Si allunga la lista dei no alla presenza della Russia alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia che naviga senza tregua in acque agitate. L’altolà questa volta viene dall’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri, l’estone Kaja Kallas, che considera "il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia moralmente sbagliato" e ribadisce che "l’Ue intende tagliare i suoi finanziamenti". "Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina – dice Kallas – non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere".
Alzata di scudi anche dalla Lettonia che chiede ai ministri dell’Unione di escludere Mosca dall’edizione 2026, perché si rischierebbe di "normalizzare" l’aggressione a Kiev. Riga richiama anche la necessità di un approccio Ue per limitare l’influenza del Cremlino negli eventi culturali. L’invito della Lettonia a riconsiderare la partecipazione russa ha inoltre "il sostegno di altri venti Paesi e di Kiev".
La richiesta è stata subito rigettata dal vicepremier Matteo Salvini, pronto invece a confermare la sua presenza all’inaugurazione, il 9 maggio. "Con tutto il rispetto per la Lettonia – dice il ministro leghista – conto di esserci all’inaugurazione della Biennale di Venezia, che ha 130 anni di storia, è un ente autonomo, apprezzato nel mondo e conto che nessuno a Bruxelles si permetta di minacciare".
Ma la questione si fa sempre più bollente e l’avvio della procedura per tagliare i fondi di due milioni di euro in tre anni, dal 2025 al 2028, all’istituto lagunare se non farà un passo indietro, pesa come un macigno.
Sulla riapertura del padiglione russo ha espresso la sua contrarietà nei giorni scorsi anche la premier Giorgia Meloni: "Il governo – ha spiegato – non è d’accordo, ma la Biennale è una fondazione autonoma. Chiaramente questo non cambia la politica del governo perché la politica estera della nazione la fanno il governo, il Parlamento, il presidente della Repubblica e non le fondazioni autonome".
Anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha preso le distanze dal presidente della Fondazione della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che per il momento però non arrestra.
Nessun commento:
Posta un commento