Il verdetto dell’Ufficio di Presidenza della Camera arriva a distanza di due mesi, cristallizzando in sanzioni disciplinari una delle giornate più tese dell'attuale legislatura. Sono trentadue, in totale, i parlamentari di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) colpiti dai provvedimenti di sospensione per i fatti dello scorso 30 gennaio, quando un blitz congiunto portò all'occupazione della sala stampa di Montecitorio.
Il pugno duro della Camera si articola su due livelli di gravità. La sanzione più pesante — cinque giorni di sospensione — è stata inflitta a 22 deputati: una pattuglia composta da 10 esponenti del Partito Democratico, 8 del M5S e 4 di Avs. Altri 10 parlamentari (equamente divisi tra 5 dem e 5 pentastellati) dovranno invece scontare quattro giorni di stop dalle attività d'Aula.
Al centro della contesa, la conferenza stampa sulla "Remigrazione" organizzata dal deputato della Lega, Domenico Furgiuele. Un appuntamento che avrebbe dovuto ospitare figure della galassia dell'estrema destra: da Luca Marsella (Casapound) a esponenti di Veneto Fronte Skinheads e della Rete dei Patrioti.
Le opposizioni, che già nei giorni precedenti avevano annunciato battaglia per «impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo», passarono dalle parole ai fatti occupando fisicamente i locali per impedire l'inizio dell'evento.
Se per la maggioranza si è trattato di una violazione delle regole del vivere parlamentare, per chi ha attuato la protesta il gesto ha assunto una valenza simbolica legata ai valori dell'antifascismo. «Nella casa della democrazia non possono avere spazio i neofascisti e i neonazisti con proposte razziste», aveva ribadito la deputata del M5S Anna Laura Orrico, tra le protagoniste della protesta. Per l'esponente calabrese, l'annullamento dell'evento è stato un tributo necessario: «Lo dovevamo alla nostra Costituzione e a martiri come Giacomo Matteotti, ucciso dalle squadracce nere. Viva la Repubblica antifascista».
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