Cdr Repubblica, sciopero per tempistica imbarazzante
''Cari lettori,
Repubblica non sarà in edicola venerdì 24 aprile, giorno in cui anche il sito internet sarà fermo, a seguito dello sciopero deciso a larghissima maggioranza dai suoi giornalisti dopo la decisione del Cda del Gruppo Gedi di sostituire il direttore Carlo Verdelli come primo atto della nuova compagine proprietaria nelgiorno del suo insediamento''.
Il Comitato di redazione della testata ha proclamato lo sciopero immediato a seguito dell'assemblea dei giornalisti.
''L'iniziativa dei giornalisti di Repubblica non vuol esser un atto ostile nei confronti del nuovo direttore Maurizio Molinari, al quale sin da ora la redazione offre la propria collaborazione con lo stesso impegno, la dedizione e lo spirito di sacrificio che hanno accompagnato tutte le precedenti direzioni di questo giornale.
Ciò nonostante, la Redazione non può non rilevare come la scelta dell'editore cada in un momento mai visto prima per il Paese e per tutto il pianeta, aggrediti da una pandemia che sta seminando dolore e morte e sta chiamando tutti noi a uno sforzo straordinario".
"E proprio nel giorno indicato come data della morte del direttore Verdelli dagli anonimi che ormai da mesi lo minacciano, tanto da spingere il Viminale ad assegnarli una scorta. Una tempistica quanto meno imbarazzante".
"La Redazione di Repubblica, consapevole delle difficoltà che sta attraversando - e non da ora - il settore dell'editoria, continuerà a fare la sua parte, ma chiede al nuovo editore di rispettare i sacrifici che i giornalisti sopportano ormai da anni e di predisporre un piano industriale che preveda investimenti e non ulteriori tagli. Men che meno agli organici".
"Repubblica non è e non è mai stato un giornale come tutti gli altri. Ha sempre avuto una identità forte espressa in una linea chiara. 'E' un giornale d'informazione il quale anziché ostentare una illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di aver fatto una scelta di campo'.
Sono le parole usate dal fondatore Eugenio Scalfari nel suo primo editoriale del 1976. Parole che valevano allora. E valgono a maggior ragione oggi''.
venerdì 24 aprile 2020
Carlo Verdelli lascia 'Repubblica'. Il suo saluto ai lettori
Cari lettori,
non è difficile immaginare che cosa state provando, che sacrifici state facendo, quanti dolori e privazioni state sopportando, senza neanche sapere bene quando questo avrà fine. Non è difficile immedesimarsi nella sofferenza dei bambini, costretti a una lunga stagione senza gli amici, senza la scuola, senza l’aria da mangiarsi a bocca aperta correndo in un cortile o in un prato.
Non è difficile patire insieme a quell’Italia ferita e smarrita e smagrita, che sa bene cosa l’aspetta alla fine del tunnel dell’epidemia: sacrifici, sacrifici e ancora sacrifici. E poi le scene delle bare, delle corsie con esseri umani stremati dentro a strani caschi, dei medici e degli infermieri che hanno dato letteralmente la vita cercando di salvare quella degli altri.
La falce del coronavirus ha spezzato in due le nostre esistenze, in un prima che sembra lontanissimo e in un dopo, quello nel quale siamo ancora immersi, che richiederà molta forza e altrettanto coraggio per essere affrontato senza lasciarsi prendere dallo sconforto o dalla furia.
Da Repubblica abbiamo cercato di raccontare tutto questo, come è nella storia lunga di questo grande giornale. Raccontare, cercare di capire, provare a spiegare in modo trasparente: il giornalismo non è un affare complicato. E’ un mestiere civile, che richiede devozione e passione. La redazione che ho avuto l’onore di guidare in questi 14 mesi è stata formata su questi principi, li applica in automatico, che si tratti di politica o di finanza, di cultura o di qualsiasi altro argomento di cui è intrecciato il nostro presente.
Eugenio Scalfari, nel 1976, ha creato il dna di questa scuola di giornalismo e i pochi direttori che gli sono succeduti, a cominciare da Ezio Mauro e poi da Mario Calabresi, l’hanno fatta crescere, gli hanno aggiunto ingredienti, ne hanno rafforzato l’identità.
Ho parlato tante volte, durante questo mio viaggio, con Eugenio e Ezio, e molto ho imparato dalla sapienza di entrambi. Soprattutto ho imparato, in un corso accelerato, quale sia l’anima profonda di questo giornale, quanto abbia a che fare con i valori forti della democrazia, dell’indipendenza, della libertà.
Sabato sarà il 25 aprile, la festa sacra e laica della Liberazione. Repubblica la onorerà con un impegno particolare, visto il momento che il Paese sta attraversando. Sarà il nuovo direttore, Maurizio Molinari, a cui va il mio in bocca al lupo, a guidare il giornale in un momento che sarà insieme di memoria e di voglia di rinascita.
Lo seguirò da lettore, con l’attaccamento appassionato per un giornale che è qualcosa di più di un giornale, per una comunità di lettori che ne è la ragione prima di esistenza, per una redazione con la quale è stata una fortuna condividere questo viaggio.
Partigiani si nasce, e non si smette di esserlo.
non è difficile immaginare che cosa state provando, che sacrifici state facendo, quanti dolori e privazioni state sopportando, senza neanche sapere bene quando questo avrà fine. Non è difficile immedesimarsi nella sofferenza dei bambini, costretti a una lunga stagione senza gli amici, senza la scuola, senza l’aria da mangiarsi a bocca aperta correndo in un cortile o in un prato.
La falce del coronavirus ha spezzato in due le nostre esistenze, in un prima che sembra lontanissimo e in un dopo, quello nel quale siamo ancora immersi, che richiederà molta forza e altrettanto coraggio per essere affrontato senza lasciarsi prendere dallo sconforto o dalla furia.
Da Repubblica abbiamo cercato di raccontare tutto questo, come è nella storia lunga di questo grande giornale. Raccontare, cercare di capire, provare a spiegare in modo trasparente: il giornalismo non è un affare complicato. E’ un mestiere civile, che richiede devozione e passione. La redazione che ho avuto l’onore di guidare in questi 14 mesi è stata formata su questi principi, li applica in automatico, che si tratti di politica o di finanza, di cultura o di qualsiasi altro argomento di cui è intrecciato il nostro presente.
Eugenio Scalfari, nel 1976, ha creato il dna di questa scuola di giornalismo e i pochi direttori che gli sono succeduti, a cominciare da Ezio Mauro e poi da Mario Calabresi, l’hanno fatta crescere, gli hanno aggiunto ingredienti, ne hanno rafforzato l’identità.
Ho parlato tante volte, durante questo mio viaggio, con Eugenio e Ezio, e molto ho imparato dalla sapienza di entrambi. Soprattutto ho imparato, in un corso accelerato, quale sia l’anima profonda di questo giornale, quanto abbia a che fare con i valori forti della democrazia, dell’indipendenza, della libertà.
Sabato sarà il 25 aprile, la festa sacra e laica della Liberazione. Repubblica la onorerà con un impegno particolare, visto il momento che il Paese sta attraversando. Sarà il nuovo direttore, Maurizio Molinari, a cui va il mio in bocca al lupo, a guidare il giornale in un momento che sarà insieme di memoria e di voglia di rinascita.
Lo seguirò da lettore, con l’attaccamento appassionato per un giornale che è qualcosa di più di un giornale, per una comunità di lettori che ne è la ragione prima di esistenza, per una redazione con la quale è stata una fortuna condividere questo viaggio.
Partigiani si nasce, e non si smette di esserlo.
Coronavirus. Bollettino dal fronte dell'emergenza in Italia al 24 aprile 2020
In Italia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, almeno 192.994 persone hanno contratto il virus . Di queste, 25.969 sono decedute (+420, +1.6%; ieri +464) e 60.498 (+2922, +5.1%; ieri +3033) sono state dimesse. Attualmente i soggetti positivi dei quali si ha certezza sono 106.527 (il conto sale a 192.994 — come detto sopra — se nel computo ci sono anche i morti e i guariti, conteggiando cioè tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia). I dati sono stati forniti dalla Protezione civile.
I pazienti ricoverati con sintomi sono 22.068; 2.173 (-94, -4.2%; ieri -117) .
I pazienti ricoverati con sintomi sono 22.068; 2.173 (-94, -4.2%; ieri -117) .
Contro il MES le nostre migliori menti e i più accaniti patrioti
MES mai e poi mai! Hanno tuonato oggi alla Camera alcuni grillini - fra i più in vista: dall' ex ausiliario di tribunale, ora reggente, alla contabile di un negozio di mobili, e giù giù fino allo Jules Verne, detto anche lo 'sfascista', che va esplorando terre e monti lontani, preferendoli al mare di un tempo.
All'unisono con le brillanti menti grilline, hanno tuonato anche Salvini il 'Nero', patriota in incognito e la sua compagna d'armi Meloni, la barricadera 'de noantri'.
No il MEs No. Non lo vogliamo e basta! Anche in Europa, un autentico monumento al genio italico, germogliato in terra di Sicilia, è arrivato a minacciare: se si vota, a favore, e si accetta il MES , il Governo traballa.
Gli hanno spiegato, dati alla mano e assicurazioni di tutti, che il MES sarà senza condizioni, l'unica condizione è il suo utilizzo per le spese sanitarie dirette ed indirette relative alla Pandemia, e per l'Italia si tratta di 27 miliardi circa, freschi e immediatamente disponibili.
No il MES No. Non lo vogliamo, insistono, non crediamo alle rassicurazioni; possiamo, hanno gridato ancora, fare a meno di quei 37 miliardi che per noi - anche se il MES di oggi è diverso da quello di qualche anno fa - rappresentano una manna dal cielo in questi tempi di crisi durissima.
No il MES No, ribattono, i difensori dell'Italia e degli Italiani.
Questi non solo solo pazzi ed incoscienti, oltre naturalmente che incapaci, sono dei delinquenti, ed assassini del nostro paese. E chi alle prossime elezioni li rivoterà è loro COMPLICE, e corresponsabile della disfatta italiana, iniziata con il Coronavirus e condotta a compimento da questo manipolo di impresentabili!
All'unisono con le brillanti menti grilline, hanno tuonato anche Salvini il 'Nero', patriota in incognito e la sua compagna d'armi Meloni, la barricadera 'de noantri'.
No il MEs No. Non lo vogliamo e basta! Anche in Europa, un autentico monumento al genio italico, germogliato in terra di Sicilia, è arrivato a minacciare: se si vota, a favore, e si accetta il MES , il Governo traballa.
Gli hanno spiegato, dati alla mano e assicurazioni di tutti, che il MES sarà senza condizioni, l'unica condizione è il suo utilizzo per le spese sanitarie dirette ed indirette relative alla Pandemia, e per l'Italia si tratta di 27 miliardi circa, freschi e immediatamente disponibili.
No il MES No. Non lo vogliamo, insistono, non crediamo alle rassicurazioni; possiamo, hanno gridato ancora, fare a meno di quei 37 miliardi che per noi - anche se il MES di oggi è diverso da quello di qualche anno fa - rappresentano una manna dal cielo in questi tempi di crisi durissima.
No il MES No, ribattono, i difensori dell'Italia e degli Italiani.
Questi non solo solo pazzi ed incoscienti, oltre naturalmente che incapaci, sono dei delinquenti, ed assassini del nostro paese. E chi alle prossime elezioni li rivoterà è loro COMPLICE, e corresponsabile della disfatta italiana, iniziata con il Coronavirus e condotta a compimento da questo manipolo di impresentabili!
Dall'Ongaro, Pappano e Letta ( Gianni). Destini ora incrociati, ma prima...
Seguiamo l'ordine cronologico di svolgimento dei fatti che stiamo per raccontare. Cominciamo perciò da Dall'Ongaro che ha a che fare con Pappano. Una storia che già altre volte abbiamo raccontato ma che ogni tanto si riaffaccia nella nostra memoria, per nuovi particolari.
Che noi abbiamo scritto e pubblicato presso l'editore Skirà, nel 2007, la prima biografia di Tony Pappano, dal 2003 arrivato a Roma come direttore musicale dell'Accademia di Santa Cecilia, sebbene il suo incarico partirà, ufficialmente dal 2005, è ben noto. Come è noto - anche questo abbiamo raccontato nei giorni scorsi per l'ennesima volta - che dall'Ongaro, allora piccolo 'ras' della musica cosiddetta 'seria' a Radio Tre, non consentì che quella biografia venisse presentata: indirettamente ce lo confermò il direttore di Radio Tre, e direttamente Guido Barbieri a cui avevamo fatto pervenire copia della biografia, temendo, non senza ragione, che dall'Ongaro non gliela avrebbe passato, perché noi di dall'Ongaro abbiamo scritto sempre quel che di lui e della sua gestione, non disinteressata, della musica a Radio Tre pensavamo. Cioè male!
In questi giorni di forzata inattività motoria, spesso ci viene da pensare che dall'Ongaro per colpa di Bruno Cagli, e di qualche suo sodale che ne garantì l'ingresso fra gli Accademici ( anche di questo abbiamo scritto dettagliatamente) è oggi al vertice di Santa Cecilia, illuminata dalla presenza di Tony Pappano, al quale dall'Ongaro si attacca in ogni occasione per tentare di splendere anche lui, almeno di luce riflessa.
Noi non abbiamo mai raccontato a Pappano di quella squallida vicenda, nè pensiamo che Pappano abbia modo di leggere la storia di essa. Ma se un giorno la leggesse e volesse domandarne la spiegazione a dall'Ongaro, noi, anche dopo oltre dieci anni, saremmo curiosi di sapere quale giustificazione porterebbe.
Adesso un altro fatto che vede protagonista sempre dall'Ongaro, ma anche Gianni Letta ed ha a che fare con una denuncia per calunnia che dall'Ongaro ci fece, a seguito di un nostro articolo, uscito su Music@, a nostra firma, nel quale raccontavamo come il piccolo 'ras' di Radio Tre aveva giorno dopo giorno costruito la sua ascesa.
Negli anni trascorsi dalla denuncia ( 2007) alla conclusione del giudizio( 2013) - a nostro favore ( come abbiamo scritto già in questo blog) - dall'Ongaro tentò in vario modo di 'anticipare' la chiusura del giudizio commettendo gravi scorrettezze nei nostri confronti, i cui danni non gli abbiamo mai chiesto, mentre avremmo potuto,
In quegli anni avevamo, per conto della Rai, anche la 'consulenza artistica' del Concerto di Capodanno dalla Fenice di Venezia ( trasmesso da Rai 1, e durante la nostra collaborazione sempre con grande successo).
Un anno, 2011 o 2012, dall'Ongaro chiese all'Ufficio legale della Rai di annullare il nostro contratto di consulenza, essendo in piedi una denuncia - anche se non fatta da noi ma da lui ai nostri danni.
Ritenemmo quello un sopruso ignobile. Chiedemmo un incontro a Gianni Letta ( che avevamo più volte incontrato negli anni e in quei giorni, per l'ennesima volta, a L'Aquila, del dopo terremoto) che ce lo accordò dopo un paio di giorni quando gli accennammo all' 'urgenza della storia. Eravamo in autunno ed il 'Concerto di Capodanno' era vicino. Incontrammo Letta a Palazzo Chigi e gli raccontammo la storia. Il suo commento fu: "è un sopruso, dobbiamo impedirlo. Chi è questo mascalzone?". Gli dicemmo nome e cognome: Michele dall'Ongaro: E Letta: e chi è? Un compositorino, spiegammo, che fa il buono e cattivo tempo a Radio Tre e , aggiungemmo: senza quell'incarico, oggi sarebbe un perfetto sconosciuto, uno dei tanti che scrivono musica". Letta, indignato - ci sembrò sincero - fece immediatamente chiamare Masi, allora direttore generale della Rai, il quale ci fissò un appuntamento che poi ebbe luogo solo telefonicamente. Comunque il 'sopruso' di quel 'mascalzone' - parole di Gianni Letta - fu sventato, ma non per merito di Letta che anche allora con noi finse evidentemente di interessarsi, ma poi - potremmo addurre tanti esempi - bada solo a ciò che gli interessa veramente, ed anche Masi si defilò. Lo stesso Masi, che prima di lasciare la Rai, trovò lavoro fisso alla sua 'ragazza', per meriti della medesima, in Rai.
Del resto, Letta in special modo, non potrebbe fare altrimenti, visto che ha le mani in pasta dappertutto - come insegna il seguitissimo 'Antico Gioco del Letta' pubblicato in questo blog - e per questo deve già interessarsi a molte persone e situazioni, oltre che difendere gli interessi dei suoi famigliari, titolari di un noto servizio di catering, al quale negli anni anche Santa Cecilia e l'Auditorium hanno fatto ricorso. Da quella storia abbiamo tratto la convinzione che quando si dice di qualcuno che è il 'Gianni Letta della situazione' quell'epiteto almeno alle nostre orecchie non ha il senso di una 'medaglia al valore'. Tutt'altro.
Ma la cosa che qui ci preme ricordare è che proprio quel Gianni Letta, è oggi vice presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, retta al quel dall' Ongaro che allora Letta, convenendo con noi, aveva definito MASCALZONE.
E' chiaro che, come nel precedente caso: dall'Ongaro-Pappano, anche in questo: dall'Ongaro-Letta, i nostri magnifici quattro non hanno mai fatto parola fra loro.
Che noi abbiamo scritto e pubblicato presso l'editore Skirà, nel 2007, la prima biografia di Tony Pappano, dal 2003 arrivato a Roma come direttore musicale dell'Accademia di Santa Cecilia, sebbene il suo incarico partirà, ufficialmente dal 2005, è ben noto. Come è noto - anche questo abbiamo raccontato nei giorni scorsi per l'ennesima volta - che dall'Ongaro, allora piccolo 'ras' della musica cosiddetta 'seria' a Radio Tre, non consentì che quella biografia venisse presentata: indirettamente ce lo confermò il direttore di Radio Tre, e direttamente Guido Barbieri a cui avevamo fatto pervenire copia della biografia, temendo, non senza ragione, che dall'Ongaro non gliela avrebbe passato, perché noi di dall'Ongaro abbiamo scritto sempre quel che di lui e della sua gestione, non disinteressata, della musica a Radio Tre pensavamo. Cioè male!
In questi giorni di forzata inattività motoria, spesso ci viene da pensare che dall'Ongaro per colpa di Bruno Cagli, e di qualche suo sodale che ne garantì l'ingresso fra gli Accademici ( anche di questo abbiamo scritto dettagliatamente) è oggi al vertice di Santa Cecilia, illuminata dalla presenza di Tony Pappano, al quale dall'Ongaro si attacca in ogni occasione per tentare di splendere anche lui, almeno di luce riflessa.
Noi non abbiamo mai raccontato a Pappano di quella squallida vicenda, nè pensiamo che Pappano abbia modo di leggere la storia di essa. Ma se un giorno la leggesse e volesse domandarne la spiegazione a dall'Ongaro, noi, anche dopo oltre dieci anni, saremmo curiosi di sapere quale giustificazione porterebbe.
Adesso un altro fatto che vede protagonista sempre dall'Ongaro, ma anche Gianni Letta ed ha a che fare con una denuncia per calunnia che dall'Ongaro ci fece, a seguito di un nostro articolo, uscito su Music@, a nostra firma, nel quale raccontavamo come il piccolo 'ras' di Radio Tre aveva giorno dopo giorno costruito la sua ascesa.
Negli anni trascorsi dalla denuncia ( 2007) alla conclusione del giudizio( 2013) - a nostro favore ( come abbiamo scritto già in questo blog) - dall'Ongaro tentò in vario modo di 'anticipare' la chiusura del giudizio commettendo gravi scorrettezze nei nostri confronti, i cui danni non gli abbiamo mai chiesto, mentre avremmo potuto,
In quegli anni avevamo, per conto della Rai, anche la 'consulenza artistica' del Concerto di Capodanno dalla Fenice di Venezia ( trasmesso da Rai 1, e durante la nostra collaborazione sempre con grande successo).
Un anno, 2011 o 2012, dall'Ongaro chiese all'Ufficio legale della Rai di annullare il nostro contratto di consulenza, essendo in piedi una denuncia - anche se non fatta da noi ma da lui ai nostri danni.
Ritenemmo quello un sopruso ignobile. Chiedemmo un incontro a Gianni Letta ( che avevamo più volte incontrato negli anni e in quei giorni, per l'ennesima volta, a L'Aquila, del dopo terremoto) che ce lo accordò dopo un paio di giorni quando gli accennammo all' 'urgenza della storia. Eravamo in autunno ed il 'Concerto di Capodanno' era vicino. Incontrammo Letta a Palazzo Chigi e gli raccontammo la storia. Il suo commento fu: "è un sopruso, dobbiamo impedirlo. Chi è questo mascalzone?". Gli dicemmo nome e cognome: Michele dall'Ongaro: E Letta: e chi è? Un compositorino, spiegammo, che fa il buono e cattivo tempo a Radio Tre e , aggiungemmo: senza quell'incarico, oggi sarebbe un perfetto sconosciuto, uno dei tanti che scrivono musica". Letta, indignato - ci sembrò sincero - fece immediatamente chiamare Masi, allora direttore generale della Rai, il quale ci fissò un appuntamento che poi ebbe luogo solo telefonicamente. Comunque il 'sopruso' di quel 'mascalzone' - parole di Gianni Letta - fu sventato, ma non per merito di Letta che anche allora con noi finse evidentemente di interessarsi, ma poi - potremmo addurre tanti esempi - bada solo a ciò che gli interessa veramente, ed anche Masi si defilò. Lo stesso Masi, che prima di lasciare la Rai, trovò lavoro fisso alla sua 'ragazza', per meriti della medesima, in Rai.
Del resto, Letta in special modo, non potrebbe fare altrimenti, visto che ha le mani in pasta dappertutto - come insegna il seguitissimo 'Antico Gioco del Letta' pubblicato in questo blog - e per questo deve già interessarsi a molte persone e situazioni, oltre che difendere gli interessi dei suoi famigliari, titolari di un noto servizio di catering, al quale negli anni anche Santa Cecilia e l'Auditorium hanno fatto ricorso. Da quella storia abbiamo tratto la convinzione che quando si dice di qualcuno che è il 'Gianni Letta della situazione' quell'epiteto almeno alle nostre orecchie non ha il senso di una 'medaglia al valore'. Tutt'altro.
Ma la cosa che qui ci preme ricordare è che proprio quel Gianni Letta, è oggi vice presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, retta al quel dall' Ongaro che allora Letta, convenendo con noi, aveva definito MASCALZONE.
E' chiaro che, come nel precedente caso: dall'Ongaro-Pappano, anche in questo: dall'Ongaro-Letta, i nostri magnifici quattro non hanno mai fatto parola fra loro.
La ripartenza dell'opera e dei concerti Ci sta pensando qualcuno soprattutto alle modalità?
Nei giorni scorsi, si è letto in una intervista a Ciccutto, neo presidente della Biennale, che la mostra cinematografica veneziana potrebbe essere l'esperimento della ripartenza in diversi settori: accoglienza, ristorazione, sale cinematografiche. Ciccutto vorrebbe che la Biennale di Venezia fosse una sorta di 'zona franca' per sperimentare, senza vincoli ma con le necessarie cautele, nei suddetti settori, e poi estendere l'esperimento, per le cose riuscite, alle altre manifestazioni. Sempre che, naturalmente, la Mostra si tenga, anche con modalità diverse, e gli artisti internazionali, vanto della mostra veneziana, tornino a Venezia, ammesso che tornino. Ma non è ancora detto, perchè ci potrebbero essere in settembre limitazioni negli spostamenti da una nazione all'altra ed anche da un continente all'altro.
Per le sale cinematografiche Ciccutto ha spiegato che ci saranno molte più sale, con pubblico ridotto per ciascuno e disseminato fra tutte, per vedere il medesimo film, ma osservando il distanziamento ecc...
Per la riapertura di alberghi, bar, ristoranti l'ultima data fornitaci è quella della seconda metà di maggio, dal 18 si è detto. Ma non c'è da fidarsi del tutto perchè il Governo e i vari comitati riuniti, danno ogni giorno numeri come al gioco del lotto.
Anche oggi, poi, si è letto a proposito dello spettacolo dal vivo di due esperimenti che, nella buona stagione si tengono solitamente all'aperto: distanziamento del pubblico, con riduzione dei posti, e nei casi in cui è possibile - per il cinema - il sistema del drive-in.
Il primo sistema potrebbe essere applicato - pensandoci con molto anticipo- anche in teatri e sale da concerto: meno pubblico, maggiore sicurezza. E, naturalmente tutti con le mascherine.Ma anche questo distanziamento nella sale da concerto come nei teatri non solo va proposto e pensato, ma praticato da subito, per non trovarsi impreparati quando sarà. E non è facile, perché è da pazzi pensare che le persone possano sedersi saltando poltrone. Forse meglio eliminarle, altrimenti si costringerebbe il pubblico, che in una città come Roma per andare a teatro o a concerto deve uscire molto tempo prima di casa, a programmare l'intero pomeriggio per ascoltare musica. Cosa che non si può pretendere.
Ma ciò che maggiormente preoccupa chi ha a cuore la musica è che le attività di spettacolo dal vivo dovrebbero riprendere in autunno, e la ripresa delle attività potrebbe coincidere con un probabile ritorno del virus - la seconda ondata di cui tutti dicono, temendola. Seconda ondata che potrebbe posticipare ancor la riapertura. Insomma il disastro potrebbe abbattersi proprio sulla ripartenza a lungo attesa e sospirata.
Non c'è da stare allegri. la situazione, prima che torni normale, passerà del tempo, non sappiamo quanto.
E, intanto c'è chi pensa a confezionare spot, come l'Accademia di Santa cecilia. De che?
Mentre proprio Santa Cecilia e Musica per Roma, che gestisce le sale e gli spazi dell'Auditorium, dovrebbero da subito programmare le varie opzioni, considerando anche che alcuni nodi dell'auditorium di Renzo Piano, tante volte denunciati e mai sciolti con opportuni interventi, ora vengono al pettine, come la scarsità di ascensori, e le scalinate poche e strette e, diciamo pure almeno per alcune, ripide.
Quante volte abbiamo riflettuto sulla tragica eventualità che per qualche motivo, occorra un giorno evacuare le sale in breve tempo. In quel caso, che ci auguriamo mai si verifichi, per le scarse e anguste vie di uscita, ci sarebbe una mortareccia, peggiore di quelle che già nel nostro paese si sono verificate in ambienti frequentati soprattutto da giovani, come le discoteche. Perchè i frequentatori abituali dei concerti dell'Accademia - ma il discorso vale per la quasi totalità dei teatri e sale da concerto - non sono certo giovani come quelli delle discoteche.
Per le sale cinematografiche Ciccutto ha spiegato che ci saranno molte più sale, con pubblico ridotto per ciascuno e disseminato fra tutte, per vedere il medesimo film, ma osservando il distanziamento ecc...
Per la riapertura di alberghi, bar, ristoranti l'ultima data fornitaci è quella della seconda metà di maggio, dal 18 si è detto. Ma non c'è da fidarsi del tutto perchè il Governo e i vari comitati riuniti, danno ogni giorno numeri come al gioco del lotto.
Anche oggi, poi, si è letto a proposito dello spettacolo dal vivo di due esperimenti che, nella buona stagione si tengono solitamente all'aperto: distanziamento del pubblico, con riduzione dei posti, e nei casi in cui è possibile - per il cinema - il sistema del drive-in.
Il primo sistema potrebbe essere applicato - pensandoci con molto anticipo- anche in teatri e sale da concerto: meno pubblico, maggiore sicurezza. E, naturalmente tutti con le mascherine.Ma anche questo distanziamento nella sale da concerto come nei teatri non solo va proposto e pensato, ma praticato da subito, per non trovarsi impreparati quando sarà. E non è facile, perché è da pazzi pensare che le persone possano sedersi saltando poltrone. Forse meglio eliminarle, altrimenti si costringerebbe il pubblico, che in una città come Roma per andare a teatro o a concerto deve uscire molto tempo prima di casa, a programmare l'intero pomeriggio per ascoltare musica. Cosa che non si può pretendere.
Ma ciò che maggiormente preoccupa chi ha a cuore la musica è che le attività di spettacolo dal vivo dovrebbero riprendere in autunno, e la ripresa delle attività potrebbe coincidere con un probabile ritorno del virus - la seconda ondata di cui tutti dicono, temendola. Seconda ondata che potrebbe posticipare ancor la riapertura. Insomma il disastro potrebbe abbattersi proprio sulla ripartenza a lungo attesa e sospirata.
Non c'è da stare allegri. la situazione, prima che torni normale, passerà del tempo, non sappiamo quanto.
E, intanto c'è chi pensa a confezionare spot, come l'Accademia di Santa cecilia. De che?
Mentre proprio Santa Cecilia e Musica per Roma, che gestisce le sale e gli spazi dell'Auditorium, dovrebbero da subito programmare le varie opzioni, considerando anche che alcuni nodi dell'auditorium di Renzo Piano, tante volte denunciati e mai sciolti con opportuni interventi, ora vengono al pettine, come la scarsità di ascensori, e le scalinate poche e strette e, diciamo pure almeno per alcune, ripide.
Quante volte abbiamo riflettuto sulla tragica eventualità che per qualche motivo, occorra un giorno evacuare le sale in breve tempo. In quel caso, che ci auguriamo mai si verifichi, per le scarse e anguste vie di uscita, ci sarebbe una mortareccia, peggiore di quelle che già nel nostro paese si sono verificate in ambienti frequentati soprattutto da giovani, come le discoteche. Perchè i frequentatori abituali dei concerti dell'Accademia - ma il discorso vale per la quasi totalità dei teatri e sale da concerto - non sono certo giovani come quelli delle discoteche.
Alfonso Signorini. Perfino Briatore lo bacchetta
Flavio Briatore, che sta trascorrendo questo periodo di quarantena a Montecarlo insieme all'ex moglie Elisabetta Gregoraci e al figlio Nathan Falco, ha smentito i rumor secondo cui avrebbe una nuova fidanzata. L'imprenditore ha criticato duramente chi ha riportato questa falsa notizia solo per vendere qualche copia in più.
Oggi scopro che la stampa mi attribuisce un'ennesima fidanzata. Smentisco categoricamente", ha scritto in un post pubblicato sul suo profilo Instagram. "Vorrei dire alla rivista di gossip che l'ha fatto che, in questi momenti così tragici per il nostro Paese, dovrebbe occuparsi di argomenti ben più seri e non pubblicare notizie false, di presunti miei legami solo per vendere qualche copia in più", ha aggiunto.
Nei giorni scorsi è stato il settimanale "Chi" a parlare per la prima volta di questa presunta relazione tra il 70 enne e una giovanissima modella di nome Dana.
"Flavio Briatore avrebbe una nuova fiamma e si tratterebbe della bellissima e giovanissima Dana. I due si sarebbero incontrati nella hall dell'Hotel Principe di Savoia, a Milano. Il manager nega, anche perché sta trascorrendo questo periodo di quarantena nella sua Montecarlo con il figlio Nathan Falco e l'ex moglie Elisabetta Gregoraci. I due però non dormono sotto lo stesso tetto ma nelle rispettive case", è stato scritto in una "chicca" sul magazine diretto da Alfonso Signorini.
***
Comunque Signorini, astro splendente nel firmamento del giornalismo-spazzatura, dovrebbe sempre occuparsi di argomenti più seri. Diciamo meno str...(P.A.)
Oggi scopro che la stampa mi attribuisce un'ennesima fidanzata. Smentisco categoricamente", ha scritto in un post pubblicato sul suo profilo Instagram. "Vorrei dire alla rivista di gossip che l'ha fatto che, in questi momenti così tragici per il nostro Paese, dovrebbe occuparsi di argomenti ben più seri e non pubblicare notizie false, di presunti miei legami solo per vendere qualche copia in più", ha aggiunto.
Nei giorni scorsi è stato il settimanale "Chi" a parlare per la prima volta di questa presunta relazione tra il 70 enne e una giovanissima modella di nome Dana.
"Flavio Briatore avrebbe una nuova fiamma e si tratterebbe della bellissima e giovanissima Dana. I due si sarebbero incontrati nella hall dell'Hotel Principe di Savoia, a Milano. Il manager nega, anche perché sta trascorrendo questo periodo di quarantena nella sua Montecarlo con il figlio Nathan Falco e l'ex moglie Elisabetta Gregoraci. I due però non dormono sotto lo stesso tetto ma nelle rispettive case", è stato scritto in una "chicca" sul magazine diretto da Alfonso Signorini.
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Comunque Signorini, astro splendente nel firmamento del giornalismo-spazzatura, dovrebbe sempre occuparsi di argomenti più seri. Diciamo meno str...(P.A.)
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