Il presidente del Consiglio che già ci ha regalato un CDA Rai di basso, bassissimo profilo, di quarta serie per esser chiari, ora ci prova anche con la presidenza RAI, proponendo qualcuno del suo già 'giglio magico', come De Siervo - ex presidente della Consulta, che ha già un figlio in RAI, a capo di RAI.Com, ed una figlia sistemata in Toscana; ambedue evidentemente non bastavano a Renzi che vuole sempre in ogni caso strafare - il cui nome si fa in queste ore di trepidante attesa dei nominati estratti dal cilindro magico del premier.
Ma la tragedia non finisce con De Siervo, che anzi sarebbe il nome più prestigioso e non sarebbe il primo ad esser passato dalla Consulta ( ricordate Baldassarri?), si fanno anche i nomi di quattro o cinque femmine, perchè alle nomine di genere il presidente Renzi tiene molto, augurandosi che la fortuna lo faccia imbattere in un 'altra come la Boschi, Maria Elena naturalmente, il suo asso nella manica, l'unica femmina, oltre due o tre maschi, che contano nel suo governo. E che valgono.
Circolano i nomi della Palombelli, gradita a Berlusca, signora Rutelli, dipendente Mediaset - vogliamo per una volta essere seri? lasciatela dove sta che qualche medaglia e non pochi soldi lì se li guadagna - della Mansi, già al MPS, dove ha lasciato il posto a Profumo, una brava amministratrice che naturalmente cosa sia la televisione non lo sa. Ma qualcuno potrebbe dire che anche Gubitosi, che pure è stato il migliore direttore generale degli ultimi anni non veniva dalla televisione. Si fa anche il nome di Caterina Caselli - a capo della Sugar, anzi proprietaria, il cui figlio, Filippo (non si chiama Filippo?) è il nuovo presidente SIAE; la mammina presidente potrebbe avere da lui qualche sconto sui diritti, o viceversa: il presidente SIAE dalla mammina presidente si potrebbe far pagare prima e meglio: E , infine la Maggioni. Il solito nome della solita giornalista che nonostante la sua ormai lunga carriera di direttore di RAI News 24, ha fatto solo l'intervista ad Assad, il macellaio siriano, e poi si è autoeclissata facendo un notiziario peggiore di quello di Sky Tg 24 che ha molte meno forze del suo; e della quale almeno noi, salvo che per alcune voci, non sappiamo chi la protegga, chi l'abbia fatta salire così in alto e chi voglia ora farla salire ancora di più. Certe carriere fondate sulle sabbie mobili devono far riflettere, perchè indicare per i vertici una persona professionalmente non così accreditata è un rischio abbastanza grosso, che il premier Renzi vuole comunque correre.
Si dirà che attualmente al suo posto c'è la Tarantola. Sì, vero, ma la signora era ai vertici di Bankitalia, senza spinte politiche. E' chiaro il discorso?
Ai vertici di una azienda come la RAI- e per vertici si intendono sia il CDA che presidenza e direzione generale, ma sarebbe logico includervi anche i direttori di rete e dei telegiornali- devono mettersi persone innanzitutto competenti e di altissima professionalità (ai vertici delle rispettive professioni, per dirla tutta) anche se non proprio nella materia televisiva, mentre i nomi dei candidati di cui si dice non hanno certo queste caratteristiche. Per non parlare dei componenti il CDA, che nelle rispettive professioni certamente non brillano, e brillano semmai nel servilismo al potente di turno, dalla cui corte i più provengono e sono ora dal principe proposti per la promozione pubblica.
Evidentemente la lezione certamente non gloriosa della presidente leghista della Camera Pivetti, meglio la sorella come attrice, che poi s'è data a mille altre professioni ( mantenendo, prima delle generali proteste, alcuni privilegi del suo passaggio dal Parlamento) non ha insegnato nulla. Vogliamo proseguire , il premier Renzi vuole proseguire su questa strada?
Sì, Renzi ha voluto osare, forzare: Monica Maggioni presidente, gradita anche a Berlusconi. E perciò una delle scelte peggiori. Sarebbe questa la carta segreta. certo era una carta impensabile. Ma ora si sa che, presidenza compresa, il nuovo vertice della RAI è tutto di basso profilo. Ora posso sperare anch'io che mi facciano papa al prossimo conclave, sempre che lo spirito si distragga, spirando da un'altra parte.
Come il buon senso pare abbia fatto nei riguardi di Renzi, stando a queste ultimissime notizie.
Visualizzazione post con etichetta caselli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta caselli. Mostra tutti i post
mercoledì 5 agosto 2015
Presidenza RAI. Si fanno i nomi di De Siervo, Mansi, ma anche delle Caselli, Maggioni, Palombelli... è uno scherzo? NO, Maggioni presidente per Renzi
Etichette:
baldassarri,
berlusca,
caselli,
de siervo,
maggioni,
mansi,
palombelli,
pivetti,
Renzi,
rutelli
sabato 26 aprile 2014
La fede non si mangia
Se il ministro Tremonti fosse ancora vivo - come ministro, s'intende - dovrebbe correggere quella sua panzana 'la cultura non si mangia' per evidente falsità e cattiva fede.
A proposito di fede - un argomento che in questi giorni è all'attenzione del mondo intero, per la doppia canonizzazione di oggi - Tremonti dovrebbe ammonire quanti da tempo, magari lui mai, mangiano la loro fede, meglio mangiano per la loro fede, e non attraverso la professione che svolgono.
Ci viene in mente il documentario di ieri trasemsso da Canale 5, un documentario su papa Giovanni Paolo II, realizzato da Sugar, nella persona di Caterina Caselli, nota religiosa di clausura che ha fatto tutti i voti possibili nella sua vita, dalla castità - che però a noi non interessa - alla povertà e all'obbedienza al dio mercato; in collaborazione con Alberto Michelini, altro notissimo religioso che con il Vaticano ha fatto la sua fortuna di giornalista e poi di politico - ma senza lasciare considerevole traccia nell'una come nell'altra- e con l'intervento di Andrea Bocelli che ha preso i voti nello stesso monastero della Caselli. La nota religiosa Caselli i soldi se li deve procurare facendo l'editrice di musica e la discografica, Michelini con il giornalismo e la politica, girando le spalle al Vaticano - e come campa? - e Bocelli cantando e basta.
Questo spettacolo ci fa venire in mente una nostra vita precedente, quando per i primi anni lavorativi abbiamo insegnato 'religione' in due scuole abbastanza tumultuose ma vivaci della Capitale, il Liceo Castelnuovo ed il Tecnico Fermi. L'abbiamo insegnata in conseguenza dei nostri studi teologici, che appartengono, anche quelli, ad una nostra vita precedente. Durante quegli anni - gli anni Settanta - la vita nelle scuole non era facile; ed ancor meno facile lo era per chi insegnava religione.
Avevamo letto in classe al Castelnuovo la corrispondenza fra l'allora vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi, ed Enrico Berlinguer, sul rapporto fra religione e marxismo, meglio gli eventuali punti comuni fra le due 'religioni', chiamiamole così, per semplificare. Qualche allievo, benchè vivace e curioso, faceva la spia al Vicariato di Roma, da cui dipendeva la segnalazione ai presidi delle scuole per la nomina degli insegnanti di religione. Diceva al Vicariato che noi leggevamo scritti di Berlinguer e Bettazzi , un vescovo comunista o in odore di eresia, e dunque guardato con sospetto. Puntuali arrivavano le telefonate 'esortative' del Vicariato: 'Professore, lasci stare, altrimenti l'anno prossimo non insegna più'. Non erano così brutali, ma ancora più ipocrite e dunque più fastidiose ed indigeste. Ciò che maggiormente ci feriva di quelle telefonate era proprio l'equivoco sul quale si fondavano, e cioè che il Vicariato esigesse da un professore di religione non la competenza in materia - e quella l'avevamo, notoriamente - bensì la sua obbedienza alle gerarchie. Insomma si insegnava non in nome della competenza, bensì della professione di fede. Dunque la fede ci dava da mangiare.
Quando avemmo la prima nomina come insegnante di Storia della Musica in Conservatorio avvertimmo un senso di liberazione: da quel momento in avanti mangiavamo in conseguenza della competenza musicale che, certamente, agli inizi della carriera era di molto inferiore a quella che avevamo acquisito con studi regolari in fatto di religione , soprattutto nella teologia e sacra scrittura.
Uno mangia attraverso l'esercizio della propria professione e non per la fede che professa. Per questo ragione, quel documentario e moltissimi altri casi - un nome per tutti, Formigoni -ci hanno fatto ripensare a quella frase di Tremonti da correggere assolutamente. Perchè - come hanno dimostrato infinite ricerche scientifiche e di mercato, la cultura si mangia. ma la fede no. Come, invece, qualcuno continua a fare. L'ostentazione interessata della fede, che solitamente non si riflette nella vita degli interessati, e che serve a molti solo per fare carriera con la spinta della gerarchia vaticana, ci RIPUGNA.
Così quando leggiamo che la nomina della Lorenza Lei a direttore generale della RAI, e non solo la sua in RAI, ebbe la benedizione di Bertone, il lussuoso cardinale, perdiamo la pazienza.
A proposito di fede - un argomento che in questi giorni è all'attenzione del mondo intero, per la doppia canonizzazione di oggi - Tremonti dovrebbe ammonire quanti da tempo, magari lui mai, mangiano la loro fede, meglio mangiano per la loro fede, e non attraverso la professione che svolgono.
Ci viene in mente il documentario di ieri trasemsso da Canale 5, un documentario su papa Giovanni Paolo II, realizzato da Sugar, nella persona di Caterina Caselli, nota religiosa di clausura che ha fatto tutti i voti possibili nella sua vita, dalla castità - che però a noi non interessa - alla povertà e all'obbedienza al dio mercato; in collaborazione con Alberto Michelini, altro notissimo religioso che con il Vaticano ha fatto la sua fortuna di giornalista e poi di politico - ma senza lasciare considerevole traccia nell'una come nell'altra- e con l'intervento di Andrea Bocelli che ha preso i voti nello stesso monastero della Caselli. La nota religiosa Caselli i soldi se li deve procurare facendo l'editrice di musica e la discografica, Michelini con il giornalismo e la politica, girando le spalle al Vaticano - e come campa? - e Bocelli cantando e basta.
Questo spettacolo ci fa venire in mente una nostra vita precedente, quando per i primi anni lavorativi abbiamo insegnato 'religione' in due scuole abbastanza tumultuose ma vivaci della Capitale, il Liceo Castelnuovo ed il Tecnico Fermi. L'abbiamo insegnata in conseguenza dei nostri studi teologici, che appartengono, anche quelli, ad una nostra vita precedente. Durante quegli anni - gli anni Settanta - la vita nelle scuole non era facile; ed ancor meno facile lo era per chi insegnava religione.
Avevamo letto in classe al Castelnuovo la corrispondenza fra l'allora vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi, ed Enrico Berlinguer, sul rapporto fra religione e marxismo, meglio gli eventuali punti comuni fra le due 'religioni', chiamiamole così, per semplificare. Qualche allievo, benchè vivace e curioso, faceva la spia al Vicariato di Roma, da cui dipendeva la segnalazione ai presidi delle scuole per la nomina degli insegnanti di religione. Diceva al Vicariato che noi leggevamo scritti di Berlinguer e Bettazzi , un vescovo comunista o in odore di eresia, e dunque guardato con sospetto. Puntuali arrivavano le telefonate 'esortative' del Vicariato: 'Professore, lasci stare, altrimenti l'anno prossimo non insegna più'. Non erano così brutali, ma ancora più ipocrite e dunque più fastidiose ed indigeste. Ciò che maggiormente ci feriva di quelle telefonate era proprio l'equivoco sul quale si fondavano, e cioè che il Vicariato esigesse da un professore di religione non la competenza in materia - e quella l'avevamo, notoriamente - bensì la sua obbedienza alle gerarchie. Insomma si insegnava non in nome della competenza, bensì della professione di fede. Dunque la fede ci dava da mangiare.
Quando avemmo la prima nomina come insegnante di Storia della Musica in Conservatorio avvertimmo un senso di liberazione: da quel momento in avanti mangiavamo in conseguenza della competenza musicale che, certamente, agli inizi della carriera era di molto inferiore a quella che avevamo acquisito con studi regolari in fatto di religione , soprattutto nella teologia e sacra scrittura.
Uno mangia attraverso l'esercizio della propria professione e non per la fede che professa. Per questo ragione, quel documentario e moltissimi altri casi - un nome per tutti, Formigoni -ci hanno fatto ripensare a quella frase di Tremonti da correggere assolutamente. Perchè - come hanno dimostrato infinite ricerche scientifiche e di mercato, la cultura si mangia. ma la fede no. Come, invece, qualcuno continua a fare. L'ostentazione interessata della fede, che solitamente non si riflette nella vita degli interessati, e che serve a molti solo per fare carriera con la spinta della gerarchia vaticana, ci RIPUGNA.
Così quando leggiamo che la nomina della Lorenza Lei a direttore generale della RAI, e non solo la sua in RAI, ebbe la benedizione di Bertone, il lussuoso cardinale, perdiamo la pazienza.
Iscriviti a:
Post (Atom)