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domenica 5 febbraio 2017

Festa grande all'Accademia Americana di Roma

Ieri sera, Villa Aurelia, sede di rappresentanza dell'Accademia Americana a Roma, suggestiva nella sua illuminazione, ha accolto  un bel gruppo di Americani residenti a Roma, ma anche di Italiani per una bella festa. Tanto bella da strapparci al caldo tepore domestico per raggiungerla.
Sbaglierebbe però chi pensasse che la festa  intendeva celebrare il primo contatto telefonico fra il nuovo presidente americano ed il nostro premier . Niente a che vedere con la nuova presidenza americana, che anzi, a capire tutto il chiacchericcio prima della festa vera e propria, si sarebbero sicuramente ascoltati commenti non molto lusinghieri in proposito, benché non possiamo giurarci, e ci limitiamo a dedurlo solo dall'aria 'antitrumpiana' dei presenti.

La festa era musicale, e per questo ci eravamo  portati sul Gianicolo, attraversando quasi tutta Roma. In verità c'era anche un'altra ragione, benché secondaria, anzi due. La voglia di tornare in quella bella villa, nella quale, alcuni decenni fa, per concessione dell'Accademia riunimmo la giuria di 'Piano Time', in occasione di un concorso di composizione, presieduta da Elliott Carter, allora ospite dell'Accademia.
La seconda ragione era costituita dalla presenza alla festa di ieri di Majella Stockhausen, pianista di grandissima qualità, figlia del noto compositore, e spesso complice delle sue avventura musicali, alla quale volevamo  far dono, per l'archivio del padre,  di un gruppo di lettere che il compositore ci aveva scritto negli anni in cui dirigevamo 'Piano Time', una delle quali, lunghissima e particolarmente interessante, in risposta a molti compositori giovani italiani che  dalle pagine di 'Piano Time', avevano criticato la sua opera,  Licht.

Ma la vera ragione del richiamo di Villa Aurelia era la possibilità di ascoltare un capolavoro, Pierrot lunaire  (1912) di Schoenberg ( su 21 poesie di  Albert Giraud, tradotte in tedesco per il musicista) manifesto  dell'Espressionismo, tuttora ricco di fascino, e non solo per gli aspetti tecnici a tutti noti, come quello della recitazione fra canto e parlato.
 A nostra memoria non ci era ancora mai capitato di ascoltarlo dal vivo, eppure di concerti ne abbiamo frequentati a migliaia e non solo a Roma, fra stagioni e festival. Mai prima d'ora. Semplicemente perché rarissimamente si esegue  (se a qualcuno viene in mente una esecuzione recente ce la segnali!)
 E perciò esattamente come fece Puccini che si mosse da Lucca a Firenze per ascoltarlo ( 11 aprile 1924, alla prima italiana), ci si perdoni l'accostamento sacrilego, abbiamo fatto noi.

Ma non vi abbiamo ancora detto della ragione di quella festa, che era l'omaggio  annuale dell'Accademia ai suoi borsisti. Nulla di simile accadrà mai ai borsisti italiani nelle nostre accademie all'estero, anche perché non esistono.
Fino a ieri eravamo convinti - e lo abbiamo scritto spesso - che a Roma l'unica Accademia che teneva in grande considerazione i suoi  borsisti, nei vari campi dell'arte, era quella tedesca, l'Accademia di Villa Massimo, dalla quale puntualmente, poche settimane fa, ci è giuntò l'Annuario riguardante il 2015, come al solito ricco, elegante, completo.

A fine residenza, ogni anno, per i borsisti tedeschi musicisti, l'Accademia di Villa Massimo invita a Roma l'Ensemble Modern, e affida alla loro sapiente cura le loro opere. Da ieri sappiamo che a Roma, anche l'Accademia Americana fa qualcosa di altrettanto pregevole. Villa Massimo invita ogni anno l'Ensemble Modern,  l'Accademia Americana fa venire lo Scharoun Ensemble di Berlino ( il nome del gruppo, nato nella celebre Filarmonica, prende il nome dall'architetto che progettò l'altrettanto celebre Philharmonie di Berlino).

Allo Scharoun era affidata l'esecuzione del Pierrot, mentre  per la parte vocale l'Accademia aveva scritturato una notissima cantante israeliana, Rinnat Moriah. Ascoltare un Pierrot curatissimo, quanto un brano del grande repertorio, è stata la sorpresa  massima per noi. Ci veniva da augurare - sebbene consapevoli che il nostro augurio fosse disperato perchè irrealizzabile!- ai giovani musicisti italiani di ascoltare le loro opere, talvolta anche le prime, da esecutori altrettanto straordinari.  Come  è  capitato al compositore americano, non giovanissimo, ma residente a Roma, Jonathan Berger, del quale tre composizioni occupavano per intero la seconda parte del concerto, e delle quali non c'è spazio per riferirvene una per una, come meriterebbero.

Questo pomeriggio - ma noi non ce la siamo sentiti di riprendere la macchina  per raggiungere l'Accademia americana - il secondo concerto dello Scharoun. In programma il Brahms del Quintetto con clarinetto, che occupava la seconda parte; mentre nella prima parte,  fra opere prime e commissioni, due giovani, non giovanissimi - loro sì a differenza di Berger , nato nel '54 - Christopher Trapani e Giuliano  Bracci, classe 1980. Dei quali  sono stati proposti brani per ensemble ed anche uno con la partecipazione della voce di Rinnat Moriah.

P.S. Una semplice nota di cronaca, non musicale, ma paesaggistica, nel senso del paesaggio 'umano'. Per quanto abbiamo cercato di scrutare, uno per uno, gli oltre duecento ascoltatori, non ci è parso di vedere nessun volto noto, di quelli che si vedono, in carovana o in gruppi,  anche a Roma, accorrere a popolare le salette di festivalini  con 'operette' ( non nel senso del nobile genere musicale omonimo) , cioè opere 'piccole' di amici fatte da amici, eseguite da amici, rivolte ad amici. Sempre i soliti ( ignoti). Perchè mai?
Abbiamo pensato che, dopo un rapido passaparola, avevano pensato bene di disertare l'Accademia Americana per non  autoinfliggersi altra sofferenza.

venerdì 27 maggio 2016

Nel FAST FORWARD FESTIVAL, festival di Teatro Contemporaneo dell'Opera di Roma, per Bussotti omaggio 'fatto in casa'

 Questa sera al Teatro Argentina si inaugura il festival di 'Teatro Contemporaneo' ideato da Giorgio Battistelli per l'Opera di Roma, allo scopo di riportare Roma la centro della cultura innovativa internazionale - come ha spiegato Fuortes. Intento ottimo, niente da dire. Presenti esecutori ospiti internazionali. Con una sola eccezione.
 Questa sera per la serata inaugurale arriva da Francoforte l'Ensemble Modern per Nero su Bianco di Heiner Goebbels; più avanti, un altro complesso straniero ( Ensemble Aleph) per la serata dedicata a Drouet; e, verso gli ultimi giorni, per l'unica vera proposta operistica, Proserpina, in prima italiana, di Wolfgang Rihm, l'Opera mette a disposizione orchestra e coro del teatro.
 Domani sera, invece, in collaborazione con l'Accademia di Santa Cecilia, all'Auditorium, nel 'Teatro Studio' (mai sito fu più appropriato alle condizioni della serata),  viene riproposta La Passion selon Sade, omaggio a Sylvano Bussotti, ottantacinquenne, con un opera sperimentale di cinquant'anni fa.
 Ma solo per questa serata, che vuole  rinfrescare la memoria su una delle produzioni  che a suo tempo fece scandalo,  l'Opera di Roma non ritiene di dover ricorrere a professionisti in carriera e magari anche noti. Infatti, tolti il direttore ( Marcello Panni) ed il soprano ( Alda Caiello), per l' ensemble strumentale ( Ensemble Novecento, creato per l'occasione) prende gli strumentisti  direttamente dalle aule  dei Corsi di perfezionamento dell'Accademia di Santa Cecilia;  ed altrettanto fa per la regia, scene costumi e luci,  ricorrendo agli allievi del Progetto 'Fabrica.Young Artists Program' del Teatro dell'Opera di Roma.
 Insomma per Bussotti non c'erano più soldi? O  Bussotti non meritava, come tutti gli altri, interpreti già collaudati?

mercoledì 24 febbraio 2016

Accademie straniere a Roma. Villa Massimo, sede dell'Accademia Tedesca, la migliore

Mentre leggiamo sui giornali notizie relative alla programmazione delle Accademie straniere a Roma, da quella Americana a quella Francese, ci giunge un volume dall'Accademia Tedesca che ha la sede principale a Villa Massimo, ora chiusa fino a settembre per lavori di restauro, ed alcune altre dépèndences in città e fuori, diretta da tempo da Joachim Bluher.
 In tutte le Accademie, a maggior ragione nelle più prestigiose - e quella tedesca ovviamente non fa eccezione -  si preparano per i borsisti soggiorni produttivi e stimolanti, anche in accordo con alcune istituzioni culturali italiane della Capitale, e fra  le stesse accademie. Ma ciascuna ha un suo stile.

L'Accademia Americana, di cui abbiamo notizia almeno una volta l'anno dai giornali, organizza una festa che segna l'avvio della sua attività, e poi nel corso dell'anno ospita attività e manifestazioni frutto di collaborazioni con altre istituzioni, ad esempio con l'Associazione Nuova Consonanza ed il suo festival annuale.  Probabilmente ospita anche personalità americane, ma della loro presenza oggi  si sa poco o  nulla. Un tempo  non era così, e noi stessi negli anni Ottanta, venuti a sapere della presenza di Elliott Carter a Roma, lo invitammo a far parte della giuria del concorso di composizione 'Fogli d'album' bandito dalla nostra rivista 'Piano Time'.

L'Accademia di Francia, assieme a quella tedesca, è senza dubbio la più attiva, sebbene il nuovo corso, affidato alla direttrice fresca di insediamento - sulla cui nomina molti rumors sono circolati in Italia ed in Francia - si è avviato con un passo falso. Con una foto che ha fatto il giro della rete, nella quale i borsisti residenti erano ritratti arrampicati su una delle statue monumentali, storicamente  una delle più importanti, del giardino dell'Accademia di Villa Medici. Quella foto inaugurale del nuovo anno accademico è stata letta come una profanazione, un insulto alla storia di Villa Medici, che con direttori di diverso spessore mai e poi mai si sarebbe vista.  Ma ciò oggi è accaduto anche perchè nella scelta dei direttori, negli ultimi anni, contano molto le amicizie con l'attuale inquilino dell'Eliseo e con la sua compagna, attrice, che appare e scompare, ma che evidentemente  il presidente ascolta anche a distanza.

All'Accademia Tedesca questo non sarebbe mai accaduto e mai accadrà. La sede principale romana, a Villa Massimo, rappresenta per i borsisti un privilegio ed una occasione unica per lavorare ai propri progetti, lavoro che l'accademia asseconda e sostiene, con uno stile che definire tedesco, nel senso di sostanziale e di attenzione alle cose che contano davvero, non è fuori luogo.
 Ci spieghiamo. Noi una conoscenza più da vicino dell'Accademia ce la siamo fatta  subito dopo il terremoto aquilano, quando ospitammo sulla nostra rivista Music@ alcuni interventi del direttore dell'Accademia e l'illustrazione di un progetto pensato per gli studenti dell'Aquila davvero importante. La progettazione, cioè, di un grande  salotto mobile, una piazza accogliente di legno,  provvisto di parecchi ambienti che solo l'insipienza e l'indecisione tipica del nostro paese, ma anche l'insolenza dei governanti aquilani ha costretto ad impacchettare e rispedire in Germania. In mesi e mesi di trattative all'Accademia di Villa Massimo che si era fatta promotrice del progetto non è giunta nessuna risposta dell'amministrazione cittadina relativa al luogo dove montare questo meraviglioso regalo - gratuito!!!!  - della Germania alla città terremotata. Neppure l'intervento dell'allora sottosegretario Gianni Letta sortì alcun effetto.

 Ma l'Accademia organizza per i suoi borsisti molte attività per far conoscere loro la città ed anche per metterli in rapporto con le intelligenze  e le istituzioni creative romane. Attività che hanno il loro apice nel concerto annuale affidato all'Ensemble Modern ed alla festa di fine corso.
 Ma l'Accademia non si accontenta di questo, che sarebbe già abbastanza. Ha stampato un volume nel quale racconta in due lingue, italiano e tedesco, la sua attività e di ogni borsista presenta un profilo personale e della sua attività, oltre che le realizzazioni nate nel periodo di residenza romana. Insomma l'Accademia tedesca, a differenza delle altre, e meglio di qualunque altra, si occupa di aprire un futuro ai suoi borsisti, raccontando ciò di cui sono capaci e quel che hanno già realizzato. Ecco dove sta la differenza. Da questo  stesso volume, intitolato semplicemente  ' Villa Massimo. Accademia Tedesca a Roma. 2014', apprendiamo anche un particolare al quale non avevamo mai fatto caso, e che cioè un bel gruppo di accademie straniere vennero fatte edificare a Valle Giulia, dopo lì'Esposizione universale del 1911, dal indaco anticlericale Nathan, a corona della Galleria nazionale di Arte Moderna. per indicare che a Valle Giulia veniva impiantata la fucina che doveva produrre il nuovo mondo della arti ed ella ricerca.