domenica 28 giugno 2026

Rai. Quale sarebbe l'obiettivo di 'TeleMeloni'? ( da Gazzetta del sud.it, di Donatella Cuomo)

 

Stefano Massini
Stefano Massini

Obiettivo, strategia, metodo e risorse sono le basi di qualunque piano di cambiamento imprenditoriale, ma dopo quanto sta accadendo in Rai, bisogna chiedersi quale sia l’obiettivo di “Telemeloni”, partendo da un dato certo, ovvero le risorse Rai, inestimabili per professionalità delle maestranze, patrimonio delle teche, capitale umano che si è andato formando in tutti i settori.

Lasciarsi sfuggire le risorse o impiegarle al meglio ha una duplice valenza, può incrementare gli ascolti o sottrarre alla concorrenza un elemento catalizzante, ma al momento stiamo assistendo all’abbandono o all’estromissione di volti di spicco e di cancellazione di programmi.

Metabolizzati gli addii di Fazio, Gramellini e Augias, molte altre fuoriuscite “eccellenti” sono annunciate. Federica Sciarelli dopo 22 anni abbandona la conduzione di «Chi l’ha visto?», sono stati annullati i programmi di Stefano Massini, «Riserva indiana» e «Dilemmi», condotto da Gianrico Carofiglio, mentre Sigfrido Ranucci con «Report» sta sempre sul filo del rasoio.

E qui passiamo al metodo. Con meticolosità sono stati non rinnovati o lasciati nel limbo dell’incertezza anche «Caterpillar» su Radiodue, condotto da 29 anni da Massimo Cirri che, in qualche maniera, ha anticipato il successo dei podcast, e «Via dei Matti n. 0» con Stefano Bollani e Valentina Cenni, che per cinque stagioni avevano raccontato la musica su Raitre. E per quanto sia in quota Lega, dobbiamo ricordare che Milo Infante è passato a Mediaset lamentando una scarsa attenzione da parte dei vertici aziendali, nonostante il successo di «Ore 14».

Sembrerebbe chiara quindi la strategia di “anestetizzare” il pubblico azzerando programmi e allontanando figure che offrono una narrazione alternativa a quella istituzionale.

Anche l’informazione appare filtrata dalle necessità contingenti, la quotidiana cronaca dei Tg sulla “Famiglia nel bosco” si è dimezzata dopo il referendum perché non più utile alla rappresentazione dell’ingerenza della magistratura. E non c’è neanche bisogno di “ordini dall’alto” visto che Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, ha esplicitamente manifestato la sua unità di intenti col governo dal quale è stato nominato, con tanti cari saluti all’informazione libera e indipendente della Rai.

Quale sia l’obiettivo che “Telemeloni” cerca di raggiungere con tali metodi resta imperscrutabile. L’agognata sostituzione dell’“egemonia culturale” si è risolta in un flop per manifesta mancanza di soggetti che possano credibilmente dare vita ad una svolta. Che la Rai diventi presidio governativo al prezzo altissimo di mortificare un patrimonio di risorse appare un disegno dissennato, così come contrario al predicato pluralismo sembra l’annullamento di più voci.

Per questo, non resta che pensare che “Telemeloni”, in effetti, un obiettivo non sappia neanche come è fatto o non lo abbia mai avuto, ma sembra eterodiretta da una ben miope aspirazione, cancellare ciò che c’era prima e adoperarsi perché venga dimenticato, senza sapere che perdere il passato significa perdere anche il futuro.

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