La fine della guerra tra Russia e Ucraina è a portata di mano. A gettarlo il sasso nello stagno a sorpresa è il braccio destro di Volodymyr Zelensky, Kyrylo Budanov. «Tutti capiscono che la guerra deve finire, ecco perché negoziano. Non penso ci vorrà molto», azzarda il capo dell’ufficio presidenziale di Kiev in un’intervista a Bloomberg. Piccolo mistero nel mistero, la testata diffonde le esternazioni di Budanov solo oggi, nonostante l’intervista sia stata rilasciata – viene detto – ben sei giorni fa. Kiev vuole spargere ottimismo ora che la guerra in Iran pare chiusa? Di certo c’è che il raffreddamento della tensione in Medio Oriente dovrebbe consentire agli Usa di tornare a dedicare qualche attenzione al dossier russo-ucraino, dopo che i negoziati erano stati congelati per oltre un mese durante «l’altra guerra». Gli inviati di Donald Trump Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero arrivare a Kiev nei prossimi giorni, ha detto Zelensky. E secondo Budanov questa volta qualcosa bolle in pentola.
L’ottimismo di Budanov e la tregua di Pasqua (ortodossa)
Entrambe le parti in guerra continuano a tenersi su posizioni «massimaliste» sulla risoluzione del conflitto, ma le cose potrebbero presto cambiare, sostiene l’ex capo dell’intelligence militare, che ha oggi anche il compito di guidare i negoziati lato Kiev. Per il momento certo «nessuna decisione è stata presa, ma in principio tutti ora capiscono quali sono i limiti di ciò che è accettabile: un progresso enorme», segnala Budanov. Ma perché Vladimir Putin, proprio ora che ha rinverdito le casse statali con i proventi più vantaggiosi del petrolio, dovrebbe abbandonare la sua posizione massimalista, in primis la richiesta che l’Ucraina ceda l’intero Donbass in cambio della pace? Per ragioni economiche, sostiene Budanov con Bloomberg. «A differenza nostra, loro stanno spendendo i loro stessi soldi – somme ingenti, nell’ordine delle migliaia di miliardi». Sogno o realtà? Per il momento l’unica concessione reale di Putin è quella di fermare le armi per 32 ore questo finesettimana in occasione della Pasqua ortodossa (domenica 12 aprile). Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov però ha già tenuto a raffreddare ogni eventuale entusiasmo: la tregua va letta come niente di più che una «misura umanitaria temporanea» perché alla Russia non interessa un cessate il fuoco ma un accordo di pace permanente.

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