domenica 5 maggio 2024

Borletti Buitoni, presidente della Società del Quartetto di MIlano, che festeggia 160 anni di attività: denuncia che la musica classica è sempre penalizzata dalla politica. E la musica da camera non è passione di pochi ( da Corriere della Sera, di Pierluigi Pana)

 La presidente del Quartetto di Milano: dai Comuni il taglio dei fondi. «Questa idea che si tratti di passione di pochi si riflette nelle politiche pubbliche».

«La musica classica è sempre penalizzata. Basta sprecare i soldi il governo ci ascolti»

La Filarmonica della Scala diretta da Zubin Mehta con il virtuoso del violino Maxim Vengerov protagonisti alla Scala per celebrare i 160 anni della Società del Quartetto di Milano e della Croce Rossa Italiana. La Società del Quartetto è stata fondata nel 1864 da Arrigo Boito e Tito Ricordi con l’obiettivo di diffondere la conoscenza della musica cameristica e ha promosso la prima esecuzione italiana della Nona Sinfonia di Beethoven (1878) e la prima esecuzione a Milano della Passione secondo Matteo di Bach (1911). Oggi il Quartetto è una delle istituzioni musicali più prestigiose, ma il suo presidente, Ilaria Borletti Buitoni, già sottosegretario ai Beni culturali, è in allarme. «Tutti aspettiamo con ansia il Codice unico dello spettacolo al quale il governo sta lavorando e tutti siamo disposti a dare un contributo, ma...».

Ma?
«La musica classica, in particolare quella da Camera, continua a essere considerata di élite invece di capire che i grandi sinfonisti, come Bach e Mozart, sono colonne portanti della cultura europea come Shakespeare e Tolstoj. Questa idea che si tratti di passione di pochi si riflette nelle politiche pubbliche».

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In che modo?
«Anzitutto, non si può ritenere che rock e pop abbiano bisogno di sostegno come la classica, perché coinvolgono macchine redditizie. Inoltre, l’insistenza con la quale si spinge la classica a essere un progetto sociale, quindi a essere rappresentata anche in luoghi disagiati, la depotenzia della possibilità di essere progetto di vera educazione musicale. Le politiche degli attuali bandi rinchiudono la classica in una nicchia e finiscono con il moltiplicare iniziative definite sociali».

Il governo ha ottenuto il riconoscimento Unesco per l’opera lirica italiana e il Fondo Unico dello spettacolo la sostiene con ampi fondi.
«Non c’è solo l’opera lirica, ci sono anche le associazioni concertistiche. Non sappiamo come saranno distribuiti i finanziamenti dopo l’approvazione del Codice, ma oggi c’è un algoritmo che penalizza la qualità in favore della quantità. Se in alcune parti d’Italia devi aumentare l’offerta, a Milano ci facciamo la guerra. Il concetto di qualità è imprescindibile. I precedenti governi hanno allargato la platea dei proponenti e quindi c’è un problema di distribuzione delle risorse. Considerare la musica da camera come di élite penalizza anche i giovani dei conservatori».

Che cosa suggerisce il Quartetto?
«Stiamo preparando un Manifesto insieme al Quartetto di Cremona e con i giovani artisti più brillanti: desideriamo che emerga la loro voce. Un Manifesto in cinque punti dove si dica quali sono i problemi della musica classica».

A quanto dovrebbe ammontare il contributo pubblico?
«Abbiamo dalla Commissione musica uno dei più alti riconoscimenti di qualità e riceviamo uno dei contributi più bassi, che copre il 10% del bilancio, perché è stabilito da un sistema di algoritmi sbagliati. Il contributo pubblico deve essere intorno al 40% per la musica strumentale, altrimenti non può farcela. Inoltre, le istituzioni che ricevono fondi pubblici devono avere bilanci pubblici».

I Comuni stanno tagliando i fondi alla musica classica...
«Francescantonio Pollice, presidente dell’Associazione italiana attività musicali, ha segnalato un taglio in tre anni del 65% dei fondi alle Scuole civiche di Milano e per noi del Quartetto il Comune è sceso da 65 a 35 mila euro. Qualcosa di analogo accade per Firenze, Napoli e altri».

Come intervenire?
«Basta con i contributi che non portano a nulla. I bandi per la musica in periferia sono un po’ demagogici e finiscono per minare le stagioni delle associazioni di musica classica. Inoltre, i Comuni promuovono una marea di concerti gratuiti e anche questo mette in difficoltà le società storiche musicali: ci vuole accordo sui calendari. Giusto far crescere nuovo pubblico, ma in maniera organizzata. La musica ha forza per far rendere più coesa una comunità, ma con compositori che rappresentano le colonne della storia europea».

Altri ostacoli?
«Il politically correct: se prende ancora più piede siamo finiti. In alcuni Paesi dove è forte questa ideologia non si eseguono più Don Giovanni, Puccini e ora rischia Bach. L’ignoranza e questo vento woke rischia di uccidere una delle grandi vocazioni culturali del mondo».

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