULTURALE PER ROMA
Con il coraggio di discutere in modi diversi, tra persone oltre i confini delle organizzazioni e dei ruoli, Roma dovrà dotarsi di una strategia culturale per lo sviluppo della città, che consenta di far convergere le risorse ed energie verso obiettivi decisi insieme ai cittadini, con la partecipazione di chi lavora per/con la cultura, fuori e dentro l’Amministrazione capitolina, e di coloro che da lontano guardano a Roma con amore e la considerano un patrimonio inestimabile della comunità umana. Dunque, una strategia condivisa che prenda corpo nel corso del mandato e resti a disposizione per il futuro.
DA UN INSIEME DISORDINATO A SISTEMA INTEGRATO
Le strutture, le istituzioni e aziende di - o partecipate da - Roma Capitale, devono tornare ad essere interlocutore credibile per tutti: ciascuna con compiti ben distinti, ma coordinate. Non più in ordine sparso, non più con obiettivi divergenti, non più in competizione tra loro. Si adotterà, dunque, un sistema che per la crescita culturale della Capitale agisce e collabora con lo Stato italiano e le Istituzioni culturali internazionali che hanno sede in Roma.
INTERCULTURA E COESIONE
La composizione della popolazione cambia vertiginosamente: si allunga l’aspettativa di vita, rallentano le nascite, grandi migrazioni portano culture e religioni diverse in contatto, generando frizioni, paure ma al contempo grandissime opportunità. Le reti di comunicazione e le tecnologie trasformano modi di produzione e circolazione di contenuti e generano impatti senza precedenti sulle identità culturali. La sfida dell’Intercultura e di un equilibrato rapporto tra identità culturali e cambiamento è davanti a noi e parte integrante del lavoro di consiliatura. Sarà, inoltre, parte integrante degli indirizzi alle Istituzioni culturali della Capitale per l'adeguamento ai principi sanciti con la Dichiarazione Universale UNESCO sulla Diversità Culturale con interventi su strategie, politiche per il pubblico, programmazione, partnership, risorse umane e composizione degli organi societari, fornitori.
LA RETE DIFFUSA E I PRESIDI
Le Biblioteche comunali sono un patrimonio prezioso, presidio fondamentale sul territorio, immerse nelle periferie. Saranno aiutate nel loro lavoro a esplorare nuove frontiere e vecchi saperi, ad essere sempre più luogo d’incontro, del piacere dello stare insieme; insieme alle scuole, prima porta al diritto diffuso alla cultura. Si costruirà una nuova rete che colleghi, nella loro autonomia, questi presidi culturali deputati a divenire un luogo nevralgico per l’esplorazione delle nuove frontiere, della tecnologia applicata all’espressione artistica, dell’interazione tra pubblico e creazione, luogo di gioco e di apprendimento per bambini/e e famiglie, tra Italia e mondo. Questo luogo potrebbe essere il Palazzo delle Esposizioni, protagonista di una nuova avventura dopo anni di confusa gestione. Piccole librerie, teatri, centri culturali che restano chiusi per inerzia o difficoltà o chiudono per le ragioni più diverse, ma anche per l’impossibilità di far quadrare i conti. Occorre invertire la tendenza. Si rimetteranno presto a disposizione delle comunità i luoghi su cui si è investito e che attendono solo di tornare a vivere come il Centro culturale Elsa Morante o il Cinema Aquila, il Teatro Valle. Si agirà, inoltre, su tutti i fronti, inclusa la riduzione del peso degli oneri comunali a fronte di un contributo a promuovere la vita culturale nei quartieri in cui operano. Con il baratto amministrativo, con disposizioni specifiche, si troveranno le forme più equilibrate per riconoscere il valore del lavoro di chi contribuisce alla crescita culturale dei romani, nelle compatibilità di bilancio.
IL PATRIMONIO CULTURALE
Sulla base dei principi sanciti dalla Convenzione di Faro (Portogallo), nel maggio 2014, un’importante decisione del Consiglio dell’Unione Europea ha riconosciuto che il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel creare fiducia reciproca tra i cittadini, stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, migliorare la qualità̀ della vita e il benessere degli individui e delle loro comunità̀, promuovere la diversità̀ e il dialogo interculturale. In seguito, il Consiglio ha approvato le conclusioni sulla Governance partecipata del patrimonio culturale. Queste decisioni collocano al centro delle politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio lo sviluppo della persona umana, finalmente nel solco del diritto fondamentale sancito all’articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Roma Capitale ha per legge responsabilità eccezionali sulla tutela e valorizzazione del patrimonio esistente nel suo territorio. La comunità ha il compito di tutelare il patrimonio anche per le generazioni future, in modo che Musei e siti possano esprimere tutto il loro potenziale per migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini. Si metteranno la qualità dell’esperienza e l’arricchimento della persona al centro del rapporto tra visitatori e luoghi, intervenendo sulla fruizione con le migliori pratiche internazionali. Se il patrimonio di tutti diventa il patrimonio di ciascuno di noi e ognuno ne prende in cura una parte, allora sarà possibile tutelarlo nel suo insieme, anche quello oggi abbandonato. Si dovranno sperimentare con la giusta attenzione modelli di gestione del territorio e del patrimonio minore che, senza inversione di ruoli, vedano i cittadini protagonisti della loro tutela, accompagnati dalle eccellenti competenze di cui Roma è ricca nelle Soprintendenze e nelle Università. Musei, siti, paesaggi sono tra le migliori carte di Roma per innalzare la qualità della vita; per accrescere la comprensione del mondo, il passato, il presente e il futuro; per ridarci il piacere di vivere la città e per molto altro ancora.
ECCELLENZA E ABILITAZIONE
Roma Capitale indirizza o concorre a indirizzare le principali istituzioni culturali, attive in ogni settore dell’espressione artistica. Lo Statuto speciale le attribuisce particolari compiti in questo campo e l’Amministrazione finanzia l’attività di queste Istituzioni, creando direttamente o in collaborazione eventi e festival con ambizione di respiro internazionale. La Capitale e l’Italia hanno bisogno che quest’offerta culturale d’eccellenza sia sempre più tale, cresca di qualità e prestigio, ma, allo stesso tempo, è necessario sfruttare meglio le opportunità che nascono da quest’offerta. E’ indispensabile che ciascuna Istituzione o iniziativa metta in circolo, a beneficio della città intera, la ricchezza di relazioni, interlocutori e competenze che si generano intorno alla propria attività. Attività che, peraltro, in molti casi possono diventare occasione per la raccolta di risorse da destinare allo sviluppo culturale nelle zone più in difficoltà di Roma. Si dovrà, dunque, affiancare al compito tradizionale di offrire l’eccellenza un nuovo compito, o rafforzarlo ove già sia praticato. Si utilizzeranno al meglio tutte le opportunità per realizzare attività educative, formative e promuovere nuova creazione e intrapresa diffusa.
NUOVA CREAZIONE
Il nostro patrimonio culturale, la bellezza che riceviamo in eredità, arriva a noi perché nel passato vicino e lontanissimo qualcuno l’ha concepita e realizzata pensando al proprio tempo e al futuro, al mondo che sarebbe seguito. Mentre ci prendiamo cura di questa eredità, dobbiamo tornare a inventare, creare, esplorare con eguale ambizione. Roma deve tornare capitale culturale mondiale nel pieno senso del termine, città in cui la capacità di sviluppare, creare, produrre conoscenza, beni e servizi culturali, siano al cuore del suo sviluppo: dalla musica all’audiovisivo, dall’architettura al design in tutte le sue espressioni, dalle arti visive in senso esteso allo spettacolo dal vivo, dalla letteratura all'editoria locale, dalla nuova creatività che si affaccia nei laboratori dei makers, nella nuova scuola romana di fumetto, al MAAM e tantissimo altro. Con i giovani protagonisti prima di tutto. Allo sbando, senza un progetto unitario, nel cuore di Testaccio c’è una risorsa strategica per la rinascita culturale. L’ex Mattatoio. Liberato nel 1999 dopo anni di abbandono, è cresciuto in modo disorganico ma intorno all’idea di essere un luogo dove nuova conoscenza e creazione trovano casa. Ora, insieme all’Università e agli altri attori che sono oggi partecipi del suo funzionamento, saranno definiti indirizzi e strumenti per essere uno dei cuori pulsante della cultura a Roma e della sua internazionalizzazione. L’utilizzo coordinato degli spazi comuni insieme ad una politica di branding e programmazione generale sono la chiave per superare la frammentazione che oggi impedisce all’ex Mattatoio di sviluppare il suo potenziale in modo organico. Le Università sono una risorsa essenziale per una politica attiva di sviluppo della creatività. Si cercherà la massima collaborazione per mettere a frutto il capitale di sapere, competenze, ricerca e innovazione che esprimono e che troppo a lungo non è stato adeguatamente riconosciuto in quest’ambito. Accanto a politiche attive verso la creazione, bisognerà alleggerire il peso delle procedure per autorizzare le attività di pubblico spettacolo, semplificandole e contenendo gli oneri diretti ed indiretti. Allo stesso tempo, si ritiene necessario un maggiore controllo di merito per evitare che l’etichetta “Attività culturale” e relativi benefici siano utilizzati indebitamente. Inoltre, è indispensabile riconoscere il valore delle esperienze amatoriali e di formazione attraverso cui milioni di cittadini possono imparare ad esprimersi con l’arte, in particolare, quando queste favoriscono anche lo sviluppo di empatia e relazioni collaborative tra chi vi partecipa. El Sistema di José Antonio Abreu ha mostrato al mondo cosa è possibile fare grazie ad un’educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso per bambine/i di tutti i ceti sociali: a Roma si seguirà il suo insegnamento, cominciando nelle zone più svantaggiate della città
DIRITTO ALLA CULTURA
Roma Capitale ha un patrimonio enorme: non solo l’immensa eredità del passato ma intelligenze, voci, competenze, iniziative di donne e uomini, nuove imprese culturali che trovano la propria via alla vita contemporanea, nonostante i mille ostacoli eretti da una società impaurita dal futuro e da una pubblica amministrazione che troppo spesso preferisce il noto delle rendite di posizione all’ignoto dell’innovazione. Roma ha tutte le carte per essere protagonista della vita culturale mondiale. Per anni si è autocondannata ai margini, privando la maggioranza dei suoi abitanti del diritto fondamentale di godere della vita culturale e scientifica della città, del suo patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, delle nuove opportunità che la tecnologia rende possibili per la creazione, l’apprendimento, l’innovazione sociale, lo sviluppo del pensiero. Questo diritto deve essere riconosciuto a chiunque abiti Roma, ovunque si svolga la sua vita. È una condizione indispensabile a una cittadinanza critica e informata, al progresso sociale, all’emancipazione umana. É anche un volano straordinario per un’economia sana e sostenibile. Gli ostacoli alla fioritura della vita culturale e al pieno godimento del patrimonio di Roma vanno rimossi, con l’azione diretta per assicurare certezza e semplicità di regole e procedure, e con una decisa iniziativa a livello legislativo in coordinamento con altre amministrazioni locali. Cultura e Roma sono un sinonimo fuori dai confini nazionali; si lavorerà perché lo siano anche in casa nostra.
VALORE CULTURA
Esiste nelle attività culturali un indiscusso valore che non è misurabile in termini commerciali o monetari, ma ha un impatto forte sulla coesione e sul capitale sociale e dunque sulle condizioni per lo sviluppo dell’economia stessa. C’è un merito tecnico che deve essere affrontato per dare piena autonomia alla volontà politica di dispiegarsi. Si adotteranno misure convincenti di questo valore e si costruirà una disciplina diversa per l’uso del patrimonio pubblico che riconosca adeguatamente il contributo della partecipazione culturale alla crescita civile e sociale.
UNA STRATEGIA CULTURALE PER ROMA
Con il coraggio di discutere in modi diversi, tra persone oltre i confini delle organizzazioni e dei ruoli, Roma dovrà dotarsi di una strategia culturale per lo sviluppo della città, che consenta di far convergere le risorse ed energie verso obiettivi decisi insieme ai cittadini, con la partecipazione di chi lavora per/con la cultura, fuori e dentro l’Amministrazione capitolina, e di coloro che da lontano guardano a Roma con amore e la considerano un patrimonio inestimabile della comunità umana. Dunque, una strategia condivisa che prenda corpo nel corso del mandato e resti a disposizione per il futuro.
DA UN INSIEME DISORDINATO A SISTEMA INTEGRATO
Le strutture, le istituzioni e aziende di - o partecipate da - Roma Capitale, devono tornare ad essere interlocutore credibile per tutti: ciascuna con compiti ben distinti, ma coordinate. Non più in ordine sparso, non più con obiettivi divergenti, non più in competizione tra loro. Si adotterà, dunque, un sistema che per la crescita culturale della Capitale agisce e collabora con lo Stato italiano e le Istituzioni culturali internazionali che hanno sede in Roma.
INTERCULTURA E COESIONE
La composizione della popolazione cambia vertiginosamente: si allunga l’aspettativa di vita, rallentano le nascite, grandi migrazioni portano culture e religioni diverse in contatto, generando frizioni, paure ma al contempo grandissime opportunità. Le reti di comunicazione e le tecnologie trasformano modi di produzione e circolazione di contenuti e generano impatti senza precedenti sulle identità culturali. La sfida dell’Intercultura e di un equilibrato rapporto tra identità culturali e cambiamento è davanti a noi e parte integrante del lavoro di consiliatura. Sarà, inoltre, parte integrante degli indirizzi alle Istituzioni culturali della Capitale per l'adeguamento ai principi sanciti con la Dichiarazione Universale UNESCO sulla Diversità Culturale con interventi su strategie, politiche per il pubblico, programmazione, partnership, risorse umane e composizione degli organi societari, fornitori.
LA RETE DIFFUSA E I PRESIDI
Le Biblioteche comunali sono un patrimonio prezioso, presidio fondamentale sul territorio, immerse nelle periferie. Saranno aiutate nel loro lavoro a esplorare nuove frontiere e vecchi saperi, ad essere sempre più luogo d’incontro, del piacere dello stare insieme; insieme alle scuole, prima porta al diritto diffuso alla cultura. Si costruirà una nuova rete che colleghi, nella loro autonomia, questi presidi culturali deputati a divenire un luogo nevralgico per l’esplorazione delle nuove frontiere, della tecnologia applicata all’espressione artistica, dell’interazione tra pubblico e creazione, luogo di gioco e di apprendimento per bambini/e e famiglie, tra Italia e mondo. Questo luogo potrebbe essere il Palazzo delle Esposizioni, protagonista di una nuova avventura dopo anni di confusa gestione. Piccole librerie, teatri, centri culturali che restano chiusi per inerzia o difficoltà o chiudono per le ragioni più diverse, ma anche per l’impossibilità di far quadrare i conti. Occorre invertire la tendenza. Si rimetteranno presto a disposizione delle comunità i luoghi su cui si è investito e che attendono solo di tornare a vivere come il Centro culturale Elsa Morante o il Cinema Aquila, il Teatro Valle. Si agirà, inoltre, su tutti i fronti, inclusa la riduzione del peso degli oneri comunali a fronte di un contributo a promuovere la vita culturale nei quartieri in cui operano. Con il baratto amministrativo, con disposizioni specifiche, si troveranno le forme più equilibrate per riconoscere il valore del lavoro di chi contribuisce alla crescita culturale dei romani, nelle compatibilità di bilancio.
IL PATRIMONIO CULTURALE
Sulla base dei principi sanciti dalla Convenzione di Faro (Portogallo), nel maggio 2014, un’importante decisione del Consiglio dell’Unione Europea ha riconosciuto che il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel creare fiducia reciproca tra i cittadini, stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, migliorare la qualità̀ della vita e il benessere degli individui e delle loro comunità̀, promuovere la diversità̀ e il dialogo interculturale. In seguito, il Consiglio ha approvato le conclusioni sulla Governance partecipata del patrimonio culturale. Queste decisioni collocano al centro delle politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio lo sviluppo della persona umana, finalmente nel solco del diritto fondamentale sancito all’articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Roma Capitale ha per legge responsabilità eccezionali sulla tutela e valorizzazione del patrimonio esistente nel suo territorio. La comunità ha il compito di tutelare il patrimonio anche per le generazioni future, in modo che Musei e siti possano esprimere tutto il loro potenziale per migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini. Si metteranno la qualità dell’esperienza e l’arricchimento della persona al centro del rapporto tra visitatori e luoghi, intervenendo sulla fruizione con le migliori pratiche internazionali. Se il patrimonio di tutti diventa il patrimonio di ciascuno di noi e ognuno ne prende in cura una parte, allora sarà possibile tutelarlo nel suo insieme, anche quello oggi abbandonato. Si dovranno sperimentare con la giusta attenzione modelli di gestione del territorio e del patrimonio minore che, senza inversione di ruoli, vedano i cittadini protagonisti della loro tutela, accompagnati dalle eccellenti competenze di cui Roma è ricca nelle Soprintendenze e nelle Università. Musei, siti, paesaggi sono tra le migliori carte di Roma per innalzare la qualità della vita; per accrescere la comprensione del mondo, il passato, il presente e il futuro; per ridarci il piacere di vivere la città e per molto altro ancora.
ECCELLENZA E ABILITAZIONE
Roma Capitale indirizza o concorre a indirizzare le principali istituzioni culturali, attive in ogni settore dell’espressione artistica. Lo Statuto speciale le attribuisce particolari compiti in questo campo e l’Amministrazione finanzia l’attività di queste Istituzioni, creando direttamente o in collaborazione eventi e festival con ambizione di respiro internazionale. La Capitale e l’Italia hanno bisogno che quest’offerta culturale d’eccellenza sia sempre più tale, cresca di qualità e prestigio, ma, allo stesso tempo, è necessario sfruttare meglio le opportunità che nascono da quest’offerta. E’ indispensabile che ciascuna Istituzione o iniziativa metta in circolo, a beneficio della città intera, la ricchezza di relazioni, interlocutori e competenze che si generano intorno alla propria attività. Attività che, peraltro, in molti casi possono diventare occasione per la raccolta di risorse da destinare allo sviluppo culturale nelle zone più in difficoltà di Roma. Si dovrà, dunque, affiancare al compito tradizionale di offrire l’eccellenza un nuovo compito, o rafforzarlo ove già sia praticato. Si utilizzeranno al meglio tutte le opportunità per realizzare attività educative, formative e promuovere nuova creazione e intrapresa diffusa.
NUOVA CREAZIONE
Il nostro patrimonio culturale, la bellezza che riceviamo in eredità, arriva a noi perché nel passato vicino e lontanissimo qualcuno l’ha concepita e realizzata pensando al proprio tempo e al futuro, al mondo che sarebbe seguito. Mentre ci prendiamo cura di questa eredità, dobbiamo tornare a inventare, creare, esplorare con eguale ambizione. Roma deve tornare capitale culturale mondiale nel pieno senso del termine, città in cui la capacità di sviluppare, creare, produrre conoscenza, beni e servizi culturali, siano al cuore del suo sviluppo: dalla musica all’audiovisivo, dall’architettura al design in tutte le sue espressioni, dalle arti visive in senso esteso allo spettacolo dal vivo, dalla letteratura all'editoria locale, dalla nuova creatività che si affaccia nei laboratori dei makers, nella nuova scuola romana di fumetto, al MAAM e tantissimo altro. Con i giovani protagonisti prima di tutto. Allo sbando, senza un progetto unitario, nel cuore di Testaccio c’è una risorsa strategica per la rinascita culturale. L’ex Mattatoio. Liberato nel 1999 dopo anni di abbandono, è cresciuto in modo disorganico ma intorno all’idea di essere un luogo dove nuova conoscenza e creazione trovano casa. Ora, insieme all’Università e agli altri attori che sono oggi partecipi del suo funzionamento, saranno definiti indirizzi e strumenti per essere uno dei cuori pulsante della cultura a Roma e della sua internazionalizzazione. L’utilizzo coordinato degli spazi comuni insieme ad una politica di branding e programmazione generale sono la chiave per superare la frammentazione che oggi impedisce all’ex Mattatoio di sviluppare il suo potenziale in modo organico. Le Università sono una risorsa essenziale per una politica attiva di sviluppo della creatività. Si cercherà la massima collaborazione per mettere a frutto il capitale di sapere, competenze, ricerca e innovazione che esprimono e che troppo a lungo non è stato adeguatamente riconosciuto in quest’ambito. Accanto a politiche attive verso la creazione, bisognerà alleggerire il peso delle procedure per autorizzare le attività di pubblico spettacolo, semplificandole e contenendo gli oneri diretti ed indiretti. Allo stesso tempo, si ritiene necessario un maggiore controllo di merito per evitare che l’etichetta “Attività culturale” e relativi benefici siano utilizzati indebitamente. Inoltre, è indispensabile riconoscere il valore delle esperienze amatoriali e di formazione attraverso cui milioni di cittadini possono imparare ad esprimersi con l’arte, in particolare, quando queste favoriscono anche lo sviluppo di empatia e relazioni collaborative tra chi vi partecipa. El Sistema di José Antonio Abreu ha mostrato al mondo cosa è possibile fare grazie ad un’educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso per bambine/i di tutti i ceti sociali: a Roma si seguirà il suo insegnamento, cominciando nelle zone più svantaggiate della città
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domenica 23 giugno 2013
L'Aquila capitale europea della cultura per il 2019
Quando, nell'annus horribilis del terremoto, fu
ufficializzata la candidatura dell'Aquila a 'capitale europea della cultura'
per il 2019, sull'onda della commozione e solidarietà generali, tale
candidatura trovò subito sponsor e sostenitori, anche fuori delle istituzioni
del capoluogo abruzzese, taluni autorevoli e super partes. Fra i primi Gianni
Letta e lo stesso Governo Berlusconi. Alla candidatura della città messa in
ginocchio dal terremoto, altre se ne sono aggiunte negli ultimi mesi: Venezia,
Palermo, Matera fra le altre. Ora è venuto il tempo della decisione. L'Italia
deve comunicare all'Europa la candidata ufficiale per il 2019, che dev'essere
L'Aquila. E tale decisione, sarebbe auspicabile che avesse il consenso di tutte
le altre città candidate - tutte degne, manco a dirlo! - pronte a fare un passo
indietro a favore della consorella abruzzese. Le ragioni di tale scelta sono
infinite: dalla storia della città alla sua singolare conformazione
architettonica, dagli straordinari monumenti, palazzi, chiese, piazze, fontane,
alla sua vivace vita culturale che la rende quasi unica in Italia; fosse solo
per questo, L'Aquila non sarebbe diversa dalle altre città candidate che
vantano storia, monumenti, palazzi, chiese altrettanto importanti.
L'Aquila, però, a differenza delle altre, ha una ragione in
più che tutte le altre sorpassa ed azzera, e che ha a che fare con la sua
tragica storia recente. Non si invoca compassione per una città duramente
provata, senza sua colpa. Ma alto senso civile.Vista oggi, nonostante gli sforzi sovrumani dei suoi abitanti e delle migliaia di giovani aquilani 'adottivi' che frequentano le numerose istituzioni formative (Università, Conservatorio, Accademia di Belle Arti, Accademia dell'Immagine), L'Aquila è una città desolata. C'è voglia di dimenticare e ricominciare, ma come si fa avendo davanti agli occhi una città desolata? Una città con uno dei centri storici più grandi e importanti al mondo, ancora impacchettata e vietata agli stessi cittadini, la cui vista fa venire i brividi, procura una stretta al cuore, ogni volta che, percorrendo quelle poche vie aperte del centro, capita di gettare l'occhio in strade e vicoli battuti ormai solo dal vento. Ora la città storica è un immenso cantiere; sono partiti alcuni lavori di consolidamento e ristrutturazione; altri ancora stanno per cominciare, e per altri, infine, si attende una decisione sul da farsi, che, però, tarda a venire. Ciò vuol dire che senza una accelerazione immediata, L'Aquila rischia di restare un immenso rudere per anni, forse decenni, negando la sua austera bellezza agli occhi di tutti e azzerando ogni speranza di futuro, per colpa di diatribe, fazioni, rallentamento del flusso dei finanziamenti promessi ma dati a piccole dosi.
L'Aquila deve essere proclamata 'capitale europea della cultura' per il 2019, per prospettare a tutti un suo futuro prossimo. Mancano otto anni pieni all'appuntamento, tremila giorni circa, che non sono tanti ma neppure pochi, se si mette l'acceleratore e si ha chiaro il traguardo. L'Aquila per il 2019 può, per buona parte, tornare ad essere 'com'era e dov'era'. E lo Stato non può tirarsi indietro quando viene chiamato ad assumere una decisione che a che fare con il futuro di una città, sulla quale sono puntati gli occhi del mondo. Lo Stato, ed il Governo per esso, devono assumersi tale responsabilità facendo affluire, in funzione di tale importante appuntamento mondiale, i fondi necessari; Comune Provincia e Regione, per la loro parte, si dotino degli strumenti idonei ad avviare in tempi brevi la ricostruzione, stabilendo preventivamente le linee guida; e gli abitanti tutti, smessi i panni non sempre produttivi della contestazione, si rimbocchino le maniche e si mettano al lavoro, per restituire al mondo L'Aquila, com'era prima del terremoto. L'Aquila deve tornare a volare ed i suoi abitanti con essa. Da subito e puntando al 2019. ( da Music@, bimestrale)
Pietro Acquafredda
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