venerdì 7 agosto 2020

Festival di Salisburgo 2020 ( da La STAMPA, di Giangiorgio Satragni), ANOMALIE

 A Salisburgo non hanno mai abbandonato la speranza che in questo pandemico 2020 si potesse tenere il Festival del centenario: e infatti, seppur con un programma molto contratto e riduzione del pubblico tramite distanziamento, sabato 1° agosto prende il via la manifestazione musicale estiva più importante al mondo. Avrà due sole opere, Elektra dei fondatori Hofmannsthal e Strauss e Così fan tutte del nume tutelare Mozart, poi l'allegoria teatrale Jedermann di Hofmannsthal con cui partì il Festival nel 1920, qualche aggiunta di prosa incentrata sull'anniversario e molti concerti: a Ferragosto la Nona Sinfonia di Beethoven diretta da Muti già registra l'esaurito. Non si è mai perso d'animo il sovrintendente e direttore artistico Markus Hinterhäuser, 62enne austriaco di madre italiana, pianista votato al contemporaneo che abita a pochi metri dagli edifici del Festival cui ha dato visioni per il futuro: molto amato, è in carica dal 2017 e ha il contratto esteso fino al 2026, in precedenza ha già curato a più riprese i cartelloni dei concerti, con accostamenti fascinosi anche tra moderno e antico.

Con i suoi occhi limpidi e profondi, non ha perso nulla della sua amabilità né della curiosità, anche in tempi in cui ha dovuto rimodellare il cartellone: «Non potevamo più fare il Don Giovanni perché il regista Castellucci era bloccato in Italia e non si riusciva a discutere di scene e costumi; Intolleranza di Nono è un lavoro molto corale e prevedeva una regia molto fisica, pur a malincuore l'ho rimandata al prossimo anno. Le misure di sicurezza sono altissime e ci impongono spettacoli senza intervalli perché i movimenti del pubblico non sono controllabili: allora abbiamo tolto anche Il flauto magico. Però Elektra potevamo e dovevamo farla, è un atto unico scritto da chi ha creato il Festival, come Jedermann che rimetteremo in scena sabato a poche ore di distanza da Elektra». Nel cartellone rifatto trova posto un Mozart in origine non previsto: «Christof Loy doveva fare la regia del Boris Godunov di Musorgskij, però abbiamo dovuto rimandarla perché è un'opera di masse. Allora gli è venuta l'idea di fare un Così fan tutte molto agile, con pochi elementi scenici, senza la tipica lunga programmazione che inizia tre anni prima: abbiamo un cast giovane e una direttrice d'orchestra favolosa, Joana Mallwitz. Dalle prove che ho visto, sta nascendo uno spettacolo di straordinaria freschezza».

Per occuparsi del Festival Hinterhäuser ha da anni spostato a settembre le vacanze nei luoghi delle radici italiane: «Mia mamma è versiliana, e ci tiene a sottolinearlo. Io però sono nato a La Spezia perché mio nonno era lì come capitano della Marina militare; in questo mi sento accomunato al compositore Giacinto Scelsi, che era nato lì perché suo padre era ufficiale di Marina. Io sono cresciuto in Germania e in Austria, ma ho sempre passato le estati in una casa vicino a Forte dei Marmi, che per noi bambini era un paradiso». Anche insieme a un regista italiano fortemente innovativo e personale come Romeo Castellucci, Hinterhäuser sta ricreando a fondo la messinscena del teatro in musica a Salisburgo: «Non c'è in realtà una strategia: cerco di trovare un team che racconti e interpreti. Oggi non abbiamo altra possibilità che mettere le opere sotto il microscopio e vederle con i nostri occhi, ma senza fare violenza ai compositori: siamo nel nostro tempo, è la nostra vita, anche un misto di arte e libertà. Adesso Warlikowski sta applicando un'altissima sensibilità psicologica a Elektra, un'opera che fa veramente paura». In tempi di pandemia, il Festival ha abolito qualsiasi celebrazione ufficiale del proprio anniversario e anche il côté glamour: «E' giusto così, non ci saranno feste, cene, vita sociale: soltanto l'arte e i concerti, stiamo lavorando con grande concentrazione, siamo certamente molto tesi, però tutti stanno mostrando disciplina».


A margine del Festival di Salisburgo 2020

Ha fatto bene, anzi benissimo, il direttore Hinterhauser a non arrendersi alla pandemia e a mettere insieme, seppur ridotto, un programma degno della storia del più noto dei festival al mondo, quello 'mozartiano' a Salisburgo.

Sempre nel rispetto delle regole sanitarie, alle quali non si può contravvenire in nessun paese al mondo, specie quando il virus sembra aver rialzato la testa in alcune nazioni europee. 

Solo che Hinterhauser dovrebbe spiegare come fa con la Nona di Beethoven affidata alla direzione di Riccardo Muti, prevista per Ferragosto e già, a detta del festival, 'tutta esaurita' - perchè i biglietti in vendita: solo un migliaio, a fronte dei quasi 2000 quanti la sala grande può contenerne  - ad essere eseguita stipando sul palcoscenico che enorme non è, orchestra coro e solisti. Non si poteva, pur degnamente celebrare Beethoven, con due sinfonie -  benchè, secondo il nostro modesto parere, nel corso di unconcerto ne basterebbe una  sola - che richiedono solo strumentisti?

Quel giorno il palcoscenico sarà più affollato della 'platea' e delle 'logge' della sala.

E poi deve anche spiegare in cosa consista l'agilità, il criterio con cui ha voluto ad ogni costo mettere in scena il Così fan tutte. Perchè se tale agilità consiste - come ci sembra di aver capito - nella eliminazione dei recitatvi e delle parti di 'insieme'  - allora una simile operazione non è consentita a nessuna Salisburgo del mondo. nei teatri , neppure in tempo di pandemia. (Pietro Acquafredda)

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