lunedì 29 febbraio 2016

Morricone vuole fare un film. Ecco il soggetto

Senza musica nel paese che non c’è.
Ennio Morricone, all’indomani della sua esperienza di presidente della giuria del Festival internazionale del film di Roma, rivela un suo soggetto cinematografico raccontato tanti anni fa a Pasolini e Fellini, e successivamente anche a Montaldo.
Questo è in realtà un soggetto cinematografico vero e proprio che raccontai la prima volta molti anni fa a Pasolini, mentre lavoravo ad uno dei suoi film.
C’era una volta un paese perfetto, straordinario, dove regnava una pace sociale fantastica. Tutti si volevano bene. Un paese che tutti noi vorremmo esistesse davvero. Questo paese non aveva un governo, aveva tuttavia un capo che, giustamente, si compiaceva della situazione in cui viveva il suo popolo. Il quale popolo, per mostrare a tutti il proprio stato d’animo, sfruttava i colori dei vestiti: il bianco contraddistingueva chi era sereno, i colori scuri quelli che sereni non Senza musica nel paese che non c’è Quel popolo, inoltre, non conosceva l’orologio, perché l’orologio avrebbe procurato ansia. Un paese quasi inerte. Un giorno, al capo di quel popolo venne in mente che c’era ancora qualcosa capace di turbare gli animi del suo popolo: era la musica, in grado di modificare profondamente gli animi. E così la bandì dal suo paese. La sua proibizione trovò consenzienti alcuni cittadini, ma dissenzienti altri che si coalizzarono per eludere quel divieto.
Imponendo quel divieto al suo popolo, il capo divenne un dittatore. Ma le naturali inflessioni melodiche del parlare ed il conseguente ritmo, non potevano essere eliminati del tutto. Di conseguenza, coloro i quali dissentivano da quella imposizione sfruttavano qualunque occasione, anche quelle offerte dalla quotidianità, per dar vita ad una parvenza di melodia e di ritmo. Tutti parlavano come robot, senza inflessioni. I suoni di tutti i giorni diventarono una ‘nuova’ musica, ma organizzata. La situazione volgeva verso la tragedia e il capo/dittatore avvertiva questa contrapposizione, pur non dichiarata.
Una notte fece un sogno. Sognò che andando sulla riva del mare quando il mare diventava verde, cioè verso le prime ore del pomeriggio - in quel paese era il mutare del colore del mare a scandire le ore del giorno - avrebbe avuto una grande rivelazione. Sperando di far tornare la pace sociale, raccontò al suo popolo questo sogno, e capo e popolo si recarono il giorno convenuto ed all’ora convenuta, in riva al mare. E cosa accadde? Accadde che, uscendo disordinatamente dalle acque, s’erano dati convegno davanti a quella folla, tutti i grandi musicisti della storia, i quali cantavano e suonavano la loro musica (Nel montaggio, questo racconto ‘cinematografico’, prima commentato dalla mia musica, prevedeva che, alla fine, tutti i più grandi musicisti cantassero insieme). Il capo comprese la lezione e tolse quel suo dannoso divieto.
Cosa insegna questa storia? Insegna che la musica vinse, e che in quel paese tornò la serenità. Quando lo raccontai a Pasolini, gli diedi inizio e fine del racconto; il resto avrebbe dovuto inventarlo lui. Ero molto interessato a capire come Pasolini avrebbe immaginato la rivoluzione di quei cittadini che, non potendo fare a meno della musica, sfruttavano ogni mezzo per eludere quel divieto, senza dare nell’occhio. Pasolini, alla fine del racconto, chiamò Fellini a telefono, il quale ci raggiunse in taxi immediatamente; feci anche a lui lo stesso racconto e, dopo averlo ascoltato , disse:“vorrei fare un film su questa storia, adesso, però, non posso perché devo fare un film su San Paolo” - il film su San Paolo non l’ha mai fatto. Non fece mai neanche quel mio film, ma poco dopo fece ‘Prova d’orchestra’. Anche lì c’è la rivoluzione per scelta dei musicisti, anche se spostata: prima la rivoluzione e poi l’arrivo del direttore che distrugge con un fortissimo colpo di gong la rivoluzione dei musicisti e li comanda a bacchetta.

Non voglio apparire presuntuoso, ma l’idea di ‘Prova d’orchestra’ c’era in quel mio racconto: il dittatore /direttore fa rinascere la musica, anche se tristissima. La mia ‘favola’ insegna che la musica è indispensabile, fa parte della nostra vita, e che i cittadini di quello strano paese, quando si resero conto di non poterne fare a meno, trasformarono in musica i suoni di ogni giorno.( Music@,2012) 

Morricone Oscar 'alla carriera'. 25 febbraio 2007 (da Music@,marzo-aprile 2007)

Finalmente l’Academy ha messo fine all’inspiegabile ed ingiusto procrastinarsi dell’attribuzione dell’Oscar per la musica da film a Ennio Morricone, classe 1928 – che forma, maestro! - dopo ben cinque ‘nominations’ degli anni passati, andate a vuoto per ragione quasi esclusivamente commerciali, attribuendogli l’Oscar ‘alla carriera’, graditissimo dal musicista. 
Morricone apprendendo la notizia direttamente dal direttore dell’Academy, via telefono e in ore in cui stava “per andare a letto” – ha dichiarato, con il suo solito candore – s’è detto ovviamente felice e non è stato a discutere se l’Oscar alla carriera fosse inferiore a quello per un singolo film, o addirittura superiore. L’ha a lungo atteso, ed ora che l’ha finalmente ricevuto, si gode il grande riconoscimento, che segue di poche settimane i trionfi newyorkesi, compreso quello al Palazzo dell’Onu, davanti ai potenti del mondo. 
Morricone (insieme a Nino Rota) è il musicista italiano che al cinema ha dato la più bella musica, più bella di quella che altri italiani, ‘Oscar’ anch’essi, hanno potuto realizzare. Perché Morricone (e Rota) a differenza degli altri, è un musicista vero, di gran classe e con una formazione musicale superlativa. E, a dimostrazione che tanti film, senza la loro musica, non sarebbero gli stessi, e difficilmente avrebbero raggiunto la grande notorietà, vogliamo raccontarvi un aneddoto assai istruttivo. 
Nel sud della Spagna, dalle parti di Almeria, in un ambiente che sembra il paesaggio delle montagne rocciose ricostruito in terra spagnola, ancor oggi esiste ed è meta di un turismo crescente, ‘Western Leone’, set di tanti film del grande regista, mai smantellato. All’interno, l’ufficio dello sceriffo, di fronte il patibolo per i malfattori, la stalla, il bar, la chiesa, alcune case tutte di legno. A guardia di quel set, intatto da decenni, strani individui, mezzi ubriachi, cinturone e pistole in vita. Quegli strani individui, attendono il segnale della colonna sonora di Morricone. Allora si alzano, barcollanti, tirano fuori la pistola in atteggiamento minaccioso, e attaccano per la gioia dei numerosi turisti che ogni giorno lo visitano, a girare - registi di se stessi - l’ennesimo western, con la musica di Ennio Morricone. Musica da Oscar!  
                                                                                                                                (da Music@.2007) 

Ennio Morricone ed il plagio

Cinque o sei anni fa  intervistammo Ennio Morricone per il mensile Class ( n.306. 2011), nella sua bella casa romana. Il maestro, che conosciamo da molto tempo, ci accolse con la solita simpatia e gentilezza. Ad un certo punto, senza che le nostre domande gliene avessero dato occasione, tirò fuori l'argomento plagio, ricordando con precisione un articolo che  avevamo scritto per 'Il Giornale' alcuni anni prima, a seguito di un  suo concerto, senza che mai nel lasso di tempo intercorso fra l'uscita di quell'articolo e l'intervista, ci avesse mosso un qualche rimprovero, come invece fece  nel corso dell'intervista.
 Cosa avevamo scritto di così grave da innervosire il placido - in apparenza - Morricone? In quel concerto, del quale riferimmo su 'Il Giornale', accennavamo alle musiche scritte per 'La sconosciuta' di Tornatore - speriamo di  ricordare bene - nelle quali il brano 'principale' - il tema, per semplificare (speriamo di non ricordare così male da innervosire ancora  il  nuovamente premio Oscar, al suo ritorno in Italia) nelle prime 'quattro' note riprendeva le stesse note del tema principale - nel caso in questione  più facilmente da riconoscere ed identificare - scritto da Nicola Piovani per 'La vita è bella' di Benigni, vincitore anch'esso dell'Oscar per la musica.
 Morricone si alzò dal divano, andò al pianoforte e ci fece quelle quattro note, facendoci notare come quelle quattro note sono quattro delle sette che compongono la scala musicale e che chissà quanti altri milioni di volte ricorrono nelle musiche più disparate e perfino nello stesso ordine, in cui ci era parso di ascoltarle sia in Piovani che nella sua musica per il film di Tornatore. Insomma, ci disse Morricone, quattro note non sono nulla - anche nel caso di quelle quattro note 'magiche' ricavate dal nome BACH - e non possono essere giudicate in sé; è il contesto, il complesso di una frase o di una armonia, nel caso fossero usate in senso verticale, in un discorso, a deciderne per il valore e per la specifica identificazione e paternità, come appartenente ad uno o a all'altro fra i compositori di tutti i tempi.
 Sì, ma quelle note....pensavamo.
 Morricone non soddisfatto, ci condusse nel suo studio privato, ed aprì una specie di 'bibbia' che riporta  di tutta la musica conosciuta, gli 'incipit', facendoci notare, aprendo la bibbia a caso che un medesimo incipit si riscontri nelle opere  di musicisti diversissimi, vissuti in epoche diverse, ed in paesi distantissimi fra loro, e senza che nessuno avesse - in molti casi - avuto conoscenza della musica degli altri.
Voleva convincerci, che tutta la musica può essere  considerata frutto di plagio, se si trattano le poche note della scala musicale occidentale, con il sistema del 'conto della serva'. E che perciò, se tutti possono essere accusati di plagio,vuol dire che nessuno può esserlo. Con buona pace dei Subsonica che, però - secondo quanto hanno dichiarato - scherzavano quando hanno detto che Morricone  li aveva copiati.

domenica 28 febbraio 2016

Ennio da OSCAR. Finalmente Morricone

Da tempo  Ennio Morricone meritava l'Oscar per la musica da film, lui che di musiche da film ne ha composte a centinaia ( oltre cinquecento),  molte delle quali indimenticabili e meravigliose, sono immediatamente riconoscibili  e riconducibili a lui; ma si sa come nascano il più delle volte  le decisioni per tali premi e quanto conti la nazione di appartenenza rispetto all'industria in  questione che è pravalentemente americana.
Certo  anche in America ci sono autori di colonne sonore notissimi e molto bravi, come e quanto Morricone, colonne dell'industria cinematografica mondiale, ma ciò non può voler dire che a vincere gli Oscar debbano essere sempre , o prevalentemente, musicisti legati  strettamente all'industria cinematografica americana.
Per questo, già coscienti dell' evidente ingiustizia, nel 2007 diedero ad Ennio Morricone un 'Oscar alla carriera', che era  come una sorta di 'mea culpa' ed un atto per mettersi a posto la coscienza. Il compositore, allora, aveva   era vicino agli 80 anni, e forse i giurati pensarono di non arrivare in tempo per un Oscar 'vero' - non come quello 'alla carriera'. Invece Morricone li ha fregati tutti e alla bellezza di 87 anni, dopo nove anni dal precedente, il suo Oscar per un film preciso se l'è portato a casa. Il primo e vero Oscar , e non è detto che nei prossimi anni non se ne meriti ancora uno, magari per il prossimo film di Tarantino, per il quale è già prenotato come autore delle musiche.
 Adesso non potevano ancora sbagliare. Un film ben accolto, di un regista americano - anche se né film né regista hanno ricevuto una candidatura agli Oscar di quest'anno - con la musica del più noto compositore 'da film' italiano, conosciuto nel mondo più di chiunque altro: il 'Pavarotti' delle colonne sonore, dopo Nino Rota, che ebbe ad attendere anche lui,  proprio come Morricone, l'unico Oscar, dopo i tanti grandi film con Fellini, quando scrisse le musiche per 'Il padrino' di Coppola ( l'unico altro italiano a vincere l'Oscar è stato Nicola Piovani', al quale l'ambito riconoscimento è giunto in tempo, per 'La vita è bella' di  Roberto Benigni).
 In Italia ora siamo tutti con Morricone e gioiamo con lui. Nel caso di Morricone e della musica, per fortuna, non si ripeterà lo sconcio che ebbe a verificarsi molti anni fa quando ad un altro grande italiano, Dario Fo, venne assegnato il Nobel per la letteratura, e ci si interrogò, soprattutto in Italia, se quel riconoscimento lo meritasse o no. Dario Fo, proprio qualche settimana fa, in una lunga intervista al Corriere, si è lamentato della accoglienza tiepida riservatagli in quella occasione. Ma una ragione c'è. Le parole risultano più dirompenti, all'apparenza, di tanta musica la cui carica rivoluzionaria, difficilmente si individua in un paese di  analfabeti musicali, come indusse a pensare, tanto per fare un esempio fra i più lampanti, ai suoi tempi la musica di Sciostakovic che, alle orecchie dei sovietici, fece più sconquassi dei cannoni e dei fucili.
 Non fu abbastanza rivoluzionaria anche la musica di  sia Mozart che di Beethoven, ai quali in questi giorni molti hanno fatto riferimento osannando il compositore Morricone? Sì che lo fu, ma in ambedue i casi occorreva essere in possesso delle chiavi di lettura per venirne a capo, e molti non ne erano in possesso.
Ora, bando a chiacchiere ed a  sofisticati  'distinguo', gioiamo tutti con Ennio.

sabato 27 febbraio 2016

Banda Musicale dell'Esercito Italiano. Si ricomincia in grande stile nel nuovo Auditorium alla Cecchignola-Roma

Ieri sera, nell'Auditorium, intitolato al suo primo direttore, il m. Amleto Lacerenza - una discendenza musicale, nativa come noi di Trinitapoli, che ha avuto negli ultimi esponenti Michele e Rosario, due fra i più conosciuti musicisti -  la Banda dell'Esercito diretta dal m.Antonella Bona, ha tenuto il concerto inaugurale di stagione, che quest'anno si annuncia ricca sia sul piano dei concerti che su quello discografico, quest'ultimo intensificato l'anno passato.
 L'Auditorium, di recente costruzione, sito nella caserma 'G.Mameli' della cittadella militare della Cecchignola,  a Roma, è stato inaugurato pochi  anni fa ( alla fine del 2012) alla presenza di Riccardo Muti che, si sa, ha sempre mostrato una attenzione particolare verso le bande musicali (meglio precisare che si tratta di bande 'musicali', a scanso di equivoci, in un paese in cui di bande d'ogni tipo, anche malavitose, si legge quasi ogni giorno) ed ha anche voluto, in quell'occasione, dirigerla nel concerto inaugurale. Da allora l'Auditorium, che ha una discreta capienza,  ospita le prove della banda oltre che i concerti 'in sede'.
 La Banda, alla quale si accede con regolare concorso ed in possesso di diploma di Conservatorio fornisce assai spesso  'fiati' ad orchestre, anche le più titolate, perché tale organismo musicale  esige dai suoi componenti capacità e prestanza, tali e quali quelle delle comuni orchestre  non di soli fiati; qualità di cui si è ascoltato essere provvisti tutti gli strumentisti ed in particolar modo le prime parti,  impegnati in più casi in ruoli solistici, nel non facile programma di ieri sera, costruito su due pezzi forti: una 'suite' dal 'Lago dei cigni' di Ciaikovskij, e dai 'Pini di Roma' di Respighi,  in questo caso in una trascrizione coloristicamente sgargiante ma anche ritmicamente esigente, firmata da Yoshihiro Kimura, made in Japan, un paese che riserva al repertorio per complesso di fiati attentissima cura e notevole pratica.
 Nel concerto di ieri sera alla banda si erano uniti alcuni giovani strumentisti del Conservatorio di Santa Cecilia ( pianoforte, contrabbassi ed arpa), accompagnati dal loro direttore.  Tra le fila degli strumentisti spiccava la presenza di 'una' strumentista ( clarinetto basso) che però non è l'unica nella Banda dell'Esercito ( in organico ve ne sono altre due)  che attesta come l'apertura alle donne è arrivata nell'esercito - e di conseguenza nella sua banda - già da qualche anno. Apertura massima nel caso del podio, che è oggi affidato al Capitano, m. Antonella Bona,  già vice maestro della banda, che oggi funge da maestro, dopo che il suo predecessore, m. Fulvio Creux , ha lasciato l'incarico.
 Il m. Bona vanta un curriculum di prestigio, già abbastanza lungo. Noi la notammo la prima volta in occasione di una Festa della Repubblica, il 2 giugno di qualche anno fa, quando a due passi dall'Altare della Patria dirigeva la Banda per la  parata militare.  Poi la intervistammo,  perché grande era la nostra curiosità di sapere come una banda militare, fatta di soli uomini,  accettava di mettersi agli ordini di un direttore, un capo, donna.
 Preparazione, autorevolezza e  buone maniere devono aver evidentemente aiutato il m. Antonella Bona, nel processo non facile di accettazione, se oggi - come ha dimostrato il concerto di ieri sera - la Banda la segue con attenzione ed asseconda in ogni sua richiesta che Lei porge con la sicurezza che solo un notevole e già solido affiatamento può garantire.
 A proposito di Bande, il concerto di ieri sera, ci ha fatto ripensare alla decisione del povero, non indimenticabile, ministro  Bondi - se non andiamo errati  fu proprio lui - di creare al Ministero un  apposito ufficio  incaricato di seguire le migliaia di bande italiane (4600 secondo l'ultimo censimento) alle quali le pubbliche amministrazioni hanno sempre pensato con grande distrazione, nonostante che tutti i musicisti di un certo rilievo e cultura, Muti compreso, si siano tante volte sbracciati per difendere il ruolo musicale, culturale e sociale che esse svolgono  in centri medi o piccoli del nostro paese.  Allora si parlò addirittura di una legge speciale a loro protezione.
Poi di quell'ufficio, affidato ad Antonio Corsi, e di quella legge non abbiamo avuto più notizie, come accade a tante altre  piccole grandi iniziative di valore che hanno fatto dell'Italia quello che è oggi - o era fino all'altro ieri- agli occhi del mondo, a cominciare dalla musica.

mercoledì 24 febbraio 2016

Accademie straniere a Roma. Villa Massimo, sede dell'Accademia Tedesca, la migliore

Mentre leggiamo sui giornali notizie relative alla programmazione delle Accademie straniere a Roma, da quella Americana a quella Francese, ci giunge un volume dall'Accademia Tedesca che ha la sede principale a Villa Massimo, ora chiusa fino a settembre per lavori di restauro, ed alcune altre dépèndences in città e fuori, diretta da tempo da Joachim Bluher.
 In tutte le Accademie, a maggior ragione nelle più prestigiose - e quella tedesca ovviamente non fa eccezione -  si preparano per i borsisti soggiorni produttivi e stimolanti, anche in accordo con alcune istituzioni culturali italiane della Capitale, e fra  le stesse accademie. Ma ciascuna ha un suo stile.

L'Accademia Americana, di cui abbiamo notizia almeno una volta l'anno dai giornali, organizza una festa che segna l'avvio della sua attività, e poi nel corso dell'anno ospita attività e manifestazioni frutto di collaborazioni con altre istituzioni, ad esempio con l'Associazione Nuova Consonanza ed il suo festival annuale.  Probabilmente ospita anche personalità americane, ma della loro presenza oggi  si sa poco o  nulla. Un tempo  non era così, e noi stessi negli anni Ottanta, venuti a sapere della presenza di Elliott Carter a Roma, lo invitammo a far parte della giuria del concorso di composizione 'Fogli d'album' bandito dalla nostra rivista 'Piano Time'.

L'Accademia di Francia, assieme a quella tedesca, è senza dubbio la più attiva, sebbene il nuovo corso, affidato alla direttrice fresca di insediamento - sulla cui nomina molti rumors sono circolati in Italia ed in Francia - si è avviato con un passo falso. Con una foto che ha fatto il giro della rete, nella quale i borsisti residenti erano ritratti arrampicati su una delle statue monumentali, storicamente  una delle più importanti, del giardino dell'Accademia di Villa Medici. Quella foto inaugurale del nuovo anno accademico è stata letta come una profanazione, un insulto alla storia di Villa Medici, che con direttori di diverso spessore mai e poi mai si sarebbe vista.  Ma ciò oggi è accaduto anche perchè nella scelta dei direttori, negli ultimi anni, contano molto le amicizie con l'attuale inquilino dell'Eliseo e con la sua compagna, attrice, che appare e scompare, ma che evidentemente  il presidente ascolta anche a distanza.

All'Accademia Tedesca questo non sarebbe mai accaduto e mai accadrà. La sede principale romana, a Villa Massimo, rappresenta per i borsisti un privilegio ed una occasione unica per lavorare ai propri progetti, lavoro che l'accademia asseconda e sostiene, con uno stile che definire tedesco, nel senso di sostanziale e di attenzione alle cose che contano davvero, non è fuori luogo.
 Ci spieghiamo. Noi una conoscenza più da vicino dell'Accademia ce la siamo fatta  subito dopo il terremoto aquilano, quando ospitammo sulla nostra rivista Music@ alcuni interventi del direttore dell'Accademia e l'illustrazione di un progetto pensato per gli studenti dell'Aquila davvero importante. La progettazione, cioè, di un grande  salotto mobile, una piazza accogliente di legno,  provvisto di parecchi ambienti che solo l'insipienza e l'indecisione tipica del nostro paese, ma anche l'insolenza dei governanti aquilani ha costretto ad impacchettare e rispedire in Germania. In mesi e mesi di trattative all'Accademia di Villa Massimo che si era fatta promotrice del progetto non è giunta nessuna risposta dell'amministrazione cittadina relativa al luogo dove montare questo meraviglioso regalo - gratuito!!!!  - della Germania alla città terremotata. Neppure l'intervento dell'allora sottosegretario Gianni Letta sortì alcun effetto.

 Ma l'Accademia organizza per i suoi borsisti molte attività per far conoscere loro la città ed anche per metterli in rapporto con le intelligenze  e le istituzioni creative romane. Attività che hanno il loro apice nel concerto annuale affidato all'Ensemble Modern ed alla festa di fine corso.
 Ma l'Accademia non si accontenta di questo, che sarebbe già abbastanza. Ha stampato un volume nel quale racconta in due lingue, italiano e tedesco, la sua attività e di ogni borsista presenta un profilo personale e della sua attività, oltre che le realizzazioni nate nel periodo di residenza romana. Insomma l'Accademia tedesca, a differenza delle altre, e meglio di qualunque altra, si occupa di aprire un futuro ai suoi borsisti, raccontando ciò di cui sono capaci e quel che hanno già realizzato. Ecco dove sta la differenza. Da questo  stesso volume, intitolato semplicemente  ' Villa Massimo. Accademia Tedesca a Roma. 2014', apprendiamo anche un particolare al quale non avevamo mai fatto caso, e che cioè un bel gruppo di accademie straniere vennero fatte edificare a Valle Giulia, dopo lì'Esposizione universale del 1911, dal indaco anticlericale Nathan, a corona della Galleria nazionale di Arte Moderna. per indicare che a Valle Giulia veniva impiantata la fucina che doveva produrre il nuovo mondo della arti ed ella ricerca.

L'Orchestra Mozart RISUONA. Per volontà e donazioni di molti. E il mondo della musica che fa? E Franceschini dove si nasconde?

Chissà che non si avveri  la rinascita dell'Orchestra Mozart, inventata e diretta per anni da Claudio Abbado,  e chiusa - 'momentaneamente, si disse allora - alla viglia dell'acutizzarsi della malattia che lo condusse alla morte a gennaio del 2014.
 Tutti si dissero allora che quell'Orchestra - un vero gioiello -  non poteva morire con il direttore. E promisero anche che, in qualche modo, sarebbe risorta. Ed invece sono trascorsi ormai due anni senza che nulla in tal senso sia accaduto. E l'Orchestra che, unica al mondo, faceva suonare insieme solisti strepitosi e giovani dotatissimi, si è dovuta arrendere al destino ed all'indifferenza  che ne hanno decretato la chiusura.
Fino a ieri, perchè da oggi - ci informa il 'Corriere', con una articolo di Giuseppina Manin - c'è un progetto concreto, gestito da Ginger, società di crowdfunding ( in parole povere, un progetto di azionariato diffuso, per entrare nel quale  ogni donazione di qualunque entità è la benvenuta: fino a questo momento sono stati donati 8.000 Euro circa, da poco più di un centinaio di donatori. Il traguardo è ancora lontanissimo, ma l'inizio è promettente ed entusiasta), al quale partecipa come capofila la Accademia Filarmonica di Bologna, guidata da Loris Azzaroni, che organizza ed ospita le attività di formazione ed anche qualche concerto della Orchestra.
Sulla cui culla non vigila più Alessandra Abbado, figlia del maestro esempre al suo fianco, in veste manageriale, dai tempi della direzione dei Berliner, di Ferrara Musica (con Mauro Meli), e poi alla Mozart . Come mai, si è spento, con la morte del padre, il sacro fuoco che bruciava nel suo petto e che la spingeva a lavorare nella musica? A proposito che belle facce quelle delle giovani che costituiscono lo staff che lavora alla nascita dell'orchestra che fu di Abbado.
 Adesso, dandosi delle regole precise nel settore economico - un rimborso spese uguale per tutti, per abbattere le spese, e dunque nessun cachet- si vuole ad ogni costo far rinascere l'orchestra. C'è già un mini calendario di concerti  nei quali, dopo la rinascita, alcuni musicisti di gran fama, si sono offerti di suonare, facendo  da amorevoli levatrici al  nuovo parto, che arriva dopo il doloroso distacco da Abbado.
 In questo bel progetto risalta, come nota stonata, l'assenza totale del ministero di Franceschini, quello della ricopertura della platea del Colosseo - sulla quale speriamo che almeno si esibisca lui: sarebbe  la vera novità  che giustificherebbe l'interesse eccessivo mostrato dal ministro per il progetto che costa alcuni milioni di Euro. Potremmo aggiungere a questa inutile enorme spesa da parte di un ministro che va  ogni giorno gridando in giro che la musica è ciò per cui l'Italia è conosciuta nel mondo, una seconda idiozia anche storica - ha ragione, lo è anche per le orchestra che chiudono, nella totale indifferenza anche sua!- ventilata  e caldeggiata dal sindaco di Verona, Tosi, che ha ottenuto una notevole somma, per formulare il progetto di fattibilità della copertura dell'Arena, da 'Calzedonia'.
Si vuole rifare il Colosseo - magari anche Franceschini penserà in un secondo momento alla sua copertura - coprire l'Arena di Verona per ospitarvi spettacoli di ogni genere anche d'inverno  oltre che d'estate, a dispetto della pioggia, e poi  si resta insensibili ed impermeabili alla chiusura di un'orchestra che si era segnalata per la sua grande qualità  oltre che per la atipicità ( grandi solisti e giovani promettenti ).
 Il prossimo 9 marzo un film sull'orchestra, realizzato nel 2104 dalla coppia Failoni/Merini, verrà proiettato alla Philharmonie di Berlino, segnando l'avvio ufficiale della raccolta fondi per far 'RISUONARE la MOZART'.
 Ma sarebbe il caso che tutti i musicisti che contano, che hanno conosciuto e lavorato con Abbado, di cui si sono professati amici( veri? occasionali?presunti? di comodo? amici/nemici?)  e che in tante occasioni dicono di avere a cuore il futuro dei giovani musicisti passassero dalle parole ai fatti; e cioè che solisti e direttori ( soprattutto direttori indispensabili alla rinascita, e pensiamo a  Muti, Pappano, Mehta e Barenboim ed altri) suonassero, cantassero o dirigessero un concerto della Mozart per riavviarla, più bella di prima. Fatti, non bastano più solo le parole.
(www.orchestramozart.com)